Chiacchieroidi

Italiani all’estero, L’EDITORIALE di Ricky Filosa: “Se il governo ci snobba, tocca a noi”

Ci dimentica il premier Draghi. Ci snobba il Sottosegretario Della Vedova. Roma appare sorda alle richieste degli italiani nel mondo. Dunque, che fare? Tocca a noi italiani all’estero, ragazzi. Tocca a voi. Sollecitare, farci sentire, comunicare. Protestare. Tocca ai Comites, all’associazionismo italiano nel mondo, ai movimenti di base, al volontariato. Tocca a tutti noi

Benedetto Della Vedova, di +Europa, lo scorso primo marzo è stato nominato Sottosegretario agli Esteri. Un paio di settimane dopo ha ricevuto, tra le altre, la delega per gli italiani nel mondo. Ad oggi, a due mesi di distanza, non ha ancora rivolto nemmeno un saluto, un pensiero, agli italiani all’estero. Nulla.

In questo, lo dobbiamo dire, somiglia molto al presidente del Consiglio Mario Draghi, che pubblicamente non ha mai neppure pronunciato le parole italiani nel mondo nella stessa frase. Ci pare di sentirlo, Draghi: oltre confine vivono sei milioni di italiani all’estero? Chissenefrega, noi abbiamo già troppi problemi in Italia per pensare anche a loro.

Che tristezza. Che brutto ritorno al passato, cari amici di ItaliaChiamaItalia; a quando di italiani nel mondo se ne occupava un romano, senza alcuna conoscenza del tema e senza alcun reale interesse nei confronti del mondo dell’emigrazione.

Che fare, dunque? Visto anche che tutti gli eletti all’estero sono in maggioranza, chi solleciterà il governo – davvero, non a chiacchiere – ad occuparsi di italiani all’estero e di Sistema Italia come si deve? Ci penserà il CGIE? Al di là delle buone intenzioni del Segretario generale Michele Schiavone, sappiamo bene che il Consiglio degli italiani all’estero, purtroppo, è sempre stato un po’ snobbato dai diversi esecutivi. Ci penseranno i nostri rappresentanti parlamentari? Difficile. Come detto, sono tutti in maggioranza e quindi l’andazzo è un po’ quello del zitti e mosca. E comunque, sappiamo ormai anche questo, il peso politico a Roma della maggior parte di loro è uguale a zero. E allora?

Tocca a noi, ragazzi. Tocca a voi. Sollecitare, farci sentire, comunicare. Protestare. Tocca a tutti noi. Sui social, sui giornali, con il passaparola, con iniziative sul territorio, ove possibile. Tocca ai Comites, all’associazionismo italiano nel mondo, ai movimenti di base, al volontariato. Ancora una volta, come già accaduto in passato (penso alla lotta per la riapertura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo: battaglia vinta dalla comunità, quando all’inizio avevamo tutti contro), dobbiamo essere noi a prendere in mano le redini del nostro destino. Le elezioni Comites che si terranno a dicembre potranno essere un’opportunità di rinnovamento, un segnale da inviare – anche in vista delle Politiche – a quella Roma sorda nei nostri confronti: noi italiani nel mondo ci siamo, amiamo l’Italia forse più di voi che ci vivete, vogliamo essere protagonisti delle scelte del nostro Paese. Sarebbe un bel messaggio alla Capitale dell’indifferenza.

@rickyfilosa

Italiani all'estero vacanze in Italia? La maggior parte di noi sta morendo di stenti.

 

VIDEO | Salvini agli italiani all’estero: “Quest’anno per le vacanze scegliete l’Italia”

“Restare in Italia quest’anno è una scelta di orgoglio nazionale”, ha sottolineato il leader della Lega: “Il mio è un invito ai connazionali residenti in Italia e all’estero”

Matteo Salvini, durante la conferenza ‘L’Italia turistica nel mondo. Mobilità degli italiani residenti all’estero’ alla sala Caduti di Nassirya del Senato, ha detto: “Faccio una richiesta da italiano agli italiani, sia residenti in Italia che residenti nel mondo: questa estate scegliamo l’Italia”.

“Io sono un liberale – ha aggiunto – e ognuno spende i suoi soldi come vuole, però quest’anno usare i pochi o i tanti soldi e giorni di vacanza a disposizione in l’Italia è una scelta d’amore, patriottica e di orgoglio. Per andare all’estero c’è una vita”.

“Restare in Italia quest’anno – ha proseguito il leader della Lega – è una scelta di orgoglio nazionale. Il mio è un invito ai connazionali residenti in Italia e all’estero”.

Per Salvini il turismo e’ uno dei “pilastri su cui fondare la ripartenza del Paese” percio’ “va semplificata la vita a chi dall’estero vuole venire in Italia”.

“A Draghi – ha spiegato – continuero’ a chiedere che chi ha fatto il vaccino deve poter venire in Italia senza quarantene o tamponi, altrimenti i turisti vanno in altri posti. Dobbiamo semplificare la vita a chi porta ricchezza in Italia”.

Dello stesso parere il ministro per il Turismo Massimo Garavaglia. “Se sei vaccinato perche’ devi fare il tampone? – ha osservato -. E’ un punto chiave che va risolto, perche’ altrimenti rendi meno efficace l’aver tolto la quarantena”.

E poi “vengano dunque tenuti per buoni i vaccini somministrati in paesi membri dell’Ue”, ha aggiunto Salvini: “Se uno ha fatto il vaccino russo in Ungheria non vedo perché debba rivaccinarsi in Italia”.

Chiacchieroidi che chiamano altri chiacchieroidi

 

L’EDITORIALE di Ricky Filosa: “Caro Giuseppe Conte, se ci sei batti un colpo”

Non rinchiuderti in una torre d’avorio. Cerca spazio sui media nazionali. Torna tra la gente, virus permettendo, e fatti portavoce di tutti gli scontenti, dei più deboli, di chi ha perso il lavoro, la propria attività, la casa. Tirati su le maniche e mettiti a lavorare a testa bassa su un progetto teso a riportarti a palazzo Chigi da qui ai prossimi due anni

Dov’è finito Giuseppe Conte? L’ex capo del governo, come noto, è alle prese con la ristrutturazione del Movimento 5 Stelle. Quello che non sappiamo, invece, è cosa pensi davvero di questo governo e soprattutto cosa voglia fare da grande. Già, perché ancora questo non l’ha capito nessuno. O meglio, sappiamo su cosa si sta concentrando ora l’ex inquilino di palazzo Chigi – riformare il M5S appunto – e quali siano i principali problemi legati alla sua attività presente e futura. Una sintesi perfetta, a nostro giudizio, l’ha fatta Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano molto vicino ai 5stelle, che indica tra i punti dolenti per Conte “il rapporto con Davide Casaleggio, il limite dei due mandati, il rapporto con il Pd, le imminenti elezioni amministrative, il rapporto con i movimentisti come Alessandro di Battista“. La situazione, come si vede, non è affatto semplice.

C’è però dell’altro. Conte sembra essere sparito. Chi l’ha più visto e sentito dopo la crisi di governo? E’ passato dall’essere il politico più amato a diventare quello più silenzioso. Non esterna, non partecipa al dibattito pubblico, non è tra i protagonisti politici che parlano su giornali e tv. Perché? E’ un comportamento che gli è stato suggerito dal suo storico portavoce, Rocco Casalino, o sta facendo di testa sua? Cosa lo spinge a restare così in silenzio?

Prima che accettasse di prendere le redini del Movimento 5 Stelle, tutti i sondaggisti affermavano che Conte alla guida dei pentastellati avrebbe fatto salire il Movimento nei sondaggi, di almeno 10 punti. Ma questo non è successo, anzi: i 5stelle nelle ultime settimane hanno perso consensi. L’avvocato del popolo avrebbe fatto meglio a crearsi un proprio partito? Possibile. Certo, partire da zero, senza un minimo di struttura, senza un importante capitale economico e umano, non sarebbe affatto stato facile.

Dunque, che succede? E’ molto semplice, a nostro modo di vedere: Giuseppe Conte non c’è più. Non parla, se non in occasione di interviste rubate per strada. Non è sui giornali, se non all’interno di retroscena chissà quanto credibili. E se è vero come è vero che nel terzo millennio la politica è più che mai comunicazione, ecco spiegato perché l’ex premier non cresce: perché gli italiani se lo stanno dimenticando.

Intendiamoci, ha tutta la stampa contro. Certo, tutti i giornaloni – o quasi – sono in ginocchio davanti a San Mario Draghi, così come tutte le televisioni. La politica italiana è stata commissariata, tutta. A palazzo Chigi adesso siede l’Europa dei poteri forti, delle élite, delle banche, della finanza. Le cose vanno meglio? Ovviamente no. Probabilmente la situazione è peggiore rispetto a prima. La crisi di governo ha provocato enormi ritardi con ciò che riguarda i ristori e i vaccini, il Parlamento non legifera più, la dialettica politica è solo un teatrino. Stiamo messi davvero male.

Ma proprio perché la situazione è questa, Conte dovrebbe tornare in sella.

Caro Giuseppe, se ci sei batti un colpo! Non rinchiuderti in una torre d’avorio. Cerca spazio sui media nazionali, metti Casalino a lavorare su questo, lui è bravo in ciò che fa. Torna tra la gente, virus permettendo, e fatti portavoce di tutti gli scontenti, dei più deboli, di chi ha perso il lavoro, la propria attività, la casa. Tirati su le maniche e mettiti a lavorare a testa bassa su un progetto teso a riportarti a palazzo Chigi da qui ai prossimi due anni. Non sarà mica una passeggiata, lo sappiamo. Cresce Giorgia Meloni, la Lega è ancora il primo partito d’Italia, il centrodestra incalza, mentre il Pd è in affanno. Ma tu devi comunque insistere e ritagliarti un tuo spazio. Per le prossime elezioni, si pensa a una legge proporzionale: ti calza a pennello. Lavora per raccogliere il massimo dei consensi e poi muoviti in maniera intelligente sul tavolo delle alleanze. E soprattutto, torna in televisione. Sono tanti gli italiani che sentono la tua mancanza e tanti anche coloro che, visto come va con Draghi, hanno persino cambiato opinione su di te, rivalutando in positivo il tuo lavoro. Ma tutto questo fallo subito, prima che le persone ti dimentichino una volta per tutte: “Conte chi?”.

Gli Italiani all'Estero non vogliono piu' dipendere dal MAECI, dal governo del giorno e dai consolati/ambasciate: VOGLIAMO L'AGENZIA AMMINISTRATIVA INDIPENDENTE PER L'EMIGRAZIONE ITALIANA IN ITALIA A CUI COLLEGARCI TELEMATICAMENTE

 

Rimpatri e rete consolare, dall’opposizione Nissoli (Fi) dà ragione a Merlo e Farnesina

La questione della rete consolare e dei 27 consolati onorari cancellati? Fucsia Nissoli, Forza Italia, deputata che dunque sta all’opposizione dell’attuale governo, interviene per dire la sua: “Più che soddisfacente la risposta del governo attraverso il Sottosegretario Merlo”. E sui rimpatri: “Ancora migliaia di connazionali bloccati fuori? Falso. La stragrande maggioranza è rientrata. La Farnesina ha fatto un grande lavoro, grazie al ministero degli Esteri e a tutto il corpo diplomatico”

Una prova inaspettata di grande onestà intellettuale, questa volta. Almeno, così la consideriamo noi. Di cosa stiamo parlando?

L’On. Fucsia Nissoli, deputata di Forza Italia eletta nel Nord e Centro America e residente negli Stati Uniti, all’opposizione dell’attuale governo Conte, in un articolo pubblicato da La Voce di New York affronta il tema della rete consolare e dei rimpatri dei connazionali rimasti bloccati oltre confine in piena pandemia.

L’azzurra, in pratica, su entrambi i punti rivolge i propri complimenti al ministero degli Esteri e a tutto il corpo diplomatico per il lavoro svolto.

Dimostra di apprezzare, inoltre, anche l’impegno del Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero: per Nissoli è “più che soddisfacente” la risposta fornita dall’esponente del governo sul tema dei 27 consolati onorari soppressi nei mesi scorsi, che erano di fatto consolati onorari fantasma, esistenti solo sulla carta.

“Responsabilità e correttezza: la Farnesina fa bene ad eliminare i consolati inattivi”: questo il titolo dell’articolo firmato da Nissoli, che scrive: “Il Ministero degli Esteri non vuole chiudere i consolati onorari all’estero, ha solo fatto ordine”. E ancora: “Inattendibili anche le notizie su italiani bloccati negli USA”.

Sugli ormai famosi 27 consolati onorari, “vorrei precisare che sono stati cancellati dagli ‘elenchi’ i Consolati onorari che risultavano inattivi da tempo, tra i quali nella mia Ripartizione, la sede dell’Agenzia consolare onoraria in Cincinnati e vice Consolato onorario in Nashville, negli Stati Uniti, unitamente all’Agenzia consolare onoraria in Mazatlan, l’Agenzia consolare onoraria in Tijuana, il vice Consolato onorario in Acapulco, in Messico e per finire a Cuba, l’Agenzia consolare onoraria in Varadero”.

Nissoli ritiene che la Farnesina “abbia agito correttamente nello svolgere un censimento teso a fare chiarezza sulle strutture sulle quali si poteva realmente contare. Del resto, senza chiarezza, sarebbe stato impossibile valutare ogni singola realtà per comprendere se e quando sarebbe stato utile attivare una nuova rappresentanza diplomatica”.

“Il Ministero degli Esteri – assicura la deputata eletta all’estero – non ha nessuna intenzione di chiudere i consolati onorari”.

Continua Nissoli: “Il Governo, peraltro, attraverso il sottosegretario Ricardo Merlo, ha dato una risposta a mio avviso più che soddisfacente spiegando che c’è stato un aggiornamento dell’elenco delle strutture consolari onorarie, ancora in funzione, facendo chiarezza sulle sedi realmente operative e quelle ormai obsolete senza incidere, di fatto, sull’efficienza della rete consolare onoraria. Anzi, tale revisione è il presupposto per fare il punto sulle reali necessità del territorio ed eventualmente individuare nuove ed adeguate sedi consolari onorarie”.

E veniamo al tema dei connazionali bloccati oltre confine: “Mi sono subito attivata ed ho contattato la nostra rete diplomatico-consolare in Nord e Centro America, e più specificatamente, ho voluto contattare tutti i Consoli e Ambasciatori della mia Ripartizione, che mi hanno prontamente assicurato che, da tempo, avevano provveduto a fornire l’adeguata assistenza ai nostri connazionali per le operazioni di rimpatrio e, solo in qualche caso, stanno lavorando per ultimare le procedure di rientro degli ultimi gruppi ancora all’estero per le più svariate ragioni, invitandomi, se venissi a conoscenza di particolari situazioni a contattarli al fine di poter fornire la loro assistenza”.

“Non mi rimane – si legge ancora nel pezzo firmato da Fucsia Nissoli – che congratularmi con tutta la rete diplomatico-consolare italiana nella ripartizione del Nord e Centro America per le risposte costanti ed efficienti che vengono date agli italiani in questo momento difficile. Siamo tutti stanchi, quali cittadini, della contrapposizione partitica strumentale”.

Interessante la riflessione finale dell’onorevole forzista: “Vogliamo azioni e fatti concreti ed il nostro obiettivo, quali rappresentanti eletti del popolo, è ottenerli, senza ‘guardare la casacca’ ma l’interesse dei cittadini dentro e fuori i confini nazionali”. Parole sagge, che questa volta a ItaliaChiamaItalia sono molto piaciute.

Gigetto nazionale, sei l'orgoglio di tutti gli tagliani, soprattutto quelli di Pantelleria e di Hammamet

 

Di Maio: “Italia al terzo posto tra i Paesi più noti a livello mondiale, dopo Usa e Regno Unito”

“Siamo ben consapevoli di quanto il Made in Italy possa competere sui mercati internazionali con pari qualità ed efficacia anche negli ambiti industriali a più elevato contenuto tecnologico e valore aggiunto. Bisogna saper raccontare le nostre eccellenze, in casi come questo la comunicazione è fondamentale”

Luigi di Maio, ministro degli Esteri, intervenendo al webinar ‘L’attrattività delle eccellenze produttive italiane sui mercati esteri’, presentazione della seconda edizione di ‘Be-Italy, Indagine sull’attrattività del Paese’, condotta dall’Istituto Ipsos, ha affermato: “Il territorio italiano ospita molte eccellenze produttive ‘nascoste’, perché non percepite, poco raccontate o non adeguatamente comunicate. I risultati di questa indagine confermano il nostro Paese tra i più noti a livello internazionale, al terzo posto dopo Usa e Regno Unito. Ma il profilo d’immagine positiva che si ha dell’Italia rimane in larga parte ancorato a settori tradizionali, come la moda e l’agroalimentare”.

“Eppure – aggiunge il titolare della Farnesina – siamo ben consapevoli di quanto il Made in Italy possa competere sui mercati internazionali con pari qualità ed efficacia anche negli ambiti industriali a più elevato contenuto tecnologico e valore aggiunto. Sono soprattutto queste eccellenze produttive ad essere meno percepite dal grande pubblico internazionale. Mi riferisco alla meccanica di precisione, all’industria nautica, all’abbigliamento sportivo e alla biofarmaceutica: tutti comparti, nei quali l’Italia primeggia su scala mondiale per volume di esportazioni. Cito, ad esempio, il primato italiano nella produzione di superyacht. Vantiamo il maggior saldo commerciale al mondo nella nautica da diporto. Siamo il secondo produttore europeo di medicinali e prodotti farmaceutici”.

Per Di Maio è importate “sviluppare una narrazione moderna e all’avanguardia del nostro Paese, come potenza industriale e manifatturiera. Dobbiamo far sì che nel mondo si imponga un’immagine nuova e non stereotipata dell’Italia, correggendo quelle percezioni distorte che la crisi pandemica ha contribuito ad alimentare”.

“Per questo – sottolinea Di Maio -, la Farnesina ha individuato nella comunicazione una priorità assoluta nelle iniziative di sostegno all’internazionalizzazione del Made in Italy. Si tratta di uno dei pilastri del Patto per l’Export, il documento programmatico che delinea la strategia per il rilancio delle esportazioni italiane, frutto di un processo di consultazione con il coinvolgimento di oltre 145 rappresentanze industriali. Abbiamo così lanciato numerosi progetti per valorizzare e presentare in chiave moderna le eccellenze italiane, mettendo in luce punti di forza del nostro Paese all’estero”.

A Sua Vanita' gli emigrati italiani gli puzzano troooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooppo

 

EXPORT | Di Maio: “Stiamo rendendo Ambasciate e Consolati la casa degli imprenditori italiani in tutto il mondo” [VIDEO]

“La più grande reputazione che l'Italia ha all'estero è fornita proprio dai propri imprenditori per la grande capacità che abbiamo avuto di fare cose eccellenti con le nostre aziende nel mondo''

Luigi Di Maio, dopo la partecipazione agli Stati generali per l’Export alla Fiera del Levante di Bari, durante un punto stampa, a proposito delle misure per sostenere le aziende nell’azione di internazionalizzazione, ha detto: “Sono particolarmente orgoglioso del fatto che, nel caso del fondo 394 di Simest, le aziende che stanno accedendo ai fondi del Patto per l’export, per circa il 90% è la prima volta che accedono”.

“Questo vuol dire che abbiamo nuove aziende che stanno accedendo ai fondi per internazionalizzarsi e per vendere il Made in Italy in tutto il mondo”.

“Abbiamo un piano per le nostre aziende, per riuscire a superare questa crisi pandemica”, ha ribadito il ministro degli Esteri. “Si chiama ‘Patto per l’export’ che ha erogato circa 2 miliardi di euro alle imprese italiane nel momento peggiore della pandemia per permettergli di vendere i propri prodotti sui mercati internazionali. Non è solo un questione economica – ha spiegato Di Maio – ma anche di capacità dell’Italia di proiettarsi all’estero con le proprie eccellenze. La più grande reputazione che l’Italia ha all’estero è fornita proprio dai propri imprenditori per la grande capacità che abbiamo avuto di fare cose eccellenti con le nostre aziende nel mondo”.

“Stiamo rendendo ambasciate, consolati, istituti di cultura, la casa degli imprenditori italiani in tutto il mondo. In questo percorso siamo ben consapevoli che il dialogo e il confronto sono fondamentali e, per questo motivo, negli ultimi mesi, la Farnesina ha mantenuto un’interlocuzione costante con le associazioni di categoria e gli altri enti rappresentativi del mondo imprenditoriale e questo confronto deve continuare perche’ credo sia arrivato il momento di fare gia’ un primo tagliando a tutti gli strumenti del Patto per l’Export e capire che cosa possa funzionare meglio e farlo funzionare”.

Mummie si risvegliano con prodotti contro il coma farmacologico

 

Italiani all’estero, Ricky Filosa (MAIE): “Covid non può essere alibi per bloccare l’accesso ai servizi consolari, Della Vedova dov’è?”

Una rete consolare che funziona a singhiozzo a causa della pandemia. Ma il Covid non può essere l’alibi per non offrire ai nostri connazionali servizi efficienti in tempi dignitosi. Il caso di una mamma italiana residente nel Regno Unito che non riesce a rinnovare il passaporto al proprio figlio. Come MAIE Europa ci chiediamo: ma alla Farnesina non è stato nominato un Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo che si chiama Benedetto Della Vedova? Dov’è? E che fa?

Che fa il governo italiano per tutti quegli italiani all’estero che non riescono ad accedere ai servizi consolari perché la rete consolare italiana nel mondo sta funzionando a singhiozzo a causa della pandemia e delle conseguenti restrizioni imposte dai diversi governi? Chiariamolo subito: il Coronavirus non può diventare un alibi per chiudere le nostre sedi o per non offrire ai nostri connazionali servizi efficienti in tempi dignitosi. Sono davvero tante le denunce che ci arrivano da parte di italiani all’estero che non riescono a rinnovare un passaporto, per esempio, perché il Consolato non glielo consente. E questo è inaccettabile”. Lo dichiara Ricky Filosa, coordinatore MAIE Europa.

“Attenzione: ci sono sedi che fanno i salti mortali per garantire, in sicurezza, i servizi consolari. A chi vi opera e lavora con impegno e abnegazione va il nostro più profondo ringraziamento. Ce ne sono altre che, mettiamola così, si sforzano meno. C’è un caso che è stato sollevato anche dalla stampa nazionale italiana. E’ quello che riguarda Ilenia Frandi, una mamma residente nel Regno Unito, che non riesce a rinnovare il passaporto, ormai in scadenza, del proprio figlio minorenne. Dopo gli articoli apparsi sui giornali – prosegue Filosa -, parlamentari italiani si sono interessati alla vicenda. Qualcuno di loro ha scritto al Consolato, che come tutta risposta ha replicato che la signora Frandi può benissimo andare in Italia per rinnovare il documento di viaggio del proprio figlio, visto che ancora non è scaduto. Anziché aprire le proprie porte alla nostra connazionale, il Consolato suggerisce una trasferta nello Stivale in piena pandemia. In realtà, dice anche che la signora potrebbe comunque sempre richiedere un appuntamento: si dà il caso, tuttavia, che di questi tempi sia pressoché impossibile ottenerlo, perché i sistemi risultano tutti bloccati. Riuscire a prenotare un appuntamento è un vero e proprio terno al lotto”.

“E’ importante contestualizzare e dunque ricordare che tutt’oggi in UK, fino al 15 Maggio 2021, vige la direttiva che ci si può recare in Italia solamente per comprovata emergenza. Nel caso della signora Frandi l’emergenza non esiste, visto che sta chiedendo il rinnovo del passaporto di suo figlio, ancora in vigore. In quanto iscritta all’AIRE, sarebbe dovere del Consolato provvedere al servizio. Questa storia ai nostri occhi è talmente incomprensibile che stiamo valutando, come MAIE, l’opportunità di una interrogazione parlamentare, per andare fino in fondo e vederci chiaro. La battaglia, ovviamente, non è solo per Ilenia Frandi, ma per tutti gli italiani all’estero che oltre confine hanno diritto di poter rinnovare il proprio passaporto in ogni momento e in tempi dignitosi”.

“In conclusione – conclude Ricky Filosa -, come MAIE Europa ci chiediamo: ma alla Farnesina non è stato nominato un Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo che si chiama Benedetto Della Vedova? Dov’è? Che fa? Conosce il caso della signora? Sa che nel mondo esistono tantissimi altri casi come il suo? Che aspetta ad intervenire?”.

Si', ci potevate mandare anche Arlecchino e Pantalone ... e' meglio che te ne stai a Roma di Maio, non uscire di casa, che dove vai ti prendono a calci in quel posto

 

Regno Unito, Di Maio: “Della Vedova andrà a Londra per il caso degli italiani fermati alla frontiera”

"La nostra ambasciata a Londra e' intervenuta formalmente e con contatti diretti con il Ministero dell'Interno britannico per chiedere chiarimenti ed esprimere preoccupazione per il trattamento sproporzionato riservato ai nostri connazionali”

“I 12 connazionali” a cui le autorita’ di frontiera britanniche hanno negato l’ingresso per mancanza del visto, insieme con altri cittadini europei (circa 30 in tutto), “sono stati prontamente assistiti dal Consolato Generale d’Italia a Londra che ha interloquito con gli interessati, le loro famiglie e le autorita’ di frontiera britanniche, per accertare caso per caso la corretta valutazione della situazione”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio al question time alla Camera.

“La nostra ambasciata a Londra e’ intervenuta formalmente e con contatti diretti con il Ministero dell’Interno britannico per chiedere chiarimenti ed esprimere preoccupazione per il trattamento sproporzionato riservato ai nostri connazionali. Abbiamo anche rappresentato alle autorita’ britanniche l’opportunita’ di rafforzare le campagne informative sulla normativa migratoria in vigore dal primo gennaio 2021”, ha spiegato Di Maio.

“Il sottosegretario agli Esteri Della Vedova ha sollevato la questione nel corso di un incontro alla Farnesina con l’ambasciatore del Regno Unito e si rechera’ a Londra la prossima settimana per affrontare la questione con il sottosegretario all’Interno responsabile per l’immigrazione”.

“La Delegazione dell’Unione europea a Londra – anche su nostro impulso – è intervenuta presso le Autorità britanniche per richiedere un più stretto raccordo fra i cittadini europei interessati e i rispettivi uffici consolari, limitare i tempi di trattenimento e garantire un trattamento adeguato ai fermati. Le Autorità britanniche – ha sottolineato il titolare della Farnesina – si sono impegnate a facilitare l’esercizio dell’assistenza consolare a favore dei cittadini europei fermati alla frontiera senza visto e a considerare la possibilità che, in futuri casi analoghi, possano entrare, su cauzione, in territorio britannico fino all’orario del volo di rimpatrio”.

Scusi la domanda: ALLORA LEI CHE COSA CI STA A FARE LI'?

 

Italiani all’estero, Della Vedova: “Riforma Comites poco probabile, comunque decide il Parlamento”

Per il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova “è probabile che la riforma dei Comites possa non arrivare nei prossimi mesi e non so se in questa legislatura”

Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Esteri, collegato via Zoom con il CGIE

Si è svolto in videoconferenza l’incontro tra il CGIE e il Sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, Benedetto Della Vedova. All’ordine del giorno le elezioni dei Comites, previste per dicembre. L’esponente del governo italiano ha lanciato un messaggio molto chiaro: sulla riforma dei Comitati decide il Parlamento.

In teoria, ha spiegato Della Vedova, il Parlamento ha il tempo per intervenire sulla riforma di Comites e CGIE ma nella pratica, considerando anche il periodo particolare che stiamo vivendo e il tipo di governo che abbiamo, “è probabile che questa riforma possa non arrivare nei prossimi mesi e non so se in questa legislatura”.

Nel caso il Parlamento “ce la faccia ad avere un’accelerazione, il governo non lo ostacolerebbe, anzi”, ha assicurato Della Vedova, il quale ha poi ricordato che in Parlamento al momento ci sono tre disegni di legge sulla riforma di Comites e Cgie: due al Senato, presentati da Ricardo Merlo (Maie) e Francesco Giacobbe (Pd), e uno alla Camera, presentato da Massimo Ungaro (IV).

Nello specifico il ddl presentato da Merlo “è quello che ricalca più da vicino gli auspici di riforma espressi dal Cgie. Attendiamo l’evoluzione parlamentare del ddl che ha assegnato i lavori in commissione Affari esteri. Il governo accompagnerebbe volentieri un iter accelerato, ma i tempi dei lavori parlamentari sono quelli definiti dal parlamento”. “Questo è un tema legislativo e un tema delicato rispetto al quale la potestà va riconosciuta al Parlamento e in Parlamento la discussione c’è”.

Le elezioni dei Comites, ha aggiunto il Sottosegretario, per la Farnesina rappresentano “un obiettivo prioritario, alla luce della complessa esperienza determinata dalla pandemia. Importante rinnovare il rapporto coi connazionali, ripartire, anche per dare l’idea di un post pandemia. Questo è l’intento del ministero”.

CGIE: PER ELEZIONI COMITES SERVE INFORMAZIONE CHE PARTA DA TERRITORI

“Siamo convinti che la partecipazione alle elezioni dei Comites che auspica l’amministrazione si potrà raggiungere a condizione che siano i territori i soggetti attivi a rendere molto più propizia l’informazione, senza una campagna centralizzata”. Lo ha detto Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero.

“Le elezioni dei Comites sono un’occasione da cogliere, ma ci interessa capire – ha proseguito Schiavone – come ci arriviamo e con quali strumenti. Al momento la rete diplomatica è in forte affanno e in tanti angoli del mondo ancora persiste la pandemia, condizioni che a dicembre probabilmente resteranno tali”. “Sono queste le condizioni per affrontare un appuntamento che dovrebbe riformare questi istituti di rappresentanza in un momento in cui c’è bisogno di una svolta radicale?”, domanda Schiavone, ricordando che alle elezioni del 2015 “abbiamo avuto una scarsa partecipazione con dei voti effettivi intorno al 3,5%”. Il segretario generale del Cgie sottolinea l’importanza di “sapere come si dovrà svolgere il tutto, gli strumenti e le modalità” perché “a questo punto dovremmo già avere una tabella di marcia”. Secondo Schiavone è necessario capire anche “se il governo ha previsto un piano B o il rinvio delle elezioni eventualmente per la primavera dell’anno prossimo”.

Mariano Gazzola, vicesegretario CGIE per l’America Latina, parlando a nome della Commissione America Latina, ha ribadito la necessità di avviare quanto prima, in vista delle elezioni dei Comites, una massiccia campagna d’informazione rivolta ai connazionali iscritti all’AIRE. E’ poi intervenuto a livello personale, e in rappresentanza di tutti i consiglieri CGIE vicini alla sua parte politica, quella del Movimento Associativo Italiani all’Estero, per affermare che sì, i problemi ci sono, ma la pandemia non può essere un alibi per non votare e rimandare ulteriormente le elezioni, perché così si rischierebbe di delegittimare questi organismi istituzionali e coloro che ne fanno parte: “Nei prossimi mesi si voterà in Argentina, si è votato al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari in piena pandemia. Non è questione di Covid, ma di corretta informazione”, ha evidenziato Gazzola, “non c’è la partecipazione che vorremmo perché spesso l’elettore non è informato”. Dunque sì, “è necessaria una riforma”, ma “si voti comunque quest’anno”.

La Farnesina a domanda non risponde: Come al solito

 

Dove andranno i 270 neoassunti alla Farnesina? Nissoli (Fi) lo chiede a Della Vedova, ma lui non risponde

La deputata azzurra: “Il Sottosegretario non ha affrontato la questione delle sedi di invio del personale, limitandosi ad affermare che i nuovi assunti andranno a colmare le richieste che risultano di maggiore urgenza, senza chiarire quali esse siano”

“Oggi, il Sottosegretario Della Vedova, durante il Question Time in Commissione esteri, ha risposto alla mia interrogazione sulla dislocazione presso le sedi estere del MAECI dei 270 neoassunti al fine di sopperire alla carenza di personale all’estero e alla necessità di smaltire e velocizzare pratiche e servizi destinati ai nostri connazionali. Ho chiesto al Governo di abbreviare i 18 mesi di presenza dei nuovi assunti presso il Maeci per coloro che già sono in possesso dei necessari requisiti per l’estero, quali conoscenze dei programmi ministeriali, delle normative nazionali e locali nonché delle lingue straniere che permettono loro di essere operativi da subito. In sostanza, ho chiesto di sapere come, dove e quando saranno impiegati i 270 neoassunti in modalità operativa all’estero”. Lo dichiara in una nota l’On. Fucsia Nissoli, Forza Italia.

“La risposta del Sottosegretario è stata soddisfacente in parte laddove afferma che l’Amministrazione ricorrerà alla massima flessibilità, usando lo strumento degli invii brevi per coloro che già hanno avuto esperienza all’estero. Tuttavia non ha affrontato la questione delle sedi di invio del personale limitandosi ad affermare che il personale andrà a colmare le richieste che risultano di maggiore urgenza senza chiarire quali esse siano. Pertanto, auspico che si definisca presto un piano di invii all’estero del personale idoneo”, conclude Nissoli.

Lettori fissi