Covid, Istat: quasi metà delle imprese strutturalmente a rischio

 

Covid, Istat: quasi metà delle imprese strutturalmente a rischio

imprese strutturalmente a rischio

Una “mappa della solidità” delle imprese indica che “circa il 45% delle imprese strutturalmente a rischio: sono esposte a una crisi esogena, subirebbero conseguenze tali da metterne a repentaglio l’operatività”. Queste imprese sono “numerose” nei settori a basso contenuto tecnologico e di conoscenza.

All’opposto, “solo l’11% risulta solido, ma spiega quasi la metà dell’occupazione e oltre due terzi del valore aggiunto complessivi”. È quanto emerge dal Rapporto 2021 sulla competitività dei settori produttivi reso noto dall’Istat. (ANSA)

Enrico Letta – A destra “stanno cercando di fare un discorso semplice e semplicistico: aperture contro chiusure. Non abbiamo ancora imparato niente, dopo un anno: dipende dalla serietà di ognuno di noi, per fortuna abbiamo un ministro come Speranza”. Lo ha detto il segretario del Pd Enrico Letta, intervistato a diMartedì (La7) da Giovanni Floris.

“Fossimo stati alle soluzioni di Salvini oggi saremmo in una condizione ancora peggiore dell’attuale. Sono solidale con i ristoratori, il governo deve fare un decreto imprese subito per venire incontro a chi con la chiusura sta garantendo la nostra salute, con aiuti non generici ma sui costi fissi”, ha aggiunto Letta. (askanews)

Allarme Unimpresa, oltre 10 milioni di italiani a rischio povertà

 

Allarme Unimpresa, oltre 10 milioni di italiani a rischio povertà

rischio povertà

Sono oltre 10,4 milioni gli italiani a rischio povertà: tra i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati ma in situazioni instabili o economicamente deboli, il numero degli italiani che non ce la fa, in piena emergenza Covid, è assai vasta e in crescita: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un’analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%.

Secondo Unimpresa la crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria “ha contribuito, dunque, a estendere il perimetro delle persone in difficoltà con l’area di disagio ancora più ampia: ai 4,1 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni). Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unità: in condizioni precarie o economicamente deboli, contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull’orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà”.

Povertà assoluta, Istat: record nel 2020

Rischio povertà – Disagio in crescita

Sono oltre 10,4 milioni gli italiani a rischio povertà: tra i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati ma in situazioni instabili o economicamente deboli, il numero degli italiani che non ce la fa, in piena emergenza Covid, è assai vasta e in crescita: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un’analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%.

L’area della crisi

Secondo Unimpresa la crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria “ha contribuito, dunque, a estendere il perimetro delle persone in difficoltà con l’area di disagio ancora più ampia: ai 4,1 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni).

Occupati ma con prospettive incerte

Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unità: in condizioni precarie o economicamente deboli, contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull’orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà”.  WWW.AGI.IT

Inps: “Più soldi per il reddito di cittadinanza agli immigrati”, è polemica

 

Inps: “Più soldi per il reddito di cittadinanza agli immigrati”, è polemica

reddito di cittadinanza agli immigrati

Pasquale Tridico propone di destinare “risorse aggiuntive” del reddito di cittadinanza “soprattutto per le famiglie numerose e gli immigrati” e il centrodestra insorge. Il presidente dell’Inps si è espresso sul punto in un’intervista a La Stampa.

“Il reddito di cittadinanza è un argine importante contro la povertà assoluta che è aumentata con il Covid, raggiunge 3 milioni di persone e l’importo medio è di 550 euro. Ora sono necessarie risorse aggiuntive soprattutto per le famiglie numerose e gli immigrati”, ha detto Tridico. “Il reddito – ha ricordato – prevede un requisito di residenza in Italia di dieci anni, mi sembra eccessivo e non esiste in nessun Paese europeo. Quanto alle famiglie numerose, occorre aumentare il sussidio in base ai componenti del nucleo, oggi al massimo si arriva a 1.330 euro. O si cambia la scala di equivalenza, oppure si potrebbe agire sul contributo da 280 euro legato all’affitto. L’idea sarebbe di modularlo in base al numero dei familiari per raggiungere maggiore equità”.

La risposta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non si è fatta attendere. “Ci sono degli irresponsabili che vogliono mettere a repentaglio la vita del governo. Tra questi troviamo permanentemente attivo e presente Tridico, che spero il governo rimuova al più presto dal vertice dell’Inps. Dopo i numerosi flop della sua gestione, che abbiamo denunciato con puntualità e che ancora producono effetti nefasti, adesso l’ineffabile lottizzato grillino Tridico propone di dare il reddito di cittadinanza agli immigrati. Un vero e proprio spot per l’arrivo di clandestini”, dichiara il senatore Maurizio Gasparri, membro del comitato di presidenza di Forza Italia.

“Il presidente dell’Inps vuole cancellare il requisito di residenza da 10 anni? Prima bisogna aiutare i (tanti) italiani in difficoltà, poi (se avanza) si penserà ad altri. Punto”, scrive su Twitter Matteo Salvini, leader della Lega.

Reddito di cittadinanza agli immigrati, critiche anche da Giorgia Meloni: “Siamo al delirio più totale: il presidente dell’Inps Tridico, tanto voluto dai 5Stelle, richiede risorse in più per finanziare il reddito di cittadinanza a tutti gli immigrati, ritenendo il requisito di almeno 10 anni di cittadinanza un’esagerazione -rimarca la leader di FdI su Facebook-. Il tutto mentre le attività chiudono e i cittadini sono totalmente insoddisfatti delle briciole stanziate dal Dl Sostegni. Dopo la beffa del prolungamento del contratto ai navigator, questa sarebbe l’ennesima assurdità di una misura già di per sé totalmente insufficiente a salvare le nostre imprese in ginocchio”. adnkronos

Inps, “buco di quasi 16 miliardi nel bilancio”
inps buco miliardiAllarme rosso, “c’è un buco di quasi 16 miliardi nel bilancio Inps“. A raccontare quanto sta accadendo alle casse dell’istituto pensionistico è Gugliemo Loy, ex segretario confederale della Uil e attuale presidente del Civ (Consiglio di indirizzo e verifica) dell’Inps […]

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Tutti controllati tramite Amazon! Incredibile direttiva del Consiglio Europeo

 

Tutti controllati tramite Amazon! Incredibile direttiva del Consiglio Europeo

Ecco chi sono gli artefici della “Guerra Finanziaria” all’Italia

Francesco Amodeo su Radio Radio TV – Dopo che la pandemia​ ci ha spinti a vivere in una sorta di Grande Fratello​ in cui ogni nostro movimento per strada deve essere motivato e documentato, dopo che il virus ci ha costretti allo smartworking​ e ad aprire nuove attività online, ecco che il Grande Fratello, prontamente, si sposta sull’ecommerce​.

E’ stata infatti appena approvata la direttiva “DAC7”, che prevede che tutte le compravendite​ online​ finiranno nelle mani dell’Agenzia delle Entrate​ dal 1 gennaio 2023, quando le agenzie fiscali avranno accesso a tutti – ma proprio tutti – i dati che derivano dal commercio online.
Se vendiamo un singolo prodotto su Instagram​ o se mettiamo qualcosa di usato su Amazon​ o su Ebay​, se affittiamo semplicemente un’auto o una casa vacanze da un sito online, tutto verrà monitorato.

I colossi del web, che si occupano di veicolare lo scambio di beni e servizi, diventeranno strumenti di controllo​ e verifica sul piano fiscale.
Tutti i dati​ che riguardano il guadagno del singolo utente verranno trasmessi alle agenzie fiscali del suo paese. Gli operatori del web dovranno comunicare tutta una serie di dati sensibili a partire dal codice fiscale dell’acquirente​ e del venditore​, oltre ai dettagli della transazione e del bene venduto.

Cina: nell’ultimo anno 259 miliardari in più

 

Cina: nell’ultimo anno 259 miliardari in più

Cina miliardari

La Cina è il paese al mondo con il maggior numero di miliardari: ne ha ben 1’058, un aumento di 259 unità rispetto all’anno scorso. Una crescita impressionante

PECHINO – Al mondo ci sono attualmente 3’228 miliardari, un aumento di 414 persone rispetto all’anno scorso e del 47% rispetto a cinque anni fa, con la ricchezza totale dei super ricchi che ha toccato nuovi record, nonostante il coronavirus. È quanto emerge dal rapporto dell’Hurun Global Rich List 2021, realizzato dalla rivista cinese Hurun.

Il presidente e capo ricercatore del rapporto, Rupert Hoogewerf, ha dichiarato che «Nonostante lo sconvolgimento causato dal Covid-19, quest’anno ha visto il più grande aumento di ricchezza dell’ultimo decennio, con otto nuovi miliardari a settimana nell’ultimo anno. Il mondo non ha mai visto così tanta ricchezza creata in un solo anno, molto più di quanto forse ci si potesse aspettare per un anno così gravemente perturbato dal coronavirus».

In Cina 490 miliardari, rispetto ai 160 degli Stati Uniti

Ma dove sono situati i paperoni mondiali? La Cina è il paese al mondo con il maggior numero: ne ha ben 1’058, un aumento di 259 unità rispetto all’anno scorso. Una crescita impressionante: «negli ultimi cinque anni, la Cina ha aggiunto 490 miliardari, rispetto ai 160 degli Stati Uniti», ha spiegato Hoogewerf.

Al secondo posto gli Stati Uniti, che si sono allontanati ancora dalla Cina vista l’aggiunta di “soli” 70 nuovi miliardari, per un totale di 696 super ricchi. Cina e Stati Uniti, da soli, hanno più della metà dei miliardari – “conosciuti”, specifica la rivista, poiché in molti potrebbero essere sfuggiti, in particolare nei Paesi del Golfo – del mondo. 

Al terzo posto c’è invece l’India, con 177 miliardari (+40), seguita dalla Germania (141 miliardari, +19 rispetto al 2019) , dal Regno Unito (134, +15), e dalla Svizzera, che ha 100 miliardari (+12).

Molti si sono “fatti da soli” – Dei miliardari, il 71% è definito “self-made”, nel senso che hanno realizzato da soli la loro fortuna, mentre il 29% ha ricevuto una lauta eredità.

L’età media è di 65 anni. Solo 121 dei miliardari hanno meno di quarant’anni, dei quali 77 hanno ottenuto il loro patrimonio da soli, mentre 44 sono ereditari.

La donna più ricca del mondo è Alice Walton, 71enne, a capo di Walmart, con un patrimonio di 74 miliardi di dollari. Si nota inoltre una crescita di donne miliardarie “self-made”, che sono ora 231. 

Ricchezza nel mondo, boom nell’e-commerce

In quali settori? – La vendita al dettaglio è la regina: ha realizzato il 10,3% della ricchezza totale, seguita da beni di consumo (9,6%), media e intrattenimento (8,2%) e software e servizi (7,9%). In particolare è presente un boom dell’e-commerce.

L’assistenza sanitaria e il settore immobiliare sono state le fonti primarie di ricchezza del 2020, entrambe hanno spinto con forza l’8% dei miliardari a testa. Riguardo alla tecnologia blockchain: ha realizzato 17 miliardari, attivi principalmente nel campo delle criptovalute. 

«Stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale, con l’ABCDE – cioè AI, blockchain, cloud, dati ed e-commerce – che crea nuove opportunità per gli imprenditori e porta a una concentrazione di ricchezza e potere economico su una scala mai vista prima» ha spiegato Hoogewerf.

La Top 5, e la filantropia… – I più ricchi al mondo sono Elon Musk e Jeff Bezos, che stanno proseguendo con il loro testa a testa con circa 190 miliardi di patrimonio, seguiti dal Ceo di LVMH Bernard Arnault (114 miliardi) e da Bill Gates (110). Al quinto posto, invece, il boss di Facebook Mark Zuckerberg (101).

Elon Musk è la quarta persona ad ottenere il titolo di persona più ricca del mondo nell’ultimo decennio, e a 49 anni è il più giovane. Bill Gates è stato il numero uno quattro volte, Jeff Bezos tre volte e Carlos Slim Helu due volte.

Però, rapportando le donazioni all’aumento dei patrimoni, la beneficenza non aumenta tanto quanto aumentano le fortune: «I miliardari non stanno tenendo il passo con la filantropia, facendo soldi molto più velocemente di quanto li stiano dando via» ha detto Hoogewerf. 

Robeet Krcmarhttps://www.tio.ch

Gruppo dei 30: banchieri spietati impongono regole economiche

 

Gruppo dei 30: banchieri spietati impongono regole economiche

Francesco Amodeo: “Mario Draghi si alza dal tavolo del “Gruppo dei 30″ e ce lo troviamo seduto sulla poltrona della Presidenza del Consiglio in Italia”. Intervento di Francesco Amodeo tratto dalla trasmissione Notizie Oggi Lineasera di venerdì 26 febbraio 2021 (video in fondo all’articolo)

“Un report scritto dal gruppo dei 30 a dicembre 2020  si intitola “rilancio e ristrutturazione del settore aziendale e post covid, progettazione di interventi di politica pubblica”. Ora il gruppo dei 30 è formato dai 30 banchieri più importanti del mondo. Già il fatto che 30 banchieri debbano riunirsi per decidere le politiche pubbliche dei paesi è  inaccettabile. Quando siamo entrati nell’Unione Europea ci hanno fatto firmare la regola che i governi non potevano assolutamente mettere bocca nelle politiche delle Banche centrali e ora sono i Banchieri centrali che vengono a mettere bocca nelle politiche pubbliche.

La cosa inaccettabile è che nel gruppo dei 30 abbiamo personaggi come Jacob Aharon Frenkel della GP Morgan, che è la banca accusata della crisi dei mutui sub-prime, della recessione del 2008, quella che ha fatto perdere milioni di posti di lavoro a causa dei mutui sub-prime. Milioni di persone hanno perso la casa e questo personaggio, nonostante sia uno dei Banchieri più ricchi del mondo, ha dovuto rinunciare al secondo incarico di governatore della Banca d’Israele perché è stato beccato a rubare una borsa in aeroporto. Per farvi capire chi sono le persone che ci vengono a suggerire quali sono le politiche che dobbiamo portare avanti…

Questi banchieri si siedono a porte chiuse per decidere le politiche che interessano a loro, quindi 30 banchieri, che se sei il trentunesimo non ti fanno entrare, dal 1970,  decidono le politiche da consigliare o da far approvare ai governi. Ma c’è qualcuno che si alza da quel tavolo e si va a sedere sulla poltrona di Presidente del Consiglio in Italia. Mario Draghi  ha firmato questo report  e dopo due mesi è diventato il presidente del consiglio che dovrà attuare queste linee guida decise da 30 banchieri spietati che in questo report parlano di aziende Zombie.

Napoli è la mia città, tutti gli imprenditori del settore hotel, ristoranti, bar catering, sono seduti tutti fuori la sede la regione Campania disperati, perché quelle sono le loro aziende di famiglia, le tradizioni e le aziende dei Padri di famiglia, di persone che vivono di quello. Questi li chiamano aziende Zombie, cioé aziende che sono destinate morire e scrivono che bisogna indurre il fallimento di queste aziende e accompagnarle verso il fallimento e salvare soltanto quelle che loro ritengono strategiche

 Ma queste aziende non sono nate Zombie, sono state le politiche dei governi a ridurle tali. I ristoranti, i bar, gli hotel, non erano Zombie: le politiche folli di questa emergenza sanitaria li hanno ridotti tali.

Ora che cosa ci dicono 30 Banchieri? Consigliano ai governi di non supportare questi aziende altrimenti creano problemi di insolvenza e vanno a creare problemi al settore finanziario che loro rappresentano. Ma la cosa assurda è che uno di questi personaggi si alza dal tavolo del gruppo dei 30 e ce lo troviamo seduto sulla poltrona della Presidenza del Consiglio in Italia.

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La forza schiacciate della Finanza mette KO la Politica

 

La forza schiacciate della Finanza mette KO la Politica

finanza politica

La politica è condannata a soccombere, perché il mondo della finanza ha solo il problema di dover ingrassare una diecina di Paperoni trilionari, mentre la politica ha l’obbligo di tenere in vita 8 miliardi di umani

di Franco Luceri – Per capire in che rapporto di potere sono nel mondo, finanza e politica, provate ad immaginarvi un incontro di pugilato tra un peso massimo e un peso piuma. Anche se sprovvisti di palla di vetro, sapete con largo anticipo quale dei due pugili finirá KO al primo round.
E saprete ancora meglio, senza margine di errore, che la forza finanziaria vince; e la politica, fosse pure quella della primissima potenza mondiale, proprio perché democratica, contro la finanza perde.

La politica è condannata a soccombere, perché il mondo finanziario ha solo il problema di dover ingrassare una diecina di Paperoni trilionari, mentre la politica ha l’obbligo di tenere in vita 8 miliardi di umani.
I Banchieri possono puntare sulla migliore qualità della clientela da finanziare, con le massime garanzie, per conseguire la massima quantità di profitto. Mentre la politica, anche solo per tentare di essere democratica, deve sabotare la qualità e puntare alla quantità, al clientelismo, assistenzialismo, reddito di cittadinanza a spacciatori e mafiosi compresi, o al meglio alla giustizia sociale che ha costi proibitivi e accresce la drammatica dipendenza della politica dalla finanza.

Sbilanciamento di potere tra politica e finanza

E cosa ci riservi in futuro un simile sbilanciamento di potere, tra politica-peso piuma e finanza-peso massimo lo sa solo il Padreterno.
Mi sbaglierò, ma temo sia doveroso e onesto affermare, che la forza schiacciante della Finanza sia dovuta alla drammatica debolezza della Cultura e di riflesso della politica.
Basta vedere come ha affrontato il problema pandemia, il mondo della cultura e della politica nei governi Conte, al capezzale della malata Italia, ma aihnoi, totalizzando il massimo numero di morti, la massima spesa, il massimo danno economico, nonché fresco di giornata, il commissariamento della politica ad opera della Finanza.

Franco Luceri

Visco: Euro durerà solo se Eurozona diventa unico stato

 

Visco: Euro durerà solo se Eurozona diventa unico stato

L’euro può durare nel lungo periodo come moneta unica europea solo se i Paesi che l’hanno adottata daranno vita a uno stato federale, ha detto il governatore della Banca d’Italia e membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea Ignazio Visco.

“Una moneta senza Stato può durare fino a un certo momento ma poi c’è bisogno di uno Stato e di un’unione di bilancio”, ha detto Visco ricordando come attualmente la Bce sia “l’unica banca centrale federale di un insieme di paesi che non ha una struttura federale”.

L’impatto dalla pandemia sui paesi dell’Unione europea “in parte, sta spingendo verso quella direzione”, ha aggiunto Visco in un incontro con i rappresentanti dei media nell’ambito del riesame della strategia di politica monetaria della Bce.

Euro: Draghi e Visco

Le dichiarazioni del governatore richiamano quelle dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi in parlamento la settimana scorsa in occasione del suo discorso programmatico da nuovo capo del governo italiano.

Parlando al Senato, Draghi ha detto che sostenere il suo governo “significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune”. (Reuters)

https://it.notizie.yahoo.com

Malvezzi: “Mario Draghi e il Gruppo dei 30”

 

Malvezzi: “Mario Draghi e il Gruppo dei 30”

Draghi gruppo dei 30

Draghi e il Gruppo dei 30, la distruzione del sistema economico. Il Prof. Valerio Malvezzi – Docente di Economia e Fondatore di Win The Bank – intervistato da Beatrice Silenzi – Giornalista – ritorna a parlare dell’uomo più popolare del momento: Mario Draghi, quale Capo del nuovo Governo.
Personaggio controverso del mondo finanziario, il neo Presidente del Consiglio è membro di un organismo internazionale – Group of Thirty (G30), ovvero Gruppo dei 30 – insieme ad altri importanti finanzieri ed accademici

Il Gruppo dei 30 si propone di approfondire la comprensione delle questioni economico-finanziarie e le conseguenze delle decisioni prese nei settori pubblico e privato.
Perché nessun politico italiano, nell’appoggiare il Capo dell’Esecutivo, ha fatto menzione di questa appartenenza e di altri, molteplici interessi privati in ambito pubblico?
Ma non solo: cosa c’entra Black Rock (il fondo di investimenti più famoso del mondo) con le nostrane vicende italiane?

“noi abbiamo fatto nell’articolo 131 dei trattati europei una norma che dice che la politica mai nella vita deve permettersi di dire una Banca Centrale che cosa fare, cioè noi siamo stati così coglioni da decidere che il politico non possa nemmeno permettersi di dire una banca centrale di stampare moneta, quando stamparla, cosa fare del denaro. Abbiamo sancito il principio del fatto che il politico non possa mettere il naso nella Finanza. Ora già qui ci sarebbe da capire l’origine di tutti i mali. Ma la domanda fondamentale che faccio è perché invece la finanza può rompere i coglioni alla politica?

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Governo Draghi, prof Sinagra: “vanno fermati, prima che sia troppo tardi”

 

Governo Draghi, prof Sinagra: “vanno fermati, prima che sia troppo tardi”

prof Sinagra vanno fermati

L’allarme lanciato dal Prof. Augusto Sinagra Lo ripeto ancora: questi vanno fermati con ogni mezzo, prima che sia troppo tardi.
Cari e disperati Amici vicini e lontani, buonasera!
Il salvatore della Patria Mario Draghi ha incoraggiato i Dirigenti della PA a firmare i provvedimenti necessari al rilancio economico, senza timore di essere incriminati per abuso in atti di Ufficio. Splendido! Il Dottor Mario Draghi è un vero Condottiero senza macchia e senza paura.
Peccato, però, che egli faccia finta di non sapere che moltissimi Dirigenti dello Stato, nominati per bassi favoritismi, non fanno una minchia per principio.

Poi c’è che San Mario Draghi prima di esordire con queste stravaganze avrebbe il dovere di assicurarsi che i responsabili di già avvenute malversazioni di enormi somme del pubblico denaro vengano assicurati alle patrie galere. Mi riferisco ai banchi a rotelle, alle mascherine, ai monopattini, ecc. Manca solo una bella “commessa” al “Porchettaro” di Ariccia per la fornitura di sistemi elettronici di difesa militare.

Infine, l’Escatologico (Draghi Dottor Mario), incitando al coraggio i Dirigenti dello Stato, fa finta di non conoscere la tuttora vasta ramificazione di magistrati di “Scuola Palamara” e la loro penetrante capacità di persecuzione e condizionamento giudiziario dell’azione politica e amministrativa del governo.

Ma il bello è altro: il Patriarca degli “incappucciati della finanza” come diceva il suo Professore Federico Caffè (e come ha ricordato al Senato Gianluigi Paragone), ha tranquillamente informato il popolo bue che saranno “aiutate” solo le imprese in grado di superare la (voluta) crisi da strumentale emergenza epidemica.
Ma se è così, che necessità vi è di “aiutarle”?
La verità è che si vogliono distruggere definitivamente le piccole e medie imprese che sono il “tessuto” produttivo portante della economia nazionale. E ciò nella criminosa consapevolezza del conseguente aumento esponenziale della disoccupazione, della povertà e dei suicidi.
Che bello pensare che, per esempio, i ristoranti saranno sostituiti dai Mc Donald e i Bar dagli Starbucks!!
Tutto questo a beneficio della grande distribuzione, delle televendite, delle solite infami multinazionali e con annichilimento definitivo non solo dell’economia nazionale ma anche delle nostre espressioni di tradizioni, “cultura” e identità.

questi vanno fermati con ogni mezzo, prima che sia troppo tardi.

È la globalizzazione, bellezza! Se la gente muore, chi se ne fotte?!
Lo ripeto ancora: questi vanno fermati con ogni mezzo, prima che sia troppo tardi.
E anche per oggi è tutto (e non è poco!) da “Radio Fogna”.
Buona vita a tutti. Anzi, buona morte.
AUGUSTO SINAGRA

“Euro irreversibile? Una sciocchezza”: risposta di Marcotti a Draghi

 

“Euro irreversibile? Una sciocchezza”: risposta di Marcotti a Draghi


Euro irreversibile e destinato ad essere per sempre la moneta dell’Italia? Per molti, Mario Draghi in primis, sì. Ma non per tutti. video www.money.it

Il dibattito sull’identità europeista del nuovo esecutivo è tutt’ora in corso, con una ricerca quasi affannosa di tutti i partiti a dichiarare la propria fedeltà all’Unione Europea come presupposto per entrare nelle grazie di Draghi.

I banchieri non sanno produrre beni e servizi, gli imprenditori sì

 

I banchieri non sanno produrre beni e servizi, gli imprenditori sì

banchieri

I banchieri sanno comprare e manovrare burattini politici a saldi di fine stagione democratica; ma se sapessero lievitare i loro soldi producendo beni e servizi farebbero altro, non cercherebbero imprenditori o Stati indebitati da sfruttare, o spedire in default.
Al pari dei Mugnai hanno la farina finanziaria, ma il talento di Fornai per lievitarla e trasformarla in profitto onesto d’impresa non lo hanno mai avuto e mai potranno averlo.
Eppure il vizietto di influenzare i piani di investimento degli Imprenditori e ancor peggio degli Stati che decidono di “finanziare” non lo perdono mai.
Ed è improprio almeno quanto un mugnaio che obbligasse il panettiere a fare il pane a modo suo sotto minaccia di negargli la fornitura di farina.

Gli imprenditori sono i panettieri del profitto, sono gli unici esseri umani che sanno come produrre ricchezza ONESTA mettendo insieme lavoro capitale e un cocktail di intelligenze
Ma nelle imprese o negli Stati che hanno bisogno del socio banchiere, i piani di investimento sono soggetti alla supervisione del Banchiere non a quella di un Imprenditore, giusto per favorirne prima o poi la bancarotta.

Dopo anni di sfruttamenti salariali, licenziamenti, corruzioni burocratiche e politiche, truffe, furti, contaminazioni, sofisticazioni, avvelenamenti ambientali, chiusure, fallimenti o delocalizzazioni.
Un decennio basta e avanza perché un’impresa con migliaia di lavoratori, asfissiata da leggi, decreti, regolamenti, e burocrazia corrotta, banchieri ed esattori, generi disoccupazione per i lavoratori e fallimento per l’imprenditore.
Il talento per fare soldi dai soldi ce l’ha l’imprenditore punto e basta. Se lo avesse il banchiere non farebbe lo sfruttatore del talento e lavoro altrui.

Franco Luceri

Un mondo governato dagli strozzini tramite gli utili idioti

 

Un mondo governato dagli strozzini tramite gli utili idioti

strozzini

Il mondo trasuda usurocrazia da tutti i pori. Il mondo è finanziato da strozzini e governato da utili idioti, soltanto perché per secoli è stato pensato da matti.
La storia del lavoro vittima del capitale, (Marx insegnava) credo si perda nella notte dei tempi.
Ma è abbastanza recente un modello di Stato in cui la vita dei popoli è affidata esclusivamente alla discrezionalità dei banchieri, perché intere generazioni sono condannate a nascere, languire e morire sepolte di debito pubblico.

Strozzini al di sopra di qualunque potere politico – Solo una razza di economisti acefali e azzeccagarbugli sbullonati poteva pensare un sistema sociale in cui un intero Popolo è condannato a lavorare, languire e affamare i propri figli e pagare tasse per tutta la vita ad uno Stato definito sovrano a caricatura, impotente e inadempiente, perché assoggettato ad un “democraticissimo dis-ordine mondiale” pensato per ingrassare 10 Paperoni trilionari che hanno l’insindacabile potere di sfruttamento e morte sulla intera umanità, in quanto liberi di operare al di fuori e al di sopra di qualunque potere politico e giudiziario nazionale sovranazionale e mondiale.
Franco Luceri

Gentiloni: Draghi ha missione diversa da quella di Monti

 

Gentiloni: Draghi ha missione diversa da quella di Monti

BRUXELLES, 09 FEB – “Sono sicuro che Draghi userà la sua straordinaria esperienza e la sua forte leadership per far accadere le cose giuste”: lo ha detto Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’economia in un’intervista al Financial Times online. L’ex presidente della Bce “conosce benissimo i colli di bottiglie, le difficoltà, le sfide inerenti a far avanzare le riforme in Italia”, ha osservato Gentiloni.

Il commissario Ue osserva che un futuro governo Draghi sarà molto diverso da quello che Monti guidò tra il 2011 e 2013. Il governo Monti ha operato in un periodo in cui i rendimenti del debito sovrano erano a livelli insostenibili e quando la Troika stava imponendo riforme impopolari.

Monti aveva una missione di salvataggio, quella di Draghi sarà una missione volta a non mancare un’opportunità storica”, dice Gentiloni, aggiungendo che è per questo che la leadership dell’ex presidente delle Bce è cosi importante. (ANSA).


Malvezzi: “Draghi ha difeso l’euro, non gli italiani”

 

Malvezzi: “Draghi ha difeso l’euro, non gli italiani”

Intervento del Professor Valerio Malvezzi tratto dalla trasmissione Notizie Oggi Lineasera di venerdì 5 febbraio 2021. In diretta dallo Studio 12 di Canale Italia.
Valerio Malvezzi: “Draghi ha difeso l’euro, non il cittadino italiano. Sono già scritte nelle carte le cose che dobbiamo fare, secondo quanto raccomandato dalle UE. Non è questione di ‘secondo me’. C’è scritto.”

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Imprese, Gruppo dei 30: le banche decideranno chi deve fallire e chi no

 

Imprese, Gruppo dei 30: le banche decideranno chi deve fallire e chi no

Come gestirà il governo Draghi la transizione dall’economia della pandemia, talora bollata come “Sussidistan” ma necessaria per evitare che all’emergenza sanitaria si sommi una catastrofe economica e sociale, a quella post-Covid? Lo sa solo il presidente del Consiglio incaricato, ma qualche indizio di come potrebbe muoversi lo si può trovare nel rapporto “Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid”, pubblicato nel dicembre 2020 dal Gruppo dei 30, organizzazione di finanzieri ed accademici con sede a Washington D.C. che si occupa di politiche economiche e finanziarie.

Mario Draghi presiede, insieme all’ex governatore della Bank of India Raghuram Rajan, il gruppo di lavoro del G30 che si occupa della Corporate Sector Revitalization, che ha prodotto il rapporto. Non è detto che tutte queste ricette saranno applicate dall’ex all’economia italiana, ma conoscerle a grandi linee può aiutare, quantomeno, a farsi un’idea della ‘forma mentis’ con cui Draghi affronterà le difficili scelte che la transizione all’economia post-Covid inevitabilmente comporterà. La maggior parte dei governi dovrà fare “scelte difficili e spesso impopolari”, spiega il rapporto del G30. Tra queste, c’è sicuramente quella di “ridurre l’ampio sostegno fornito alle imprese, spostandosi verso misure più mirate, focalizzate sulle imprese che hanno bisogno di supporto, ma che si prevede siano sostenibili nel mondo post-Covid”.

Un aspetto “fondamentale” sarà “comunicare chiaramente questi obiettivi, e gestire le inevitabili reazioni contro lo smantellamento di programmi di supporto ampi e non mirati, lasciando fallire alcune imprese”. E’ “ugualmente necessario – si precisa – fornire sostegno ai lavoratori” che avranno perso il posto, “per aiutarli a passare verso nuove aree di crescita”.

Secondo punto: occorre “limitare il sostegno governativo alle circostanze in cui c’è un fallimento di mercato”. Ma chi sceglie quali sono le imprese da salvare e quelle che invece vanno lasciate andare? Per il Gruppo dei 30, bisogna “allearsi con il settore privato per finanziare le necessarie ristrutturazioni dei bilanci”.

Praticamente “tutti gli analisti seri”, sottolinea il G30, “riconoscono che i governi affrontano seri vincoli politici e pratici nel focalizzare i prestiti e gli investimenti alle imprese che saranno sostenibili nel lungo termine ma che hanno bisogno adesso”. Il fatto è che “le banche e gli investitori del settore privato di solito hanno assai più esperienza nel valutare la sostenibilità e certamente affrontano meno pressioni politiche, quando prendono queste decisioni“. Tradotto, la selezione va lasciata al mercato, anzitutto alle banche, che sanno valutare il merito di credito dei loro clienti.

Occorre poi “investire nel capitale delle imprese. Ora è tempo per molte imprese di aumentare il loro capitale e di limitare il loro indebitamento, per darsi un maggiore margine di errore e per diminuire gli oneri legati al debito. I governi possono incoraggiare questa ristrutturazione dei bilanci attraverso incentivi per il nuovo capitale o quasi-capitale in queste aziende selezionate” come durevoli “oppure facendo questi investimenti esse stesse”.

Se “opportunamente strutturate”, queste iniziative governative “possono generare significativi guadagni in termini di investimenti per compensare, in parte o del tutto, il costo degli incentivi o delle perdite in cui i governi incorrono a cause delle aziende che collassano”.

Occorre anche “cambiare le leggi sui fallimenti o introdurre nuovi schemi di ristrutturazione per le aziende che altrimenti fallirebbero“. (adnkronos)

C’è un Paese che sta fallendo e un Popolo che sta morendo

 

C’è un Paese che sta fallendo e un Popolo che sta morendo

Armando Manocchia

di Armando Manocchia – – È passato esattamente un anno da quando ho iniziato a dire e scrivere, e vado tuttora ripetendo, che questa non è una PANDEMIA e nemmeno una EPIDEMIA, ma soltanto una delle tante influenze, che, anziché essere causate da uno dei tanti virus, è stata sviluppata “in laboratorio” con obiettivi precisi.
Un’INFLUENZA usata per giustificare il PANDEMONIO che subiamo; per ridurre in schiavitù la popolazione, dopo averla, depredata, desovranizzata e preparata per essere aggiogata al Nuovo Ordine Mondiale. Ormai tutto parte e dipende da lì.

L’impresa: Event201, è il nome di una esercitazione pandemica progettata nel 2008 dopo la crisi dei Sub-Prime e portata avanti fino alla sua piena attuazione nel 2019. E’ da lì che nasce l’idea della cosiddetta pandemia da coronavirus.
L’attuazione di questo progetto, un vero e proprio crimine contro l’umanità, è stata resa possibile grazie alla complicità di TUTTI i politici (nessuno escluso, che si sono distinti soltanto tra i venduti e i traditori,  grazie ai mass media di regime, che da sempre definisco professionisti della mistificazione e della menzogna, grazie alla parte molle del mondo sanitario, sia infermieristico che medico-scientifico, con le varie Istituzioni locali e nazionali, per finire all’OMS, il ‘ministero della sanità mondiale finanziato dai maggiori criminali e da regimi totalitari.

Ma quello che questi signori, sia Fara che Butti, non considerano è che devono fare i conti con i costi della ‘guerra’ che hanno scatenato e dalla quale saranno sommersi e seppelliti con le stesse macerie che credevano di essersi lasciati alle spalle.

Il PANDEMONIO scientemente creato, che altro non è se non il CAOS, sta avendo conseguenze drammatiche soprattutto sull’economia.
Centinaia di migliaia di P.IVA sono fallite o hanno chiuso i battenti. Altre continuano a chiudere giorno dopo giorno. Come da copione, il tessuto economico più importante del Paese si sta sgretolando. L’Italia è in saldi. Le attività, sono in vendita a prezzi fallimentari. Vediamo le aziende straniere, in primis cinesi, molte delle quali finanziate dalla mafia cinese, che fanno man bassa di interi settori produttivi. Ne consegue una perdita di brevetti, know how, creatività, talento e tutto quello che si definisce Made in Italy.

Il 6 febbraio, è stato lanciato un allarme dalla Cgia che, in una nota, ha dichiarato: “A rischio quasi 300 mila micro imprese e 1,9 milioni di addetti”.  “Secondo una recente indagine realizzata dall’Istat1 , sono 292 mila le aziende che si trovano in una situazione di seria difficoltà. Attività che danno lavoro a 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro.

Da considerare anche l’aumento dello sfruttamento dei lavoratori, la riduzione dei salari, le ore di straordinario non pagate, la riduzione delle ore lavorate o addirittura la perdita del lavoro, la disoccupazione, e tutte le conseguenze economiche che riducono la qualità della vita e aumentano la povertà, producendo manovalanza per la criminalità, oltre a svariate conseguenze psicologiche.

Questa influenza, questa malattia chiamata COVID-19, è stata ed è usata come potente catalizzatore per orientare la strategia politica, sanitaria, sociale ed economica di gran parte dei Paesi.  Resteranno a casa, da qui a qualche anno, 800 milioni di lavoratori nel mondo, ovviamente nel mondo di sopra e di mezzo, non certo in quello di sotto dove già lavorano per 60 centesimi al giorno.
Pensate che solamente da qui alla fine di marzo, quindi 50 giorni, si concluderà il blocco dei licenziamenti dove un altro milione e mezzo di lavoratori, con relative famiglie, resterà mezzo recluso in casa con il frigo (se ancora allacciato all’energia elettrica) completamente vuoto.

Da quel momento, e solo allora, saremo in grado di valutare il reale impatto di quella che chiamano ‘crisi pandemica’ sulla economia e l’occupazione nel nostro Paese. E da quel momento, si spera, almeno io lo spero, che tutte queste persone licenziate, disoccupate, impegnate solo a mettere insieme il pranzo con la cena avranno la forza e il coraggio e soprattutto la dignità di scendere in piazza tutti insieme per dissentire, per ribellarsi, per manifestare la propria contrarietà a una vera e propria dittatura, al cui cospetto i nazisti risultano essere degli apprendisti, e chiedere in maniera indifferibile, il ripristino della democrazia e delle libertà costituzionalmente garantite, tra le quali il diritto di poter lavorare per non continuare a ledere la propria dignità.

Sappiamo tutti che, dove c’è povertà e disperazione, le mafie prosperano fino a sostituirsi al tessuto dello Stato. Recentemente anche il magistrato Nicola Gratteri ha lanciato l’allarme: «Mentre si moltiplicano le tavole rotonde, le commissioni e le sotto commissioni, le mafie avanzano».
E meno male che tutto questo è la diretta conseguenza delle azioni prese a ‘tutela della nostra salute’. L’epidemia di coglionavirus sta avendo conseguenze drammatiche, ma mentre gli effetti diretti sulla salute fisica sono circoscritti ai contagiati, gli effetti collaterali, come quelli economici e psicologici, che non stanno risparmiando nessuno, faranno danni altrettanto, se non più gravi, su una popolazione ben più vasta.

Chiudo con il mio accorato appello a riprendere il nostro destino nelle nostre mani. Riprendiamoci le chiavi di casa. SalviAMOl’Italia, costi quel che costi. Se salviAMOl’Italia, salviamo noi stessi.

Armando Manocchia

Confindustria, Bonomi: “Draghi patrimonio del Paese”

 

Confindustria, Bonomi: “Draghi patrimonio del Paese”

”Draghi? Ha le qualità che da tempo auspicavo in un politico: una persona seria, competente, autorevole ed efficace”. Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, lo spiega in un’intervista a ‘La Stampa’.

”Ammiravo Draghi anche in tempi non sospetti -spiega Bonomi- Ad agosto, poco dopo la mia elezione, sono andato al meeting di Rimini ad ascoltarlo. Pensavo che avrei trovato in sala buona parte dei rappresentanti del sistema politico ed economico italiano. C’ero solo io. Ho sempre considerato Mario Draghi un patrimonio del nostro Paese”. (adnkronos)

“Il popolo deve ribellarsi! Chi è Draghi e perché dire NO al suo governo”

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“Il popolo deve ribellarsi! Chi è Draghi e perché dire NO al suo governo”

 

“Il popolo deve ribellarsi! Chi è Draghi e perché dire NO al suo governo”

Già si possono capire quali potrebbero essere le priorità del nuovo premier incaricato. Ha cercato di farlo in diretta l’economista Valerio Malvezzi​ tramite un curriculum tanto lungo quanto eloquente, quello di Mario Draghi, che non lascia spazio all’immaginazione, dopotutto il proverbio potrebbe calzare bene in questo caso: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Ne hanno parlato in diretta Fabio Duranti​ e Francesco Vergovich: ecco la spiegazione di Valerio Malvezzi. (Radio Radio TV)

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La globalizzazione americanocentrica è fallita

 

La globalizzazione americanocentrica è fallita

Vox Italia TV – – Putin a Davos sottolinea con chiarezza i fallimenti di un modello di globalizzazione che ha esasperato le disuguaglianze favorendo solo le grandi multinazionali occidentali. Per Putin l’era del multilateralismo è oramai iniziata grazie al sempre più evidente declino americano. Se ne è parlato a “Dietro il Sipario”, condotto da Francesco Maria Toscano, in compagnia di Aleksandr Dugin, Alessandro Meluzzi e Pino Cabras.

Great Reset: come cambieranno lavoro e proprietà privata

 

Great Reset: come cambieranno lavoro e proprietà privata

di Aldo Maria Valli – – L’espressione Great Reset è ormai di dominio pubblico ed entra in molte analisi e discussioni. Spesso però in proposito si resta nel vago. Per rendere più chiaro che cosa si prefiggono i teorici di questa manovra epocale può essere utile dare un’occhiata al cosiddetto libro bianco, intitolato Resetting the Future of Work Agenda in a Post-Covid World, pubblicato dal World Economic Forum.

Questo documento di trentuno pagine spiega come eseguire (o implementare, come si usa dire oggi) il programma contenuto nel libro Covid-19. The Great Reset, scritto da Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum, con Thierry Malleret.
Resetting the Future si occupa, come arco di tempo, del decennio dal 2021 al 2030. Ed ecco, in sintesi, che cosa prevede per quanto riguarda il lavoro.

Prima di tutto un’accelerazione dei processi di lavoro digitalizzati, che dovrà portare l’84% di tutti i processi di lavoro a essere digitalizzati o realizzati via video. Circa l’83% delle persone dovrà lavorare a distanza, senza interazioni tra persone, all’insegna di un assoluto distanziamento sociale.

Si prevede che almeno la metà di tutte le attività sarà automatizzata: in altre parole, il contributo umano diretto sarà drasticamente ridotto, anche nello stesso lavoro a distanza.

Anche le attività di upskilling e reskilling dovranno essere digitalizzate. Con upskilling si indica lo sviluppo di competenze aggiuntive che aiutano a rendere una persona più efficace e qualificata nel suo ruolo. Con reskilling si indica lo sviluppo di abilità significativamente differenti per far sì che una persona sia in grado di ricoprire un ruolo diverso. Il 42% dell’aggiornamento delle competenze o della formazione per nuove competenze sarà digitalizzato: in altre parole, anche in questo caso l’imperativo è evitare il contatto umano e realizzare tutto mediante computer, intelligenza artificiale e algoritmi.

Ed ecco altri obiettivi.

Accelerare l’attuazione dei programmi di riqualificazione, così che almeno il 35% delle competenze sia “riqualificato”: significa che le competenze raggiunte dovranno essere abbandonate.

Accelerare le trasformazioni degli assetti organizzativi. Si prevede di “ristrutturare” il 34% delle attuali strutture organizzative, così che siano dichiarate obsolete. L’obiettivo è fare spazio a nuovi set di quadri organizzativi, così da garantire, anche mediante la digitalizzazione, il massimo controllo su tutte le attività.

Riassegnare temporaneamente i lavoratori a compiti diversi: si prevede che questa sorte toccherà a circa il 30% della forza lavoro. Ciò significa rivedere anche le scale retributive.

Ridurre temporaneamente la forza lavoro: si prevede che questo destino interesserà il 28% della popolazione. Si tratta di fatto di disoccupazione, anche perché non è precisato che cosa si intenda con il termine “temporaneamente”.

Riduzione della forza lavoro, così che almeno il 13% della forza lavoro sia ridotto in modo permanente.

Solo un 4% della forza lavoro non sarà toccato da queste misure.

Questo, a grandi linee, il processo concreto di implementazione del Great Reset.

Ma ricordiamo che il Great Reset prevede anche uno schema di credito, in base al quale un debito personale potrà essere “condonato” dietro la consegna di tutti i beni personali a un ente o un’agenzia amministrativa.

Di fronte a questi obiettivi sorgono ovviamente molte domande. E la prima è: qual è l’interesse precipuo in base al quale i teorici del Great Reset formulano certe visioni, stabiliscono determinati traguardi e indirizzano le scelte dei responsabili della cosa pubblica? I potenti che si riuniscono a Davos non sono, se non in minima parte, espressione della volontà dei cittadini, non sono persone elette in organismi rappresentativi, bensì banchieri, amministratori delegati di grandi aziende, industriali, miliardari, docenti universitari. Quale, dunque, il loro obiettivo?

La risposta più sincera l’ha data lo stesso Klaus Schwab, inventore del Forum di Davos, quando al Financial Times ha ricordato che il WEF “è sempre stato concepito come piattaforma per gli investitori”. Non bisognerebbe mai dimenticare, dunque, che la molla è il denaro.

Il che fa capire meglio certe prospettive contenute nel libro bianco, tutte indirizzate, come abbiamo visto, verso la riduzione del costo del lavoro e un sempre più serrato controllo delle persone, all’interno di un quadro, dominato dalle tecnologie informatiche, nel quale si potrà fare tranquillamente a meno di relazioni sociali che non siano quelle virtuali.

Chi, di fronte al processo di resetting, solleva dubbi e manifesta preoccupazioni, non di radio è tacciato di complottismo. Ma, di fronte ai dati reali, questa accusa appare ridicola. Qui non si tratta di essere complottisti. Si tratta di capire in che modo i signori del denaro vogliono cambiare il mondo e l’uomo stesso.

Benvenuti, dunque, nel nuovo decennio.

Monti: lo Stato favorisca chiusura delle imprese che non hanno un domani

 

Monti: lo Stato favorisca chiusura delle imprese che non hanno un domani

Mario Monti sul Corriere – – Diviene importante porsi con urgenza il problema di quanto abbia senso continuare a «ristorare» con debito, cioè a spese degli italiani di domani, le perdite subite a causa del lockdown, quando per molte attività sarebbe meglio che lo Stato favorisse la ristrutturazione o la chiusura, con il necessario accompagnamento sociale, per destinare le risorse ad attività che si svilupperanno, invece che a quelle che purtroppo non avranno un domani.

– Riforma fiscale, con adeguato spazio alle semplificazioni, a un fisco «friendly ma non troppo» verso i contribuenti, alla necessità di salvaguardare la competitività; ma anche, senza pregiudizi in alcuna direzione, ai temi che solo in Italia sono considerati tabù, temi che tutti i partiti, pavidi, non osano neppure pronunciare: imposta ordinaria sul patrimonio, imposta di successione, imposizione sugli immobili e aggiornamento del catasto, imposizione sul lavoro, ecc.

Il dubbio che si affaccia in Europa è se l’Italia sia in grado di stare nell’Ue come un Paese normale. Quando l’Ue, come è giusto in tempi normali, chiede a ogni Stato di contenere il disavanzo pubblico e non glielo finanzia creando moneta europea, in Italia molti strillano contro l’«austerità». Quando invece l’Ue, in tempi eccezionali di pandemia, dà enormi risorse europee agli Stati, più di tutti all’Italia, il nostro Paese sembra abbagliato da improvvisa ricchezza, si attarda in crisi politiche nelle quali l’interesse del Paese è al massimo una foglia di fico.

https://www.corriere.it/editoriali/21_gennaio_16/condizioni-la-fiducia-6c77e5a2-583f-11eb-ae23-b4c117d7c032.shtml

Scippo del governo, arrivano i tagli sulle pensioni

 

Scippo del governo, arrivano i tagli sulle pensioni

Tagli alle pensioni in questo 2021. Secondo i calcoli della Uil, riduzione degli assegni pensionistici tra i 100 e i 170 euro per il rateo mensile. Chi verrà toccato? Tutti gli italiani che godranno di una pensione calcolata integralmente con il sistema contributivo. Tagli degli assegni meno evidenti per chi va in pensione con il sistema misto (chi ha meno di 18 anni di contributi alla fine del 1995).
Pensioni blocco rivalutazione assegni. Pensioni news

Non solo tagli. In tema di pensioni c’è stata una nuova proroga al blocco delle rivalutazioni. La decisione del Governo azzera per alcune categorie di pensionati gli adeguamenti dell’assegno previsti dalla legge e lo limita fortemente per altre categoria. “Con le ultime norme varate dal Governo e recepite dalla Circolare INPS n. 148 del 18/12/2020 si è consumato un nuovo scippo a danno dei pensionati, che dal 2011 subiscono il blocco delle rivalutazioni già ritenuto illegale dalla Corte Costituzionale – spiega il Codacons – La proroga degli adeguamenti proseguirà per tutto il 2021 e il 2022, e produrrà una perdita di 960 euro annui per ogni pensionato che percepisce un assegno mensile da 1.568 euro, ammanco che sale a 1.490 euro l’anno per le pensioni da 1.960 euro lordi al mese e raggiunge il record di 7.190 euro annui per i pensionati che percepiscono un assegno di 4.560 euro mensili”.  affaritaliani.it

Claudio Borghi: chi sono i veri proprietari di Twitter

 

Claudio Borghi: chi sono i veri proprietari di Twitter

I proprietari di Twitter sono i soliti: tra i primi azionisti abbiamo Vanguard Group che è una delle più grandi società d’investimenti al mondo; Morgan Stanley, Blackrock. Il primo dato da guardare è la capitalizzazione

Governo Pd-M5s, missione fame riuscita: 4 milioni di italiani senza cibo

 

Governo Pd-M5s, missione fame riuscita: 4 milioni di italiani senza cibo

Il 2021 inizia con circa 4 milioni di italiani che sono stati costretti a chiedere aiuto per mangiare a Natale e a Capodanno, un numero praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti sulla base dell’ultimo rapporto di attuazione sugli aiuti alimentari distribuiti con il fondo di aiuto agli indigenti (Fead) relativo al periodo 1994-2020. Si tratta della punta dell’iceberg della situazione di difficoltà in cui si trova un numero crescente di persone costrette a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente, sottolinea la Coldiretti, ai pacchi alimentari, anche per le limitazioni rese necessarie dalla pandemia.

Tra le categorie più deboli degli indigenti – continua la Coldiretti – il 21% è rappresentato da bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi il 9% da anziani sopra i 65 anni e il 3% sono i senza fissa dimora secondo gli ultimi dati Fead. Fra i nuovi poveri, sottolinea la Coldiretti, ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che sono state fermate dalla limitazioni rese necessarie dalla diffusione dei contagi per Covid. Persone e famiglie che mai prima d’ora, precisa la Coldiretti, avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche.

Contro la povertà, sottolinea la Coldiretti, è cresciuta la solidarietà con le molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio. E si contano ben 10.194 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute.

La novità di quest’anno è tuttavia il crescente impegno nei confronti degli altri di singoli, famiglie, aziende pubbliche e private, enti ed associazioni non ufficialmente dedicate alla solidarietà. Quasi 4 italiani su 10 (39%) hanno infatti dichiarato di partecipare a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno. A beneficiarne sono soprattutto quei nuclei di nuovi poveri ‘invisibili’ che, proprio a causa del repentino peggioramento della propria condizione economica, non sono stati ancora integrati nei circuiti ‘consolidati’ dell’assistenza.

Con le Feste di fine anno sono oltre 5 milioni i chili di prodotti tipici Made in Italy, a chilometri zero e di altissima qualità distribuiti dagli agricoltori della Coldiretti nel 2020 per garantire un pasto di qualità ai piu’ bisognosi di fronte alla crescente emergenza provocata dalla pandemia Covid. Si è trattato della piu’ grande iniziativa di solidarietà mai realizzata dagli agricoltori italiani resa possibile dalla partecipazione volontaria dei cittadini al programma della “Spesa sospesa” e dal contributo determinante del management dei Consorzi Agrari D’Italia (Cai) e della Coldiretti che ha deciso di rinunciare a propri compensi straordinari. Tutti i cittadini nei mercati e nelle fattorie di Campagna Amica diffusi lungo la Penisola possono decidere di donare cibo e bevande alle famiglie più bisognose sul modello dell’usanza campana del “caffè sospeso”, quando al bar si lascia pagato un caffè per il cliente che verrà dopo. In questo caso si tratta però di frutta e verdura, ma anche pasta fatta con grano 100% italiano, salumi e legumi delle aree terremotate di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria, olio extravergine d’oliva a Denominazione di origine protetta (Dop), pecorino dei pastori sardi e altri generi alimentare Made in Italy, di qualità e a km zero che gli agricoltori di Campagna Amica andranno a consegnare gratuitamente alle famiglie bisognose sul territorio italiano.

“Con la spesa sospesa abbiamo voluto dare un segno tangibile della solidarietà degli agricoltori verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche”, ha spiegato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza diventi un impegno strutturale che aggiunge valore etico alla spesa quotidiana degli italiani”. adnkronos

Meluzzi: nel 1931 solo 12 prof universitari rifiutarono fedeltà al fascismo

 

Meluzzi: nel 1931 solo 12 prof universitari rifiutarono fedeltà al fascismo

meluzzi

Prof. Alessandro Meluzzi: “Di 1225 professori universitari italiani nel 1931 solo 12 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo pena il licenziamento e la persecuzione. Lo stesso accadrà a chi si oppone ai vari Pass. Loro nomi sono scritti nel Libro Sacro della Libertà e della Vita! Prepariamoci…”

Alessandro Meluzzi: “che cos’è la Libertà”

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Italia, solo fame e negozi chiusi: reportage choc del Washington Post a Roma

 

Italia, solo fame e negozi chiusi: reportage choc del Washington Post a Roma

di Fosca Bincher – – E’ un reportage da Roma, ma sembra raccontare il cuore dell’Africa più povera e disperata. L’Italia e la sua capitale finiscono in prima pagina del Washington Post nell’edizione della vigilia di Natale, e non certo per magnificare i successi che crede di avere avuto Giuseppe Conte. Anzi, per fotografare la miseria a cui ha ridotto il paese usando a tavoletta i lockdown e non risarcendo a dovere chi perdeva tutto.

E’ una inchiesta choc quella firmata da Chico Harlan nel cuore di Roma, dietro Campo dei Fiori e piazza Navona. Con gli occhi simbolicamente puntati su via dei Banchi Vecchi. Lì c’era una tintoria e “ha chiuso per sempre. Lo stesso vale per il negozio di olio d’oliva. I cartelli “In affitto” erano saliti e rimasero in piedi, diventando gialli con i mesi. Il ristorante a due stelle Michelin stava cercando di cavarsela con ordini da asporto…”.

Harlan racconta ai suoi lettori che “Via dei Banchi Vecchi era sempre stata una strada vivace, soprattutto la sera, quando la gente si riversava fuori dall’enoteca, fumando e flirtando, tenendo in equilibrio i bicchieri sulle auto parcheggiate. Ma ora il trambusto principale veniva al mattino presto, fuori da una chiesa, dove le persone si mettevano in fila in numero che sembrava crescere di settimana in settimana. Stavano arrivando per il cibo donato”. Intorno alla fila per la mensa il vuoto. Chiuso tutto, forse per sempre.

“Le boutique, un tempo dipendenti dai flussi turistici, avevano solo cartelli con sui scritto vendesi..”, racconta il corrispondente del prestigioso giornale americano, che ferma gli occhi su uno scatto straordinario: uno davanti all’altro il ristorante due stelle Michelin deserto e la chiesa con la mensa dove un popolo stava in coda affamato. “la fila”, spiega Harlan, “fuori dalla chiesa ha sottovalutato ciò che stava accadendo all’interno. Questo era un unico posto che cercava di essere un’ancora di salvezza durante la peggiore recessione della storia italiana moderna, quando l’economia si era ridotta del 10%, l’enorme settore del turismo era crollato e una legione di lavoratori fuori legge non aveva nulla su cui ripiegare.

Oltre le porte verdi, ogni lunedì mattina ogni posto disponibile nella chiesa veniva riempito, anche se continuava ad arrivare gente. Alcuni dissero di aver passato la notte a dormire sotto i ponti o nelle stazioni della metropolitana. Una coppia ha detto di aver viaggiato due ore in autobus, metropolitana e un altro autobus solo per arrivare qui. Il numero di persone in cerca di aiuto nella chiesa era aumentato del 40% durante la pandemia, fino a 180 persone in un giorno. “È anche il volto delle persone che stanno cambiando”, ha detto Elaine Lombardi, 49 anni, una suora che distribuiva caffè e pasticcini. “Sono le persone che hanno perso il lavoro e ora tutta la loro vita è dentro le valigie.”

Disperazione e chiusura ovunque nel suo racconto, con l’Italia ridotta allo stremo. Fino a quando non ha visto gente allegra, finalmente felice di fronte a un caffè insolitamente aperto. Tutti a baciarsi e abbracciarsi, sembrava un altro mondo. E in effetti lo era: un addetto alla sicurezza strattona il giornalista del Washington Post e gli dice di allontanarsi: è entrato all’interno del set di uno spot pubblicitario di una banca.

Il regista, Ferzan Ozpetek, gli sorride: “stiamo immaginando il futuro. Una scena post-pandemia…”. Bello. Ma, Conclude Harlan, “l giorno dopo, quando ho guardato fuori dalla finestra, pioveva a dirotto. Quasi nessuno era fuori. I tavolini all’aperto del caffè erano inutili. L’unica attività avveniva proprio davanti alla chiesa, dove Padre Franco stava sotto un arco di una porta, cercando di rimanere all’asciutto. Distribuiva pranzi al sacco alle persone che continuavano a venire e venire…”

https://www.iltempo.it/politica/2020/12/25/news/disastro-giuseppe-conte-con-i-suoi-dpcm-ha-ridotto-italia-in-poverta-reportage-choc-washington-post-racconta-in-prima-pagina-25664540/


Migranti, Lamorgese aumenta le spese per l’accoglienza

 

Migranti, Lamorgese aumenta le spese per l’accoglienza

lamorgese riconoscimento facciale

di Franco Bechis – Sono stati pubblicati in gran parte di Italia – Roma Capitale compresa – i nuovi bandi per la gestione dei migranti nei vari centri di accoglienza predisposti, ed è arrivata la sorpresa: in questo 2021 oltre per il numero degli arrivi assai più alto degli ultimi anni il capitolo immigrazione rischia di essere una bella botta sui conti pubblici perché il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha rialzato notevolmente e generosamente verso i gestori i costi della accoglienza.

Tutto è contenuto in un suo decreto ministeriale di febbraio a cui ovviamente si sono dovute adeguare le varie prefetture che stanno predisponendo i bandi secondo le nuove regole. Il ministro dell’Interno ha deciso di raddoppiare rispetto a quel che era fino al 2020 compreso il kit di primo ingresso per singolo migrante, che passa appunto da 150 a 300 euro di costo. Ma molte altre voci dei costi di gestione sono state aumentate- in particolare quella del personale- e altre che non esistevano sono state introdotte, come la sostituzione “ecologica” delle stoviglie usate per i pasti dell’accoglienza con l’introduzione di “stoviglie monouso biodegradabili e compostabili”che da sole valgono 0,60 euro al giorno di costo in più per ogni migrante ospitato.

Previsto anche un incremento del costo della fornitura dei pannolini per neonati fino a 30 mesi di età. Non è molto, ma sono altri 15 centesimi in più in media per ogni ospite dei centri di accoglienza, indipendentemente dalla presenza di minori all’interno. Il risultato è che alla fine il costo dell’accoglienza da quest’anno è tornato a lievitare come ai tempi in cui questo faceva scandalo e si moltiplicavano le inchieste sul business della gestione dei migranti, quella che secondo Salvatore Buzzi era la vera cuccagna, da cui si ricavavano più soldi che trafficando con la droga.

L’ex capo delle coop che furono travolte dall’inchiesta battezzata dai pm Mafia capitale avrà anche esagerato allora, ma certo ha reso bene l’idea dei begli affari che si facevano con la gestione dei centri migranti. Poi è arrivato il governo giallo-verde, con Matteo Salvini e Luigi Di Maio che avevano cavalcato le polemiche sul business della gestione dei migranti, e da subito hanno tagliato i costi fissi giornalieri dei centri di accoglienza.

I costi dell’accoglienza

Ora la Lamorgese ha rialzato e non di poco quel plafond, sia pure con incrementi che variano a seconda della capienza dei centri di accoglienza. Prendiamo il modello più piccolo: un centro da 50 posti. All’anno costava fin qui 389.637 euro, con gli aumenti stabiliti dalla Lamorgese ora costa 524.505 euro, vale a dire il 35% in più di prima. Un centro da 100 posti costava 921.625 euro, ed ora si pagherà ogni anno 1.210.340 euro, con un incremento del 31,32%.

Aumentando i posti si dovrebbero ottimizzare i costi giornalieri pro capite e così in effetti avviene per i centri con 300 occupanti il cui costo annuale a pieno regime passa da 2,7 a 3,1 milioni di euro con una crescita più calmierata: il 13,78%. Ma crescendo ancora avviene l’esatto contrario: con 600 posti fino all’anno scorso (prezzi erano quelli dell’ultimo decreto Salvini) il costo annuale era di 3,8 milioni di euro. Ora sale a 5,54 milioni di euro, con un incremento del 44,13%. Lievitazione di costi simile per i centri di accoglienza di 900 posti, che ai contribuenti oggi con la scelta della Lamorgese, verranno a costare 8,1 milioni di euro l’anno rispetto ai 5,6 milioni che costavano prima: incremento del 44,08%.

Servizi green e psicologi

Che cosa spinge tanto verso l’alto i costi base dell’accoglienza della Lamorgese? Oltre ai servizi “green” che prima non venivano offerti, sono i costi del personale divisi per migrante a lievitare di più. In piccolissima parte perché si offre qualcosa di più alla paga oraria di alcuni operatori. Ma soprattutto perché si offre ai migranti ospitati nei centri italiani un servizio in più che non era previsto e che costa assai: quello dell’assistenza fornita da psicologi che operano con i migranti ospiti 8 ore a settimana nei centri fino a 50 posti, 16 ore in quelli fino a 100 posti, 24 ore a settimana in quelli fino a 300 posti e così a salire. La presenza oraria dovuta dagli psicologi è identica a quella degli assistenti sociali che spesso forniscono un sostegno non dissimile.

Alla fine con sbarchi che hanno triplicato gli arrivi rispetto al 2020 e decuplicato rispetto al 2019 e in media costi di accoglienza che aumentano di almeno un terzo rispetto al passato, la voce “immigrati” nel bilancio dello Stato italiano tornerà ai suoi massimi in un anno in cui di tutto c’era bisogno, salvo questo. Il primo a saperlo e dunque a soffrirlo è proprio il presidente del Consiglio, Mario Draghi…

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Letta: dopo Draghi c’è governo Meloni-Salvini, dobbiamo rovesciare la situazione

 

Letta: dopo Draghi c’è governo Meloni-Salvini, dobbiamo rovesciare la situazione

Letta e Salvini

“Il nostro compito è molto duro, da due anni a questa parte esiste un 40% di elettori che vota Salvini-Meloni. Questo vuol dire che o costruiamo una cosa più forte o, dopo Draghi, ci sarà Meloni-Salvini. Se fotografiamo la situazione oggi dopo Draghi ci sarà Meloni-Salvini, il nostro compito è rovesciare questa situazione. Non è semplice”.

Lo ha detto Enrico Letta a Fanpage. “Il nostro compito è costruire un centrosinistra largo che sia innovativo, che va a pescare nella società, nei movimenti ed è per questo che lancerò a luglio le Agorà democratiche, un grande percorso partecipativo per interni e esterni sul futuro della democrazia in Italia e il futuro del partito -spiega il segretario del Pd-. Vorrei che questo lavoro servisse per costruire un governo e una maggioranza dopo le elezioni, e in campagna elettorale, che si incontri col il M5s”. (Adnkronos)

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