COME RISOLVERE IL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO? INTRODURRE IL REFERENDUM FINANZIARIO OBBLIGATORIO A LIVELLO NAZIONALE, REGIONALE, LOCALE.

 

  • il Referendum Finanziario: cos’è e come introdurlo nei comuni italiani

    22 Giugno 2016

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    Postato in: referendum

    di Paolo Michelotto

    referendum finanziario

    il 4 maggio 2016 a Vignola (MO) oltre che di Scelta Partecipata avevo parlato anche del Referendum Finanziario, su esplicito invito del sindaco di Vignola, Mauro Smeraldi, molto interessato a questo strumento. Alla fine, comunque, almeno per il momento, non è stato introdotto nel nuovo statuto comunale di Vignola approvato il 21 Giugno 2016.

    Comunque riporto qui il testo presentato quella sera, per chi fosse interessato.

    Referendum finanziario

    La maggior parte dei Cantoni svizzeri ha il referendum finanziario facoltativo. Più della metà dei Cantoni ha il referendum finanziario obbligatorio.

    Dal:

    Rapporto della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale

    Iniziativa parlamentare – Introduzione di un referendum finanziario

    https://www.admin.ch/opc/it/federal-gazette/2007/7565.pdf

    …In effetti, diverse analisi dell’impatto del referendum finanziario nei Cantoni e nei

    Comuni forniscono prove empiriche dell’effetto di contenimento della spesa pubbli-

    ca di questo strumento. L’analisi di un insieme di dati cantonali (relativi al periodo

    1986–1997) e di dati comunali (del 1990 relativi a 134 comuni) ha consentito agli

    economisti Lars P. Feld e Gebhard Kirchgässner di constatare che un referendum

    finanziario obbligatorio ha per effetto la riduzione sia delle spese sia delle entrate.

    Secondo la loro indagine, nei Cantoni che hanno istituito un referendum finanziario

    obbligatorio, spese ed entrate pubbliche pro capite sono ampiamente inferiori

    (rispettivamente del 7 % e dell’11 %) a quelle degli altri Cantoni. Nei Comuni i

    risultati sono ancor più impressionanti, dove vige il referendum finanziario obbliga-

    torio le spese e le entrate pubbliche pro capite sono inferiori di circa il 20 per cento

    rispetto a quelle degli altri Comuni…

    Contenimento spesa pubblica:

    riduzione spese e entrate fino al 20% in meno degli altri cantoni dove non c’è questo strumento

    Come funziona il Referendum Finanziario Obbligatorio?

    Il Referendum Finanziario Obbligatorio prevede che ogni spesa straordinaria superiore ad una certa soglia debba essere approvata dai Cittadini. È previsto questo tipo di strumento anche per spese importanti che impegnano un Comune per molti anni a seguire.

    Come funziona il Referendum Finanziario Facoltativo?

    Prevede che ogni spesa tra due soglie limite, possa essere soggetta a Referendum Finanziario Facoltativo se i Cittadini raccolgono una percentuale delle firme dell’elettorato.

    Esempio Referendum facoltativo del Canton Ticino

    Costituzione Canton Ticino – Svizzera (337.000 abitanti)

    Aprile 2016 (1 FRS = 0,909 Euro)

    https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/20012210/index.html

    Art. 42 Referendum facoltativo

    Sottostanno al voto popolare se richiesto nei quarantacinque giorni dalla pubblicazione nel Foglio ufficiale da almeno settemila cittadini aventi diritto di voto oppure da un quinto dei Comuni:

    a) le leggi e i decreti legislativi di carattere obbligatorio generale;

    b) gli atti che comportano una spesa unica superiore a fr.1 000 000.- o una spesa annua superiore a

    fr. 250 000.- per almeno quattro anni;

    c) gli atti di adesione a una convenzione di diritto pubblico di carattere legislativo.

    Esempio Cantone Friburgo

    Art. 45 Referendum / a. obbligatorio

    Referendum

    a. obbligatorio

    Sottostanno obbligatoriamente al voto del Popolo:

    a.la revisione parziale o totale della Costituzione;

    b.gli atti del Gran Consiglio che comportino una nuova spesa netta superiore all’1 per cento del totale delle spese dell’ultimo conto di Stato approvato dal Gran Consiglio.

    Art. 46 Referendum / b. facoltativo

    b. facoltativo

    16000 aventi diritto di voto possono chiedere una votazione popolare su:

    a.leggi;

    b.atti del Gran Consiglio che comportino una nuova spesa netta superiore all’1/4 per cento del totale delle uscite dell’ultimo conto di Stato approvato dal Gran Consiglio o che vertono su crediti di studio d’importanza regionale o cantonale.

    2Il termine per la raccolta delle firme è di 90 giorni.

    Esempio comune di Poschiavo (Cantone Grigioni – Svizzera) 3500 abitanti

    http://www.poschiavo.ch/images/comune_poschiavo/leggi_regolamenti_ordinanze/Costituzione/Costituzione%20del%20Comune%20politico%20di%20Poschiavo%2011.10.pdf

    Art. 13 Referendum obbligatorio

    Le seguenti questioni comunali sottostanno obbligatoriamente al voto del Popolo:

    a) l’emanazione e la modifica di disposizioni costituzionali e leggi;

    b) gli affari, che nel caso singolo generano nuove uscite una tantum superiori a fr. 700′000.–;

    c) gli affari, che nel caso singolo generano nuove uscite annuali ricorrenti superiori a fr. 70′000.–;

    d) la costituzione di fideiussioni e partecipazioni, nonché la concessione di mutui che nel caso singolo superano fr. 700′000.-;

    e) gli affari riguardanti l’acquisto, la vendita, la permuta e la costituzione in pegno di proprietà fondiarie, nonché la costituzione e la cancellazione di diritti reali limitati, se la portata finanziaria della decisione supera fr. 700′000.–;

    f) il rilascio e la modifica sostanziale di concessioni di sfruttamento idrico, la costituzione di altri speciali diritti di con godimento e l’esercizio del diritto di riversione ai sensi della legislazione sul diritto delle acque;

    g) le decisioni della Giunta comunale concernenti le questioni di principio conformemente all’art. 17;

    h) gli oggetti che la Giunta comunale vuole porre in votazione con decisione a maggioranza;

    i) la decisione sulla creazione di una corporazione comunale o regionale o sulla relativa adesione;

    j) la decisione relativa all’aggregazione con altri Comuni.

    Art. 14 Referendum facoltativo

    1. Su richiesta di almeno 150 aventi diritto di voto sottostanno al voto del Popolo:

    a) il consuntivo, il preventivo e la determinazione del tasso fiscale;

    b) gli affari, che nel caso singolo generano nuove uscite una tantum superiori a fr. 400’000.– e fino a fr. 700′000.–;

    c) gli affari, che nel caso singolo generano nuove uscite annuali ricorrenti superiori a fr. 40′000.– e fino a fr. 70′000.–;

    d) la costituzione di fideiussioni e partecipazioni, nonché la concessione di mutui nel caso singolo superiori a fr. 400′000.– e fino a fr. 700′000.–;

    e) gli affari riguardanti l’acquisto, la vendita, la permuta e la costituzione in pegno di proprietà fondiarie, nonché la costituzione e la cancellazione di diritti reali limitati, se la portata finanziaria della decisione risulta superiore a fr. 400′000.–, tuttavia non supera fr. 700′000.–; oppure se l’affare riguarda l’acquisto, la vendita, la permuta e la costituzione in pegno di proprietà fondiarie nonché la costituzione di diritti di superficie di durata superiore a 30 anni di fondi edificabili con una superficie superiore ai 1′000 m2, rispettivamente di fondi non edificabili con una superficie superiore ai 3′000 m2;

    f) le decisioni della Giunta comunale su crediti suppletivi se e nella misura in cui in questo modo una voce nel preventivo viene superata di oltre il 20%, tuttavia almeno oltre fr. 150′000.–.

    g) le decisioni della Giunta comunale su crediti aggiuntivi se un credito d’impegno viene superato di oltre il 20%, tuttavia almeno oltre fr. 150′000.– .

    Art. 15. Procedura per il referendum facoltativo

    1. Dopo l’approvazione da parte della Giunta comunale, tutte le decisioni devono essere pubblicate sull’organo di pubblicazione ufficiale del Comune. Il preventivo e il consuntivo devono essere esposti presso la Cancelleria comunale con pubblicazione dell’esposizione sull’organo di pubblicazione ufficiale del Comune.

    2. Il termine per il referendum è di 30 giorni dalla pubblicazione.

    Nella domanda di votazione concernente il preventivo e il tasso fiscale dev’essere indicato quali voci vanno modificate con l’indicazione di massima di come ciò dovrebbe avvenire. Il referendum sul preventivo non è ammesso per posizioni dovute all’applicazione di disposizioni legali obbligatorie in vigore.

    3. La votazione, di regola, deve avvenire entro due mesi dalla scadenza del termine di referendum. La Giunta comunale formula un preavviso agli aventi diritto di voto.

    D. Votazioni su varianti e votazioni consultive

    Art. 16. Votazione su varianti

    1. La Giunta comunale può proporre una variante a un progetto sottoposto a referendum obbligatorio o facoltativo.

    2. Se ha luogo una votazione popolare, agli aventi diritto di voto, oltre al progetto principale, deve essere sottoposta anche la variante. Quest’ultima decade se non ha luogo una votazione popolare.

    Proposta di testo di Referendum Finanziario da inserire nello Statuto comune Vignola:

    Art. xx Referendum finanziario facoltativo

    Vengono sottoposti al voto popolare se richiesto nei quarantacinque giorni dalla pubblicazione da almeno 500 cittadini aventi diritto di voto, gli atti che comportano una spesa unica superiore a Euro XX o una spesa annua superiore a Euro YY per almeno quattro anni.

    Art. yy Referendum finanziario obbligatorio

    Vengono sottoposti al voto popolare gli atti che comportano una spesa unica superiore a Euro XXX o una spesa annua superiore a Euro YYY per almeno quattro anni.

    Qui la presentazione in formato pdf e ppt sugli argomenti: Parola ai Cittadini – Scelta partecipata – Referendum Finanziario

    presentazione vignola (MO) 04-05-16 pdf

    presentazione vignola (MO) 04-05-16 ppt

COME RISOLVERE IL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO? INTRODURRE IL REFERENDUM FINANZIARIO OBBLIGATORIO A LIVELLO NAZIONALE, REGIONALE, LOCALE.

 

Fondandoci sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento presentiamo la seguente iniziativa:

La Costituzione federale è completata come segue:

Sottostanno al referendum facoltativo i decreti federali concernenti i crediti d'impegno e i limiti di spesa che comportano nuove spese uniche o nuove spese ricorrenti superiori a un importo da stabilire. Occorre esaminare la possibilità di eventualmente sottoporre al referendum facoltativo anche determinati crediti a preventivo e garanzie superiori a un importo da stabilire.

L'introduzione di un referendum finanziario facoltativo consentirà agli aventi diritto di voto di esprimersi sui progetti di politica finanziaria di grande portata. In Svizzera la democrazia diretta esercita un influsso consolidato sulla gestione delle finanze. Le tasse e le spese sono più basse laddove la popolazione può partecipare direttamente al processo decisionale. L'esatto importo delle spese uniche o delle nuove spese ricorrenti deve essere ponderato accuratamente.

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Ecco, adesso stiamo tutti piu' tranquilli: L'ambasciatrice britannica Morris: "Tra Draghi e Johnson sintonia. Regno Unito e Italia hanno strategie economiche simili"

L'ambasciatrice britannica Morris: "Tra Draghi e Johnson sintonia. Regno Unito e Italia hanno strategie economiche simili"

L'ambasciatrice Jill Morris 
"A Londra sta a cuore mostrare cosa voglia dire una Gran Bretagna globale. Non possiamo rinunciare alla collaborazione"
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LONDRA. La “special relationship tra Italia e Regno Unito”, il G7 appena iniziato, che cosa lega Mario Draghi e Boris Johnson, il caso degli europei detenuti alla frontiera britannica, l’accordo bilaterale Italia-Regno Unito. Parla di questo e altro Jill Morris, 53 anni, ambasciatrice britannica in Italia dal 2016. Perché questo è un anno speciale per Regno Unito e Italia, il cui legame, nonostante il recente scisma della Brexit, è più forte che mai.

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Un tempo solo Piccoli, Storti e Malfatti, ora un failed state: Caso Moro, nuova inchiesta a Roma: l'ex Br Paolo Persichetti indagato

 

Caso Moro, nuova inchiesta a Roma: l'ex Br Paolo Persichetti indagato

Le ipotesi di reato sono l'associazione sovversiva finalizzata al terrorismo e il favoreggiamento. Al centro della nuova inchiesta la divulgazione di materiale riservato "acquisito e/o elaborato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro"
1 minuti di lettura

Il caso Moro torna al centro di un'altra inchiesta della procura di Roma. Le ipotesi di reato sono l'associazione sovversiva finalizzata al terrorismo e il favoreggiamento e indagato nel procedimento è l'ex Br Paolo Persichetti nei cui confronti l'8 giugno scorso è anche scattata una perquisizione.

Al centro della nuova inchiesta, che fonda su un'informativa della Digos del 9 febbraio scorso, la divulgazione di materiale riservato "acquisito e/o elaborato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro", si spiega nel decreto firmato dal sostituto Eugenio Albamonte insieme al procuratore Michele Prestipino. Da qui la perquisizione all'ex terrorista, che oggi è un ricercatore storico, autore tra l'altro di diversi libri proprio sul caso Moro, per individuare i canali attraverso i quali sarebbe entrato in possesso del materiale riservato e "i circuiti attraverso i quali detto materiale è venuto nella disponibilità di terze persone presso le quali la polizia giudiziaria ne ha accertato la disponibilità".

Negli anni '80 nelle Brigate Rosse-Unione dei Comunisti, compagno di 'esilio' a Parigi con Cesare Battisti, Oreste Scalzone e tanti altri fuoriusciti italiani, Persichetti è stato il primo ex terrorista estradato in Italia dalla Francia. Il suo fu un caso giudiziario e politico. Nel 1993 Persichetti venne arrestato a Parigi, dove era arrivato legalmente prima della condanna in contumacia a 22 anni per banda armata e concorso morale nell'omicidio del generale Licio Giorgieri. Venne arrestato e liberato dopo 14 mesi, grazie all'intervento del presidente francese François Mitterand, e, nonostante alla fine il governo Balladur avesse deciso a favore della sua estradizione in Italia, a stopparne l'esecuzione fu l'arrivo all'Eliseo di Jacques Chirac, contrario a rimettere in discussione la dottrina Mitterrand. La vicenda si chiuse quasi dieci anni dopo: il 24 agosto del 2002, dopo essere stato fermato dalla polizia francese, l'ex Br venne consegnato nel corso della notte alle autorità italiane sotto il tunnel del Monte Bianco in virtù di quell'estradizione concessa ma mai eseguita.

Un tempo solo Piccoli, Storti e Malfatti, ora un failed state: Italy starts to look, locally, like a failing state

 


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Italy starts to look, locally, like a failing state



The waste fiasco in Naples exposes fatal flaws in Italy's local and regional government

The Guardian

Only a fortnight before the government led by Romano Prodi collapsed, the annual seminar organised for UK journalists by the Italian embassy in London had heard sanguine reports from senior ministers about progress. In the 20 months since Prodi's unwieldy coalition took office, the public finances have been taken in hand - spending cut (in proportion to GDP) and state debt similarly, along with reductions in the budget deficit. The coalition had registered successes on pension reform and in the fight against tax evasion; Italian exports were blooming, unemployment had fallen.

But, as one minister put it, members of the centre-left coalition had not been "homogeneous in its attitudes towards fiscal prudence" and measures to liberalise the public sector had stalled in the senate. There the Prodi government met its fate, plunging the country into yet another protracted period of political instability leading to (yet another) election which is likely, unless the electoral system is reform, to produce future trouble.

Some commentators were tempted to apply the dread phrase failed state to Italy. That is exaggerated and premature as far as the Italian state goes, but might apply to aspects of regional and local government, at least in southern Italy. The saga of waste disposal in Naples and the surrounding region of Campania has illustrated the limits of localism; there may be lessons here, too, about outsourcing and the politics of recycling and refuge to be heeded by policy makers elsewhere. All jurisdictions in western Europe face issues to do with the planning and location of landfill sites and incineration plants but the fact there has been a kind of bidding war between the environmental services companies such as Veolia and Albertis to handle the Naples' waste shows some are more accommodating than others.

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Un tempo solo Piccoli, Storti e Malfatti, ora un failed state: The Coronavirus Exposed the West’s Weakest Link

 

The Coronavirus Exposed the West’s Weakest Link

Italy rallied after being hit hard by the pandemic. But it is not out of the woods.

A Bergamo cemetery worker in April (Alex Majoli / Magnum)

In Europe, Italy was hit hardest by the pandemic because it was hit first. Hospitals filled up with patients; one local newspaper was so overwhelmed with obituaries that it published only thumbnail-size ones. The entire country was subject to draconian restrictions, the strictest in the West.

Still, Italy rallied: Infections are now under control, a contact-tracing system is in place, and its economy and borders have reopened, although not to visitors from the United States. Tourist-dependent cities like Rome, Florence, and Venice are still suffering, but Milan, the country’s economic engine, is slowly coming back to life.

Italy is not out of the woods, though. It has the third-largest economy in the European Union, after Germany and France, and the second-highest public debt as a percentage of the economy, after Greece. It is led by a weak coalition government. Its middle class is struggling, its social mobility declining, and its poverty rising. Its gross domestic product is expected to drop by about 11 percent this year. The country’s interior minister recently warned of possible social unrest this fall if businesses fail and lay off workers. In the meantime, organized crime is poised to pick up some of the slack by offering loans at usurious rates. Its population is declining—the country registers more deaths than births, while the percentage of citizens emigrating rose 16 percent from 2018 to 2019, even before the pandemic hit. It has among the lowest female-employment levels in the EU. Its faith in the EU project is flagging, and a right-wing populist opposition party, which is leading in polls, is under investigation for illegal dealings with Russia.

The coronavirus has decidedly confirmed Italy’s place as the weakest link in the West—the biggest country with significant economic and political instability; a proxy battlefield in Western Europe between American, Chinese, and Russian influence; and the most serious threat to the future viability of the European Union. “Italy is the sick man of Europe,” as Marc Lazar, a political-science professor at Sciences Po in Paris and Luiss University in Rome, put it to me.

The problem for Europe, and for the world, is that Italy’s illnesses could be contagious. Much like the coronavirus itself, no domestic response will be truly sufficient on its own to address what is ailing the country. The virus has exposed a distinct lack of international cooperation and coordination, and that, too, contributes to why Italy is at risk. The tensions run both ways: Not only do Italy’s own struggles bode poorly for Europe, but the EU’s political dysfunction increases the challenges for the country. The early signs for Italy are not good.

A COVID-19 unit in Brescia in March (Lorenzo Meloni / Magnum)

Up until now, Italy has managed the COVID-19 crisis as well as it could. During the lockdown, fear of death led to strong social cohesion and faith in institutions. The collapse of the tourism sector and other industries will have dire consequences, but the country has strong survival instincts. Ninety percent of Italian businesses have fewer than 90 employees, and Italy’s small and medium-size businesses, many of them family owned, are deft and flexible, the backbone of the country. Italy has a stronger social safety net certainly than the United States, as well as deep reserves of private savings. Italians—unlike French citizens—tend not to expect too much from the state and manage to find creative work-arounds without top-down solutions.

“Every time we thought that this country was dead, or in any case on the brink of catastrophe—such as after the Second World War, during the strikes of the 1970s, the years of left- and right-wing terrorism … the country has always demonstrated an incredible capacity for revival,” Lazar told me. “There’s an Italian genius, an inventiveness, an Italian creativity,” he said. “That’s what history teaches us.”

But now comes the harder part. The same qualities that make Italy so good at managing emergencies are what could hold it back.

For weeks, European leaders have been debating the size and composition of an EU-wide recovery fund, one that they have now agreed will total 750 billion euros, or $850 billion, deemed necessary to stave off a total economic collapse among the Continent’s weakest economies—Italy chief among them. The sum is enormous, but the details are crucial, opening the door to what is known as the mutualization of debt, effectively tying EU member states closer together by making them jointly issue loans.

Europe already stands accused of letting Italy down at its moment of greatest need—when hospitals were overwhelmed and Rome asked for supplies and aid, European nations initially looked the other way, before eventually offering support. That may have already been too late, coloring Italians’ views of their neighbors. With the bailout package, the EU was again divided. The Netherlands, Austria, Denmark, Sweden, and Finland had been wary of endorsing the plan out of a historic reluctance to send money to what they see as the profligate countries of the South. (Never mind that Italy didn’t bring the virus upon itself, and that the countries in the euro zone are deeply interconnected.)

Within Italy, too, there is intense political debate about the funds. The country’s coalition government is supportive of the plan, but the right-wing opposition League party has been critical, saying the support would come with too many strings attached.

Yet beyond the political squabbles, whether in Rome or other European capitals, lies a greater challenge: To make effective use of the EU funds, Italy needs political vision, something it has singularly lacked for decades. Following the introduction of the euro in 2002, Silvio Berlusconi dominated the political landscape. The former prime minister’s cult of personality and sex scandals took center stage, rivals were united only in opposition to him, and Italy lost years to mismanagement of its economy. Berlusconi left power at the height of the European debt crisis, in 2011, but the country’s economy never fully recovered.

The EU plan recommends that countries spend the funding on long-term investments like green technology and digital infrastructure, areas in which Italy lags. This poses difficult questions. When does the present become the future? When you’ve rallied to put out a fire like the coronavirus, how do you begin to rebuild? “If the future isn’t the same as the past, how can we live if we only exist in the present, without planning, hope, or imagination?” the columnist Ezio Mauro recently wrote in La Repubblica, a center-left daily. A shrinking middle class and networks of local interest groups, Mauro continued, “can easily trap weak political leadership into placating them, rather than articulating a plan to transform the country.”

Italy’s largest political parties are more and more disconnected from the European mainstream, with none presenting a far-reaching vision of what a modern Italy could look like. The governing Five Star Movement, a contradictory collection of environmentalism and right- and left-wing policies, is the largest party in Parliament, but it trails in the polls. Its coalition partner, the center-left Democratic Party, has been treading water for years and, unlike other aging movements, such as those in France, lacks a Macron-like figure who can reinvent it. Neither is as popular as the League, led by Matteo Salvini, who has ridden a nationalist, anti-immigrant message and savvy use of social media to the top of the polls.

The Colosseum in March (Lorenzo Meloni / Magnum)

“I used to say that Italy was a great laboratory for political ideas, the ‘Silicon Valley’ of populism, and that there were lessons to learn from Italy that could spread,” Giuliano da Empoli, an erstwhile adviser to former Italian Prime Minister Matteo Renzi, told me. “Now it’s no longer a laboratory; it’s a loose cannon.”

To make matters worse, Italian support is declining not just for the EU, but possibly for democracy itself: A poll in La Repubblica in May found that 34 percent of Italians believed suspending democracy was acceptable in the face of a public-health crisis. With the pandemic, there’s an unpredictable element of free-floating anger that tends toward anti-political sentiment. In recent weeks, a new far-right group calling itself the “Orange Vests,” after France’s “yellow vest” anti-government protest movement, has taken to piazzas with a mix of anti-vax and anti-establishment anger. Meanwhile, a grassroots left-wing movement called the Sardines, which held large demonstrations across Italy in December and January, pushing back the right-wing populist tide, has largely faded away with the pandemic, even if the sentiments behind it have not.

All of this contributes to the “loose cannon” quality that da Empoli described. Lazar and others I spoke with see a worst-case scenario as a government collapse that brings Salvini to power. (Lazar said there wasn’t a best-case scenario, but the “less worse” one would be if Italy could manage the EU recovery funds with a government of national unity. “But it’s hard to see this happening,” he added.) A more likely scenario might be the slow diminishing of the government’s legitimacy, which some politicians would see “as an opportunity to reshuffle the cards,” Riccardo Alcaro, the research coordinator at the Istituto Affari Internazionali, a Rome-based think tank, told me. That would create a “new distribution of power, competencies, and posts”—that is, control over the ministries that would have control over distributing money. Political survival through favor trading.

Twenty years ago, Italy had five of the 20 richest cities in Europe in terms of GDP per capita; today it has only one, Milan. After the Second World War, Italy emerged from fascism and became a democracy, then a founding member of the euro. Today it remains both a pillar of the European project and a bellwether of lack of faith in the project.

A decade ago, when I lived in Rome, I watched Italy pull through the debt crisis thanks to a series of wildly unpopular technocratic and semi-technocratic governments, who introduced austerity measures that subsequent governments undid. Today, as the pandemic has pushed Italy into the biggest crisis since World War II, those with political vision don’t have political power, and those with political power lack vision.

And yet Italy’s problems don’t stop at the border. Giovanna De Maio, a visiting fellow at the Brookings Institution, summed it up. “If Italy fails,” she told me,“Europe fails.”

Rachel Donadio is a Paris-based contributing writer at The Atlantic, covering politics and culture across Europe.

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