Dittatura sanitaria? No, dittatura del capitale

 

Dittatura sanitaria? No, dittatura del capitale

Appare evidente come il governo italiano abbia lasciato passare l’intera estate senza sostanzialmente prepararsi alla “seconda ondata”, ampiamente prevedibile in quanto statisticamente estremamente probabile e che è restato sostanzialmente inerte nonostante i continui avvisi della comunità scientifica che la paventavano in continuazione. È spontaneo focalizzarsi soprattutto sulla nostra condizione nazionale ma, a ben vedere, la cosa va ben oltre il governo con cui ritroviamo a che fare direttamente.

Infatti, considerando come tali solo gli Stati indipendenti e non – come ad esempio quelli statunitensi – sono in totale 208 gli Stati del mondo:[1] ebbene, a quanto ci risulta, nessuno dei loro governi si è particolarmente distinto da quello italiano. Nessuno, insomma, ha operato nella direzione di ampliare significativamente, quantitativamente e qualitativamente il sistema sanitario, i trasporti pubblici, la sicurezza sui luoghi di lavoro privati e quant’altro serviva ad affrontare al meglio il prevedibilissimo ritorno del COVID-19, sia nell’ottica di diminuirne l’intensità infettiva sia nell’ottica di diminuirne il tasso di letalità.

Facciamo allora una sorta di esperimento mentale: supponiamo che il 21 giugno, presso i luoghi deputati – legali o illegali secondo le legislazioni dei singoli paesi – un qualunque abitante del pianeta si fosse presentato a scommettere che nemmeno uno dei 208 governi mondiali avrebbe agito nel senso della sostanziale messa in atto dei modelli di prevenzione prima descritti. Personalmente chi scrive non ha mai fatto una scommessa in termini monetari ma, da studioso di calcolo delle probabilità, sa bene che molto probabilmente una simile scommessa sarebbe stata difficilmente accettata. Infatti, nonostante l’apparente improbabilità di vittoria ed anzi proprio per questa, il “banco”, dovendo accettarla con un altissimo tasso di vincita in rapporto ai soldi scommessi, avrebbe preferito non rischiare di dover sborsare una enorme somma di fronte ad un introito molto ridotto in caso di sconfitta.

Avrebbero fatto benissimo, dal loro punto di vista, perché è esattamente quello che è successo. Ora sempre il calcolo delle probabilità ci dice che, quando un evento all’apparenza così improbabile si verifica, i singoli eventi quasi sicuramente non sono per niente indipendenti tra di loro ma, al contrario, esiste un fattore condizionante comune che, se considerato, lo avrebbe reso altamente prevedibile.[2] La domanda da porsi allora è: quale può essere stato questo fattore comune condizionante la sostanziale unanimità delle politiche a livello mondiale?

A questo punto conviene tornare indietro con la memoria di trent’anni circa, a quegli anni novanta del secolo scorso in cui si iniziarono a discutere – poi purtroppo ad approvare e, soprattutto, mettere in atto – i famigerati “accordi di libero commercio”. Come ben sa chiunque di noi si sia interessato della faccenda in quanto coinvolto dal movimento contro la globalizzazione capitalistica di quegli anni, quegli accordi prevedevano una specifica politica di indirizzo anche sullo “stato sociale” e, di conseguenza, sui servizi pubblici e sulle condizioni di lavoro. In quegli anni Umanità Nova ha dedicato numerosi articoli alla questione ma, poiché gli anni sono passati, conviene rinfrescare un minimo la memoria.

Con la costituzione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization – WTO) il 15 aprile 1994 tramite gli accordi di Marrakech[3] che trasformavano il precedente Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (General Agreement on Tariffs and Trade – GATT), del 1947 in un’organizzazione internazionale dotata di personalità giuridica che coinvolge 158 Stati, si sono susseguiti un’enorme numero di “accordi di libero scambio” che, alla fine, hanno coinvolto la pressoché totalità degli stati mondiali. Accordi diversi che hanno però, fin dalla costituzione del WTO nel 1994, un punto in comune, che costituisce la loro vera essenza: la “salvaguardia dei legittimi interessi degli investitori” o formule analoghe.

Esemplifichiamo il senso di queste formule, che venne denunciato ampiamente dal movimento contro la globalizzazione capitalistica. Io sono un investitore che decide di operare all’interno di un determinato paese – un altro o talvolta anche il proprio – date determinate condizioni legislative, sociali e contestuali: questi accordi mi tutelano nel senso che queste condizioni non possono essere mutate dai governi a mio sfavore, andando quindi contro i miei “legittimi interessi” e, contro questa eventualità, sono previste specifiche sanzioni internazionali. Citiamo qui solo uno dei più recenti di questi accordi, che riguardano direttamente proprio il settore sanitario: il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) che ha come obiettivo quello di integrare i mercati di Unione Europea e Stati Uniti d’America, riducendo i dazi doganali e rimuovendo le “barriere non tariffarie”, insomma le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie. In caso di deviazioni dall’accordo in questione, gli investitori potranno citare in giudizio i governi che, se riconosciuti colpevoli, saranno obbligati a pagare forti sanzioni pecuniarie.[4]

Esemplifichiamo ancora. Io ho deciso di investire, date le condizioni presenti in un determinato paese, nei settori che citavamo all’inizio: sanità, trasporti, aziende di vario tipo. Cosa accade se il governo di quel paese decide di migliorare qualitativamente e quantitativamente il servizio sanitario, quello dei trasporti e di inserire obbligatorie e costose misure di prevenzione sanitaria nelle aziende? I miei investimenti verranno condizionati negativamente, in altre parole quel determinato governo ha agito contro i miei “legittimi interessi” ed io potrò far riferimento alle prassi sanzionatorie degli accordi internazionali che quello stesso governo ha sottoscritto.

A tutto ciò va aggiunto un piccolo ma non insignificante particolare: questi accordi, per usare un eufemismo, non sono del tutto palesi. Spesso ciò che conosciamo pubblicamente è solo la facciata ideologica, i cui articoli rimandano a specifici accordi applicativi e, questi ultimi molto raramente, per non dire mai, sono resi pubblici. I livelli sanzionatori sono assai spesso parte di questi “sotto accordi” e questo mi fa venire in mente un trafiletto in prima pagina del primissimo numero di questo settimanale, un secolo fa, che denunciava gli accordi militari segreti che si continuavano a fare nonostante la promessa che si sarebbe abbandonata questa pratica. Infatti, se oggi gli storici possono studiare in dettaglio gli accordi tra le grandi potenze di un secolo fa che furono una delle cause scatenanti la Prima Guerra Mondiale lo si deve solo ad un fatto: i rivoluzionari russi che ne erano venuti in possesso li resero pubblici. Altrimenti non ne sapremmo quasi nulla e, temo, la situazione riguardo i vari “accordi di libero scambio” contemporanei sia molto simile e non ne sapremo quasi nulla almeno fino ad un altra rivoluzione che apra gli archivi delle cancellerie mondiali…

Tornando al punto principale, quanto questa cosa ha condizionato l’unanime operato dei governi mondiali di cui parlavamo all’inizio? È questo il fattore unificante non considerato che ha sostanzialmente uniformato le loro politiche? Ovviamente non siamo stati presenti alle riunioni in merito dei 208 governi mondiali per cui la certezza assoluta non ce l’abbiamo però, onestamente, non ci viene in mente altro salvo il verificarsi casuale di una notevole improbabilità statistica. A rafforzare poi questa impressione ci vengono in mente due episodi nostrani che danno l’idea, il primo, di quanto pesi il ruolo di sanzioni economiche nei rapporti tra governi ed aziende, il secondo, di quanto pesi l’interiorizzazione ideologica di una sudditanza dei governi nei confronti di un’azienda persino in mancanza della minaccia di sanzioni.

Il primo è il caso della tragedia del Ponte Morandi. Di fronte allo sdegno popolare il governo di allora – compresi quelli che all’epoca avevano approvato gli accordi di concessione – ha minacciato fuoco e fiamme contro l’azienda concessionaria; poi, di fronte alla lettera degli accordi capestro che erano stati firmati che prevedevano sanzioni salatissime in caso di revoca per un qualsivoglia motivo, ha fatto una repentina marcia indietro nonostante le continue figuracce in merito cui, al massimo, si cerca di mettere qualche pezza a colori che non riesce a nascondere la sostanza della cosa.

Il secondo è il caso del risultato a tavolino della partita Juventus-Napoli, che non si era potuta giocare perché l’ASL di Napoli aveva messo in quarantena la squadra napoletana. Il giudice sportivo, applicando alla lettera il regolamento sportivo e senza alcuna considerazione del contesto oggettivo, non solo ha dato la vittoria a tavolino alla Juventus ma ha anche affibbiato al Napoli un punto extra di penalizzazione. Nonostante il fatto che si trattasse di un semplice regolamento associativo evidentemente subordinato a disposizioni legislative e sanitarie nazionali che altrettanto evidentemente la giustizia sportiva aveva deciso di ritenere assolutamente ininfluente, di fronte ad una palese messa in mora del suo operato il governo italiano non ha mosso un dito e nemmeno la bocca, se è per questo. Ah, già, oramai anche le squadre sportive sono aziende…

Non so perché ma ogni volta che qualcuno mi parla di una “dittatura sanitaria” divento rapidamente antipatico: se proprio sono di buon umore mi limito a rispondergli “magari… è molto ma molto peggio di così”. Sarà forse perché ho l’impressione che siamo di fronte ad una dittatura del capitalismo internazionale e che parlare di una dittatura sanitaria, di là della buona fede dei singoli, nasconde la subordinazione delle nostre vite agli interessi dei potenti del mondo? Se davvero fossimo di fronte ad una “dittatura sanitaria” il comportamento dei governi sarebbe stato l’esatto inverso di quello che stiamo tutti lamentando: come abbiamo argomentato finora, è assai probabile, invece, che siamo di fronte ad una dittatura dei “legittimi interessi” dell’1% dell’umanità nascosta dietro l’affermazione infondata di seguire gli indirizzi di politiche sanitarie volte al benessere collettivo.

Enrico Voccia

NOTE

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_del_mondo

[2] https://www.youmath.it/lezioni/probabilita/probabilita-discreta.html . In generale, il calcolo delle probabilità parte dal presupposto che gli eventi supposti indipendenti non siano appunto “truccati” – si pensi ad esempio ad un dado appesantito o ad un urna in cui siano stati messi più numeri uguali. Ciononostante, esso può aiutarci anche nell’individuare situazioni “truccate”: come dicevamo prima, quando ci troviamo di fronte ad un’enorme improbabilità che si verifica – in questo caso è come se 208 giocatori avessero tutti giocato a testa e croce e fosse uscito a tutti “testa” – in un caso del genere, è più che ragionevole presumere che ci sia in atto un fattore nascosto condizionante tutti gli eventi – continuando nell’esempio precedente, ad esempio, una moneta truccata.

[3] https://www.eticapa.it/eticapa/organizzazione-mondiale-del-commercio-wto-accordo-di-marrakech/?cn-reloaded=1

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/TTIP_in_ambito_sanitario

QUANDO UNA NAZIONE HA UNA CORTE COSTITUZIONALE NEGAZIONISTA DEI DIRITTI POLITICI CIVILI E UMANI DEI SUOI CITTADINI: LA CUPOLA PARTITOCRATICA COLPISCE ANCORA

 

Corte Costituzionale sulla Dittatura Sanitaria – Altro Schiaffo ai Negazionisti

Dopo i DPCM, la Corte Costituzionale si è pronunciata anche sulla dittatura sanitaria.

Devo confessare che provo una certa tenerezza per i sostenitori della “dittatura sanitaria” che si stanno arrabattando in ogni modo per dimostrare che sia in atto un colpo di Stato del Governo, che tutte le misure prese da un anno a questa parte siano illegittime e che quindi l’intero operato sia assolutamente contrario alla Costituzione. E sulla base di questo continuano da mesi a dire “vedrai quando la Corte Costituzionale si pronuncerà!

Io non vedevo l’ora che accadesse. Più passa il tempo, infatti, più le pronunce sul punto iniziano ad arrivare davvero, e una ad una smontano, tassello per tassello, l’impianto cospiratorio dei negazionisti.

Dopo la sentenza, già vista in questo articolo, nella quale la Corte Costituzionale, pur giudicando su altro, ha espressamente scritto che l’operato del Governo attraverso i DPCM è assolutamente in linea con la Costituzione, è la volta dell’ordinanza che ha giudicato di recente sul ricorso proposto dall’On. Sgarbi e dall’On. Cunial, che si sono rivolti alla Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato.

Si tratta di una delle azioni sulla quale i negazionisti facevano grande affidamento, perché secondo loro il Governo, agendo per decreti legge e DPCM, avrebbe di fatto esautorato la funzione parlamentare, sostituendosi all’organo legislativo. Se la Corte avesse dato ragione ai due onorevoli, avrebbero finalmente avuto la prova della “dittatura sanitaria”.

Cosa ha detto la Corte Costituzionale?

La decisione della Corte Costituzionale sulla dittatura sanitaria

Stiamo parlando dell’Ordinanza n. 66/2021 – che trovate a questo link – uscita il 10 marzo 2021.

Seguiamo i passaggi essenziali.

La Corte rileva innanzitutto che il ricorrente lamenterebbe, “in punto di ammissibilità, che il conflitto riguarderebbe l’illegittima invasione da parte del Governo delle prerogative del singolo parlamentare, al quale sarebbe stato negato il diritto di dire e contraddire nell’ambito del processo democratico parlamentare” e che “la delega – mediante decreto-legge – da parte del Governo al suo Presidente, per l’adozione di norme aventi l’effetto di sospendere i diritti fondamentali costituzionali, violerebbe gli artt. 76 e 77 Cost., negando il ruolo del Parlamento nell’adozione delle norme di legge“.

E tutto ciò sarebbe avvenuto “in violazione: dell’art. 76 Cost., che consente la delega di funzioni legislative all’intero Governo «nella sua composizione collegiale» e non al solo suo Presidente, esclusivamente previa determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e per oggetti definiti; dell’art. 77 Cost., che consente l’uso del decreto-legge «(sempre con la garanzia della collegialità del Consiglio dei ministri)» solo in casi di straordinaria necessità e urgenza; di diritti fondamentali inviolabili costituzionalmente garantiti“.

Per sostenere questa ricostruzione, l’On Sgarbi cita a supporto una sentenza della stessa Corte Costituzionale, la n. 17/2019.

Orbene, la Corte parte proprio dalla sentenza citata da Sgarbi e fa notare che in effetti “l’ordinanza n. 17 del 2019 di questa Corte ha riconosciuto l’esistenza di una sfera di prerogative che spettano al singolo parlamentare, e ha affermato che esse possono essere difese con lo strumento del ricorso per conflitto tra poteri dello Stato” (…) che la stessa ordinanza n. 17 del 2019 ha inoltre precisato che «[l]a legittimazione attiva del singolo parlamentare deve […] essere rigorosamente circoscritta quanto al profilo oggettivo, ossia alle menomazioni censurabili in sede di conflitto“. Quindi, ben può un parlamentare sollevare la questione del conflitto di attribuzioni se ritiene che vi sia stata una “sostanziale negazione o un’evidente menomazione delle sue prerogative costituzionali“.

Tuttavia, rileva la stessa Corte che questa presunta espropriazione del potere “sarebbe stata legittimata da atti governativi aventi forza di legge, convertiti dallo stesso Parlamento“. Il che appare contraddittorio, dal momento che è lo stesso On. Sgarbi ad ammettere che “il Parlamento abbia convertito, con modificazioni, il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6 (Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19), nella legge 5 marzo 2020, n. 13, con il voto contrario di due soli deputati, l’on. Cunial e, appunto, l’on. Sgarbi“. Pertanto, la Corte non comprende in che modo le sue prerogative di parlamentare siano state espropriate, avendo lui regolarmente potuto esprimere il suo voto, né dove si sarebbe verificata questa “espropriazione” di potere del Governo sul Parlamento, dal momento che è stato lo stesso Parlamento a delegare quelle funzioni al Governo, tra l’altro con una sostanziale unanimità (gli unici voti contrari erano quello di Sgarbi e della Cunial).

Pertanto, rileva la Corte Costituzionale, “dalla medesima narrativa del ricorso emerge come non sia mancato il confronto parlamentare e come i deputati abbiano avuto la possibilità di esercitare le proprie funzioni costituzionali, nel corso dei «passaggi parlamentari», principalmente in sede di conversione in legge dei decreti-legge indicati in ricorso” e quindi che, “in definitiva, è la prospettazione stessa del ricorrente ad attestare l’inesistenza di «violazioni manifeste delle prerogative costituzionali» poste a garanzia dello status dei parlamentari nell’ambito del procedimento legislativo, e in particolare della facoltà, necessaria all’esercizio del libero mandato parlamentare, di partecipare alle discussioni e alle deliberazioni esprimendo «opinioni» e «voti»“.

In sostanza: secondo la Corte Costituzionale il Governo non ha usurpato alcun potere e sono le stesse affermazioni dell’On Sgarbi a dimostrarlo. Quindi, la Corte Costituzionale sulla dittatura sanitaria sembra non avere nulla da dire, dato che tutto si è svolto secondo le consuete procedure costituzionali.

Non che questa sentenza mi abbia in qualche modo stupito: più volte sui miei canali avevo assicurato che non vi fosse alcuna espropriazione di potere, come potete verificare dal mio video sulla “Dittatura sanitaria” per ogni approfondimento:

Ma almeno, finalmente, a dirlo chiaro e tondo non è più il sottoscritto, ma il vertice giudiziario del nostro Paese.

E ora aspettiamo di vedere a cos’altro si attaccheranno i negazionisti.

P.T.

L'esportazione delle fregate

 

Commessa in Indonesia, Fincantieri leader nel settore delle fregate

Grazie al contratto chiuso con il Paese asiatico l'azienda italiana si assicura un ruolo di primo piano nel comparto strategico delle piccole imbarcazioni militari: sono venti le navi modello "Fremm" già costruite o ordinate

GRANDE ITALIA!

 

Le Autostrade passano di mano, firmata la vendita a Cdp-Blackstone-Macquarie

(ansa)
Obbiettivo del consorzio è quello di assicurare stabilità nella gestione a lungo termine di un'infrastruttura essenziale per l'economia del paese. Anche l'11,94% di Allianza, Edf e Silk Road potrebbe essere venduto. La soddisfazione dei vertici di Blackstone
1 minuti di lettura

Pagamenti della Pa, addio ritardi: ora si versa con tre giorni di anticipo. Mancano però 3 milioni di fatture del 2020 per 10 miliardi

 

Pagamenti della Pa, addio ritardi: ora si versa con tre giorni di anticipo. Mancano però 3 milioni di fatture del 2020 per 10 miliardi

(ansa)
L'Italia è ancora lontana dall'obiettivo di saldare le fatture entro 30 giorni, come prevede una direttiva Ue. Lo fa in media a 45 giorni: erano 74 nel 2015. L'anno scorso pagati 142,7 miliardi su 152,7 miliardi fatturati dalle imprese. Solo il 74% dei pagamenti nei limiti Ue
1 minuti di lettura

ROMA - Non siamo ancora ai 30 giorni previsti dalla direttiva Ue numero 7 del 2011 - oramai dieci anni fa - ma ci stiamo avvicinando. Nel 2020 il tempo medio impiegato dalla Pubblica amministrazione per saldare le fatture commerciali è sceso a 45 giorni, per la prima volta con un anticipo - seppur di soli 3 giorni in media - rispetto alla scadenza della fattura.

E c'è da esultare per questi 45 giorni. Nel 2015 eravamo a 74 giorni con 27 di ritardo sulla scadenza. Poi una lenta discesa: 66 giorni nel 2016, 61 nel 2017, 55 nel 2018, 48 nel 2019. Fino ai 45 giorni dell'anno scorso. E così pure per il ritardo sulla scadenza - dai 27 giorni del 2015 a 1 giorno nel 2019 - diventato nel 2020 un mini-anticipo di 3 giorni.

L'anno della pandemia - certifica il Mef, Ministero dell'economia, in base ai dati estratti dalla Pcc, la Piattaforma per i crediti commerciali - la Pubblica amministrazione ha ricevuto 27,9 milioni di fatture commerciali per un importo totale dovuto di 152,7 miliardi. L'88% è stato pagato - 24,7 milioni di fatture - per quasi il 96% dell'importo e cioè 142,7 miliardi.

Non tutti i comparti della Pa si sono comportati allo stesso modo. Tra i più efficienti nel 2020 spiccano gli enti del Servizio sanitario nazionale e il comparto delle Regioni e Province autonome che fanno segnare le migliori performance nell'ultimo triennio. Nel 2020 i tempi medi di pagamento scendono rispettivamente, sul 2018, da 57 a 41 giorni (Ssn) e da 45 a 31 giorni (Regioni).

Pur non rientrando ancora nei 30 giorni prescritti dall'Europa, l'Italia mostra un deciso miglioramento. La quota di pagamenti che rientra nel termine europeo passa infatti - per il totale delle Pa - dal 64,9% delle fatture emesse nel 2018 al 74,1% di quelle emesse l'anno scorso. Migliorano soprattutto Ssn e Regioni: da 70,3 a 73,2% il Ssn e da 80,7 a 81,5% le Regioni.

CHE COS'E' L'ASSEMBLEA COSTITUENTE PERMANENTE DEL POPOLO ITALIANO?



IL VERO GOVERNO DELL'ITALIA: VOTATE VOTATE VOTATE

Coreper I - Consilium

 

 Grand Duke Henri Receives COREPER II

 

 https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTjcOvoBVvsKjWfYUPO0UfYtImeNo7u9v3wNIjJOiMHbJmjdjaG0kXIN7ALcHU5rY2g7oM&usqp=CAU

 

 

 

 

 

 

 

 

 COREPER II

IL VERO GOVERNO DELL'ITALIA: VOTATE VOTATE VOTATE

 

Comitato dei rappresentanti permanenti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER, dal francese Comité des représentants permanents) è un organo del Consiglio dell'Unione europea, composto dai capi o vice-capi delegazione degli stati membri presso l'Unione europea e da un alto numero di comitati e gruppi di lavoro ad esso subordinati[1]. Il suo compito principale è preparare gli incontri a livello ministeriale del Consiglio dell'Unione europea. Il COREPER svolge un ruolo fondamentale nell'elaborazione delle politiche dell'Unione europea, dato che gran parte dei negoziati tra gli stati membri sulle decisioni da prendere si svolge al suo interno.

Storia

Nel 1953 il Consiglio della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio decise di istituire una commissione di coordinamento ("COCOR") formata da due alti funzionari per ogni stato membro. Tale commissione era incaricata di preparare e facilitare i lavori del Consiglio[2].

L'innovazione introdotta nel 1953 venne recepita nei Trattati di Roma del 1957. L'art. 151 del Trattato CEE[3] prevedeva infatti che il Consiglio della CEE potesse formare un comitato composto da rappresentanti degli stati membri e assegnargli dei compiti, e analoghe previsioni erano contenute nell'art. 121 del Trattato EURATOM[4]. Il comitato del Consiglio della CEE venne creato all'inizio del 1958. I suoi membri ottennero i diritti e le prerogative degli ambasciatori[5].

La complessità e i poteri del COREPER sono aumentati negli anni, seguendo l'aumento delle competenze delle Comunità europee e dell'Unione europea e l'aumento dei loro stati membri.

Composizione

Il COREPER è composto da un rappresentante per ciascuno stato membro dell'Unione europea ed è presieduto dal rappresentante dello Stato membro che detiene la presidenza semestrale del Consiglio dell'Unione europea. Alle sue riunioni partecipano anche funzionari del segretariato generale del Consiglio dell'Unione europea.

Il COREPER si riunisce in due formazioni differenti, a seconda del tipo di questioni che deve discutere. La distinzione tra COREPER I e II è puramente funzionale, operano entrambi allo stesso livello.

COREPER I

Il COREPER I è composto dai vice-capi delegazione degli stati membri.

Si occupa prevalentemente di questioni tecniche. Prepara le riunioni a livello ministeriale del Consiglio nelle seguenti formazioni:

  • agricoltura e pesca;
  • ambiente;
  • competitività;
  • istruzione, gioventù e cultura;
  • occupazione, politica sociale, salute e protezione dei consumatori;
  • trasporti, telecomunicazioni ed energia.

COREPER II

Il COREPER II è composto dai capi delegazione degli stati membri.

Si occupa delle questioni politicamente più delicate ed istituzionali. Prepara le riunioni a livello ministeriale del Consiglio nelle seguenti formazioni:

Compiti

Il COREPER svolge le discussioni e i negoziati che preparano i lavori delle riunioni a livello ministeriale del Consiglio dell'Unione europea, conducendo un esame preliminare delle proposte della Commissione europea. Il COREPER finalizza i testi politici, legislativi o regolamentari che vengono poi discussi dai ministri durante le riunioni del Consiglio.

Predispone inoltre l'ordine del giorno per gli incontri a livello ministeriale, ne organizza i lavori e svolge altri compiti eventualmente assegnatigli dal Consiglio, anche di tipo esecutivo. Coordina i lavori di decine di altri comitati e gruppi di lavoro ad esso subordinati.

Funzionamento

Le riunioni del COREPER sono preparate da altri gruppi e comitati istituiti all'interno del Consiglio dell'Unione europea.

Dei gruppi tecnici di lavoro (permanenti oppure istituiti ad hoc) raccolgono le informazioni rilevanti nei vari settori e preparano la base per i lavori nelle fasi successive. Dei comitati settoriali predispongono poi le bozze per i dibattiti. I comitati settoriali più importanti sono definiti "di alto livello" e sono i seguenti[6]:

  • Comitato speciale per l'agricoltura (SCA): creato nel 1960, si occupa della politica agricola comune. È l'unico comitato settoriale in rapporto diretto con la formazione ministeriale del Consiglio, per cui i suoi lavori non vengono trattati nelle riunioni del COREPER;
  • Comitato economico e finanziario: ha rimpiazzato il Comitato monetario il 1º gennaio 1999. Oltre a preparare i lavori del Consiglio Ecofin, il Comitato offre pareri al Consiglio e alla Commissione europea e monitora la situazione economica e finanziaria dell'UE e degli stati membri. È formato da rappresentanti degli stati membri, della Commissione e della Banca centrale europea;
  • Comitato speciale art. 133: assiste la Commissione europea nei negoziati internazionali in ambito commerciale e ne riferisce al Consiglio;
  • Comitato politico e di sicurezza (PSC): monitora la situazione politica internazionale e produce pareri, segue le questioni di politica estera e di difesa;
  • Comitato di coordinamento art. 36: prepara pareri e assiste la preparazione dei lavori del Consiglio sugli affari interni e la giustizia;
  • Comitato per la politica economica: promuove il coordinamento delle politiche economiche degli stati membri;
  • Comitato militare (EUMC): creato nel 2001, riunisce rappresentanti delle forze armate degli stati membri. Fornisce consigli e pareri sulle questioni militari al Comitato politico e di sicurezza.

Il lavoro svolto dai gruppi tecnici di lavoro e dai comitati settoriali viene coordinato da due gruppi ("Gruppo Mertens" per il COREPER I e "Gruppo Antici" per il COREPER II), che organizzano le riunioni settimanali del COREPER, definendone anche l'ordine del giorno[7]. Il COREPER si riunisce a Bruxelles, le riunioni non sono pubbliche.

Dopo averle discusse, il COREPER classifica le questioni di cui si occupa in ogni riunione in tre categorie. Le questioni che sceglie di indicare come "punti I" nell'ordine del giorno delle successive riunioni a livello ministeriale vengono semplicemente trasmesse come informazioni ai ministri ma non richiedono discussione. Le questioni e le proposte che vengono approvate all'unanimità dal COREPER vengono classificate come "punti A" per le riunioni a livello ministeriale. A meno che un ministro richieda un dibattito o un rinvio, i ministri non discutono tali questioni e procedono direttamente alla votazione. Le questioni e le proposte che vengono invece approvate a maggioranza dal COREPER vengono classificate come "punti B" per le riunioni a livello ministeriale. Tali questioni richiedono una discussione, ma generalmente sono piuttosto poche, grazie al lavoro di negoziazione e preparazione svolto dal COREPER.

Note

Voci correlate

Collegamenti esterni

In altre lingue

Il vero governo dell'Italia: VOTATE VOTATE VOTATE

 marco mancini e' stato fatto fuori dai servizi segreti dal tandem  gabrielli-belloni: va in pensione - PoliticaDieci anni fa lo shock Calciopoli, Tavaroli: "Facchetti, l'arbitro e il cd  sparito, quella strana scelta di Moratti" - Repubblica.it

Russia blasts US decision to fly ‘Dr. Strangelove’ nuclear bombers near its borders, warning move could darken Putin-Biden meeting

 

Russia blasts US decision to fly ‘Dr. Strangelove’ nuclear bombers near its borders, warning move could darken Putin-Biden meeting

Russia blasts US decision to fly ‘Dr. Strangelove’ nuclear bombers near its borders, warning move could darken Putin-Biden meeting
Moscow’s embassy in Washington has warned that the presence of nuclear-capable American warplanes at recent NATO exercises is a serious escalation and could overshadow the upcoming summit between the leaders of the two nations.

Responding on Friday to news that US Air Force B-52H Stratofortress bombers had flown over the Baltic Sea on several occasions earlier this week, the envoys slammed the maneuvers as “yet another provocation.”

In a statement, the officials said that “this saber-rattling is fueling tensions in Europe,” as well as arguing that it “darkens the atmosphere in anticipation [of the] Russia-US summit meetings.” Russian President Vladimir Putin is due to sit down for talks with his American counterpart, Joe Biden, in Switzerland next week. The White House pitched the summit as part of efforts to achieve “a stable and predictable relationship with Russia, consistent with US interests.”

Also on rt.com Ukrainians who oppose NATO are 'smart' as they know US would use them as 'cannon fodder' in red line issue for Russia, says Putin

The embassy went on to urge Washington to “radically reconsider its approach to security on the continent and stop dangerous activity in the vicinity of Russia’s borders.”

General Jeff Harrigian of NATO Allied Air Command and the US Air Force defended the move, saying that “the safety and security of our Baltic and Nordic allies is an enduring priority.” The program of exercises, he said, “is critical to ensuring we can always live up to the highest standard of support.”

The Boeing-52 Stratofortress first took to the skies in 1952, quickly becoming a mainstay of the US’ Cold War-era nuclear arsenal, equipped to carry atomic weapons and deliver its deadly payload in the case of all-out conflict with the Soviet Union.

Also on rt.com Russia’s Pacific Fleet kicks off large-scale drills in international waters as ships practice maneuvering far from home (VIDEO)

The bomber entered public consciousness in Stanley Kubrick’s 1964 black comedy, ‘Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb’. In the satire, an unhinged and conspiracy-obsessed American Air Force general orders the crew of a B-52 to attack the USSR, setting in motion a chain of events that risks ending the world.

With over half a century of service behind it, there is apparently no end in sight for the warplanes. After an upgrade was delivered in 2015, the last of the B-52s are expected to stay in the air until the 2050s.

Lettori fissi