CENSURATO DAL SOLE24ORE: Attenzio' battajo, che Bbonomi ammo' libbera i spiriti animali ... privati ... d'Itaglia ... : PARLIAMO DELLA QUALITA' DEL CAPITALE UMANO DELLE ELITES E DELLE CLASSI DIRIGENTI ITALIANE ... E MOLTE COSE SI SPIEGHERANNO DA SE' ...

 

CENSURATO DAL SOLE24ORE: Attenzio' battajo, che Bbonomi ammo' libbera i spiriti animali ... privati ... d'Itaglia ...

Qualche tempo fa l'Istat ha pubblicato delle tavole statistiche sul livello di istruzione degli imprenditori nostrani nell'ambito di una ricerca dal titolo "Profili nuovi imprenditori", con dati che si riferivano al 2016:

Https://www.istat.it/it/files/2018/12/Report_Profili_nuovi_imprenditori_2016.pdf

Ebbene, trai materiali statistici per quel rapporto (Colao dice report), si puo' leggere la seguente tabella:

 
Tavola 3: Distribuzione del numero dei lavoratori in proprio e degli imprenditori con dipendenti delle imprese nate per settori economici e Titolo di studio - Anno 2016 valori percentuali














SETTORI ECONOMICI
Imprenditori con dipendenti

fino alla scuola media inferiore Superiori /Diploma Laurea 1° livello Laurea magistrale Dottorato Totale
INDUSTRIA
53.55 39.69 1.67 4.98 0.10 100.00
Manifatture ad Alta tecnologia (HT)
21.43 46.75 3.25 26.62 1.95 100.00
Manifatture a Medio-alta tecnologia (MHT)
32.99 50.04 2.99 13.47 0.51 100.00
Manifatture a Medio-bassa tecnologia (MLT)
54.01 39.18 1.81 4.83 0.17 100.00
Manifatture a Bassa tecnologia (LOT)
48.83 44.05 1.97 5.08 0.08 100.00
Atra Industria (B,D,E)
41.22 41.40 3.76 13.08 0.54 100.00
Costruzioni
56.87 37.56 1.40 4.12 0.05 100.00
SERVIZI
38.57 45.74 3.36 11.95 0.38 100.00
Servizi tecnologici ad Alto contenuto di conoscenza (HITS)
15.55 48.91 6.18 26.95 2.41 100.00
Servizi di mercato ad alto contenuto di conoscenza (KWNMS)
22.61 43.57 4.50 28.43 0.89 100.00
Servizi finanziari
9.86 66.88 4.57 18.23 0.45 100.00
Altri servizi
44.41 45.65 2.90 6.90 0.14 100.00
Totale
42.96 43.97 2.87 9.91 0.30 100.00



 dalla quale si evince che solo ca. l'11% degli imprenditori italiani con dipendenti nel 2016 erano laureati.

Sul Sole 24 Ore si discuteva della problematica dell'eccesso di qualificazione rispetto alle mansioni che esiste in Italia:

https://www.ilsole24ore.com/art/in-italia-giovane-4-e-troppo-istruito-il-lavoro-che-fa-ACRP1kZ

I commentatori dell'articolo ad un certo punto sono andati a finire sulla qualita' degli imprenditori.

Io ho scritto qualche riga contenente riferimenti ai dati di cui sopra: prontamente censurato.

Qual'e' il problema?

Il problema non e' che Confindustria censura perfino i dati Istat sui suoi giornali, ma che in Italia NON E' CONSENTITO PARLARE DELLE DEFICENZE DELLE ELITES, non solo quelle pubbliche, ma anche di quelle private, in quanto le une sono solo lo specchio delle altre e si rispecchiano a vicenda fino a che tutto il resto non scompare completamente.

Il risultato? Il risultato e' che un "vero" manager come il Colao (meravigliao) nel suo famoso rapporto continui a predicare l'educazione dei lavoratori dipendenti, specialmente quella orientata "al mercato", ma non solo si dimentica di spiegare perche' gli imprenditori in Italia questa qualificazione se la aspettino a gratis, ma perche' gli imprenditori ne debbano venire esclusi.

Il rapporto Colao, e' vero, e' un rapporto del qualunquismo, ma le elezioni non si vincono con le statistiche ISTAT, si vincono e si perdono con i qualunquismi.

E quando Bonomi si lamenta che agli imprenditori italiani non viene consentito liberare gli spiriti animali privati, nessuno si azzarda a fargli notare che siamo al punto dove siamo proprio a causa di spiriti animali la cui destra non sa cosa fa la sinistra e la sinistra non sa cosa fa la destra.

Il risultato e' che le VERE PRIORITA' DEL PAESE CONTINUANO AD ESSERE DISCONOSCIUTE E LE RISORSE DISPONIBILI UTILIZZATE IN DIREZIONI CONTROPRODUTTIVE.

Questa era l'Italia prima dell'epidemia e dopo l'epidemia l'Italia DEVE CONTINUARE AD ESSERE ANCORA PIU' SBALLATA DI PRIMA.

E' ovvio dove e come andranno a finire i fondi del fondo di ricostruzione. La ricostruzione e' necessariamente ed inevitabilmente destinata a diventare peggio dell'epidemia, in quanto dal passato nessuno ha imparato ancora nulla tra le "elites", non solo quelle pubbliche, ma anche quelle private.

La catastrofe dell'Italia sono le sue classi dirigenti incapaci.
 
E quelli che censurano per difenderle.

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  • 17
    • ceceve63
    • Mercoledì 31 luglio 2019 alle 15:07

    Ho lavorato 10 anni in Germania e posso confermare due cose: 1) a parità di funzione gli stipendi netti sono almeno 25% più alti e 2) la differenza tra netto e lordo in busta paga è percentualmente più o meno la stessa che in Italia.
    Consideriamo che il costo della vita non è più alto che da noi.
    Purtroppo devo dire che in Italia si cerca spesso la "soluzione più economica" e quindi non si valorizzano professionalità e conoscenze.
    Un esempio tra tanti: quanto vengono pagati in Italia i neolaureati che devono fare uno stage? Chiediamolo ai laureati in architettura o legge: poco ed a volte niente, con la scusa, soprattutto se lo studio è affermato, che fa bella figura nel CV. Non dico di pagare a peso d'oro, ma almeno 1.000 € al mese mi sembrerebbe più che onorevole.
    E non andiamo a vedere cosa prendono i dottorandi ed i ricercatori nelle università: poi ci si meraviglia della figa dei cervelli.
    Ad onore del vero ci sono anche aziende italiane che pagano meglio. Il quadro generale non è comunque confortante.

    • flfloatingsara
    • Giovedì 25 luglio 2019 alle 22:07

    In Canada esiste un livello d'istruzione intermedio fra la 5a superiore e la laurea. Si chiama CEGEP, dura due anni e impartisce materie tecniche ma con un'infarinatura umanistica. Mi chiedo se potrebbe essere una soluzione.

    • cacaliban0
    • Giovedì 25 luglio 2019 alle 15:07

    il boom economico è stato realizzato da italiani che erano poco istruiti per quello che riuscivano a fare .

      • flfloatingsara
      • Giovedì 25 luglio 2019 alle 22:07

      Il boom economico è stato realizzato da italiani che grazie alla scuola pubblica erano usciti dall'analfabetismo di massa.
      La Corea oggi sta ripetendo lo stesso boom per la stessa ragione.

    • AnAngelo 70
    • Giovedì 25 luglio 2019 alle 07:07

    Dall'Italia se ne vanno all'estero i nostri ragazzi migliori e più preparati, dall'Africa arrivano centinaia di migliaia di clandestini analfabeti. E poi abbiamo anche il coraggio di riempirci la bocca di parole come "sviluppo" e "competitività".

      • flfloatingsara
      • Giovedì 25 luglio 2019 alle 22:07

      L'Italia ha una legge proibizionista sull'immigrazione, la Bossi-Fini, che come tutte le leggi proibizioniste ha creato il mercato nero.
      Un extracomunitario che vuole fare domanda di visto deve depositare all'ambasciata 4000€ solo per avviare le procedure. Non importa quanto istruito sia, è più che probabile che riceverà un "no" .
      Allora istruito andrà in Canada dove può fare domanda gratis, mentre da noi arriva l'analfabeta che quei 4000€ li ha dati a uno scafista.
      Prima capiremo che il proibizionismo foraggia solo la mafia, meglio sarà per tutti.

    • CaCato Asiaticus
    • Giovedì 25 luglio 2019 alle 01:07

    La verita' e' che il 99,99% degli imprenditori italiani sono dei bravi PRENDITORI, assai piu' bravi a dimenticarsi di bustine, a dire svalutazione con la S maiuscola, ad evadere fisco e diritto del lavoro che non a produrre efficientemente.

    Se Tangentopoli ha visto radiare una (piccola) parte dell'elite dei messi li' dalla vera classe dominante degli incompetenti, adesso gli incompetenti rimanenti stanno cercando di salvare il privilegi che si sono autoattribuiti fin dal risorgimento in due modi: a) trasformando l'Italia in una sottospecie di Etiopia dove loro continuano ad essere gli unici a sguazzare e tutti gli altri sono ridotti alla fame, sotto la tutela legale del cartello FMI-UE-GerFrancia; b) reinstaurando il fascismo, ovvero il nazismo dei capitalisti con le pezze al c..., che sempre furon e sempre saranno.

    Tuttavia, come spiegava gia' Pino Daniele, la soluzione sta arrivando: quella demografica (... tanto more pure tu' ...). Anche re Silvio e' votato all'ultimo canto, e, come il divo Giulio, nessun lo ricordera' e nessun lo nominera' piu'. Chi or siede alla destra del padre evidentemente e' incapace di intendere e di volere.

    Sui rottami del capitale umano e del capitale capitale rimanenti tuttavia nulla puo' essere ricostruito. Non c'e' piano Marshall e non c'e' sentore di alieni che invaderanno l'Italia per farne una felice bucolica. Quello italiano e' in popolo destinato ad una lentissima lunghissima agonia, forse all'estinzione, culturale prima che economica.

    A MENO CHE... Meglio glissare...





      • cacaliban0
      • Giovedì 25 luglio 2019 alle 15:07

      dovrebbe dare l'esempio e aumentare lo 0.01% ...oppure è un altro bravo a digitare ma non a fare fatti ?

    • F1F187
    • Martedì 23 luglio 2019 alle 09:07

    Ho un dottorato di ricerca. In Italia ero impiegato di IV livello, a poco più di 1000 € al mese e ovviamente a tempo determinato, svolgevo mansioni che richiedevano sì e no la terza liceo, e le mie competenze erano quotidianamente messe in discussione. Qui in Finlandia faccio machine learning, sono apprezzato da capi e colleghi, guadagno il 50% in più della media nazionale (finlandese, non italiana), e qualche mese fa mi sono pure tolto la soddisfazione di rifiutare un'offerta da Facebook, che mi aveva contattato di sua iniziativa. Io in Italia ci tornerei anche domani, ma non ci sono le condizioni. L'ultima volta che ho fatto un colloquio per un posto in Italia avevo proposto 30000 € lordi all'anno, e mi avevano chiesto se potevo abbassare le pretese...

    • pipincopallino80
    • Lunedì 22 luglio 2019 alle 13:07

    If you pay peanuts, you get monkeys.
    Non dovrebbe essere difficile da capire.

    • GiGiulio 1142
    • Sabato 20 luglio 2019 alle 17:07

    Io credo che i giovani di oggi siano svogliati e poco intraprendenti; le lauree e i titoloni poco servono alle aziende. Io non sono laureato ma sono dinamico, intraprendente ed orientato all'obiettivo. Ho rifiutato un lavoro per un'importante Banca italiana per rimanere consulente in una grande azienda del nord Italia e di sicuro il mio stipendio non ha da invidiare a quello di nessun altro. Ho iniziato anche io con stipendio bassi e dopo 10 anni posso dire che mi sono fatto conoscere per le mie competenze e capacità. Nel mondo del lavoro bisogna fare sacrifici e dare il massimo perché nessuno ti regala 3000 euro di stipendio al mese solo perché hai il titolo di Ingegnere.

      • alaledil
      • Lunedì 22 luglio 2019 alle 08:07

      Prima di parlare degli ingegneri si sciacqui la bocca.
      E prima ancora si faccia 5 anni di sudore e sangue in un Politecnico. Semprechè riesca a superare gli esami di ammissione.

      • CeCesare 548
      • Lunedì 22 luglio 2019 alle 10:07

      Caro Giulio 1142,
      Non glie ne voglio perché l’articolo parla esattamente di questo, ma lei fa confusione come molti piccoli imprenditori italiani tra competenze (hard skills) e attitudini (soft skills). Per il lavoro che lei fa il dinamismo, l’intraprendenza e il fatto di essere orientati all’obiettivo sono stati sufficienti e non metto in dubbio il fatto che lei abbia saputo farsi strada nel mondo del lavoro. Ma se il suo lavoro in banca avesse richiesto competenze VERE piuttosto che attitudini il posto sarebbe stato preso probabilmente da un altra persona con il famoso titolo di studio.
      Lo stesso vale per i tanto vituperati ingegneri. Se le posizioni richiedono delle competenze ingegneristiche VERE (hard skills, da usare nella R&D, progettazione, innovazione etc) ci vuole un VERO ingegnere. Il problema è che in Italia questo VERO ingegnere lo si vuol pagare 1000 euro al mese, allorché all’estero, questi pazzi di tedeschi, olandesi e francesi, sono pronti a pagarlo, da fresco laureato, ‘sti famosi 3000 euro. Ça va sans dire, i nostri ingegneri che non sono svogliati ma solo stanchi di farsi sfruttare o magari di essere sotto-utilizzati, se ne stanno andando piano piano tutti all’estero ;)
      A bientôt,
      Cesare

    • pfpferrara1122
    • Sabato 20 luglio 2019 alle 11:07

    Lei scrive: “spesso i salari in Italia sono prevalentemente legati all'età e alla tipologia del contratto di lavoro, più che alla performance individuale, e ciò disincentiva un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro. Questa situazione crea una situazione paradossale: il ritorno nell'investimento in competenze è basso in Italia il che scoraggia i giovani a investire nella loro istruzione”. Mi pare però che questa affermazione non abbia alcun supporto scientifico, né pare molto logica: difficile immaginare che l’impiegato provvisto di conoscenze finga di esserne sprovvisto perché non pagato abbastanza, così perdendo prospettive di avanzamento di carriera e salariale. Oltretutto mi pare che l'affermazione sia in conflitto con la tesi sostenuta nel resto dell’articolo: se la domanda di lavoro qualificato è inferiore all’offerta, ci sono pochi incentivi alla crescita del salario dei lavoratori qualificati, indipendentemente dalla variabilità del salario individuale.

    • bababuskin
    • Sabato 20 luglio 2019 alle 10:07

    Solo una cosa, per chi voglia informarsi meglio e più, sul calo della produttività:
    Adam Posen e Lawrence Summers studiano il trend economico da una delle più recenti pubblicazioni sul tema nell'orbita del Peterson Institute ("Facing up to low producitivity growth" febbraio 2019) Anche l'OCDE ha appena pubblicato il "Compendio degli indicatori di produttività", ampia ricognizione statistica sulla produttività, prodotta annualmente dal 2012.

    • MiMichele 4139
    • Sabato 20 luglio 2019 alle 09:07

    Penso che il salario minimo possa aiutare tale situazione a migliorare. Tuttavia, l'educazione non può essere basata su un sistema ormai ''antico'' come il nostro.
    Le nostre università non insegnano cosa sia il management. Non è possibilie che ingegneria gestionale, anzichè insegnare Risorse umane, marketing, finance, accounting e così via, insegni chimica, analisi 1 e 2 e così via.
    Io studio all'estero e sto assumendo esperienze teoriche e professionali grazie ad importanti tirocini. Questo articolo non mi motiva a tornare, nonostante io voglia tornare!
    Il governo deve investire nell'istruzione. Unico metodo, attualmente, per far tornare a crescere il nostro PIL con percentuali maggiori di un miser 1%. Penso che il salario minimo possa aiutare tale situazione a migliorare. Tuttavia, l'educazione non può essere basata su un sistema ormai ''antico'' come il nostro.
    Le nostre università non insegnano cosa sia il management. Non è possibilie che ingegneria gestionale, anzichè insegnare Risorse umane, marketing, finance, accounting e così via, insegni chimica, analisi 1 e 2 e così via.
    Io studio all'estero e sto assumendo esperienze teoriche e professionali grazie ad importanti tirocini. Questo articolo non mi motiva a tornare, nonostante io voglia tornare!
    Il governo deve investire nell'istruzione. Unico metodo, attualmente, per far tornare a crescere il nostro PIL con percentuali maggiori di un miser 1%.

      • cacaliban0
      • Sabato 20 luglio 2019 alle 11:07

      concordo . La scuola fa malissimo il suo lavoro , non forma adeguandosi al mercato velocemente , figure necessarie ( scuola che riflette la visione da stato borbonico , il resto sudditi ) .
      Poi le imprese sono state scottate da una licenziabilità costosa e burocratica ... prima provo per anni ...poi assumo .
      Ultimo la sfiducia ormai genetica della pmi verso il sistema italia e le istituzioni bizzantine ...

Los beones

 

Lockdown is the world's biggest psychological experiment - and we will pay the price 

Residents write words "stay home" with their mobile phones as they stand on the balcony of their apartment block during the lockdown imposed by the Belgian government to slow down the coronavirus disease (COVID-19) spread, in Ruisbroek near Brussels, Belgium April 5, 2020. Picture taken with a long exposure. REUTERS/Francois Lenoir - RC2KYF9OLGND
What will the psychological impact be for 2.6 billion people under lockdown?
Image: REUTERS/Francois Lenoir
  • With some 2.6 billion people around the world in some kind of lockdown, we are conducting arguably the largest psychological experiment ever;
  • This will result in a secondary epidemic of burnouts and stress-related absenteeism in the latter half of 2020;
  • Taking action now can mitigate the toxic effects of COVID-19 lockdowns.

In the mid-1990s, France was one of the first countries in the world to adopt a revolutionary approach for the aftermath of terrorist attacks and disasters. In addition to a medical field hospital or triage post, the French crisis response includes setting up a psychological field unit, a Cellule d’Urgence Médico-Psychologique or CUMPS.

In that second triage post, victims and witnesses who were not physically harmed receive psychological help and are checked for signs of needing further post-traumatic treatment. In those situations, the World Health Organization recommends protocols like R-TEP (Recent Traumatic Episode Protocol) and G-TEP (Group Traumatic Episode Protocol).

Since France led the way more than 20 years ago, international playbooks for disaster response increasingly call for this two-tent approach: one for the wounded and one to treat the invisible, psychological wounds of trauma.

In treating the COVID-19 pandemic, the world is scrambling to build enough tents to treat those infected with a deadly, highly contagious virus. In New York, we see literal field hospitals in the middle of Central Park.

But we’re not setting up the second tent for psychological help and we will pay the price within three to six months after the end of this unprecedented lockdown, at a time when we will need all able bodies to help the world economy recover.

The mental toll of quarantine and lockdown

Currently, an estimated 2.6 billion people – one-third of the world’s population – is living under some kind of lockdown or quarantine. This is arguably the largest psychological experiment ever conducted.

Estimated size of lockdowns around the world
Estimated size of lockdowns around the world
Image: Statista

Unfortunately, we already have a good idea of its results. In late February 2020, right before European countries mandated various forms of lockdowns, The Lancet published a review of 24 studies documenting the psychological impact of quarantine (the “restriction of movement of people who have potentially been exposed to a contagious disease”). The findings offer a glimpse of what is brewing in hundreds of millions of households around the world.

In short, and perhaps unsurprisingly, people who are quarantined are very likely to develop a wide range of symptoms of psychological stress and disorder, including low mood, insomnia, stress, anxiety, anger, irritability, emotional exhaustion, depression and post-traumatic stress symptoms. Low mood and irritability specifically stand out as being very common, the study notes.

In China, these expected mental health effects are already being reported in the first research papers about the lockdown.

In cases where parents were quarantined with children, the mental health toll became even steeper. In one study, no less than 28% of quarantined parents warranted a diagnosis of “trauma-related mental health disorder”.

Among quarantined hospital staff, almost 10% reported “high depressive symptoms” up to three years after being quarantined. Another study reporting on the long-term effects of SARS quarantine among healthcare workers found a long-term risk for alcohol abuse, self-medication and long-lasting “avoidance” behaviour. This means that years after being quarantined, some hospital workers still avoid being in close contact with patients by simply not showing up for work.

Reasons for stress abound in lockdown: there is risk of infection, fear of becoming sick or of losing loved ones, as well as the prospect of financial hardship. All these, and many more, are present in this current pandemic.

The second epidemic and setting up the second tent online

We can already see a sharp increase in absenteeism in countries in lockdown. People are afraid to catch COVID-19 on the work floor and avoid work. We will see a second wave of this in three to six months. Just when we need all able bodies to repair the economy, we can expect a sharp spike in absenteeism and burnout.

We know this from many examples, ranging from absenteeism in military units after deployment in risk areas, companies that were close to Ground Zero in 9/11 and medical professionals in regions with outbreaks of Ebola, SARS and MERS.

Right before the lockdown, we conducted a benchmark survey among a representative sample of the Belgian population. In that survey, we saw that 32% of the population could be classified as highly resilient (“green”). Only 15% of the population indicated toxic levels of stress (“red”).

How stress under lockdown is affecting Belgians
How stress under lockdown is affecting Belgians

In our most recent survey after two weeks of lockdown, the green portion has shrunk to 25% of the population. The “red” part of the population has increased by 10 percentage points to fully 25% of the population.

These are the people at high risk for long-term absenteeism from work due to illness and burnout. Even if they stay at work, research from Eurofound reports a loss of productivity of 35% for these workers.

In general, we know at-risk groups for long-term mental health issues will be the healthcare workers who are on the frontline, young people under 30 and children, the elderly and those in precarious situations, for example, owing to mental illness, disability and poverty.

All this should surprise no one; insights on the long-term damage of disasters have been accepted in the field of trauma psychology for decades.

The phases of disaster response
The phases of disaster response
Image: When disaster strikes, Beverly Raphael, 1986

But while the insights are not new, the sheer scale of these lockdowns is. This time, ground zero is not a quarantined village or town or region; a third of the global population is dealing with these intense stressors. We need to act now to mitigate the toxic effects of this lockdown.

What is the World Economic Forum doing about the coronavirus outbreak?

Responding to the COVID-19 pandemic requires global cooperation among governments, international organizations and the business community, which is at the centre of the World Economic Forum’s mission as the International Organization for Public-Private Cooperation.

Since its launch on 11 March, the Forum’s COVID Action Platform has brought together 1,667 stakeholders from 1,106 businesses and organizations to mitigate the risk and impact of the unprecedented global health emergency that is COVID-19.

The platform is created with the support of the World Health Organization and is open to all businesses and industry groups, as well as other stakeholders, aiming to integrate and inform joint action.

As an organization, the Forum has a track record of supporting efforts to contain epidemics. In 2017, at our Annual Meeting, the Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) was launched – bringing together experts from government, business, health, academia and civil society to accelerate the development of vaccines. CEPI is currently supporting the race to develop a vaccine against this strand of the coronavirus.

What governments and NGOs can and should do today

There is broad consensus among academics about the psychological care following disasters and major incidents. Here are a few rules of thumb:

  • Make sure self-help interventions are in place that can address the needs of large affected populations;
  • Educate people about the expected psychological impact and reactions to trauma if they are interested in receiving it. Make sure people understand that a psychological reaction is normal;
  • Launch a specific website to address psychosocial issues;
  • Make sure that people with acute issues can find the help that they need

In Belgium, we recently launched Everyone OK, an online tool that tries to offer help to the affected population. Using existing protocols and interventions, we launched our digital self-help tool in as little as two weeks.

When it comes to offering psychological support to their populations, most countries are late to react, as they were to the novel coronavirus. Better late than never.

This article is part of the COVID Action Platform for Media, a coalition of over 20 media from around the world. The Platform aims to create meaningful and constructive content on the COVID pandemic, and syndicates it through its media partners. Interested? Sign up here

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