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Napoli, nuova protesta: in 2mila sfilano contro misure del governo

Napoli, nuova protesta: centinaia in piazza contro Dpcm e provvedimenti Regione
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Domenica 25 Ottobre 2020, 21:47 - Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 11:07

Nuovo raduno a Napoli, dove duemila persone si sono raccolte nell'area di Piazza Vanvitelli e nel corso pedonale di Via Scarlatti, per protestare contro i provvedimenti del governo e della Regione Campania per il covid19. «Due metri di dissenso, prima sostegno e poi lockdown» è il cartello che circa trenta di loro tengono in mano nel corso di un sit in in via Scarlatti, protestando per la chiusura dei locali alle 18 e per il crollo del lavoro di attività come le palestre. I manifestanti scandiscono «libertà, libertà». L'area - nel quartiere Vomero - è presidiata da molte camionette delle forze dell'ordine. 

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I manifestanti contro le restrizioni del Dpcm si sono mossi in corteo attraverso le aree pedonali del quartiere Vomero, preceduti da un grande manifesto con la richiesta di «tutele sociali per tutti». Hanno attraversato le strade urlando cori contro Conte e de Luca («dimissioni»), incrociando in via Luca Giordano un secondo corteo proveniente da piazza Medaglie d'Oro. I due gruppi si sono uniti, raggiungendo circa duemila persone. Davanti a loro lungo la strada erano parcheggiate dieci camionette delle forze dell'ordine che però al passaggio del corteo hanno aperto lo sbarramento consentendo l'arrivo dei manifestanti in piazza degli Artisti, dove attualmente è in corso un sit-in. L'area è presidiata da un ingente spiegamento di forze dell'ordine in tenuta antisommossa.

«Il nuovo stop ai locali con la chiusura alle 18 è prima di tutto un colpo ai dipendenti, alla classe operativa dei bar che oggi si ferma di nuovo e non ha sostegno da uno Stato che sta pagando ora le casse integrazione di maggio. E' molto pericoloso».

Lo afferma Diego Guida, gestore di bar e uno dei promotori della manifestazione di imprese in corso nel quartiere Vomero, a Napoli. «Il tracciamento non funziona - spiega Guida - lo Stato si è trovato con questa seconda ondata che tutti si aspettavano ma ci chiediamo, che hanno fatto in questi mesi? Perché non hanno preparato la sanità? Intanto noi siamo già indebitati e schiavi delle banche». In piazza anche molti gestori di palestre, chiuse: «Già dal primo ottobre - spiega il titolare di una palestra in centro a Napoli - quando De Luca fece trapelare il rischio di stop, siamo soli in palestra, ma abbiamo restrizioni e pochissimi incassi da maggio. Ci stiamo indebitando per gli affitti, io pago 4000 euro ma di certo ora non li guadagno. Lo Stato ci sta abbandonando come se dalle nostre sale fosse nato il covid». A manifestare anche gruppi di persone senza mascherina che vedono il Covid come «un progetto per ridurci alla fame e venderci alla Cina», mentre una docente indossa la maschera di Vincenzo De Luca: «Protesto contro di lui - dice Paola - perché ha chiuso la scuola e la didattica a distanza non ha lo stesso valore. Le misure sono rispettate dai presidi che ci hanno lavorato tutta l'estate e non è giusto che gli alunni delle scuole superiori vengano bloccati a casa».

IN CASO DI INTERVENTO DELL'ESERCITO ITALIANO BISOGNA CHIEDERE AIUTO ALLA RUSSIA PER CACCIARE VIA QUESTI TRUFFATORI SFRUTTATORI.

 

Un portuale con la terza media vale più di 20 costituzionalisti – Carlo Freccero

Carlo Freccero

Per due anni l’Italia è stata inerte, mentre il mondo si ribellava. Eravamo in preda ad un’ipnosi collettiva che ci paralizzava.

Il green pass ha prodotto il miracolo.

Improvvisamente arrivano segni di risveglio: le piazze piene, l’astensionismo, la rinascita delle lotte dei lavoratori.

In questo contesto spicca l’appello dei portuali di Trieste che non prendono neppure in considerazione il tipo di trattativa condotto da governo e sindacati, su temi di contabilità spicciola, col solito sistema della carota e del bastone: abbassare il prezzo dei tamponi o penalizzare i lavoratori sospesi per mancanza di green pass, con la mancanza di scatti di anzianità. Una trattativa squallida perché tutta giocata sugli interessi personali, così come il neoliberismo ci ha insegnato a funzionare.

Rispetto a tutto questo, la dichiarazione dei portuali di Trieste ci giunge da un’altezza stratosferica. I portuali hanno rifiutato i tamponi gratis. Tra l’altro solo per loro. Ci insegnano che la resistenza non nasce da interessi individuali, ma da un problema di principio che, in questo caso, ha per oggetto il green pass nel suo significato discriminatorio.

La discriminazione non si combatte arroccandosi su posizioni corporative. Mentre il governo porta avanti la consueta strategia del “divide ed impera”, i portuali scrivono:

Siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una sorta di accomodamento, riguardante i portuali di Trieste […] Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, NON SOLO PER I LAVORATORI DEL PORTO MA PER TUTTE LE CATEGORIE DEI LAVORATORI.

Per chi, come me, ha vissuto le lotte dei lavoratori negli anni 70, è un discorso commovente, perché riporta in vita il concetto di lotta di classe.

Buffet ha dichiarato: “la lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi”.

Orgogliose di questa vittoria le élite si sono divertite in questi anni a fare a pezzi, attraverso falsi obiettivi ed un condizionamento martellante, il valore della solidarietà sociale.

Di fronte agli influencer coi tacchi, la superiorità morale dei portuali di Trieste si impone e genera rispetto ad ammirazione. Eppure gli influencer coi tacchi sono oggi l’espressione di una certa sinistra che ha dimenticato i lavoratori.

Come ligure conosco i portuali di Genova. In questi anni il porto è stata la riserva indiana della solidarietà e dell’integrità morale. I portuali hanno conservato una consapevolezza che li spinge a capire il momento storico e a fare del loro lavoro un continuo esercizio etico. Autonomamente i portuali sono intervenuti a bloccare le distorsioni del neoliberismo. Si sono rifiutati di aiutare il transito delle navi cariche di armi, destinate alla guerra infinita dell’occidente contro il resto del mondo.

Qualcuno ha scritto: “Un portuale con la terza media vale più di 20 costituzionalisti”.

Nel Neoliberismo l’istruzione stessa è diventata veicolo di condizionamento. Il significato dell’insegnamento è stato distorto da dispositivo di formazione del cittadino a strumento di avviamento al lavoro finalizzato al guadagno personale.

Oggi, come per incanto, questo maligno incantesimo che ci relegava al ruolo di “animali economici” sembrava andare in frantumi per restituirci al nostro ruolo di “animali sociali”.

I portuali di Trieste riportano in vita una parola che era cancellata dal nostro vocabolario: solidarietà.


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