Che c'e' di Maio, paura dello stadio?

 

Quirinale, Di Maio: “Basta bruciare nomi, rischio di elezioni anticipate”

“Chiamerei Berlusconi per dirgli ‘stai attento ai tuoi compagni di percorso, a Salvini e Meloni’”. Sul capo del Carroccio: “E’ sleale”

Luigi Di Mario, ministro degli Esteri, ad Agorà su Rai3, a proposito della corsa al Quirinale ha detto: “Stiamo giocando a bruciarci i nomi migliori, i retroscena riducono le possibilità di Franco a palazzo Chigi e questo aumenta il rischio di elezioni”.

Secondo il titolare della Farnesina è proprio “l’esempio di cosa non bisogna fare in questo momento”. Si tratta di “un meccanismo della politica, lo abbiamo visto in questi giorni: Calenda brucia Gentiloni, un altro si sveglia e fa un altro nome, e questo aumenta il rischio elezioni”. Quindi “non possiamo avallare giochetti di partiti, individuiamo il miglior profilo per il Quirinale e tutto il resto verrà da sé”.

“Se ora stiamo crescendo del 6% e il prossimo anno abbiamo l’execution del PNRR, se facciamo l’anno prossimo le elezioni anticipate vedremo un calo della crescita e il blocco dei progetti europei”. Ciò detto, “non si decide sul Quirinale in base al fatto se si va a votare prima o dopo”, aggiunge il ministro.

Quello sul ”reddito di cittadinanza” e “un tema di dibattito, come è giusto”. Si tratta di ”una misura rifinanziata dal governo Draghi”, ”ora il dibattito si chiuda”. Noi ”stiamo lavorando per aiutare la fascia più debole dei lavoratori”.

‘CHIAMEREI BERLUSCONI PER DIRGLI DI STARE ATTENTO A SALVINI E MELONI’

”Non ho mai chiamato Berlusconi in vita mai, forse sono l’unico”. ”Oggi vorrei chiamarlo per dirgli ‘stai attento ai tuoi compagni di percorso, a Salvini e Meloni’”. Di Maio ha riconosciuto ”il vero senso di genuinità con cui Berlusconi vuole andare al Quirinale”.

‘SALVINI SLEALE’

”Io e Salvini insieme scegliemmo Conte, che ora è leader della mia forza politica. Quindi non posso che essere contento del percorso insieme. Sono meno contento della mancata lealtà di Salvini. Che dopo che per un anno aveva detto a me e a Conte andiamo avanti per cinque anni, ha fatto saltare il governo tra un mojito e l’altro al Papete”.

“Non uguali a Pd, ma valori e progetto comune”

“Condivido le perplessita’ di Conte sulla questione dei piccoli partiti nelle coalizioni, perche’ invece di rafforzare l’albero spesso lo scuotono. Ho detto e ripeto che Renzi lo vedremo presto nel centrodestra”.

“Sul ddl Zan si e’ costruita una maggioranza per fare un giochetto, nell’ottica del Quirinale, per dire ‘questi sono i numeri e voi dovete essere messi da parte’. Ma – rivendica il ministro degli Esteri – M5s e Pd rappresentano, nei valori e nel percorso che stiamo portando avanti, un progetto comune”. “Certo – osserva ancora – non siamo uguali, ed e’ giusto che sia cosi’, ma credo che Conte e Letta stiano facendo un grande sforzo per presentarsi alle elezioni del 2023 con un obiettivo chiaro, quello di disegnare un programma per il Paese che si basi sull’ecologia e il supporto alle fasce piu’ deboli”.

Draghi contro Erdoğan: «È un dittatore». La Turchia convoca l’ambasciatore italiano: «Inaccettabile retorica populista» – Il video

 

Draghi contro Erdoğan: «È un dittatore». La Turchia convoca l’ambasciatore italiano: «Inaccettabile retorica populista» – Il video


IL DESPOTA

«Non si torna indietro». Così parlò Mario Draghi il despota, verso le 20 di un martedì qualunque. Il tema erano le pensioni, sulle quali invece si tornerà indietro eccome, esattamente alla Legge Fornero del 2011. Con tanti saluti a Salvini ed ai sindacati che, sembrerebbe quasi incidentalmente, stavano seduti davanti al suo trono. Seduti, o fors’anche inginocchiati come più gli si addice, ma di certo incapaci di toccar palla. Sta di fatto che all’ora di cena il despota si è annoiato di cotanto cincischiare ed ha lasciato quel tavolo cui tanto tenevano coloro che credevano di poter essere i suoi commensali.

Ma come, avrà pensato Landini, son passati solo 15 giorni dal tenero abbraccio davanti alla sede della Cgil e questo già ci mette alla porta? La verità è che Cgil-Cisl-Uil hanno ottenuto esattamente quel che si meritano. Nel 2018 trovarono la maniera di criticare “Quota 100” perché partorita dall’odiato governo gialloverde, mentre adesso si ritrovano in qualche modo a rimpiangerla senza però poterlo dire. Per il despota chiuderli in un angolo è stato un giochino da ragazzi.

Ma quel che colpisce, e che dovrebbe far riflettere pure i dubbiosi e gli increduli, non è tanto lo scontato risultato di un inesistente “confronto” con altrettanto inesistenti “controparti” sindacali, quanto piuttosto l’aperto atto d’imperio: qui comando io, e siccome non ho tempo da perdere mi alzo e me vado.

Visti i leccapiedi che si trovava davanti, davvero non c’era bisogno di una simile sceneggiata. Ma se il “vile affarista” di cossighiana memoria ha deciso quella mossa una ragione c’è. Chiarire a tutti, urbi et orbi, come funziona il nuovo regime tecno-autoritario alimentato a Covid. Un segnale non tanto per gli occasionali interlocutori, quanto per il parlamento e le esangui forze politiche che lo compongono. Che nessuno si azzardi a tirare la corda sulla Legge di bilancio! Su quella non si scherza, anche perché il despota ha preso chiari impegni davanti al Consiglio europeo della settimana scorsa.

Ora, qualcuno ci critica quando noi parliamo di “dittatura”. E va bene, discutiamone pure. Ma a due condizioni: che si guardino in faccia i dati di fatto; che si comprenda che la moderna dittatura non ha bisogno del manganello e dell’olio di ricino, sostituiti oggi dalla bastonatura mediatica e dal dominio sui corpi garantito dal monopolio della paura.

I dati di fatto sono chiari. Abbiamo un parlamento ridotto a stuoino del conducator. E la stessa cosa vale per un Consiglio dei ministri che qualcuno chiama a ragione “Gran Consiglio del draghismo”. La discussione pubblica si riduce ad un’invocazione a Lui, le principali cariche dello Stato spettano a Lui, e peccato che non possa stare contemporaneamente a Palazzo Chigi ed al Quirinale!

Aggiungiamo a questo la mostruosità del Green pass all’italiana, la discriminazione fatta legge, la sottrazione del diritto al lavoro ed al reddito per milioni di persone. Consideriamo poi uno “Stato d’emergenza” che dura da due anni, l’assoluto controllo dei media, la quotidiana diffamazione del movimento che si batte nelle piazze. Cos’altro ci vuole per poter parlare di dittatura?

Con il suo gesto plateale, Draghi ha messo ieri sera la ciliegina sulla torta. Il despota è lui, ed è lui il centro nevralgico del nuovo regime. Il movimento contro il Green pass ha cominciato a capirlo: il nemico fondamentale da fermare è Draghi. Il despota Mario Draghi.

Comments 1

  1. Lidia Beduschi
     

    I nemici fondamentali se mai sono due : Draghi e Mattarella.


HA HAH HA ... DOV'E' LA MIA RAMAZZA?

 

Obbligo Green pass al Parlamento UE, “patente per diffondere il virus”

parlamento ue

Anche al Parlamento europeo scatta l’obbligo di Green pass. Gli eurodeputati dovranno mostrare la certficazione verde per poter accedere alle sedi di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. La decisione entrerà in vigore il 3 novembre 2021 e si applicherà fino al 31 gennaio 2022.

I contrari all’obbligatorierà

La norma era stata osteggiata martedì dai sindacati dei circa 8mila lavoratori dell’Eurocamera, secondo cui “il progetto di decisione violerebbe la Carta dei diritti fondamentali, vale a dire l’articolo 3 sul diritto all’integrità della persona e l’articolo 7 sul diritto alla vita privata”. “Nutriamo seri dubbi sull’esistenza di una base giuridica valida”, avevano osservato.

Asse dei sovranisti

A fare asse contro l’obbligo di Green pass i sovranisti di gruppi differenti della destra. Come scrive “Europa today”, tra questi troviamo l’ex leghista Francesca Donato, l’eurodeputato croato Ivan Sincic, che appartiene al gruppo dei non iscritti e che aveva provato a creare un’alleanza con il M5s prima della svolta europeista di questi ultimi; ma anche il romeno Christian Terhes, del gruppo Ecr, alleato di Fratelli d’Italia a Strasburgo, e la deputata tedesca di Identità e democrazia, Christine Anderson.

Green pass al Parlamento UE, “patente per diffondere il virus”

Secondo gli eurodeputati contrari all’obbligo il Green pass non è uno strumento sanitario di prevenzione (secondo Sincic, anzi, è “una patente per diffondere il virus”) ed è lesivo dei diritti umani fondamentali (per la Donato i lavoratori sono costretti a vaccinarsi “perché altrimenti perderebbero il lavoro, perderebbero i loro diritti fondamentali se non lo facessero. E quando queste persone hanno effetti avversi, anche effetti avversi molto gravi, non ricevono alcuna assistenza gratuita” mentre per la Anderson “i diritti civili e le libertà sono stati trasformati da diritti fondamentali a privilegi che i governi concedono o revocano a piacimento”).

I favorevoli Tra i gruppi favorevoli alla nuova norma ci sono S&D, gruppo di appartenenza del Pd in Europa, e Ppe, dove satellita Forza Italia. Antonio Tajani qualche giorno fa aveva infatti affermato di essere favorevole all’obbligatorietà. Mentre David Sassoli aveva evidenziato come “abbiamo fatto tanto per avere una legge e per riaprire in modo ordinato, direi che il Green pass va usato”. Ma anche la Lega (che appartiene al gruppo Identità e democrazia) ha votato a favore.  www.tgcom24.mediaset.it

L'OBIETTIVO E' METTERVI TUTTI IN GALERA E BUTTARE VIA LA CHIAVE.

 

G20, von der Leyen: “obiettivo è vaccinare il mondo”

G20, von der Leyen: "obiettivo è vaccinare il mondo"

“Dal punto di vista della pandemia l’obiettivo principale è l’impegno del G20 a raggiungere il target del 70% della popolazione vaccinata nel mondo. L’Ue ha mantenuto la sua promessa: almeno una dose su due di quelle prodotte in Europa sono e saranno esportate nel mondo. E il prossimo anno ci aspettiamo più di 3,5 miliardi di dosi di vaccini prodotte in Ue, la cui maggioranza sarà esportata”. Lo ha detto la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen in una conferenza stampa sul G20.

Obiettivo è vaccinare il mondo

Uno dei nostri obiettivi è vaccinare il mondo, facilitando la capacità dei Paesi in via di sviluppo. Abbiamo speso più di un miliardo in Africa per questo. Vogliamo portare la tecnologia Rna al continente africano. Con Senegal Ruanda e Sudafrica abbiamo fatto buoni progressi. Ora ci impegneremo nella cooperazione con Ghana, Egitto, Marocco, Kenya. Sosteniamo in pieno l’obiettivo dei Paesi africani, che è quello di diventare più indipendenti nella produzione dei vaccini arrivando alla produzione del 60% nel 2024, mentre ora è solo l’1%”, ha proseguito la presidente della Commissione europea parlando del G20 a Roma.

“La cooperazione con Mario Draghi” al G20 “è ed è stata eccellente” (ANSA – foto Ansa)

E' IL SEGNALE DELL'ABUSO DI POTERE E DI ABUSO DEL DIRITTO VOLTO ALLA SOVVERSIONE DELL'ORDINE COSTITUZIONALE CHE VI PORTERA' TUTTI, UE INCLUSA, DRITTI ALLA CORTE MARZIALE

 

Certificati digitali, Colao: con Lamorgese diamo un segnale al Paese

colao Certificati digitali

“Le cose stanno accadendo”. Lo dice il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, in un’intervista al Corriere della Sera illustrando le novità in arrivo sulla digitalizzazione. “Dal 15 novembre – spiega – per avere un certificato anagrafico non servirà più andare allo sportello: basterà sedersi al computer e scaricarlo. Senza nemmeno pagare il bollo, che in qualche caso arriva fino a 16 euro.”

Certificati digitali

“In tutta Italia e per 14 tipi di certificato, dallo stato civile alla nascita, al matrimonio, ecc. Liberiamo il tempo delle persone e di chi lavora. Con la ministra dell’Interno Lamorgese diamo un segnale al Paese che non è più tempo di scetticismi, le cose si possono e si debbono fare”. Per la fibra ottica “lo Stato ha pronti 4 miliardi da investire, significherà creare 10-15 mila posti di lavoro che dovranno concretamente posare e giuntare i cavi”.(ITALPRESS).


HA HAH HA: Lamorgese sostituisce il Prefetto di Trieste

 

Lamorgese sostituisce il Prefetto di Trieste

lamorgese

Lamorgese sostituisce il Prefetto di Trieste – Il Consiglio dei ministri riunitosi nella giornata di giovedì 28 ottobre, ha stabilito il trasferimento del Prefetto di Trieste, Valerio Valenti, alla Prefettura di Firenze.

La decisione, su proposta del Ministero degli Interni, prevede che a Trieste subentrerà nelle prossime settimane Annunziato Vardè, titolare della Prefettura di PotenzaLo scrive triestecafe.it

LA CAUSA DEL NEONAZISMO IN GERMANIA? 50 ANNI DI CONSERVATISMO EGEMONICO DELLA "DEMOCRAZIA CRISTIANA", DA KOHL FINO ALLA MERKEL. E' LA STESSA CAUSA DEL NEONAZISMO E NEOFASCISMO NELLA UE.

 

Gemetzel unterm Adler

Jetzt cringt der nigelnagelneue Bundestag voll durch: Wird „Polit Game“ so erfolgreich wie die Netflix-Serie „Squid Game“?

Bildmontage mit dem Kopf von Schäuble in einem Squidoverall

Schäuble und Co. haben sich neuerdings in Squidschale geworfenFoto: AP/reuters/montage: taz

Die südkoreanische Netflix-Serie „Squid Game“ ist die erfolgreichste Serie aller Zeiten. Mit mehr als 130 Millionen Zuschauern weltweit sprengt die bluttriefende Kapitalismus-Satire zwischen Kindergartenspiel und Gladiatorenappeal alle Rekorde – und beeinflusst jetzt möglicherweise auch noch die Politik.

Kaum hat sich in Berlin mit 736 Ab­ge­ord­net*in­nen der größte, dickste und bevölkerungsreichste Bundestag aller Zeiten formiert, weiß plötzlich auch die künftige Regierung, was sie will: Denn auch die sich formierende Allianz aus blutroten Sozen, neidgelben Liberalen und zartgrünen Hoffnungslosigkeitsträgern will die erfolgreichste, ja die größte Koalition aller Zeiten sein.

Das verrät nicht nur das jüngst veröffentlichte Sondierungspapier der Ampelkoalitionäre, sondern vor allem das geheime Zusatzpapier, das von der GRÖKAZ auf GoogleDocs falsch abgespeichert wurde und das nun im Netz kursiert. In dem nur wenige Punkte umfassenden „Strategiepapier“ wird umrissen, wie dem grassierenden Politikverdruss „zeitnah und zielführend“ der Garaus gemacht werden soll.

Der grausame Plan: Ausnahmslos alle 736 AbgeordnetX nehmen eine rätselhafte Einladung an, in einer zentralen Arena in Berlin in sogenannten Abstimmungen gegeneinander anzutreten. Dabei befinden sich alle Protagonisten in der gleichen hoffnungslosen Situation: Sie sind schwer diätenabhängig, haben keinerlei Plan und erst recht keine Hoffnung auf eine bessere Zukunft.

Blut fließt eimerweise

Nun finden sie sich wieder im verwaisten Reichstag, einem dystopischen Saal mit glitzerndem Glasdach und einem abscheulichen Monsteradler, mit durchgesessenen Regierungsbänken und uringetränkten leeren Stühlen, bewacht von Saaldienern in grotesken Fräcken und einem maskierten Anführer im Rollstuhl. Täglich finden im Plenarsaal „demokratische Abstimmungen“ statt. Die Verlierer werden sofort an Ort und Stelle liquidiert. Kopfschuss folgt auf Kopfschuss, Blut fließt eimerweise fraktionsübergreifend. Eine nicht enden wollende Gewaltorgie eröffnet die Legislaturperiode.

Hintergrund des irren Plans: Nach der Rekordanzahl von 709 Sitzen nach der letzten Bundestagswahl rücken nun noch einmal 27 Volksvertreter mehr ins Diätenparadies nach Berlin ein. „Ein solches Szenario“, argumentiert das Strategiepapier, „wäre ein probates Mittel, das weitere Anwachsen der Parlamentarieranzahl zu stoppen.“ Erstes Ziel wäre eine Reduzierung der Abgeordnetenanzahl auf die eigentliche Regelgröße von 598 Sitzen, was im Idealfall schon nach der ersten Abstimmungsrunde erreicht werden könnte, wenn rund 140 Abgeordnete zum Abschuss freigegeben werden.

Experten vermuten schon jetzt, dass wahrscheinlich ein hoher Prozentsatz der 281 Politiker/innenX, die neu im Parlament vertreten sind, auf der Verlustliste stehen werden. Weil sie sich mit den örtlichen Gegebenheiten noch nicht so gut auskennen und nicht schnell genug hinter Tischen und Stühlen in Deckung gehen können. Und der Weg in die rettende Bundestagskantine ist noch immer versperrt, seit Peter Altmaier in der Eingangstüre feststeckt.

Die Details des Horrorplans sind innerhalb der Koalitionsparteien wohl noch umstritten. Während die FDP um jeden Preis eine Leichensteuer verhindern will, pocht die SPD darauf, dass keines der Opfer über den Tod hinaus arbeiten muss, um die Hinterbliebenenrente stabil zu halten. Und die Grünen bestehen erwartungsgemäß darauf, die Leichen nicht in Bodybags aus Plastik zu versacken, sondern in biologisch abbaubaren Jutesäcken zu kompostieren.

Powered by GRÖKAZ

Wegen der vielen zu erwartenden Splatterszenen müssten die künftigen Bundestagssitzungen wohl immer wieder unterbrochen werden, damit sich Abgeordnete übergeben können. Insgesamt überwiegt aber die Hoffnung, dass die künftigen Sitzungen des 20. Deutschen Bundestages bald millionenfach von demokratieaffinen Slasher-Fans gestreamt werden: „The Polit Game – powered by GRÖKAZ“.

Sogar der designierte Altbundestagspräsident Wolfgang Schäuble, zunächst ein Skeptiker des gewagten Plans, ist inzwischen mehrheitlich dafür. „Auch wenn die Leute jetzt sagen, das alles sei ekelhaft, abstoßend und widerlich – so isch erfolgreiche Sachpolitik doch schon immer gewesen. Schauen Sie bittschön nur mal mich an!“, sagt er, setzt seine schwarze Maske wieder auf, schließt den Reißverschluss seines roten Overalls und drückt ab.

LA CAUSA DEL NEONAZISMO IN AUSTRIA? 50 ANNI DI CONSERVATISMO EGEMONICO DELLA "DEMOCRAZIA CRISTIANA". E' LA STESSA CAUSA DEL NEONAZISMO E NEOFASCISMO NELLA UE.

 Regierungskrise in Österreich

:Eine Herrschaft in Türkis

Autoritäre Politik zwischen Selbstdarstellung und Korruption. Peter Pilz analysiert äußerst kenntnisreich das Regime Sebastian Kurz.

Ex-Kanzler Sebastian Kurz.

System Kurz: erst Selbstdarstellung, dann RepublikFoto: Tobias Steinmaurer/imago

Peter Pilz, einst Parade-Aufdecker der österreichischen Grünen, der manchen Skandal an die Öffentlichkeit und vor parlamentarische Untersuchungsausschüsse gebracht hat, ist seit zwei Jahren nicht mehr im österreichischen Parlament. Aber Zugang zu brisanten Akten hat er immer noch. Und die spitze Feder, um komplizierte Sachverhalte pointiert zu formulieren.

In diesen Tagen nach dem Rückzug von Sebastian Kurz aus dem Kanzleramt ist viel vom „System Kurz“ die Rede. Pilz schildert in seinem Buch detailliert, was dieses System ausmacht. Das beginnt mit der erfolgreichen Intrige gegen den eigenen Parteivorsitzenden Reinhold Mitterlehner, bei der auch manipulierte Umfragen eingesetzt wurden, und endet mit der Pandemiebekämpfung und dem islamistischen Terror.

Peter Pilz: „Kurz. Ein Regime“. Kremayr & Scheriau Verlag, Wien 2021, 256 S., 24 Euro

Selbst bei den ernsthaftesten Bedrohungen stehe die Selbstdarstellung und nicht das Interesse der Repu­blik im Vordergrund. Mit pro­fes­sio­nel­len Inszenierungen und strikter Message Control gängelte der Kanzlerbeauftragte für Medien, Gerald Fleischmann, mit einem Team aus 81 Mitarbeitern die Medien. Spurt eines nicht, wird direkt interveniert.

Pilz spricht von „Regime“, weil die Institutionen des Rechtsstaats zum Teil systematisch attackiert und unterhöhlt würden. Vor allem der Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft, die hunderttausende SMS- und Whatsapp-Nachrichten von Kurz und dessen engstem Umfeld auswertet, wirft er Unterwanderung durch „linke Zellen“ vor.

Realität im System Kurz

Peter Pilz nimmt für seine Darstellung des Systems Kurz Bezug auf das Ibiza-Video, in dem der ehemalige FPÖ-Chef Heinz-Christian Strache eine Schablone für illegale Parteienfinanzierung, Medienmanipulation und Korruption entwirft. Was 2017 auf der Baleareninsel ein feuchtfröhlicher Wunschtraum des gestürzten Rechtspopulisten war, ist für Peter Pilz in der ÖVP und im Spe­ziel­len beim System Kurz längst Realität.

Mit viel Insiderwissen schildert Pilz, wie der zum Retter einer in den Umfragen darniederliegenden ÖVP hochgeschriebene Sprengmeister der rot-schwarzen Koalition von seinem Pressesprecher auf TV-Debatten und kritische Interviews vorbereitet wird: „Fleischmann entwirft Kurz-Antworten für die kommenden Konfron­ta­tio­nen mit dem SPÖ-Spitzenkandidaten und lässt den Kanzlerkandidaten alle auswendig lernen.“

Noch heute kommen seine Antworten wie aus der Pistole geschossen, weichen oft der Frage aus, attackieren den Interviewer. Ganz selten lässt er sich ­unvorbereitet auf dem falschen Fuß erwischen. Er gewinnt die Wahlen schließlich, weil er erfolgreich die Anti­ausländerkampagne der rechten FPÖ kapert und in weniger aggressive Rhetorik bettet.

Das Netzwerk um Sebastian Kurz, das Pilz wie ein Spinnennetz zeichnet, reicht von Saboteuren in anderen Ministerien über ukrainische Oligarchen, österreichische Milliardäre, Beamte im Justizministerium, die auf Zuruf eine Untersuchung einstellen lassen, bis zu willfährigen Journalisten, die für Steuergeld Jubelberichterstattung betreiben.

Wie daraus Korruption wirdRegierungskrise in Österreich

:Eine Herrschaft in Türkis

Autoritäre Politik zwischen Selbstdarstellung und Korruption. Peter Pilz analysiert äußerst kenntnisreich das Regime Sebastian Kurz.

Ex-Kanzler Sebastian Kurz.

System Kurz: erst Selbstdarstellung, dann RepublikFoto: Tobias Steinmaurer/imago

Peter Pilz, einst Parade-Aufdecker der österreichischen Grünen, der manchen Skandal an die Öffentlichkeit und vor parlamentarische Untersuchungsausschüsse gebracht hat, ist seit zwei Jahren nicht mehr im österreichischen Parlament. Aber Zugang zu brisanten Akten hat er immer noch. Und die spitze Feder, um komplizierte Sachverhalte pointiert zu formulieren.

In diesen Tagen nach dem Rückzug von Sebastian Kurz aus dem Kanzleramt ist viel vom „System Kurz“ die Rede. Pilz schildert in seinem Buch detailliert, was dieses System ausmacht. Das beginnt mit der erfolgreichen Intrige gegen den eigenen Parteivorsitzenden Reinhold Mitterlehner, bei der auch manipulierte Umfragen eingesetzt wurden, und endet mit der Pandemiebekämpfung und dem islamistischen Terror.

Peter Pilz: „Kurz. Ein Regime“. Kremayr & Scheriau Verlag, Wien 2021, 256 S., 24 Euro

Selbst bei den ernsthaftesten Bedrohungen stehe die Selbstdarstellung und nicht das Interesse der Repu­blik im Vordergrund. Mit pro­fes­sio­nel­len Inszenierungen und strikter Message Control gängelte der Kanzlerbeauftragte für Medien, Gerald Fleischmann, mit einem Team aus 81 Mitarbeitern die Medien. Spurt eines nicht, wird direkt interveniert.

Pilz spricht von „Regime“, weil die Institutionen des Rechtsstaats zum Teil systematisch attackiert und unterhöhlt würden. Vor allem der Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft, die hunderttausende SMS- und Whatsapp-Nachrichten von Kurz und dessen engstem Umfeld auswertet, wirft er Unterwanderung durch „linke Zellen“ vor.

Realität im System Kurz

Peter Pilz nimmt für seine Darstellung des Systems Kurz Bezug auf das Ibiza-Video, in dem der ehemalige FPÖ-Chef Heinz-Christian Strache eine Schablone für illegale Parteienfinanzierung, Medienmanipulation und Korruption entwirft. Was 2017 auf der Baleareninsel ein feuchtfröhlicher Wunschtraum des gestürzten Rechtspopulisten war, ist für Peter Pilz in der ÖVP und im Spe­ziel­len beim System Kurz längst Realität.

Mit viel Insiderwissen schildert Pilz, wie der zum Retter einer in den Umfragen darniederliegenden ÖVP hochgeschriebene Sprengmeister der rot-schwarzen Koalition von seinem Pressesprecher auf TV-Debatten und kritische Interviews vorbereitet wird: „Fleischmann entwirft Kurz-Antworten für die kommenden Konfron­ta­tio­nen mit dem SPÖ-Spitzenkandidaten und lässt den Kanzlerkandidaten alle auswendig lernen.“

Noch heute kommen seine Antworten wie aus der Pistole geschossen, weichen oft der Frage aus, attackieren den Interviewer. Ganz selten lässt er sich ­unvorbereitet auf dem falschen Fuß erwischen. Er gewinnt die Wahlen schließlich, weil er erfolgreich die Anti­ausländerkampagne der rechten FPÖ kapert und in weniger aggressive Rhetorik bettet.

Das Netzwerk um Sebastian Kurz, das Pilz wie ein Spinnennetz zeichnet, reicht von Saboteuren in anderen Ministerien über ukrainische Oligarchen, österreichische Milliardäre, Beamte im Justizministerium, die auf Zuruf eine Untersuchung einstellen lassen, bis zu willfährigen Journalisten, die für Steuergeld Jubelberichterstattung betreiben.

Wie daraus Korruption wird

Zweimal hat er dank großzügiger Spenden von Unternehmern die erlaubten Wahlkampfausgaben erheblich überschritten. „Das Wesen einer Spende ist“, so Pilz, „dass es keine Gegenleistung dafür gibt. Kann ein direkter Zusammenhang zwischen einer Spende und einer Leistung in Regierung und Verwaltung nachgewiesen werden, wird daraus Korruption.“

Die erste Gegenleistung sei die Senkung der Immobiliensteuer gewesen. Angehörige von Großspendern werden verdächtig oft in Aufsichtsräte berufen. Zu Sebastian Kurz’ begüterten Duzfreunden zählten auch die Wirecard-Chefs Markus Braun und Jan Marsalek, die im Kanzleramt am Wiener Ballhausplatz aus- und eingingen.

Braun sitzt in Deutschland in U-Haft, Marsalek wird per internationalem Haftbefehl gesucht. Ihre Aussage könnte noch Sprengstoff bergen. Wer über den jähen Fall des türkisen Shootingstars überrascht ist, sollte dieses Buch als Hintergrundinformation lesen.

Der Leiter des Bundeskriminalamts Andreas Holzer und Novomatic-Aufsichtsratschef Bernd Oswald wollen das Buch, in dem beide nicht gut wegkommen, gerichtlich beschlagnahmen lassen. Eine bessere Werbung kann sich Pilz nicht wünschen.

Zweimal hat er dank großzügiger Spenden von Unternehmern die erlaubten Wahlkampfausgaben erheblich überschritten. „Das Wesen einer Spende ist“, so Pilz, „dass es keine Gegenleistung dafür gibt. Kann ein direkter Zusammenhang zwischen einer Spende und einer Leistung in Regierung und Verwaltung nachgewiesen werden, wird daraus Korruption.“

Die erste Gegenleistung sei die Senkung der Immobiliensteuer gewesen. Angehörige von Großspendern werden verdächtig oft in Aufsichtsräte berufen. Zu Sebastian Kurz’ begüterten Duzfreunden zählten auch die Wirecard-Chefs Markus Braun und Jan Marsalek, die im Kanzleramt am Wiener Ballhausplatz aus- und eingingen.

Braun sitzt in Deutschland in U-Haft, Marsalek wird per internationalem Haftbefehl gesucht. Ihre Aussage könnte noch Sprengstoff bergen. Wer über den jähen Fall des türkisen Shootingstars überrascht ist, sollte dieses Buch als Hintergrundinformation lesen.

Der Leiter des Bundeskriminalamts Andreas Holzer und Novomatic-Aufsichtsratschef Bernd Oswald wollen das Buch, in dem beide nicht gut wegkommen, gerichtlich beschlagnahmen lassen. Eine bessere Werbung kann sich Pilz nicht wünschen.

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