Speranza e gli altri due idioti del triumvirato: La fine del sogno della dittatura sanitaria

 

Il piano pandemico che non c'era
Il cerchio si stringe su Speranza

Dopo le indagini su Ranieri Guerra, che avrebbe fatto sparire il report, la poltrona del ministro della Salute traballa: secondo i pm di Bergamo sembra che fosse a conoscenza dell’operazione per nascondere il rapporto

Il ministro della Salute Roberto Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza

Tempo di lettura 4 Minuti

La poltrona di Roberto Speranza sembra traballare sempre più, ma per ora regge grazie a Mario Draghi. Mentre il ministro della Salute è sempre più bersaglio degli attacchi di Matteo Salvini, anche la Procura di Bergamo sembra sia sulle tracce di Speranza. Perché Maria Cristina Rota, procuratore aggiunto di Bergamo, alle telecamere Rai ha detto di non poter escludere prossime iscrizioni nel registro degli indagati di dirigenti del ministero. E sembra che lo stesso Speranza non possa dormire sonni tranquilli, perché dopo le indagini su Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms che avrebbe fatto sparire il report, gli altri nomi importanti in ballo sono il suo e quello del suo capo di gabinetto Goffredo Zaccardi. Per ora, però, può contare sulla protezione del premier Draghi che lo ha blindato sulla poltrona ministeriale con un «ho voluto Speranza e ne ho molta stima».

L’INCHIESTA

Intanto Rota indaga da mesi e sbatte contro un «atteggiamento reticente» come lo ha definito lei stessa: «Spesso alle domande su chi avrebbe dovuto trasmettere anche solo un documento ci siamo sentiti dire “noi”. Noi chi? Il ministero. Ma il ministero chi? Quasi come se ci fosse il timore nell’indicare un nominativo». Ecco perché alla domanda se prevede altre iscrizioni nel registro degli indagati tra i vertici del ministero, Rota ha risposto: «Non posso escluderlo».

E quanto siano decisi i magistrati bergamaschi lo si capisce dalla decisione di indagare Ranieri Guerra per aver mentito alle loro domande. Lui si è dichiarato subito sorpreso e stupito, ma le chat rese pubbliche negli ultimi giorni dimostrano che avrebbe smosso mari e monti per far sparire il report di quelli che chiama «somarelli di Venezia», cioè i ricercatori che nel loro documento avevano descritto con cura come di fatto l’Italia non fosse per nulla pronta all’emergenza.

Come dimostrano le 31mila vittime lombarde, i magazzini non erano pieni di materiali, né tantomeno il sistema sanitario era organizzato per un’eventualità simile. Il piano, però, serviva proprio a quello, ad allenare il personale e ad avere scorte di camici, mascherine, respiratori, ecc. Invece nella rincorsa ai rifornimenti della primavera 2020 è finito incastrato anche Fontana con la ditta di famiglia proprio per un affare di camici.

Come garante di quel documento c’era proprio Guerra, fino al 2017, perché prima di approdare all’Oms era un dirigente del ministero della Sanità con molte responsabilità, tra cui quella del piano pandemico. Ma dell’operazione per nascondere il report e i suoi risultati pare proprio che Speranza fosse edotto, passaggio per passaggio. Perché, secondo le chat rese pubbliche, Ranieri Guerra e Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, concordavano il da farsi proprio con Goffredo Zaccardi, capo di gabinetto di Speranza.

IL CASO ALZANO E NEMBRO

In ballo ci sarebbero stati rapporti molto importanti in vista del G20, dunque tutta la vicenda andava chiusa il prima possibile. Per non intaccare la fitta rete di relazioni intessuta da Ranieri Guerra, secondo Rota, l’organizzazione avrebbe anche chiesto al governo italiano di tenere sott’occhio l’operato degli investigatori.

Ma lo scopo del team guidato da Rota è quello di chiarire due questioni essenziali per la storia della pandemia in Italia: una è se il piano pandemico nazionale sia mai stato aggiornato e applicato dal 2006 in poi, l’altra è capire se Alzano e Nembro dovevano essere chiuse prima con una zona rossa e, nel caso, chi non l’ha fatto. L’inchiesta era partita proprio da quest’ultimo punto, poi si è allargata al piano pandemico.

Perché i due Comuni della Bergamasca sono stati tra i primi in Italia a sviluppare focolai e dalla seconda metà di febbraio anche il Comitato tecnico scientifico ne chiedeva l’isolamento con una zona rossa. Ma la discussione su chi avrebbe dovuto intervenire per istituirla è ancora aperta. E forse solo le indagini di Rota potranno chiarirlo: al momento è certo che Regione poteva istituire qualcosa di molto simile a una zona rossa, cioè le fasce rosse. Di fatto sempre territori dove si è costretti a uscire solo per estrema necessità e tutte le attività sono chiuse, a meno che non siano essenziali come l supermercati.

I 4 COMUNI IN LOCKDOWN

Diversi Comuni lombardi nelle ultime settimane sono stati infatti inseriti in questa “fascia” dall’Amministrazione Fontana, perché le varianti del virus rischiavano di mandare del tutto fuori controllo la situazione. Così quattro Comuni nelle province di Milano, Varese e Bergamo sono tornati a sperimentare proprio la stessa vita da lockdown. E su quei territori sono state avviate delle vaccinazioni di massa per limitare gli effetti del contagio.

Sembra dunque plausibile che l’ex assessore al Welfare, Giulio Gallera, avrebbe potuto almeno iniziare con una fascia in attesa che in seguito il governo ci mettesse una pezza definitiva. Perché se i poteri per farlo ci sono ora, erano disponibili anche in primavera. L’ultima parola sul tema, però, a questo punto spetta ai magistrati.

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  • La Farnesina non e' Speranza, e' l'altro triumviro idiota: La fine del sogno della dittatura sanitaria

     

    Piano pandemico, si stringe il cerchio intorno a Speranza. E l’Oms entra a gamba tesa sulla pm

    mercoledì 14 Aprile 19:37 - di Giorgia Castelli
    Speranza

    Si stringe il cerchio intorno al ministero guidato da Roberto Speranza. Il dicastero della Salute è, infatti, nel mirino della Procura di Bergamo. In un’intervista a Reportsu RaiTre, la pm Maria Cristina Rota ha parlato di «reticenze» da parte dei vertici dirigenziali del dicastero in merito alle indagini sul Piano pandemico non aggiornato e non applicato e sul report dell’Organizzazione mondiale della Sanità pubblicato e poi rimosso dal sito dell’Oms Europa.

    Ministero della Salute e pm Rota

    Il giornalista di Report le chiede: «È possibile che l’indagine tocchi  anche i vertici del ministero della Salute?». «Questo non possiamo affermarlo né escluderlo», risponde. Anche perché, parlando degli interrogatori, continua la pm, «la difficoltà riscontrata nel corso delle attività è che spesso, alle domande su chi avesse dovuto fare qualcosa o anche solo trasmettere un documento, noi spesso ci siamo sentiti dire “noi“. Noi chi? “Il ministero”. Quasi come se, ci fosse il timore nell’indicare un nominativo». E a un domanda specifica del giornalista risponde: «Direi che è stato un atteggiamento reticente».

    La pm Rota sull’Oms

    La Rota, come scrive il Corriere della Sera, «(che sulla mancata zona rossa e su Alzano ha anche ascoltato, con il suo pool, l’ex premier Giuseppe Conte, il ministro Roberto Speranza, il presidente lombardo Attilio Fontana)», aggiunge anche qualcosa sul caso del report dell’Oms. «L’Organizzazione mondiale della Sanità aveva addirittura chiesto al ministero (in questo caso la Farnesina, ndr) che ci fosse una vigilanza sull’operato della Procura di Bergamo, controllando la correttezza del nostro operato».

    Report pubblica in esclusiva la nota dell’Oms

    La vicenda non si chiude qui. Perché oggi pomeriggio sulla pagina di Report è comparsa questa nota. «Report può mostrarvi in esclusiva la nota verbale del 3 novembre scorso [PDF] con cui la direzione europea dell’Oms chiede al nostro ministero degli Esteri di vigilare sul lavoro dei pm orobici, una invasione di sovranità. Vi si legge: “L’Organizzazione richiede cortesemente che il Ministero faccia tutti i passi necessari per assicurare che la summenzionata immunità dell’Organizzazione e dei suoi funzionari sia pienamente rispettata nel contesto del suddetto procedimento giudiziario“». Alle telecamere di Report la pm Rota risponde: «Noi non volevamo ficcare il naso negli affari di Oms, solo fare luce sul famoso report e sul piano pandemico in relazione ai fatti accaduti nell’ospedale di Alzano Lombardo».

    Maria Cristina Rota, procuratore aggiunto di Bergamo che indaga su mancato aggiornamento del piano pandemico e gestione delle prime fasi dell’emergenza Covid-19: «Da ministero Salute atteggiamento reticente»#Report pic.twitter.com/BGTbsy3UVW

    — Report (@reportrai3) April 12, 2021

    Speranza: la fine del sogno della dittatura sanitaria del triumvirato degli idioti

     

    SPERANZA, IL CERCHIO SI STRINGE! - LE CHAT TRA RANIERI GUERRA E SILVIO BRUSAFERRO CONFERMANO CHE GLI UOMINI DEL MINISTERO FECERO PRESSIONI PER RITIRARE IL REPORT DELL’OMS CHE DEFINIVA “CAOTICA E CREATIVA” L’AZIONE ANTI-COVID DEL GOVERNO CONTE. E IL MINISTRO DELLA SALUTE TREMA, VISTO CHE L’INDAGINE SEMBRA PUNTARE SU DI LUI - COME MAI FAZIO NON HA AFFRONTATO NEMMENO DI SFUGGITA L’ARGOMENTO?

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    Felice Manti per “il Giornale”

     

    FABIO FAZIO E ROBERTO SPERANZA FABIO FAZIO E ROBERTO SPERANZA

    C'è una domanda alla quale il ministro della Salute Roberto Speranza deve rispondere. È vero che il governo italiano concordò una versione di comodo con l' Organizzazione mondiale della Sanità per sminuire le reciproche responsabilità, vale a dire l' assenza di un piano pandemico aggiornato e un errore grave nelle procedure Oms sul tracciamento dei positivi?

     

    non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro

    Dalle chat in mano ai pm di Bergamo che indagano per epidemia colposa sembra proprio di sì. Ieri Speranza era a Chetempochefa su Raitre ma né lui né Fabio Fazio hanno deciso di affrontare l' argomento. Chi ha letto le carte capisce perché. L' indagine sembra infatti puntare su di lui.

     

    non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro. non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro.

    All' ex responsabile della Prevenzione del ministero della Sanità Ranieri Guerra, oggi numero due dell' organismo delle Nazioni le conversazioni con il portavoce del Comitato tecnico scientifico Silvio Brusaferro - mostrate ieri a Non è l' Arena su La7 - quelle chat sono già costate un avviso di garanzia per false informazioni ai pm.

     

    FRANCESCO ZAMBON FRANCESCO ZAMBON

    Per i magistrati guidati da Antonio Chiappani il report del gruppo di lavoro Oms con base a Venezia, guidato da Francesco Zambon, che definiva l' azione anti Covid-19 del governo di Giuseppe Conte «caotica e creativa» venne fatto sparire in 24 ore grazie alle pressioni dello stesso Guerra ai vertici dell' Organizzazione mondiale della Sanità, smentite ai pm ma cristallizzate nelle chat: «Sono stato brutale con gli scemi del documento di Venezia - scrive Guerra - Ho mandato scuse profuse al ministro (Speranza, ndr) e (...) e fatto ritirare il documento».

     

    GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA

    E ancora, dopo un incontro con il suo capo di gabinetto Goffredo Zaccardi: «Dice di vedere se riusciamo a far cadere il report nel nulla». Cosa che succederà, finché il consulente del team di legali che ha innescato l' inchiesta di Bergamo Robert Lingard lo ripesca, lo rende noto in una conferenza stampa rilanciata dal Guardian e lo porta in Procura, dove diventa la testata d' angolo dell' inchiesta.

    Goffredo Zaccardi Goffredo Zaccardi

     

    Perché il report faceva a pezzi l' Italia e i criteri sul tracciamento con cui l' Oms cercava di stare dietro alla pandemia. Un guaio per Guerra, che per colpa di quel report vedeva sbriciolarsi «un percorso di costruzione di fiducia e confidenza», dice ancora a Brusaferro.

    non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro non e' l'arena le chat tra ranieri guerra e brusaferro

     

    Nonostante Zambon avesse segnalato a tutti i vertici Oms le indebite pressioni subite per modificare il report, compreso Gebreyesu, l' Oms lasciò che il report sparisse, anzi fece pressioni anche sulla Farnesina chiedendo una sorta di «vigilanza sull' operato della Procura. Una cosa non piacevole», ha detto alle telecamere di Report il procuratore aggiunto di Bergamo Maria Cristina Rota nella puntata che andrà in onda stasera e che promette «nuove prove che rivelano una realtà alquanto diversa dalla versione ufficiale sin qui raccontata al pubblico».

     

    le mail di ranieri guerra nel 2017 sul piano pandemico le mail di ranieri guerra nel 2017 sul piano pandemico

    Mentre il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri chiede la testa di Speranza («L' opportunità di mantenerlo al ministero è venuta meno da tempo») e chiede di allargare l' indagine «ad altri soggetti come Brusaferro e Zaccardi», l' avvocato Consuelo Locati che rappresenta i familiari delle vittime della Bergamasca è ancora più netta: «Emerge inconfutabilmente una responsabilità, quantomeno istituzionale, anche del ministro Speranza, consapevole di come quel rapporto mettesse in scacco la narrativa della fatalità artatamente costruita per nascondere le negligenze delle istituzioni. Nonostante Draghi abbia avuto parole di encomio ha rimosso alcuni elementi chiave della squadra costituita per fronteggiare l' emergenza». Di fatto, commissariandolo.

    ROBERTO SPERANZA A CHE TEMPO CHE FA ROBERTO SPERANZA A CHE TEMPO CHE FA

    il servizio di report su ranieri guerra 8 il servizio di report su ranieri guerra 8 ROBERTO SPERANZA - ZONE ROSSE - MEME BY SARX88 ROBERTO SPERANZA - ZONE ROSSE - MEME BY SARX88 il servizio di report su ranieri guerra 4 il servizio di report su ranieri guerra 4 RANIERI GUERRA RANIERI GUERRA il servizio di report su ranieri guerra 6 il servizio di report su ranieri guerra 6 ranieri guerra 2 ranieri guerra 2 le mail di ranieri guerra nel 2017 sul piano pandemico le mail di ranieri guerra nel 2017 sul piano pandemico il servizio di report su ranieri guerra 7 il servizio di report su ranieri guerra 7 il servizio di report su ranieri guerra il servizio di report su ranieri guerra il servizio di report su ranieri guerra 2 il servizio di report su ranieri guerra 2 il servizio di report su ranieri guerra 3 il servizio di report su ranieri guerra 3 ROBERTO SPERANZA A CHE TEMPO CHE FA ROBERTO SPERANZA A CHE TEMPO CHE FA

    Speranza - la fine del sogno della dittatura sanitaria

     

    L’indagine su Ranieri Guerra che imbarazza il Ministro Speranza

    di Jacopo Ugolini
    12 Aprile 2021
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    È notizia di pochi giorni fa la registrazione nella lista degli indagati del numero due dell’OMS, Ranieri Guerra, scelto dal ministro Speranza come consulente per il primo comitato tecnico scientifico, per aver fornito informazioni false agli investigatori di Bergamo. L’avvio delle indagini è dovuto al discutibile comportamento di Ranieri Guerra relativo al documento redatto da Francesco Zambon, capo dei ricercatori dell’OMS con sede a Venezia, dove era scritto chiaramente che la gestione italiana del Covid è stata “caotica e creativa” e si evidenziava l’assenza di un piano pandemico ben aggiornato. Fino a qui, possiamo benissimo pensare che il ministro Speranza non sapesse nulla di tutto ciò, non sapesse che Ranieri Guerra fece fortissime pressioni su Zambon per modificare il testo così da pubblicare una versione più morbida e che non sapesse nulla dell’interferenza di Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità e portavoce del CTS, per nascondere il report. Ma in realtà, c’è un personaggio che da una parte dialogò con Ranieri Guerra in questa oppressione della verità e dall’altra è vicinissimo a Speranza. Colui è Goffredo Zaccardi. Vi starete chiedendo chi è costui e che collegamento c’è tra tale Zaccardi e il nostro ministro (senza) Speranza. Ebbene, il Zaccardi non è nient’altro che il capo di gabinetto del Ministero della Salute, quindi vicinissimo collaboratore di Speranza. E questo Zaccardi dice a Ranieri Guerra, come riporta La Verità attraverso la penna di Francesco Borgonovo, di “fare cadere nel nulla” (il report di Zambon) oppure di “riprenderlo insieme”, insomma o questo report spariva oppure si sarebbe fatta una “shared compilation”, una versione più comoda. Quindi ricapitolando: questi ricercatori dell’OMS scrivono che i primi morti della bergamasca sono dovuti soprattutto all’assenza di un piano pandemico aggiornato (avrebbe dovuto farlo Ranieri Guerra, responsabile della Prevenzione nel Ministero della Salute tra il 2014 e il 2017) e che la gestione del Covid da parte del governo italiano è più che discutibile (“caotica e creativa” ricordiamo); una volta fatto uscire il report, Ranieri Guerra e altri (immaginiamo, sperando di cadere in errore, anche il ministro Speranza) vanno su tutte le furie, fanno pressioni sui ricercatori di Venezia per modificare il report e scrivono direttamente a Ginevra e Copenhagen, sedi OMS, per premere sull’eliminazione/modifica di questo report; anche il capo di gabinetto Zaccardi si infuria, teme una figuraccia internazionale e quindi vuole che questo report venga eliminato o fortemente modificato. 

    Ottimo. Una domanda: avete letto qualcosa qui sopra sul ruolo del Ministro Speranza in questa faccenda? La risposta è no, perché del ministro Speranza non sappiamo nulla. Però, sinceramente, vien molto difficile pensare che il ministro non abbia fatto nulla a proposito di questo report tanto scomodo; oppure, addirittura, che il ministro non abbia lui in primis mosso i suoi uomini per eliminare questo report. Ecco, il fatto che il report “è del tutto indifferente per lo stato italiano” come disse Speranza sembra molto arduo da credere, soprattutto per i movimenti di persone molto vicine al ministro, in primis il capo di gabinetto Zaccardi, volti ad eliminare questo report. 

    Siamo garantisti, sempre e nei confronti di tutti, quindi non inchiodiamo Speranza a colpe che (forse) non ha. Il dubbio però legittimo che abbiamo è che forse il ministro Speranza sapesse di questo report e sapesse quanto questo report avrebbe inchiodato il governo e lui stesso a colpe ben precise e molto molto gravi. Sperando che il ministro Speranza (ancora una volta) non si sia accorto di niente, lo invitiamo umilmente a presentarsi davanti ai pm di Bergamo (sebbene, ricordiamo, non indagato) e spiegare lì, non da amici faziosi (gioco di parole non casuale, vedendo l’intervista di domenica sera rilasciata dal ministro), il suo ruolo nell’eliminazione di questo report, sperando che presto metta fine una volta per sempre al suo ruolo da Ministro.

    Speranza - la fine di una procurata epidemia

     

    Pochi giorni fa, come rivelato dal Giornale.it, la Finanza gli ha chiesto di fornire documenti, atti e ogni appunto relativo al piano segreto, al piano pandemico e ai lavori della task force. Poi gli ha requisito il cellulare e i dispositivi informatici, per setacciare conversazioni, immagini, audio, documenti, mail: qualsiasi cosa riguardi l'indagine in corso a Bergamo. Giuseppe Ruocco, segretario generale della Salute e responsabile nazionale per l'emergenza Covid, oggi si è presentato in Procura per l'audizione di fronte ai magistrati. Ruocco risponde come persona informata dei fatti, non è indagato. Ma le sue parole serviranno ai pm per chiarire le idee su quanto successo lo scorso marzo.

    La Presse © Fornito da Il Giornale La Presse

    Il nodo centrale è sicuramente quello del mancato rinnovamento del piano pandemico, fermo al 2006 e solo "riconfermato" nel 2016. I riflettori sono puntati su un ufficio in particolare del ministero della Salute, quello della Prevenzione, che avrebbe dovuto aggiornare quel documento contro le pandemie. Ruocco è stato dg della Prevenzione dal 2012 al 2014, posto poi preso da Ranieri Guerra fino al febbraio 2018, quando è arrivato Claudio D'Amario. Dopo Ruocco, anche D'Amario dovrà presentarsi di fronte al procuratore Antonio Chiappani. I magistrati si sono convinti che allo scoppio dell'emergenza da Coronavirus il piano pandemico non fosse adeguato alle ultime linee guida inviate dall'Oms agli Stati, ma fosse solo un "copia e incolla" di quello precedente. "Il piano pandemico in vigore è del 2006 secondo quanto ci è stato dichiarato", ha infatti detto il procuratore capo, Maria Cristina Rota.

    Le ipotesi investigative sono confermate anche dal report dell'Oms, pubblicato e poi misteriosamente scomparso. Francesco Zambon, funzionario della sede di Venezia, ha denunciato nei giorni scorsi le presunte pressioni ricevute da Ranieri Guerra per postdatare il piano facendolo sembrare aggiornato al 2016. Per ora i magistrati indagano per i reati di epidemia colposa e falso, ipotesi sorte in relazione alla chiusura e quasi immediata riapertura dell'ospedale di Alzano Lombardo: cinque persone risultano iscritte nel registro degli indagati. Ma il blitz nelle sedi del ministero della Salute, e l'analisi di tutti i verbali, documenti, atti e chat raccolte, potrebbe portare a spostare l'epicentro dell'inchiesta da Bergamo a Roma. E puntare dritto al ministero.

    Senza dimenticare che sul piatto ci sono anche altri due punti su cui la procura vuol vederci chiaro. Si cerca infatti di verificare quali provvedimenti siano stati adottati dopo la presentazione al Cts degli scenari di Merler il 12 febbraio. E magari ricostruire la genesi, la deliberazione e l'eventuale applicazione del famoso "piano segreto". Ruocco, peraltro, è pure componente del Cts: di cose da dire ne ha. Basteranno ai magistrati per concludere il puzzle?

    QUESTA E' LA REALTA', GIGETTO E SPERANZIELLO, ALTRO CHE PAESE DA CUI NON SE NE VUOLE ANDARE NESSUNO PERCHE' VOI SIETE TROPPO BRAVI A GESTIRLO

     

    FUGA ALL’ESTERO | “L’Italia non è un Paese per giovani”

    Anna Celli, dall’Olanda: "È sempre bello quando qualcuno invita a puntare sui giovani, come ha fatto il presidente Mattarella, ma la situazione attuale mostra ampiamente il contrario”

    Anna Celli, da Wageningen, rinomata cittadina universitaria nel cuore dell’Olanda, sceglie tinte abbastanza fosche per dipingere al Giornale di Brescia le prospettive dei suoi connazionali: il futuro dei giovani in Italia? “Abbastanza grigio”.

    Bresciana del ’97, Anna è una delle migliaia di cervelli in fuga dall’Italia di questi ultimi anni, perché “il nostro Paese, di fatto, non è un Paese per giovani”.

    “È sempre bello quando qualcuno invita a puntare sui giovani, come ha fatto il presidente Mattarella, ma la situazione attuale – dice parlando con il quotidiano bresciano – mostra ampiamente il contrario. Tra stage a oltranza e un sistema scolastico obsoleto, il nostro Paese ha molto da fare prima che il domani sia effettivamente a nostra portata”. Ed è infatti per questa ragione che Anna ha scelto di studiare Biotecnologie all’estero, una facoltà, a suo parere, ancora molto sottovalutata in Italia.

    La fuga di giovani italiani all’estero continua inesorabilmente. L’Italia può e deve fare molto di più per evitare che questa vera e propria emorragia continui. Dov’è la politica, che fa il governo, dov’è lo Stato?

    Quella tassa li' cominciate a pagarla dalle pensioni e vitalizi dei politici, dalle comunita' montane alla presidenza della repubblica

     

    Letta propone tassa di successione per dote ai 18enni. Ma Draghi lo stoppa. Salvini: “Le tasse tienitele tu”

    Commenta Salvini: “Quel genio di Letta lancia la tassa di successione, ma l'Italia non è Parigi, dove era abituato a cambiare champagne; le tasse se le tiene lui"

    “A distanza di sette anni sono sinceramente grato a Renzi per la brutalita’ di quel momento. Se mi avesse fatto fuori in modo soft, proponendo soluzioni compensative come succede in questi casi, non so se avrei trovato la forza per cambiare lavoro, citta’, nazione, vita. Invece ho lasciato la politica da un giorno all’altro, senza uno stipendio, per andare a cercare fortuna all’estero”. Lo dice il segretario del Pd, Enrico Letta, in una intervista a 7 anticipata su Corriere.it, parlando del passaggio della campanella, quando Matteo Renzi prese il suo posto a Palazzo Chigi. “Tutti mi dissero che ero stato troppo rancoroso, ma stavo inaugurando una fase nuova della mia vita e volevo entrarci all’insegna della trasparenza”.

    Giorgia Meloni “la rispetto. Sono alternativo a lei, ma ha indubbie capacita’ politiche”, afferma Letta. Salvini? “Non lo demonizzo, ma sento il dovere di rimarcare le differenze. Per lui la liberta’, anche arbitraria, dell’individuo viene prima del bene collettivo, per me no. La destra dice: ‘Prima Io’. La sinistra: ‘Prima Noi'”.

    Sulla continua fuga all’estero da parte di moltissimi giovani italiani: “Per la dote ai diciottenni sarei disposto a venire a patti anche sulla legge elettorale”. “Il mio sogno e’ trattenere i ragazzi italiani in Italia, senza pero’ farli restare in casa con mamma e papa’ fino a trent’anni. Il problema principale del nostro Paese e’ che non fa piu’ figli. Ci vuole una dote per i giovani, finanziata con una parte dei proventi della tassa di successione, e un accesso ai mutui-abitazione anche per chi non ha genitori in grado di fornire garanzie”.

    La proposta di Letta è proprio questa: “Per la generazione piu’ in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa. Per essere seri va finanziata non a debito (lo ripagherebbero loro) ma chiedendo all’1% piu’ ricco del paese di pagarla con la tassa di successione”.

    La proposta del segretario Pd viene però subito stoppata dal presidente del Consiglio Mario Draghi: “Questo non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli”.

    Subito arriva il commento di Salvini: “Quel genio di Letta lancia la tassa di successione, ma l’Italia non è Parigi, dove era abituato a cambiare champagne; le tasse se le tiene lui”. “Oggi Draghi lo ha fermato come un grande libero, alla Baresi”, ha aggiunto il capo della Lega.

    Altri chiacchieroidi

     

    Italiani all’estero, intesa di collaborazione raggiunta tra MdL e MR

    Tale collaborazione, si legge in una nota, si pone anche in vista delle Elezioni dei Comites, che si terranno il prossimo 3 dicembre 2021

    Il 18 maggio 2021, a Bruxelles, il Presidente del Movimento delle Libertà (MdL), onorevole Massimo Romagnoli e il Consigliere Michele Amico, in rappresentanza del Presidente del Movimento Riformatore belga (MR), Georges-Louis Bouchez, hanno raggiunto un’importante intesa di collaborazione tra i loro rispettivi Movimenti politici.

    Tale collaborazione, si legge in una nota, si pone anche in vista delle Elezioni dei Comites, che si terranno il prossimo 3 dicembre 2021.

    Entrambi i Movimenti si riconoscono nei valori e nella tradizione occidentali e sono fautori dell’integrazione in seno all’Unione Europea.

    Le due forze politiche sottolineano che la collaborazione si esplicherà sinergicamente, sia a favore e nella tutela degli italiani residenti all’estero che nella vita pubblica e politica in Belgio.

    Bravissimo, quello che ha portato il COVID in Italia va assolutamente premiato

     

    ITALIA-USA | Sottosegretario Della Vedova: “Riconoscimento a Fauci fotografa l’orgoglio per l’emigrazione italiana”

    L’Ambasciata d’Italia negli Usa: Fauci "cavaliere di Gran Croce è il riconoscimento del suo servizio straordinario e della sua leadership e contributo eccezionali durante la pandemia"

    “Il conferimento al dottor Fauci della massima onorificenza della Repubblica fotografa la gratitudine e l’orgoglio con cui l’Italia guarda all’emigrazione italiana. Dovere del governo è riconoscere e valorizzare questi ”ambasciatori” della migliore italianità nel mondo”. Lo scrive in un tweet il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, commentando il riconoscimento consegnato ieri al virologo dall’ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio.

    Fauci “cavaliere di Gran Croce è il riconoscimento del suo servizio straordinario e della sua leadership e contributo eccezionali durante la pandemia”, si legge in un tweet dell’ambasciata italiana negli Stati Uniti.

    Chiacchieroidi

    Italiani all’estero, L’EDITORIALE di Ricky Filosa: “Se il governo ci snobba, tocca a noi”

    Ci dimentica il premier Draghi. Ci snobba il Sottosegretario Della Vedova. Roma appare sorda alle richieste degli italiani nel mondo. Dunque, che fare? Tocca a noi italiani all’estero, ragazzi. Tocca a voi. Sollecitare, farci sentire, comunicare. Protestare. Tocca ai Comites, all’associazionismo italiano nel mondo, ai movimenti di base, al volontariato. Tocca a tutti noi

    Benedetto Della Vedova, di +Europa, lo scorso primo marzo è stato nominato Sottosegretario agli Esteri. Un paio di settimane dopo ha ricevuto, tra le altre, la delega per gli italiani nel mondo. Ad oggi, a due mesi di distanza, non ha ancora rivolto nemmeno un saluto, un pensiero, agli italiani all’estero. Nulla.

    In questo, lo dobbiamo dire, somiglia molto al presidente del Consiglio Mario Draghi, che pubblicamente non ha mai neppure pronunciato le parole italiani nel mondo nella stessa frase. Ci pare di sentirlo, Draghi: oltre confine vivono sei milioni di italiani all’estero? Chissenefrega, noi abbiamo già troppi problemi in Italia per pensare anche a loro.

    Che tristezza. Che brutto ritorno al passato, cari amici di ItaliaChiamaItalia; a quando di italiani nel mondo se ne occupava un romano, senza alcuna conoscenza del tema e senza alcun reale interesse nei confronti del mondo dell’emigrazione.

    Che fare, dunque? Visto anche che tutti gli eletti all’estero sono in maggioranza, chi solleciterà il governo – davvero, non a chiacchiere – ad occuparsi di italiani all’estero e di Sistema Italia come si deve? Ci penserà il CGIE? Al di là delle buone intenzioni del Segretario generale Michele Schiavone, sappiamo bene che il Consiglio degli italiani all’estero, purtroppo, è sempre stato un po’ snobbato dai diversi esecutivi. Ci penseranno i nostri rappresentanti parlamentari? Difficile. Come detto, sono tutti in maggioranza e quindi l’andazzo è un po’ quello del zitti e mosca. E comunque, sappiamo ormai anche questo, il peso politico a Roma della maggior parte di loro è uguale a zero. E allora?

    Tocca a noi, ragazzi. Tocca a voi. Sollecitare, farci sentire, comunicare. Protestare. Tocca a tutti noi. Sui social, sui giornali, con il passaparola, con iniziative sul territorio, ove possibile. Tocca ai Comites, all’associazionismo italiano nel mondo, ai movimenti di base, al volontariato. Ancora una volta, come già accaduto in passato (penso alla lotta per la riapertura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo: battaglia vinta dalla comunità, quando all’inizio avevamo tutti contro), dobbiamo essere noi a prendere in mano le redini del nostro destino. Le elezioni Comites che si terranno a dicembre potranno essere un’opportunità di rinnovamento, un segnale da inviare – anche in vista delle Politiche – a quella Roma sorda nei nostri confronti: noi italiani nel mondo ci siamo, amiamo l’Italia forse più di voi che ci vivete, vogliamo essere protagonisti delle scelte del nostro Paese. Sarebbe un bel messaggio alla Capitale dell’indifferenza.

    @rickyfilosa

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