NON BASTA: PORTATE LA QUESTIONE ALL'ATTENZIONE DELLA GIUSTIZIA CON UNA QUERELA CONTRO QUESTO ESSERE INFINITESIMALE SEDICENTE "MINISTRO" - RESPONDEAT SUPERIOR - E' OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO E NEGLIGENZA - CHE ORGANO COSTITUZIONALE SIETE???

 

Cgie a Di Maio: Fare luce sulla morte di Luca Ventre in Uruguay!

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La tragica morte di Luca Ventre del 1° gennaio 2021 pone seri quesiti sulla sicurezza nelle sedi diplomatiche italiane all’estero. Il CGIE ritiene non più procrastinabile un intervento del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

La sicurezza dei cittadini italiani all’estero è uno degli argomenti che interessa direttamente tutti i funzionari e i civili fuori dai confini nazionali. Quest’anno si sono verificati molti, troppi casi di morti, sequestri e abusi che in parte sono ancora impuniti.

Le lungaggini della giustizia italiana sono note e non desta meraviglia, che nel Bel Paese le riforme dell’ordinamento giudiziario, giuridico e del consiglio superiore della Magistratura sono diventati urgenti, tant’è che la commissione europea le pone come condizione legata al prestito dei 248 miliardi per la ripresa e la resilienza.

Però, desta maggiore preoccupazione la quasi militarizzazione delle sedi diplomatiche all’estero, anche quelle fuori dai paesi in conflitto e ad alto rischio bellico, che giustificano tali misure precauzionali.

LA LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA
Calate le luci della ribalta su atti di terrorismo, sequestri, estorsioni o rapimenti sbattuti in prima pagina a 9 colonne nei maggiori quotidiani e media nazionali, dopo alcune settimane tutto passa nel dimenticatoio. Uno stato di diritto non può abituarsi all’indifferenza, a mezze verità né tanto meno a casi giuridici impuniti.

La giustizia italiana ha tempi lunghi, i processi sono interminabili. E’ quanto sta succedendo anche con il tragico assassinio accaduto, tra le ore 7.00 e le 7:30 del 1° gennaio 2021, nell’Ambasciata Italiana a Montevideo in cui è rimasto vittima Luca Ventre, cittadino italiano di 35 anni residente in Uruguay.

Vale la pena ricordare che Luca Ventre entrò nell’Ambasciata Italiana, superando il muro di cinta con l’intenzione di chiedere protezione alle autorità del suo paese, e fu placcato ed immobilizzato da una agente e da un membro della polizia uruguaiana, entrambi incaricati della sicurezza della sede diplomatica.

Luca Ventre, fu poi portato, dopo aver perso conoscenza, all’Hospital de Clínicas dove, secondo le testimonianze, morì.  La famiglia di Luca, per accertare il fatto, oltre a promuovere un’azione giudiziaria locale, ha chiesto l’intervento della Procura italiana e l’esame della salma che è stata trasferita a Roma.

LA VIOLENZA SUBITA DALLA POLIZIA LOCALE
La Procura italiana ha verificato che Luca è morto a causa del contenimento violento operato dal poliziotto uruguaiano per lunghi 37 minuti, come mostrato nelle riprese delle telecamere poste nei giardini dell’Ambasciata italiana. Il perito nominato dalla giustizia italiana sostiene, che la morte è stata prodotta da una violenta ed estrema asfissia causata da una pressione prolungata sul collo che provoca ipossia cerebrale e morte per arresto cardiaco.

Le ormai accertate modalità della morte di Luca fanno emergere la responsabilità del poliziotto locale e del medico legale, che ha firmato il suo certificato di morte senza indagare correttamente sulle cause.

A fronte degli atti prodotti dalla Procura di Roma, il CGIE ritiene non più procrastinabile un intervento del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.  Il silenzio della Farnesina su questo caso è inquietante. Non possono esserci differenze di trattamento e di attenzioni nelle inchieste e nei casi giuridici, tanto meno nell’accertamento delle cause di fatti delittuosi.

LA SICUREZZA NELLE SEDI DIPLOMATICHE
Per quanto accaduto, paragonabile alla punta di iceberg dei comportamenti quotidiani che si verificano davanti alle sedi diplomatiche italiane all’estero, il CGIE esige che il MAECI riveda e corregga i sistemi di sicurezza attuati nelle nostre ambasciate e nei consolati.

Negli ultimi anni questi edifici si sono trasformati in bunker: si è aumentato il personale di sicurezza, ma nell’ottica del contenimento della spesa, in molti paesi si è fatto progressivamente riferimento a servizi di sicurezza locali; si sono rafforzati recinti e porte di ingresso, il risultato è che, in molti casi, l’accesso dei cittadini italiani e degli utenti dipende dalla discrezionalità di questi agenti, assunti da agenzie di sicurezza locale.

Il caso di Luca Ventre dimostra come Consolati ed Ambasciate stanno perdendo la loro essenza. Le prerogative e immunità codificate nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 si stanno affievolendo tanto che gli edifici a volte non vengono più considerati parte di territorio italiano con funzione e capacità di assistenza ai cittadini. In mancanza di modifiche dei regolamenti di sicurezza e un serio investimento in personale qualificato, la sicurezza rischia di trasformarsi in insicurezza per i cittadini.

Per queste ragioni, sulla base delle risultanze della Procura di Roma, il CGIE chiede l’intervento diretto e immediato del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La giustizia uruguaiana applichi le sanzioni adeguate ai responsabili di questa morte che poteva essere evitata.

Roma, 4 giugno 2021
Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

CHISSA' PERCHE'? >>> Il ministro Bianchi bacchetta l’Italia: ultima in Europa per laureati e alunni che lasciano prima. Anief: bene, aumentiamo l’obbligo formativo

 

Il ministro Bianchi bacchetta l’Italia: ultima in Europa per laureati e alunni che lasciano prima. Anief: bene, aumentiamo l’obbligo formativo

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L’Italia è la maglia nera in Europa per il tasso di dispersione e numero di laureati: i miliardi che arriveranno dal Recovery Plan dovranno servire a cancellare anche questo doppio record, dando dignità a tutti i percorsi di scuola, a partire dalla fascia 0-6 anni, fino all’istruzione superiore, in particolare a livello professionale e tecnico, e passando per il tempo pieno generalizzato andando però prima a crearne i presupposti con mense e palestre. Lo ha detto oggi il ministro Patrizio Bianchi nel corso di un’audizione alla Senato incentrata sul piano sui contenuti della Proposta del Piano nazionale di ripresa e resilienza collegato al doc. XXVII, n. 18. “Ecco perché – ha detto il ministro - servono nuovi linguaggi e nuove competenze. Va bene quindi avere una nuova formazione, che parta dall’infanzia, così da permettere ai nostri ragazzi di avere un uso critico dei nuovi strumenti. Una situazione che non riguarda i loro genitori e i loro nonni. I cablaggi non bastano: bisogna formare le persone. I fondi europei sono però un innesco, poi serviranno quelli dei privati e delle Regioni”. 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene che alcuni dei temi toccati dal ministro Patrizio Bianchi e inquadrati dal precedente Governo per il rilancio della Scuola e della Conoscenza siano in linea con le necessità del Paese: “Combattere contro le diseguaglianze a partire dalla scuola dell’infanzia – commenta il sindacalista - è infatti essenziale se si vuole ridurre il gap formativo e culturale all’interno dell’Italia. Il digital divide che colpisce oltre un milione di alunni, il mancato accesso all’istruzione nella fascia 0-6 anni e il 27% dei Neet vanno combattuti con forza: iniziamo, a questo proposito, ad allungare l’obbligo scolastico partendo dai tre anni fino alla maturità”.

Il leader del giovane sindacato ha detto quindi di “apprezzare l’intervento sull’indispensabilità della spesa che lo Stato si assume per il personale: a questo proposito, esortiamo l’amministrazione e il Governo ad adattare le norme su organici, nuove professionalità, reclutamento e mobilità dei lavoratori della scuola, orientandole in linea con quanto chiede la stessa UE. Va ridotto, quindi, il numero di alunni per classe ed incrementato quello del personale, assumendo tutti coloro che hanno svolto tre anni di servizio, assumendo da GaE e graduatorie d’istituto, introducendo concorsi per titoli e servizi, oltre che cancellare i vincoli che si oppongono agli avvicinamenti su sedi di lavoro vicino casa che in tempo di pandemia rasentano la follia. Ma anche introdotte quelle professionalità, come di coordinamento delle segreterie scolastiche, attivate solo sulla carta. Sono provvedimenti indispensabili per abbattere i tassi di dispersione scolastica in quei territori dove è scarso l’apporto socio-economico ed è concentrata l’immigrazione e l’emigrazione”, ha concluso Pacifico.

IL PNRR COMMENTATO DAL MINISTRO

Risollevare tutta l’Istruzione scolastica nazionale, che in certi territori fa lasciare gli studi prematuramente al 33% di alunni e che oggi produce il più basso numero di laureati in Europa. È l’obiettivo primario che l’Italia si pone il nostro paese con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Su alcuni punti – ha detto Bianchi - dobbiamo puntare di più. Come il tema dello 0-6 anni: dobbiamo investire di più su questa fascia, che oggi è del tutto ineguale in Italia. È un tema di carattere strutturale. E la fascia di età 3-6 anni, nella nostra impostazione, deve rientrare in un ordinamento scolastico per tutti i bambini di questo paese. Un obiettivo che non si raggiungerà domattina, ma va raggiunto”.

 

I RINGRAZIAMENTI AL GOVERNO CONTE E ALL’ON. AZZOLINA

Dopo aver ricordato di avere affidato le deleghe ai sottosegretari Barbara Floridia e Rossano Sasso, il ministro ha detto che bisogna partire da coloro che sono più fragili e in difficoltà. Sono gli elementi fondanti del sistema di educazione europeo, da trasformare in perno fondante della crescita. Da troppo tempo il tasso di crescita dell’Europa è anemico. Il ministro ha poi fatto riferimento al tema dell’eguaglianza: il diritto alla partecipazione e alla vita collettiva è legato alle modalità con le quale si accede ai sistemi educativi: “sono i temi centrali rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza avviato lo scorso anno e rispetto al quale va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto dal precedente Governo e dalla ministra Lucia Azzolina”.

“Abbiamo confermato – ha continuato il ministro - quella impostazione che è stata apprezzata molto dalla commissione europea, ma vi sono alcuni punti su cui investire, ad iniziare dal tema dello sviluppo dell’educazione 0-6 anni. Senza nulla togliere al valore delle famiglie, questo deve diventare un centrale obiettivo dello Stato. All’educazione 0-3 e 3-6 anni, ha continuato il ministro, andrà un miliardo di euro dei fondi PNRR: bisogna di costruire dei nidi con questo strumento e con strumenti ordinari.

 

TROPPA DISPERSIONE DI ALUNNI

“L’Italia - ha ricordato Bianchi - ha anche il più alto tasso di dispersione in Europa, ma soprattutto il tasso più disomogeneo di dispersione. In Veneto abbiamo il 10%, in linea con la media Ue, ma in alcune aree del Sud, in particolare in Calabria, siamo al 33%. Stesso discorso vale per il tempo pieno. In alcune aree del Nord è praticabile per tutte le famiglie. Mentre al Sud non si può, semplicemente perché non vi sono mense e palestre. Se si introduce per decreto legge il tempo pieno al Sud, però in queste condizioni non si fanno. Oltre un miliardo è stanziato per sovvertire questa tendenza”.

 

INVESTIRE SUGLI IFTS

“Come si deve riflettere su tutta la filiera tecnica e professionale”. Ci troviamo dinanzi ad “un’accelerazione di investimenti, che dovrà fare da traino ad altri investimenti. Un miliardo abbondante, quindi 300 milioni l’anno, andranno a potenziare il sistema IFTS: sembrano tanti ma non lo sono. Perché siamo fermi a 18 mila studenti l’anno, ma ne servono dieci volte tanto. I privati credo che debbano intervenire. E pure le regioni”.

 

IL PERSONALE DA DIFENDERE

Bianchi ha quindi ricordato il tema dell’accesso dalla formazione disomogenea. “Quando si vogliono affrontare le diseguaglianze – ha detto - c’è da affrontare la questione del Meridione. C’è anche da affrontare il nodo del personale. La maggior parte della spesa nazionale per la scuola è per il personale, sul bilancio del ministero dell’Istruzione di 55 miliardi, ben 48,5 sono di spesa per il personale ed è giusto così. Sono elementi scontati, che però vanno sottolineati. Vi sono grandi problemi di formazione del personale, ma non riguarda quello della scuola. Oggi siamo in realtà preparati ad affrontare l’obiettivo 4.0? Sulle competenze digitali siamo l’ultimo Paese in Europa. C’è un problema di formazione permanente, che si può ripercuotere sulle nuove generazioni”.

 

IL RACCORDO TRA LE MISSIONI

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha continuato il ministro, prevede sei missioni nazionali, tutte incrociate fra di loro. Per la Scuola è fondamentale il raccordo con l’Università. È nella visione complessiva del piano che va colta la filosofia del piano. Ad esempio, la Rivoluzione Verde si intreccia con altre missioni, anche con Istruzione e Ricerca. Una volta che ci sarà l’assegnazione dei fondi strutturali, è chiaro che vi dovranno essere dei tempi certi per la loro realizzazione. “A livello territoriale non siamo in Francia o in Germania: l’Italia vive una situazione complessa. È prevista una ripartizione per linee di intervento”. Bianchi ha quindi confermato che si prevede diverso tra le regioni italiane: “in alcune si rischia di restituire i fondi. Su questo, qualche riflessione va fatta”. Il ministro dell’Istruzione ha quindi detto che il coordinamento regionale va fatto anche sul Fondo sociale europeo e di coesione. Sono comunque, ha sottolineato, “delle risorse di innesco, per dare modo a regioni ed enti locali di avviare un percorso operativo”.

 

CHIACCHIEROIDE A VUOTO: "Vignali: in italiani all’estero i migliori valori della Repubblica" E' per quello che lui e di maio hanno stanziato 6 milioni di EUR per ca. 87 milioni di italiani all'estero per l'assistenza di emergenza, IN PRESTITO OVVIAMENTE!!! Ecco perche i migliori sono fuori della repubblika e i peggiori sono ancora sempre dentro. Che bel sorriso ...

 

Vignali: in italiani all’estero i migliori valori della Repubblica

·5 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 1 giu. (askanews) - In mesi così "difficili" come quelli della pandemia di Covid-19, "lo slancio" e "la partecipazione" degli italiani all'estero sono stati "più forti che mai": un atteggiamento che incarna quei "valori" di "solidarietà, dignità sociale e uguaglianza" che sono propri della nostra Repubblica, che domani celebra i suoi primi 75 anni. Dal 31 maggio 2017 Luigi Maria Vignali è direttore generale per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie del ministero Affari esteri. In un'intervista ad askanews, alla vigilia del 2 giugno, racconta come i nostri connazionali nel mondo abbiano affrontato "con coraggio" e "con forza" questi mesi di crisi sanitaria, con l'aiuto della Farnesina e delle Istituzioni, che hanno assicurato tutta l'assistenza necessaria, "anche finanziaria". Un contributo che proseguirà nei prossimi mesi, durante la "fase di ripresa" dalla pandemia. Un periodo che, per le comunità italiane all'estero, coinciderà con un importante appuntamento: le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. Sono previste a dicembre e l'invito di Vignali a tutti "i giovani di nuova mobilità" e i "nati all'estero" è quello di "partecipare", "candidarsi", "votare": "non esiste modo migliore che onorare la nostra Repubblica che partecipare alle sue Istituzioni, che renderle vive, anche se si è giovani. Anzi, soprattutto se si è giovani", sottolinea il direttore generale.

D: Il 2 giugno la Repubblica italiana compie 75 anni: che significato ha questa ricorrenza per gli italiani all'Estero?

R: "Sono grato di questa opportunità di poter parlare a tutti gli italiani all'estero per celebrare la ricorrenza del 2 giugno. Si festeggiano i 75 anni della Repubblica italiana, ne celebriamo le istituzioni. I connazionali nel mondo contribuiscono ogni giorno ad alimentarne le tradizioni, la cultura, la lingua, l'ingegno, di generazione in generazione, sentendo la vicinanza delle istituzioni italiane. E questo è fondamentale oggi più che mai".

D: La pandemia di Covid-19 ha cambiato le nostre vite. Che tipo di assistenza ha fornito la nostra rete diplomatico-consolare ai connazionali all'estero? Ci sono state iniziative di solidarietà tra gli italiani? Se sì, quali?

R: "Sono stati mesi davvero molto difficili. La pandemia ha colpito duramente anche all'estero e gli italiani nel mondo l'hanno affrontata con coraggio e con forza. La nostra rete consolare non si è tirata indietro nel cercare di fornire tutta l'assistenza necessaria, anche finanziaria. Ci sono stati oltre 9.000 interventi a sostegno di connazionali indigenti o in condizioni di marginalità. Stiamo parlando di 6,6 milioni di euro che abbiamo erogato nel 2020 a 200 sedi della rete. Quindi un impegno veramente importante. Al tempo stesso le sedi della Farnesina non diminuiranno l'assistenza ai connazionali anche nella fase di ripresa dopo la pandemia. E' un complemento delle tante iniziative di solidarietà che gli italiani hanno lanciato: iniziative sociali, culturali, d'informazione, di sostegno ai più fragili, anche in Italia, non solamente all'estero. E questo è molto molto bello, significa che il sentimento di vicinanza alla Patria e fra italiani non viene mai meno".

D: Qual è stato in questa fase, e qual è più in generale, il ruolo del Cgie, dei Com.It.Es e dei vari enti assistenziali?

R: "Lo slancio e la partecipazione degli italiani all'estero, nei cinque continenti, li abbiamo sentiti più forti che mai proprio durante l'emergenza. Un atteggiamento che incarna quei valori che proprio la Repubblica esprime, di solidarietà, dignità sociale, uguaglianza. Ad esempio il Consiglio generale per gli italiani all'estero e i Comitati degli italiani all'estero - i Com.It.Es - si sono estremamente impegnati nel realizzare molteplici iniziative sociali, culturali, di risposta alla pandemia. Abbiamo finanziato, attraverso i Comitati, oltre 1.150.000 euro per progetti specifici, quindi orientando l'azione di questi comitati per obiettivi, rendendoli incisivi nel sostegno alle collettività italiane che dovevano sopportare questi duri effetti della pandemia. E poi ringrazio più in generale, oltre che Cgie e Com.It.Es tutti coloro che si impegnano ogni giorno per promuovere la nostra lingua, la nostra cultura, gli enti assistenziali, tutti i connazionali che hanno scelto di farsi parte di associazioni e network - che siano digitali o meno -, reti di aggregazione: sono a volte realtà nate informalmente che si sono poi consolidate e sviluppate fino a diventare più importanti. E' un nuovo associazionismo che ha come obiettivo primario proprio quello di mettere in contatto i giovani italiani appena emigrati con i giovani italiani nati all'estero. Questo è un punto che mi interessa molto sviluppare: i contatti tra giovani generazioni all'estero, sia di nuova mobilità che già presenti nei territori. E' un aspetto che vorrei valorizzare, perché anche la partecipazione dei giovani è il cardine del buon funzionamento di ogni comunità. E chi è all'estero, e rappresenta l'italianità in altri paesi, ha bisogno di punti di riferimento, di essere in contatto tra italiani e di sentire forte la presenza delle istituzioni".

D: A dicembre ci saranno le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. Quale può essere il contributo dei giovani di nuova mobilità?

R: "Il mio invito a tutti i giovani di nuova mobilità, ma anche i nati all'estero, è quello di partecipare attivamente, di candidarsi. Di votare, naturalmente. E' un invito di cui vorrei sottolineare l'importanza, proprio per dare nuova linfa ai Com.It.Es, per renderli ancora di più specchio reale delle esigenze attuali delle nostre collettività nel mondo. Non esiste modo migliore che onorare la nostra Repubblica che partecipare alle sue Istituzioni, che renderle vive, anche se si è giovani. Anzi, soprattutto se si è giovani".

D: Tra i nostri connazionali all'estero figurano anche alcune categorie speciali: cooperanti, missionari, volontari, ricercatori. Quale messaggio si può inviare loro alla vigilia della festa della Repubblica?

R: "Intanto voglio ricordare che incarnano davvero i valori fondanti della Repubblica. Si tratta di alcune categorie particolarmente significative perché ci ricordano i valori della nostra Repubblica, i valori della Costituzione, e quanto possono essere incarnati da chi fa ogni giorno il proprio lavoro all'estero. E non vorrei dimenticare in questa lista anche chi intraprende un'attività imprenditoriale fuori dai confini, tutti i talenti nel mondo che rappresentano il coraggio e la determinazione di generazioni di italiani che hanno cercato e trovato la propria realizzazione professionale, umana, sociale all'estero. A tutti questi va il mio sentito grazie. Non devono dimenticare mai quanto vale per l'Italia sapere che restituiscono la migliore delle immagini possibili dell'Italia nel mondo. Grazie e buona festa della Repubblica a tutti".

(Servizio di Corrado Accaputo)

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Il consumo di droga in Italia, oggi (a margine della serie SanPa)

Oltre un decesso per overdose al giorno, l'eroina la causa principale: questa è la fotografia dell'Italia di oggi nella relazione annuale sulle tossicodipendenze

di Gaetano Moraca
13 gennaio 2021

consumo droga italia

Del consumo di droga in Italia si parla sempre in seguito a qualche fatto di cronaca eclatante e dopo pochi giorni la tematica sparisce dalle pagine dei giornali. Quando sulla ribalta finiscono festini di noti imprenditori, la droga sembra essere un elemento di corredo quasi irrinunciabile della narrazione. E pure a latere della fortunata e ottima serie Netflix, SanPa, che racconta le luci e le ombre della Comunità di San Patrignano e del suo fondatore Vincenzo Muccioli, i numeri sulla diffusione delle droghe e delle tossicodipendenze in Italia oggi sono passati in secondo piano.

La Relazione annuale al Parlamento 2020 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, è in grado però di restituirci una visione d’insieme sulle droghe più diffuse in Italia, sull’avanzata delle Nuove Sostanze Psicoattive e sul numero e le cause dei decessi per overdose.

Il consumo di droga in Italia

Aumentano, fino ad arrivare ai livelli del decennio scorso, le morti per overdose: nel 2019 sono stati registrati 373 casi (+11%), più di un’overdose al giorno. L’eroina continua a rappresentare la causa principale dei decessi (45,3%), anche se quelli attribuibili all’uso di cocaina sono in costante aumento. “Imprecisate” rimangono invece le sostanze che causano un terzo delle morti, fenomeno che gli studiosi collegano alla diffusione di Nuove Sostanze Psicoattive, la cui composizione però è spesso difficile da determinare.

Sono stati 7.480 i ricoveri in ospedale direttamente correlati all’uso di stupefacenti, soprattutto di giovani e under 45, soprattutto a causa della cocaina. Ma anche la cannabis ha, nell’aumento delle degenze per uso di sostanze, un ruolo fondamentale. Preoccupante è anche l’aumento delle diagnosi tardive di HIV: nel 30% dei casi si raggiunge infatti lo stadio di AIDS conclamato, senza essere a conoscenza della propria sieropositività. Solo 15 anni fa questa percentuale era del 15% circa.

Il mercato della droga in Italia

La cocaina continua a farla da padrone nel mercato della droga italiano: nel 2019 infatti sono stati sequestrati quasi 8,3 tonnellate della sostanza, tre volte in più rispetto all’anno precedente. Causa ed effetto di questa espansione è l’aumento continuativo della domanda: il 31% dei quasi 16 miliardi di euro spesi per l’acquisto di sostanze stupefacenti è correlato proprio alla cocaina. Le sostanze stupefacenti più diffuse sul mercato illegale restano la cannabis e i suoi derivati, seppur in flessione rispetto all’anno precedente; stabili i consumi fra i giovanissimi.

News, tendenze, tecnologie e protagonisti: tutto quello che c’è da sapere sul mondo dell’orologeria.

Il mercato dell’eroina in Italia sembra invece essersi stabilizzato, dopo l’acme raggiunto nel 2018, conclusione a cui si arriva alla luce della diminuzione delle denunce per traffico e per detenzione. La relazione sottolinea però come l’eroina rimanga la sostanza primaria maggiormente diffusa tra le persone in trattamento e in cura presso nei servizi per le Dipendenze. Il 21,2% dei ricoveri droga-correlati riguardano l’uso degli oppiacei, prima sostanza tra le donne ricoverate. Le morti direttamente correlate al consumo di eroina passano da 2,5 nel 2016 a 4,4 nell’ultima rilevazione (169 casi), che consegna all’eroina il primato di droga più letale di tutte. Ai tempi di Muccioli, e anche oggi.

Pretendiamo tutti insieme l'arresto di tutti i magistrati criminali che sabotano denunce e processi

 

VIDEO Pretendiamo tutti insieme l'arresto di tutti i magistrati criminali che sabotano denunce e processi.

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Francesco Carbone
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Perche' i monasteri sono tra le piu' antiche istituzioni sociali ed economiche dell'umanita'?

Ecco il più antico monastero del mondo

SAINT ANTHONY MONASTERY

Sabine de Rozières - pubblicato il 19/01/18

Tutte le monache e i monaci cristiani nel mondo hanno conosciuto Sant’Antonio il Grande (non quello di Padova), considerato dalla Tradizione come il padre fondatore del monachesimo. Dopo la sua morte, verso il 356, un monastero sarebbe stato edificato dai suoi discepoli ai piedi del monte Qulzum, in Egitto, stabilendo una presenza monastica che perdura da sedici secoli.

Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli. Poi vieni, seguimi.

Mt 19, 21

Queste poche parole di Cristo avrebbero trasformato radicalmente la vita di Antonio, come spiega Atanasio di Alessandria alla fine del IV secolo nella sua Vita di Antonio. Avrebbe venduto i suoi beni e scelto di partire verso il deserto per una vita di preghiera e di spoliazione totale. Figlio di una ricca famiglia di agricoltori egiziani, si ritira così dal mondo alla maniera degli eremiti.




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Eremita, asceta e autonomo

Sant’Antonio si sarebbe stabilito lungo il corso del Nilo, per poi spostarsi in diversi altri posti desertici dell’Egitto. Si sarebbe poi installato definitivamente in una grotta del Monte Qulzum, a una trentina di chilometri dal Mar Rosso, non lontano dal golfo di Suez, in Egitto. Questa grotta è situata nella montagna proprio al di sopra del monastero di Sant’Antonio (in arabo Deir Mar Antonios), visitato da sempre da pellegrini e viaggiatori di tutto il mondo. Il monastero possiede una sorgente d’acqua che sgorga dalla montagna e offre un’autonomia per un’agricoltura essenziale. Del resto, da qualche anno i monaci hanno un campo di pannelli solari che fornisce loro dell’elettricità.

La pietà dei monaci per i pellegrini

Da sempre i pellegrini sono venuti in questo luogo remoto da tutto ma così importante per la storia del monachesimo, come sottolinea Christine Chaillot, scrittrice e specialista di Chiese orientali:

La grotta era di accesso piuttosto difficile, perché situata in alto nella montagna. Ecco perché da qualche anno i monaci hanno avuto pietà dei pellegrini e hanno costruito una scala che permette loro di accedere a una terrazza. A partire da quella, si può penetrare in una crepa della roccia e, mediante un corridoio estremamente stretto, accedere alla grotta in cui visse sant’Antonio fino alla morte.

Reliquie e graffiti

Secondo i monaci, sant’Antonio sarebbe sepolto nella chiesa più antica del monastero (ce ne sono almeno sette), a destra dell’altare. Christine Chaillot spiega che non si vedono tombe, dall’esterno, né altri segni visibili a indicare il luogo esatto della sepoltura. La specialista nota del resto che in questa medesima chiesa si possono ammirare delle magnifiche pitture antiche restaurate poco a poco; vi si possono così osservare dei graffiti scritti in più lingue: «Sono stati preservati perché sono testimonianza della visita di viaggiatori internazionali nel corso dei secoli».




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Il monachesimo alle radici della società di oggi

Una comunità monastica viva e vivace

Christine Chaillot annovera oggi circa 120 monaci e alcuni eremiti, orbitanti attorno al monastero di sant’Antonio:

Non vivono tutti nel monastero – spiega – perché alcuni monaci copti sono inviati per servire le numerosissime comunità della diaspora in America del Nord, in Australia, in Europa o in Africa.

I monaci del Monastero di Sant’Antonio dipendono dal patriarcato copto ortodosso di Alessandria, sotto l’autorità di Papa Tawadros (o “Teodoro”) II, patriarca di tutta l’Africa e della sede di san Marco dal 2012.

Nel nostro calendario gregoriano, sant’Antonio il Grande è festeggiato il 17 gennaio, mentre i copti ortodossi lo celebrano il 30 gennaio. Niente di strano, visto che conservano il calendario giuliano, in cui le feste scalano tutte di 13 giorni.


Christine Chaillot, specialista di Chiese orientali, è autrice di Vie et spiritualité des Eglises orthodoxes orientales, [Vita e spiritualità delle Chiese ortodosse orientali], per le edizioni del Cerf, 2011.

La lezione francescana per un'economia al servizio dell'uomo

 

La lezione francescana per un'economia al servizio dell'uomo

Ad Assisi insieme all'associazionismo e al terzo settore, politici ed economisti per riflettere sul voto greco e come uscire dalla crisi

La lezione francescana per un'economia al servizio dell'uomo


Esulta per il voto greco, ma avverte che la strada è ancora in salita per l'Europa. Il superministro delle attività produttive e delle infrastrutture, Corrado Passera è arrivato ieri sera e ha dormito in convento.

Poi stamattina ha pregato sulla tomba del Poverello e, accompagnato dal padre custode Giuseppe Piemontese ha incontrato i frati di tutte e quattro le famiglie francescane. La ricetta anti-crisi è antica di secoli e l’ha scritta San Francesco. Tra decreti sviluppo e finanziarie salva-euro, l’economia sociale di mercato e la dottrina sociale della Chiesa diventano modello e banco di prova per l’azione del governo. E così sulle orme del pensiero economico francescano, stamattina il Sacro Convento si è trasformato in insolito forum politico-finanziario mettendo a confronto la predicazione del Poverello di Assisi con le attuali strategie dei governanti nazionali ed europei contro la recessione. Insomma, l’economia non è solo banche e mercati, bensì soprattutto bene comune

Nella cittadella della pace, sindacalisti, economisti e politologi (Stefano Zamagni, Dario Antiseri), politici (Rosi Bindi, Gaetano Quagliariello) responsabili del volontariato si confrontano con il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, tra i più attenti (nel governo tecnico del premier Mario Monti) alle trasformazioni del quadro politico nazionale.

Per molti, Passera è il leader ideale di quella “cosa bianca”, il progetto per una casa comune dei moderati che già agli Stati generali cattolici di Todi lo vide in prima linea. Ad ascoltarlo sono accorsi i vertici dell'associazionismo ecclesiale a partire dal segretario generale di Retinopera,Vicenzo Conso.

"La Grecia sta dicendo: vogliamo farcela. Quindi, il voto di ieri è sicuramente positivo", ha detto Passera a margine del convegno "Un contributo francescano al superamento dell'attuale crisi economica". "Il voto di Atene - ha osservato il ministro - ci conferma quello che tutti noi abbiamo sempre pensato, cioé che Atene possa, debba rimanere all'interno dell'eurozona e vada aiutata a superare un periodo veramente difficile".

A spiegare il senso del meeting economico ospitato nella roccaforte mondiale della spiritualità è uno dei relatori più autorevoli, il professor Stefano Zamagni, presidente dell’Autorità per il Terzo Settore e collaboratore di Benedetto XVI nell’enciclica sociale che ha affrontato (e in parte anticipato) le odierne sfide della globalizzazione. “In questa situazione di crisi, il Sacro Convento di Assisi ha ritenuto di dover battere un colpo- spiega a “La Stampa” l’economista Zamagni-.Del resto, a partire dal 1300 i primi economisti sono tutti francescani e la loro è stata la prima scuola economica della storia. Sono stati i frati ad elaborare la teoria e le istituzioni economiche del mercato, come le prime banche”.

Inoltre, evidenzia Zamagni, proprio adesso che il sistema bancario è finito nella bufera in mezzo mondo, in pochi i ricordano, che “il primo monte di pietà fu creato dai francescani a Perugia nel 1462 e in poco tempo i frati ne crearono a decine”. In precedenza il prestito ad interesse era vietato: furono i seguaci di San Francesco a “sdoganarlo”.

Praticamente tutte le strutture teoriche e pratiche del mercato scaturiscono dalla scuola francescana, come, per esempio, la sistematizzane della partita doppia da parte di padre Luca Pacioli. Il futuro, insomma, affonda le sue radici in un passato che ha molta da insegnare. “A partire dal 1600, il pensiero dei francescani ha ceduto il passo a quello dei gesuiti e soprattutto ha ceduto il passo ai mutamenti provocati dall’avvio della rivoluzione industriale- puntualizza Zamagni-. L’economia cessò di essere orientata al bene comune e cominciò da allora ad avere come fine la massimizzazione del profitto di qualcuno”.

Insomma la deriva individualistica divenuta oggi strapotere dei mercati finanziari prese le mosse dalla “cacciata” degli economisti francescani. “Con la rivoluzione industriale, il profitto individuale ebbe la meglio sul bene comune- precisa Zamagni-.Adesso con la crisi di portata epocale che stiamo vivendo ci si accorge che avevano ragione i discepoli di San Francesco: per risolvere i problemi bisogna chiamare in causa nuovamente il bene comune”.

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VIDEO | A Cartabianca (Rai 3) Travaglio asfalta il governo di San Mario Draghi

"Il governo di Conte era meglio del governo Draghi, si parla sempre del premier, ma non di quello che c’è intorno”. "Conte è caduto perché mancavano i voti? Beh lui dava la caccia a 5 o 6 responsabili, qui ce ne sono 900!”. Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, presente in studio, condivide quasi tutti i ragionamenti di Marco Travaglio

di Salvatore Granata

La conduttrice Bianca Berlinguer è partita forte e schietta come da suo stile: “Travaglio, perché critichi pesantemente Draghi?”

E il direttore: “Critico le cose che non mi piacciono, non siamo in dittatura e lo posso fare. Critico atto per atto, non mi piace il condono fiscale, quello edilizio nascosto nel DL Semplificazioni, non mi piace la cancellazione del reddito minimo, non mi piace l’open day con AstraZeneca sconsigliato ai giovani su cui c’è un allarme e spero che il commissario dia una regolata a questa deriva pericolosa, non mi piace che dicano che la campagna vaccinale sia migliorata, con Conte eravamo davanti alla Germania, adesso facciamo la metà dei vaccini della Germania”.

1 a 0.

La Berlinguer sorride:
“Fai prima a dire cosa ti piace”.

Travaglio:
“Le chiusure in modo giusto e le aperture anche se con piccolo azzardo. Mi piace che abbiano lasciato il 95% del Recovery plan di Conte, ma non mi piace che ci abbiano aggiunto cose che non c’entrano niente con l’ambiente. Non capisco la politica ambientale del Ministro Cingolani, cosa c’entrano inceneritori e reattori nucleari con l’ambiente?”.

2 a 0.

Poi ha aggiunto:
“Il governo di Conte era meglio del governo Draghi, si parla sempre del premier, ma non di quello che c’è intorno. Cosa fa il Ministro dell’Istruzione tranne parlare in italiano malfermo? E quello della giustizia? La verità è che questi ministri sono più attenti agli interessi forti delle lobby ed è per questo che quelli del governo precedente sono stati buttati giù, le lobby erano a bocca asciutta da 3 anni”.

4 a 0. Doppietta.

Altra cosa che il direttore – giustamente a mio avviso – non manda giù è il governo di larghe intese o unità nazionale:
“Conte è caduto perché mancavano i voti? Beh lui dava la caccia a 5 o 6 responsabili, qui ce ne sono 900! Abbiamo partiti che governano insieme sebbene avessero detto che non si sarebbero mai alleati. Non è giusto secondo me che ci sia questa unione. I governi li devono decidere elettori, nel 2018 avevano votato e ora si trovano in piena restaurazione. Questo è un governo che fa molto bene ai populisti di centrodestra anche se è travestito da governo di larghe intese”.

7 a 0. Tripletta.

Sul possibile nuovo scenario politico con la Lega che tenta la grande alleanza con Forza Italia per arginare l’ascesa di Fratelli d’Italia, Marco Travaglio si è portato a casa il pallone e l’arbitro ha fischiato la fine della partita:
“La formazione unica a centrodestra? Ci sono notevoli differenze tra Lega e FI, infatti molti esponenti di Forza Italia non ci vogliono finire: è un’annessione, una resa senza condizioni e stanno guardando a altri microscopici alleati. Salvini ha un problema che lo sta mandando fuori di senno ed è il sorpasso della Meloni, si sta riavvicinando ai dati di tre anni fa, è già è sceso al 20%, sta cercando di inglobare un pezzetto di Forza Italia per allontanare la Meloni che rischia di prendere più voti e quindi di governare. Resta da vedere se il sistema la accetterà. Il sistema ha respinto e vomitato Conte perché non obbediva alle lobby, se lei continua a fare la non allineata, lasceranno Draghi forever”.

Ma la cosa fantastica è che persino l’ex direttore del “Corriere della Sera”, Paolo Mieli, in teoria ieri sera competitor, è stato completamente d’accordo con Travaglio quasi su tutto, anche su una battuta forte in merito al Quirinale:
“Io mi auguro che Draghi non vada al Quirinale, se fosse così, vorrebbe dire che abbiamo avuto due Presidenti della Repubblica bugiardi: prima Napolitano che ha negato e stranegato e poi è rimasto e ora Mattarella? Se si rimangiasse la fine del mandato sarebbe ridicolo. Ma voglio fidarmi della sua parola”.

Non solo. Mieli ha rincarato la dose:
“E’ una prassi diventata fastidiosa. Travaglio ha ragione: lo escludono tutti e poi restano. Dicono tutti che vogliono dedicarsi a orto e nipoti e poi miracolo… Il primo che lo fece fu Pertini. Se dovesse succedere, mi impegnerò nella battaglia per elezione diretta del capo dello Stato”.

Infine, il “biscotto” (involontario) è stato acclarato, anche quando Mieli, professore a tempo determinato della Scuola di Formazione della Lega, ha concordato con Travaglio anche sul presunto complotto ordito ai danni di Conte per far cadere il governo.

E il direttore de Il Fatto ha fatto – scusate il gioco di parole – anche i nomi:
“Matteo Renzi che ci provava da ottobre 2019, l’opposizione, editorialisti di alcuni giornali e qualche lobby. Devo fare nomi e cognomi? De Benedetti, Caltagirone, Confindustria, Agnelli. Basta pensare al MES: hanno rotto le scatole due anni a Conte perché non lo voleva e quando anche Draghi ha detto no, nessuno lo ha più chiesto, è sparito del tutto. Se lo chiedi fino al 31 gennaio, chiedilo anche il 1° marzo, abbi un po’ di decenza”.

Per non farsi mancare nulla, Bianca Berlinguer ha chiuso il faccia a faccia Mieli/Travaglio con le immagini di Roma sommersa dall’acqua per un nubifragio intenso.

Ma stranamente, ancora una volta Mr Mieli si è trovato d’accordo con Travaglio nell’assolvere la sindaca Virginia Raggi:
“Se domani leggerò bomba d’acqua, colpa della Raggi e a seguire il dileggio, io proverò orrore. Non sarebbe giusto” ha osservato Mieli.

E Travaglio, con la sua onestà intellettuale che lo contraddistingue dai pennivendoli, ha concluso:
“A Roma l’inversione di rotta non si è ancora percepita perché molto lenta, si è passato da appalti agli amici brevi manu che è costata tre anni di stallo ai lavori di adesso. Dicono che sono elettorali, in realtà dipendono da bandi fatti 5 anni fa che arrivano adesso a conclusione. A Milano c’erano le stesse scene, ci sono stati grandi disagi per la pioggia, sono fenomeni di clima tropicale. La sindaca non c’entra niente sulla targa sbagliata per Ciampi, su Spelacchio e sulla bomba d’acqua, bisogna elevarsi di livello”.

Fine.

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