VIDEO | A Cartabianca (Rai 3) Travaglio asfalta il governo di San Mario Draghi
"Il governo di Conte era meglio del governo Draghi, si parla sempre del premier, ma non di quello che c’è intorno”. "Conte è caduto perché mancavano i voti? Beh lui dava la caccia a 5 o 6 responsabili, qui ce ne sono 900!”. Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, presente in studio, condivide quasi tutti i ragionamenti di Marco Travaglio
di Salvatore Granata
La conduttrice Bianca Berlinguer è partita forte e schietta come da suo stile: “Travaglio, perché critichi pesantemente Draghi?”
E il direttore: “Critico le cose che non mi piacciono, non siamo in dittatura e lo posso fare. Critico atto per atto, non mi piace il condono fiscale, quello edilizio nascosto nel DL Semplificazioni, non mi piace la cancellazione del reddito minimo, non mi piace l’open day con AstraZeneca sconsigliato ai giovani su cui c’è un allarme e spero che il commissario dia una regolata a questa deriva pericolosa, non mi piace che dicano che la campagna vaccinale sia migliorata, con Conte eravamo davanti alla Germania, adesso facciamo la metà dei vaccini della Germania”.
1 a 0.
La Berlinguer sorride:
“Fai prima a dire cosa ti piace”.
Travaglio:
“Le chiusure in modo giusto e le aperture anche se con piccolo azzardo.
Mi piace che abbiano lasciato il 95% del Recovery plan di Conte, ma non
mi piace che ci abbiano aggiunto cose che non c’entrano niente con
l’ambiente. Non capisco la politica ambientale del Ministro Cingolani,
cosa c’entrano inceneritori e reattori nucleari con l’ambiente?”.
2 a 0.
Poi ha aggiunto:
“Il governo di Conte era meglio del governo Draghi, si parla sempre del
premier, ma non di quello che c’è intorno. Cosa fa il Ministro
dell’Istruzione tranne parlare in italiano malfermo? E quello della
giustizia? La verità è che questi ministri sono più attenti agli
interessi forti delle lobby ed è per questo che quelli del governo
precedente sono stati buttati giù, le lobby erano a bocca asciutta da 3
anni”.
4 a 0. Doppietta.
Altra cosa che il direttore – giustamente a mio avviso – non manda giù è il governo di larghe intese o unità nazionale:
“Conte è caduto perché mancavano i voti? Beh lui dava la caccia a 5 o 6
responsabili, qui ce ne sono 900! Abbiamo partiti che governano insieme
sebbene avessero detto che non si sarebbero mai alleati. Non è giusto
secondo me che ci sia questa unione. I governi li devono decidere
elettori, nel 2018 avevano votato e ora si trovano in piena
restaurazione. Questo è un governo che fa molto bene ai populisti di
centrodestra anche se è travestito da governo di larghe intese”.
7 a 0. Tripletta.
Sul possibile nuovo scenario politico con la Lega che tenta la grande
alleanza con Forza Italia per arginare l’ascesa di Fratelli d’Italia,
Marco Travaglio si è portato a casa il pallone e l’arbitro ha fischiato
la fine della partita:
“La formazione unica a centrodestra? Ci sono notevoli differenze tra
Lega e FI, infatti molti esponenti di Forza Italia non ci vogliono
finire: è un’annessione, una resa senza condizioni e stanno guardando a
altri microscopici alleati. Salvini ha un problema che lo sta mandando
fuori di senno ed è il sorpasso della Meloni, si sta riavvicinando ai
dati di tre anni fa, è già è sceso al 20%, sta cercando di inglobare un
pezzetto di Forza Italia per allontanare la Meloni che rischia di
prendere più voti e quindi di governare. Resta da vedere se il sistema
la accetterà. Il sistema ha respinto e vomitato Conte perché non
obbediva alle lobby, se lei continua a fare la non allineata, lasceranno
Draghi forever”.
Ma la cosa fantastica è che persino l’ex direttore del “Corriere
della Sera”, Paolo Mieli, in teoria ieri sera competitor, è stato
completamente d’accordo con Travaglio quasi su tutto, anche su una
battuta forte in merito al Quirinale:
“Io mi auguro che Draghi non vada al Quirinale, se fosse così, vorrebbe
dire che abbiamo avuto due Presidenti della Repubblica bugiardi: prima
Napolitano che ha negato e stranegato e poi è rimasto e ora Mattarella?
Se si rimangiasse la fine del mandato sarebbe ridicolo. Ma voglio
fidarmi della sua parola”.
Non solo. Mieli ha rincarato la dose:
“E’ una prassi diventata fastidiosa. Travaglio ha ragione: lo escludono
tutti e poi restano. Dicono tutti che vogliono dedicarsi a orto e nipoti
e poi miracolo… Il primo che lo fece fu Pertini. Se dovesse succedere,
mi impegnerò nella battaglia per elezione diretta del capo dello Stato”.
Infine, il “biscotto” (involontario) è stato acclarato, anche quando Mieli, professore a tempo determinato della Scuola di Formazione della Lega, ha concordato con Travaglio anche sul presunto complotto ordito ai danni di Conte per far cadere il governo.
E il direttore de Il Fatto ha fatto – scusate il gioco di parole – anche i nomi:
“Matteo Renzi che ci provava da ottobre 2019, l’opposizione,
editorialisti di alcuni giornali e qualche lobby. Devo fare nomi e
cognomi? De Benedetti, Caltagirone, Confindustria, Agnelli. Basta
pensare al MES: hanno rotto le scatole due anni a Conte perché non lo
voleva e quando anche Draghi ha detto no, nessuno lo ha più chiesto, è
sparito del tutto. Se lo chiedi fino al 31 gennaio, chiedilo anche il 1°
marzo, abbi un po’ di decenza”.
Per non farsi mancare nulla, Bianca Berlinguer ha chiuso il faccia a faccia Mieli/Travaglio con le immagini di Roma sommersa dall’acqua per un nubifragio intenso.
Ma stranamente, ancora una volta Mr Mieli si è trovato d’accordo con Travaglio nell’assolvere la sindaca Virginia Raggi:
“Se domani leggerò bomba d’acqua, colpa della Raggi e a seguire il
dileggio, io proverò orrore. Non sarebbe giusto” ha osservato Mieli.
E Travaglio, con la sua onestà intellettuale che lo contraddistingue dai pennivendoli, ha concluso:
“A Roma l’inversione di rotta non si è ancora percepita perché molto
lenta, si è passato da appalti agli amici brevi manu che è costata tre
anni di stallo ai lavori di adesso. Dicono che sono elettorali, in
realtà dipendono da bandi fatti 5 anni fa che arrivano adesso a
conclusione. A Milano c’erano le stesse scene, ci sono stati grandi
disagi per la pioggia, sono fenomeni di clima tropicale. La sindaca non
c’entra niente sulla targa sbagliata per Ciampi, su Spelacchio e sulla
bomba d’acqua, bisogna elevarsi di livello”.
Fine.


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