Ridotto a quattro mesi il termine per presentare ricorsi CEDU: Appena in tempo per la pandemia, e il governo italiano ovviamente si e' premurato di persona della traduzione del relativo protocollo - VERGOGNA, SCHIFO, VERGOGNA, SCHIFO, VERGOGNA, SCHIFO

 

LO STATO DELL'IPOCRISIA ASCOLTA SOLO SE' STESSO

 

Vittoria storica! Italia condannata per aver negato diritto al referendum

Il 29 novembre 2019 il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha dichiarato l’Italia in violazione del Patto sui Diritti Civili e Politici e ha riscontrato una violazione dell’articolo 25, congiuntamente all’articolo 2, nei confronti di Mario Staderini e Michele De Lucia.

Più precisamente, il Comitato ha concluso che l’Italia ha violato il diritto di Staderini e De Lucia (e con loro di tutti i cittadini italiani) di partecipare alla vita politica e al governo del Paese -senza ostacoli irragionevoli- attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare.

Il Patto sui Diritti Civili e Politici è il principale trattato in materia di diritti umani del sistema di protezione dei diritti Umani delle Nazioni Unite. L’Italia lo ha ratificato il 15 Settembre 1978. Il Comitato, composto da 18 esperti indipendenti rappresentati tutti gli Stati delle Nazioni Unite, è l’organismo predisposto ad assicurare che gli Stati contraenti del Patto lo rispettino.

Le conclusioni dall’unanimità del Comitato nel caso Staderini and DeLucia v. Italy (Comm. 2656/2015) dichiarano che in Italia l’esercizio effettivo del diritto di tutti i cittadini a promuovere referendum è irragionevolmente regolato e, di fatto, impedito da:

  1. procedure legislative ingiustamente restrittive e irragionevoli;
  2. sabotaggio da parte delle Istituzioni.

Le violazioni sono state determinate da:

  1. la presenza (nella legge 352/70 che disciplina la procedura referendaria) di “restrizioni irragionevoli” al diritto dei cittadini di promuovere referendum. In particolare, la raccolta firme è impedita dalla previsione di un obbligo per i promotori di far autenticare le firme da un pubblico ufficiale presente al momento della sottoscrizione, senza però che la legge garantisca ai promotori la disponibilità per strada di quei pubblici ufficiali.
  2. il mancato intervento delle Istituzioni (Presidente Consiglio, Ministro dell’Interno, Ministro della giustizia, Presidente della Repubblica) a cui Staderini e De Lucia nel 2013, e Staderini in occasione di altro referendum del 2016, si erano rivolti per denunciare l’assenza di autenticatori
  3. le inadempienze di molti Comuni (che non consentivano di firmare o non informavano) e l’assenza di pubblica informazione sulla campagna referendaria

Una volta determinate le Violazioni, il Comitato ha dato all’Italia 180 giorni (entro la fine di Maggio 2020) per:

  1. dare pieno ed effettivo rimedio alle vittime della violazione, incluso atto di scusa formale alle vittime della violazione.
  2. tradurre e pubblicare la decisione del Comitato, “diffondendola il più ampiamente possibile”
  3. prendere misure per evitare in futuro il ripetersi di violazioni simili, incluso modificare la legge che regola i referendum, assicurando che non via siano più restrizioni irragionevoli alla partecipazione dei cittadini alla vita politica.

La nuova legge, in particolare, dovrà:

  1. assicurare ai promotori dei referendum strumenti per autenticare le firme;
  2. garantire che la raccolta firme si possa tenere negli spazi più frequentati dai cittadini (ad esempio piazze e centri commerciali privati);
  3. assicurare che la popolazione sia informata delle raccolte referendarie e della possibilità di prenderne parte

Decisione storica

  • Questa è la prima volta che l’Italia viene condannata per aver violato l’articolo 25 del Patto, che codifica il diritto dei cittadini a partecipare alla vita politica attraverso strumenti di democrazia rappresentativa e diretta (ed è anche uno dei pochi casi al mondo)
  • la prima volta che il Comitato diritti umani dell’Onu si è espresso in materia di referendum (creando un precedente che farà scuola in tutti gli Stati dove si usano referendum e strumenti di democrazia diretta).

Il caso è stato portato di fronte al Comitato nel luglio 2015 dall’International Human Rights Center della Loyola Law School, Los Angeles, diretto dal Professor Cesare Romano, che ha seguito pure le memorie negli anni successivi.

FATTO

Il procedimento trae origine da quanto accadde nel 2013 in occasione dei sei referendum (in materia di: immigrazione, legalizzazione droghe, otto per mille, finanziamento dei partiti, divorzio) presentati da un gruppo di promotori, con Staderini e De Lucia, all’epoca rispettivamente Segretario e Tesoriere di Radicali italiani, primi firmatari.

La campagna di raccolta firme si caratterizzò per la difficoltà di reperire autenticatori e per una serie di violazioni da parte delle istituzioni, fermandosi a 200 mila firme raccolte sulle 500 mila necessarie. Il sabotaggio da parte delle istituzioni si realizzo attraverso sia azioni che omissioni:

  • Assenza di autenticatori disponibili senza che Governo prendesse provvedimenti
  • Istituzioni non hanno informato su cosa, come, dove e quando firmare
  • Malfunzionamento dei Comuni e violazione dei loro obblighi
  • Complessità vidimazione e certificazione dei moduli
  • Mancata risposta del Governo alle richieste di aiuto dei promotori dei referendum

Sin dall’inizio della campagna referendaria Staderini e De Lucia scrissero inutilmente al Governo Letta, al Presidente della Repubblica Napolitano e altre istituzioni per denunciare assenza di autenticatori e chiedere intervento. Dopo mesi di inerzia e iniziative nonviolente, il Ministero dell’Interno ammise il problema e adottò una circolare che però il Comitato Onu ha accertato essere stata nei fatti inutile.

Il 30 settembre furono depositate 200 mila firme in Cassazione denunciando gli ostacoli incontrati e le violazioni di legge, ma la Cassazione non ne tenne conto e boccio le firme raccolte.

Subito dopo Staderini e De Lucia, nell’ottobre 2013, scrissero anche a tutti i parlamentari, denunciando il fatto che i cittadini non potevano più esercitare il loro diritto di promuovere referendum, e allegarono una serie di modifiche legislative a costo zero che avrebbero reso semplice la raccolta firme. Nessuno fece nulla.

Nel 2016, in occasione del referendum sulla riforma costituzionale, Staderini presentò una richiesta di referendum costituzionale (per chiedere la votazione “per parti separate”), ma si ripeterono gli stessi ostacoli alla raccolta firme e a nulla valsero le richieste al Governo Renzi e altre istituzioni avanzate anche con i comitati referendari per il no alla riforma costituzionale e per la legge elettorale.

Staderini fece nuovo ricorso alla Cassazione, denunciando l’incostituzionalità delle legge di raccolta firme sui referendum, ma la Cassazione rigettò con argomentazioni oggi smentite dall’Onu.

Il 13 maggio del 2017, Staderini scrisse al Presidente della Repubblica e poi al Governo Gentiloni proprio per scongiurare la condanna dell’Onu e chiedendo un intervento verso Parlamento e Governo inerte. Iniziò così la campagna “duran adam al Quirinale”, le cui ragioni sono state confermate dalla storica decisione del Comitato diritti umani dell’Onu.

Aggiornamento

Dopo che a fine dicembre 2019 la decisione del Comitato diritti umani è stata notificata allo Stato italiano, il 5 febbraio 2020 Staderini, De Lucia e il professor Cesare Romano hanno scritto a Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno e Ministro degli Esteri, per chiedere ottemperanza a decisione e mettersi a disposizione per il ripristino della legalità nazionale e internazionale.

LO STATO DELL'IPOCRISIA

 

L’Italia non ha soccorso i migranti: per il Comitato dei diritti umani, Roma ha violato il diritto alla vita durante il naufragio di Lampedusa

L’obbligo di soccorso in mare e di salvare vite di esseri umani si estende in acque internazionali e nelle zone SAR (Search and Rescue, ricerca e salvataggio) di competenza di altri Paesi. Di conseguenza, l’Italia ha violato l’articolo 6 (diritto alla vita) e l’articolo 2 (obbligo di garantire effettivi mezzi di ricorso giurisdizionale) del Patto sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, ratificato con legge n. 881/1977, non intervenendo immediatamente per soccorrere i migranti che si trovavano su un peschereccio che stava affondando. Di qui la responsabilità italiana nella strage di Lampedusa avvenuta nel 2013, sette anni fa. E’ il Comitato per i diritti umani dell’Onu a stabilirlo nelle conclusioni depositate il  27 gennaio 2021, su due ricorsi, con al centro gli stessi fatti, ma due Stati diversi: Italia (CCPR/C130/D/3042/2017, 2021.01.27 – CCPR-C-130-D-3042-2017 E (Italia) e Malta (2021.01.27 – CCPR-C-130-D-3042-2017 (Malta). E se Malta si salva per una questione procedurale e per il mancato rispetto da parte dei ricorrenti del previo esaurimento dei ricorsi interni, all’Italia, invece, arriva una “condanna” per avere violato una serie di diritti dell’uomo fondamentali, tra i quali il diritto alla vita. Questo perché non ha risposto immediatamente alle istanze di soccorso lanciate dal barcone, con oltre 400 persone a bordo, tra le quali molti bambini, che era partito dal porto libico di Zuwarah nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 2013. Un provvedimento che addita l’Italia come responsabile e boccia un approccio ai flussi migratori che non tiene conto dei diritti umani, che l’Italia è tenuta a rispettare anche in base al diritto internazionale.

A rivolgersi al Comitato, sulla base del Protocollo del 1966, tre cittadini siriani e un palestinese (difesi dall’avvocato Andrea Saccucci) che erano sopravvissuti alla strage, perdendo, però, i propri familiari. Il barcone era partito da Zuwarah: il peschereccio aveva iniziato a imbarcare acqua ed era stato colpito, in acque internazionali, da una nave battente bandiera berbera. La barca si trovava a 113 chilometri dall’isola di Lampedusa e a 218 chilometri a sud di Malta. Era partita subito la richiesta di aiuto, in primo luogo all’Italia, anche se il barcone si trovava nella zona di ricerca e soccorso di Malta, ma più vicina all’Italia dal punto di vista geografico. Di qui la responsabilità italiana, che è intervenuta con ritardo malgrado il diritto internazionale del mare imponga agli Stati di adottare ogni azione necessaria a salvare la vita di chi si trova in una situazione di pericolo in mare. L’Italia, ricevuta la chiamata di soccorso, l’aveva girata a Malta perché l’affondamento della nave era avvenuto nella zona SAR maltese, ritardando così i soccorsi. Dopo qualche ora era stata inviata una nave della marina militare, con la conseguenza che era stato prestato soccorso con grave ritardo. Oltre 200 i morti, tra i quali molti bambini. Per il Comitato Onu, l’Italia, anche se l’imbarcazione non era nella SAR italiana, aveva l’obbligo di prestare soccorso e salvare la vita ai migranti. Per il Comitato, infatti, l’effettiva tutela del diritto alla vita comporta l’obbligo per gli Stati parti al Patto di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la vita degli esseri umani, da ogni rischio ragionevolmente prevedibile, anche in forza dell’obbligo di diligenza dovuta nell’attuazione effettiva dei diritti. Né vale ad “assolvere” uno Stato che agisce con ritardo il solo fatto che il naufragio dei migranti fosse avvenuto nella SAR di Malta. Tanto più che l’Italia non ha fornito spiegazioni chiare per giustificare il ritardo nell’intervento, prima che Malta fosse avvisata dell’incidente. Non solo. La nave italiana, che si trovava a solo un’ora di distanza dal peschereccio, fu avvisata dalle autorità italiane con ritardo e non è chiaro se fu dato addirittura un ordine di allontanamento dal peschereccio. L’Italia ha così violato l’articolo 6, par. 1 del Patto, che assicura il diritto alla vita non chiarendo, inoltre, le motivazioni delle lungaggini nell’accertamento dei fatti da parte delle autorità nazionali, limitandosi a trincerarsi dietro la complessità del caso. Né è stata fornita una tabella di marcia sullo svolgimento dei procedimenti. E’ così evidente anche la violazione dell’art. 2 e la richiesta all’Italia di avviare un’indagine indipendente sui fatti e processare i responsabili, assicurando un rimedio effettivo alle vittime che hanno perso le proprie famiglie nell’incidente. Adesso, l’Italia dovrà comunicare, entro 180 giorni, le misure adottate in attuazione del provvedimento del Comitato, oltre a procedere alla diffusione del testo in italiano.

L’Italia deve adeguarsi alla sentenza Onu sul referendum popolare entro fine maggio: MA DI QUALE ANNO?

 

L’Italia deve adeguarsi alla sentenza Onu sul referendum popolare entro fine maggio

13/05/2020 di Ilaria Roncone

Questa battaglia è cominciata ai tempi del governo Renzi, nel 2015, quando i radicali Mario Staderini e Michele De Lucia hanno sollevato la questione. L’Italia è stata denunciata tre anni fa e condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu con la sentenza di novembre 2019 perché «viola i diritti sabotando i referendum». Si parla dei diritti civili e politici dei cittadini, quelli a «partecipare alla vita democratica, in particolare con gli strumenti come quelli del referendum», come sottolinea Giulia Innocenzi. L’ex direttrice di Gionalettismo ha ricordato oggi come, tre anni fa, a presentare quella denuncia a Mattarella in Quirinale c’eravamo anche noi.

IL MINISTERO PER L'IPOCRISIA

Italia eletta al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU per il periodo 2019/2021

Data:

12/10/2018


Italia eletta al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU per il periodo 2019/2021

Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, desidera condividere la soddisfazione per l’importante riconoscimento dell’elezione dell’Italia al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, per il periodo 2019-2021, con 180 voti da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

“L’elevatissimo numero di voti espressi oggi dagli Stati  membri delle Nazioni Unite a favore della nostra candidatura - sottolinea il Ministro – dimostra il significativo e convinto apprezzamento dell’intera Comunità Internazionale per l’intenso e costante impegno dell’Italia a favore della tutela e della difesa dei diritti umani. Diritti che sono un pilastro dell’ordinamento giuridico della Repubblica e un riferimento imprescindibile della politica estera italiana. Un consenso così ampio è stato reso possibile dall’efficace azione, portata avanti con coerenza, determinazione di risultato e genuino spirito di squadra, grazie alla mobilitazione dell’intera rete diplomatica e della Farnesina”.

Nel corso del suo mandato triennale, l’Italia intende promuovere un approccio rigoroso verso il rispetto dei diritti umani nel mondo. In particolare, rivolgerà una scrupolosa attenzione ad alcuni temi che reputa prioritari: la condanna di tutte le forme di xenofobia; il contrasto delle discriminazioni a carattere religioso e la piena garanzia della libertà di religione; la protezione dei bambini e dei minori; la concreta tutela delle persone con disabilità; l’effettiva parità delle donne nella società; la lotta contro ogni tratta di esseri umani; l’estensione della moratoria della pena di morte nel mondo; la tutela del patrimonio culturale. L’impegno italiano è di  continuare a essere al fianco di chi difende e sostiene genuinamente i diritti umani.


 

I LUPETTI PERDONO IL PELO MA NON I VIZI, IL LUPACCHIOTTO HA PERSO IL PELO MA NESSUN VIZIO

 

Referendum, fine maggio il limite imposto all’Italia per allinearsi dopo la condanna ONU  

L’Italia, dopo la condanna subita dall’ONU nei mesi scorsi, è tenuta a rimediare entro maggio alla violazione rilevata dal Comitato dei Diritti Umani, relativa alla violazione del Patto sui Diritti Civili e Politici.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite impone al nostro Paese una serie di misure, tra cui la modifica della legge che disciplina la raccolta firme, semplificando la procedura a partire dal superamento del sistema delle autentiche con pubblico ufficiale.

La decisione fa seguito alla violazione del diritto di Mario Staderini e Michele De Lucia (e con loro di tutti i cittadini italiani) circa la partecipazione alla vita politica e al governo del Paese attraverso gli strumenti del  referendum e delle leggi di iniziativa popolare. L’Italia è colpevole di “mancato intervento delle istituzioni”, di fronte alla “assenza di autenticatori”, alle “inadempienze di molti comuni”, nonché alla “assenza di pubblica informazione sulle campagne referendarie” di cui Staderini e De Lucia erano stati promotori tra il 2013 e il 2016, ai tempi del Governo Renzi.

Sino ad oggi, però, nonostante Staderini e De Lucia sia siano messi a disposizione del Governo per il rientro nella legalità internazionale, chiedendo le scuse formali e la pubblica conoscenza della decisione anziché il risarcimento in denaro, nessuna azione è stata intrapresa.

A questo proposito, Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretario e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno inviato oggi una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella quale tra l’altro scrivono:

“Ora per Lei si presenta l’occasione di rimediare a quelle vere e proprie discriminazioni ancora in vigore nel nostro ordinamento contro i cittadini che vogliano esercitare i propri diritti. Le misure da prendere non sono complesse, e sarebbero tra l’altro più che coerenti con gli interventi di emergenza messi in atto in queste settimane, perché favorirebbero la possibilità di attivare la democrazia anche a distanza. 

Spero che voglia dunque considerare la condanna del nostro Paese da parte dell’ONU non come un fastidio o una vergogna da nascondere, ma come un’opportunità storica per combinare il rientro dell’Italia nella legalità internazionale e il rinnovamento della nostra democrazia e delle nostre istituzioni.

Come richiesto dal Comitato diritti umani, innanzitutto occorre -da subito-una modifica del sistema di raccolta delle firme referendarie, superando l’anacronistico obbligo del pubblico ufficiale e consentendo forme di sottoscrizione online, per poi arrivare a una revisione complessiva della procedura referendaria disciplinata dalla legge 352 del 1970″

Da anni l’Associazione Luca Coscioni chiede, tramite il suo Presidente Marco Gentili, l’introduzione della sottoscrizione anche per via telematica perché- oltre a consentire di non sospendere i diritti politici in periodi come questo- è lo strumento indispensabile per molte persone che vivono condizioni di disabilità per esercitare i loro diritti.

QUI la lettera inviata al Presidente Conte

DUE ANNI DOPO CHE COSA E' SUCCESSO? - Italia condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu: “L’Italia viola i diritti sabotando i referendum” Italia condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu: “L’Italia viola i diritti sabotando i referendum” Il Comitato delle Nazioni Unite ci richiama per gli ostacoli alla raccolta delle firme: adesso c’è tempo entro fine maggio per recepire la sentenza

 

In Edicola / Politica

Italia condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu: “L’Italia viola i diritti sabotando i referendum”

Italia condannata dal Comitato diritti umani dell’Onu: “L’Italia viola i diritti sabotando i referendum”

Il Comitato delle Nazioni Unite ci richiama per gli ostacoli alla raccolta delle firme: adesso c’è tempo entro fine maggio per recepire la sentenza

Nel silenzio generale, l’Italia continua a ignorare un diritto tutelato a livello internazionale. Il nostro Paese è stato condannato dal Comitato dei diritti umani dell’Onu – un organismo delle Nazioni Unite – perché viola il diritto dei cittadini a partecipare alla vita politica del paese attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare. In sostanza, il nostro sistema “boicotta” soprattutto i referendum popolari, quelli che possono essere attivati con la raccolta di 500mila firme.

Il caso era stato sollevato dai radicali Mario Staderini e Michele De Lucia nel lontano 2015, ai tempi del governo Renzi e delle riforme costituzionali (poi bocciate proprio per via referendaria). La questione è sempre attuale.

La sentenza di condanna è di novembre 2019, il governo aveva 180 giorni per adeguarsi ma nulla è cambiato. Il tempo scade a fine maggio. La condanna è basata sulle “restrizioni irragionevoli” che ostacolano il referendum popolare. La raccolta firme è particolarmente complessa per l’obbligo di far autenticare le firme da un pubblico ufficiale presente al momento della sottoscrizione: la legge infatti non garantisce ai promotori la disponibilità di quegli stessi pubblici ufficiali.

La condanna è basata anche sul “mancato intervento delle istituzioni” (Presidenza della Repubblica e del Consiglio, ministeri dell’Interno e della Giustizia) a cui Staderini e De Lucia si erano rivolti per denunciare l’assenza di autenticatori. E infine dalle “inadempienze di molti Comuni” e l’assenza di pubblica informazione sulle campagna referendarie.

“La decisione dell’Onu – commenta Staderini – insegna che la democrazia liberale non è un feticcio, ma deve vivere tramite la concreta uguaglianza nel godimento dei diritti politici. Cosa che in Italia, ora è accertato, non è accaduta”. A oggi, spiega il radicale, solo grandi partiti e sindacati si possono “permettere” un referendum, “perché sono gli unici ad avere autenticatori gratis a disposizione in tutta Italia. Sono la ‘casta’ degli autenticatori”.

Entro fine maggio, secondo il Comitato dell’Onu, l’Italia dovrebbe porre rimedio alla sua violazione con un atto di scuse formali alle vittime (Staderini e De Lucia, ma astrattamente tutti i cittadini). Inoltre il testo della decisione del Comitato dovrebbe essere tradotto e diffuso con la massima evidenza e dovrebbero essere prese misure per evitare il ripetersi di violazioni simili (in sostanza andrebbero cambiate le norme sui referendum).

“Non chiediamo un risarcimento in denaro, ma le scuse formali dello Stato – ha dichiarato Cesare Romano, il professore di Diritto internazionale che ha curato il ricorso dei Radicali, dedicando la vittoria a Marco Pannella –. Si modifichi subito la legge ordinaria che disciplina la procedura referendaria. Bisogna consentire autentiche e firme online”.

Catania, tolti i figli a dodici mafiosi e trafficanti. La svolta in Sicilia del giudice minorile Di Bella: SI' MA COME??? VORREMMO VEDERCI CHIARO DI BELLA IN CERTE PRASSI DI TRIBUNALI ITALICI, NON E' CHE SEMPRE BRILLINO. E IL BENE DEI FIGLI, CHE SONO PER DEFINIZIONE INNOCENTI, DOVE E' RIMASTO???

 

Catania, tolti i figli a dodici mafiosi e trafficanti. La svolta in Sicilia del giudice minorile Di Bella

Alessandro Preziosi nel film "Liberi di scegliere" tratto dal libro del giudice Di Bella 
I primi provvedimenti del presidente del tribunale per i minorenni. In Calabria ha sottratto 80 ragazzi a un destino criminale già scritto allontanandoli dai genitori. "Un'alternativa è necessaria, i clan reclutano i giovanissimi"

Il generale contabile

 

Tutte le critiche di Figliuolo alla gestione Arcuri

di

Generale Figliuolo

Che cosa è emerso dall’audizione parlamentare tenuta dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario all’emergenza Covid

 

“L’arrivo del Generale Figliuolo al posto di Arcuri ha permesso di risparmiare almeno 345 milioni di euro, a cominciare dai 189 milioni destinati alle Primule. Solo il cambio di commissario ha portato al risparmio di 345 milioni di euro in qualche settimana, è chiaro?”. A scriverlo, con un certo tono trionfante, è Matteo Renzi nella sua enews.

L’ex Premier si riferisce alle parole del generale Francesco Figliuolo in audizione in Commissione Bilancio alla Camera. 

I risultati della campagna vaccinale 

Nel corso della sua audizione il generale Figliuolo ha parlato di quanto fatto finora dalla sua unità per la gestione della campagna vaccinale. A essere vaccinato è: “L’82,31% degli over 80 e il 35,37% della platea 70-79 enni. Con riferimento alla categoria dei 60-69 enni (circa 7,6 mln di persone) ha completato il ciclo vaccinale il 28,27%”. L’obiettivo è per la seconda metà dell’anno è ambizioso: “poter effettuare 550.000 somministrazioni al giorno, ad oggi in alcune giornate siamo arrivati anche a oltre 600.000 al giorno. I punti vaccinali sono oltre 2.661″. 

Le gestione dei conti insoluti

L’uomo scelto da Mario Draghi ha presentato l’attività finanziaria e amministrativa del commissariato per l’emergenza facendo anche qualche passaggio sulla gestione precedente. “Fin da subito –  ha detto il generale – ho dato impulso tramite il mio staff a tutte le azioni necessarie al pagamento delle spese insolute derivanti dalla precedente struttura, al fine di dare respiro al tessuto imprenditoriale del Paese già grevemente provato dagli effetti economici dell’emergenza in atto”.

Il mancato passaggio di consegne sottolineato da Figliuolo

Figliuolo ha lamentato l’assenza di un passaggio di consegne tra la gestione Arcuri e la sua. “Anche se ad oggi non è stato ancora effettuato un formale passaggio di consegne con la precedente gestione commissariale in capo a Domenico Arcuri, anche in ragione della complessità dell’attività amministrativa e contrattuale realizzata sin da maggio 2020, si è provveduto al pagamento di oltre 1,6 miliardi di euro per lo più riferite a impegni di spesa precedentemente assunti – ha detto il generale -. L’intendimento è quello di recuperare il ritardo accumulato e onorare gli impegni nei tempi previsti contrattualmente”

Una spesa di 1,65 miliardi di euro per gestire l’emergenza

Le cifre sono molto alte e rispecchiano le condizioni di assoluta emergenza vissuta dal nostro paese: “Oltre 200 contratti operanti per cui risultano impegni assunti in termini sia di fatture già emesse, sia di fatture ancora da emettere per oltre 2,2 miliardi”. Il generale, come scrive oggi La Verità, ha dovuto definire i fabbisogni puntuali del nostro Paese e intervenire per “minimizzare gli impatti su finanza pubblica assicurando una migliore allocazione delle risorse”. A tal fine è iniziata la spending review della struttura commissariale. 

I 345 milioni risparmiati secondo Figliuolo

La prima voce di spesa e essere tagliata riguarda il progetto delle “Primule”, gli hub vaccinali che avrebbero dovuto popolare le piazze italiane delle quali è rimasto solo il logo. Il che ha portato un bel risparmio, circa 189 milioni di euro. “L’annullamento della procedura di gara – ha detto il generale – e quindi dell’intera progettualità relativa alla fornitura dei padiglioni temporanei destinati alla somministrazione dei vaccini per un risparmio presunto di 189 milioni di euro”. Sono stati poi rinegoziati i prezzi per lo stoccaggio delle merci con un risparmio di 22 milioni di euro, per la fornitura di aghi e di tutti monouso risparmiando, rispettivamente 1,5 e 44,5 milioni di euro. Inoltre si sono operati risparmi azzerando “l’extracosto delle spedizioni urgenti, rivedendo in generale tutta l’organizzazione delle spedizioni evitando quelle da effettuare con vettore aereo da Paesi extra Ue”. 

La rendicontazione mancante di Domenico Arcuri

L’articolo 34 del decreto Sostegni bis dedicato alle misure urgenti in materia di salute garantisce la massima flessibilità da parte del commissario nell’uso delle risorse attribuite alla sua struttura. In questo caso si tratta di 1,65 miliardi di euro per il 2021. Il decreto però prevede che le risorse saranno trasferite solo se prima sarà presentata una rendicontazione amministrativa della struttura commissariale. Documenti che mancano, come scrive La Verità, per la parte che riguarda la gestione di Arcuri. “Per il pregresso ognuno è responsabile di ciò che ha fatto – conclude Figliuolo chiedendo un intervento normativo in sede di conversione del dl Sostegni bis -. Ancorare l’utilizzo delle risorse al fatto che una struttura debba presentare un rendiconto di un’altra struttura non mi sembra coerente con i principi contabili generali”.

Scemo e ...

 

ReiThera, il vaccino cieco

Enrico Bucci e Luciano Capone

La Corte dei Conti boccia il progetto di Invitalia e della casa farmaceutica di Castel Romano. Che cosa ce ne facciamo ora? 

Esistono proverbi popolari che hanno una loro ragion d’essere nelle ripetute, quasi scientifiche, osservazioni di ciò che succede in certe condizioni. “La gatta frettolosa fece i gattini ciechi”, dice uno di questi. E dopo quello che sta succedendo con il caso ReiThera, potremmo parafrasare e dire che fa anche i vaccini ciechi. Su queste pagine, abbiamo più volte fatto osservare le anomalie con cui si è tardivamente, e quindi poi in tutta fretta, giunti a selezionare il progetto di sviluppo di un “vaccino italiano”, non solo puntando su un candidato già obsoleto rispetto a quanto disponibile sul mercato, ma soprattutto pretendendo di vendere una presunta efficacia e capacità produttiva per milioni di dosi senza uno straccio di articolo scientifico pubblicato – all’epoca in cui si decise senza dati di nessun tipo, se non delle slides mostrate fra fanfara e rulli di tamburo in conferenza stampa.


Tutti insieme appassionatamente, l’Aifa - l'autorità che avrebbe dovuto valutare i dati finali in maniera imparziale anziché elogiare il vaccino in anticipo -, il ministero della Salute, lo Spallanzani e Domenico Arcuri, nella doppia veste di Commissario straordinario e amministratore delegato di Invitalia, erano corsi a declamare le virtù del “vaccino Invitaliano”, senza basi solide e senza vere spiegazioni, tranne vaghe allusioni all'“indipendenza vaccinale” alla base del progetto politico-industriale e alle meravigliose proprietà di ciò che doveva ancora essere testato.


I dubbi scientifici erano già molti, ma oggi diventa palese l’altra faccia della medaglia, con la Corte dei Conti che riduce in macerie anche la procedura di assegnazione dei fondi. Non si conoscono le argomentazioni con cui la Corte ha dichiarato “illegittimo e quindi nullo” lo schema dell'investimento da 81 milioni di euro predisposto da Invitalia, per quello bisognerà attendere le motivazioni. Ma intanto, la gatta frettolosa che ha partorito un progetto cieco dovrebbe spiegare come le famose “vie preferenziali”, quelle amicizie facilitatorie e quelle reti di conoscenza vantate pubblicamente dal dg di Aifa Nicola Magrini, abbiano potuto portare a niente altro che a una procedura sbagliata non solo dal punto di vista scientifico, ma persino dal punto di vista amministrativoE sempre quella gatta dovrebbe pure spiegare cosa si intende fare dei 15 milioni di investimento pubblico, attraverso cui Invitalia è stata già autorizzata ad acquistare il 27 per cento del capitale di ReiThera. E cosa ne sarà della nomina di Ciro Accetta, scelto proprio da Arcuri per entrare nel consiglio di amministrazione di ReiThera in rappresentanza di Invitalia e dello stato. Insomma, “abbiamo una casa farmaceutica!” o almeno un terzo, ma cosa ce ne facciamo se l'obiettivo era avere il vaccino invitaliano e quel progetto salta? E la gatta, senza fretta, mi raccomando, potrebbe anche darci ragione dell’investimento di Cnr e Regione Lazio per 8 milioni di euro sul progetto di ReiThera: soldi buttati, o serviranno a qualcosa? E, nel caso, a cosa?


Aspettiamo di sapere cosa ha detto la Corte dei Conti, e poi vedremo quali saranno le soluzioni proposte per uscire da questo vicolo cieco, che ha bruciato un’azienda e un progetto il quale, finanziato debitamente e al tempo giusto, avrebbe potuto avere ben altri esiti. Ma intanto cerchiamo di non dimenticare la saggezza di un semplice proverbio popolare, quando si tratta di investire denaro del contribuente.

... e piu' scemo

 

(foto Ansa)

editoriali

L'altro Domenico

redazione

La soluzione del disastro dell’Anpal passa per la sostituzione di Parisi

La decisione di Mario Draghi di sostituire il commissario straordinario Domenico Arcuri sta a indicare un cambio di passo e di organizzazione in una struttura che si era impallata nella gestione dell’emergenza, in particolare sul piano vaccini. Non si tratta quindi di spoils system, ma di una riforma di un sistema per renderlo più efficiente. Questo spirito dovrebbe coinvolgere l’intero governo e spingere i ministri a emulare il metodo del presidente del Consiglio. Magari partendo da un altro Domenico (o Mimmo), che sicuramente ha dimostrato un livello di inefficienza nettamente superiore a quello di Arcuri. Parliamo di Mimmo Parisi, l’inventore dei “navigator” messo da Luigi Di Maio al vertice dell’Anpal per gestire le politiche attive. Si tratta di un ruolo di fondamentale importanza per l’attuazione del Recovery plan sui temi del lavoro e in generale per un paese con un elevato tasso di disoccupazione e che dovrà accompagnare milioni di lavoratori verso diverse occupazioni dopo la crisi Covid.

 

Se Domenico Arcuri svolgeva due ruoli, Commissario straordinario e ad di Invitalia, prendendo un solo stipendio; l’altro Domenico (Parisi) prende due stipendi facendo mezzo lavoro, dato che lavora anche come dipendente dell’Università del Mississippi (tra l’altro in perfetta situazione di incompatibilità). Ora che il ministero del Lavoro non è più guidato dal M5s, il neo ministro Andrea Orlando – che ha avuto modo di confrontarsi con lui solo in videoconferenza visto che, come al solito, Parisi è più in Mississippi che a Roma – dovrebbe prendere atto della situazione disastrosa delle politiche attive e dell’Anpal. E agire di conseguenza. Ad aprile scadono i contratti di 2.700 navigator, di cui nessuno ha valutato il lavoro e la performance, e non si conosce quale sarà il loro futuro. Non è chiaro se l’Anpal necessiti della conferma, ancora a termine e per qualche mese, dei navigator, ma di sicuro ha bisogno di un nuovo capo.

DRAGHI: IL BAZOOKA E' L'ASSEMBLEA COSTITUENTE PERMANENTE DEL POPOLO ITALIANO, MA TU NON LO PUOI USARE!!!

 

Mario Draghi è stufo della lentezza della burocrazia della politica: ministri commissariati, così si cambia marcia

Sullo stesso argomento:
  • a
  • a
  • a

Mario Draghi è in carica da pochi mesi e già si è stufato della lentezza della politica, tra leggi e decreti che non vedono mai la luce e si bloccano tra ministeri, commissioni e decreti attuativi mancanti. Come riferisce Libero sono sempre di più gli arretrati, compreso materiale dei precedenti governi e allora il Premier ha detto basta, varando un nuovo piano per velocizzare la macchina burocratica della politica. In ballo ci sono i miliardi del Piano nazionale di resistenza e resilienza: eventuali ritardi sarebbero fatali per avere i soldi del Recovery Fund dall’Europa.

 

 

“Così non va. Per questo, ho deciso di adottare un nuovo metodo” la sintesi del pensiero di Draghi, che ha annunciato ai suoi ministri un cambio di metodo. Serve “più velocità” nell'adozione dei provvedimenti attuativi ai quali le norme di legge rinviano e, visto che i ministeri non riescono a farlo con celerità, sarà tutto accentrato e finirà tutto nelle mani del suo fedelissimo Roberto Garofoli, vice e braccio operativo. “Ci sarà un nuovo metodo operativo, condiviso con il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. Ad ogni ministero vengono assegnati degli obiettivi da perseguire, con target specifici di decreti da adottare, a partire dai mesi di giugno e luglio 2021. Sarà un impegno prioritario per i ministeri”. 

 

 

Inoltre Garofoli “si recherà presso i ministeri per verificare che l'attuazione proceda. Il ciclo di incontri è stato già avviato ieri con il ministro dell'Economia e proseguirà nei prossimi giorni con gli altri ministri”. Garofoli stesso ha illustrato il piano, che ha lasciato attoniti i ministri. Ma Draghi non ha tempo da perdere e deve dare una spinta a tutto il Paese.

 


CAMILLA, NON SARAI MORTA INVANO

 

Mario Draghi, indiscreto dal pieno del G7: Speranza e Figliuolo raggiunti da una telefonata, "al limite dello scontro"

Sullo stesso argomento:
  • a
  • a
  • a

Una confusione al limite dello scontro quella su AstraZeneca, al punto da costringere Mario Draghi a intervenire. Dopo la morte di Camilla Canepa il ministero della Salute ha dovuto prendere una posizione sulla somministrazione del vaccino anglo-svedese agli underground 60. Così ecco che spunta a mezzanotte la circolare, che però non fa altro che lasciare le Regioni nello stallo. Per tutta risposta allora la Lombardia pretende un chiarimento scritto e quindi prosegue come ha sempre fatto.

 


Quando basta - secondo il retroscena del Corriere della Sera - per preoccupare Palazzo Chigi. Le fughe di notizie arrivano fino alle spiagge di Corbis Bay, fra le stanze del resort dove si riuniscono i sette membri del G7. E così il presidente del Consiglio si è dovuto prendere una pausa, chiamare al telefono prima il ministro Roberto Speranza, poi il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per la campagna vaccinale. L'obiettivo? Rassicurare i cittadini. La vaccinazione non subirà battute d'arresto, nemmeno con lo stop di AstraZeneca ai più giovani.

 

 

La telefonata del premier si è resa necessaria visto il livello di scontro politico e istituzionale raggiunto: da una parte Fratelli d'Italia e Lega intenzionati ad avere chiarimenti su quanto accaduto a Genova, dove la 18enne sottoposta al vaccino anglo-svedese è morta di trombosi, dall'altra il silente Roberto Speranza a capo del dicastero della Salute. Proprio lui nella giornata del 12 giugno si è affrettato a chiamare la vicepresidente della Lombardia e assessora al Welfare Letizia Moratti ottenendo l'immediata retromarcia sulla decisione della Lombardia di sospendere la prenotazione di AstraZeneca a chi ha già fatto la prima dose e a chi deve ancora farla e ha meno di 60 anni. Dopo l'impasse iniziale però Draghi può tirare un sospiro di sollievo e proseguire con il G7.

 

Roberto Speranza, il retroscena: "Mario Draghi lo ha commissariato con i nuovi tecnici"


Sullo stesso argomento:
  • a
  • a
  • a

Roberto Speranza è sempre più isolato. La sua conferma al ministero della Salute non è bastata a garantirgli la stessa posizione che ricopriva nel Conte II. Il ministro appare adesso come un vero e proprio pesce fuor d'acqua. Ormai, come scrive il Giornale in un retroscena, è "commissariato dai tecnici scelti dal nuovo presidente del Consiglio". Della precedente gestione della pandemia da Covid, infatti, è rimasto solo lui. Il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli sono stati silurati e rimpiazzati. E, stando a voci di palazzo, presto potrebbe cadere anche il Comitato tecnico scientifico, tanto caro a Speranza.

 

 

 

"Speranza è ormai un generale senza esercito", continua il Giornale. Durante la prima fase della pandemia, il ministro è stato particolarmente apprezzato per la  linea dura. Poi tutto è precipitato quando è stato costretto a ritirare il suo libro dagli scaffali. Libro in cui elogiava il metodo italiano per combattere la pandemia. Peccato per il tempismo: il libro è uscito proprio nel pieno della seconda ondata Covid. Ora, con l'arrivo di Mario Draghi e il depotenziamento della precedente linea di comando anti-virus, Speranza è fermo in panchina. Al massimo viene mandato avanti per illustrare le misure del Dpcm in conferenza stampa. 

 

 

 

La solitudine di Speranza, comunque, è anche politica. Il progetto del suo partito, Liberi e Uguali, è naufragato con la scissione di Sinistra italiana. Per lui, inoltre, sembra difficile anche un rientro nel Partito democratico, in preda a non pochi tormenti interni nell'ultimo periodo. Tra l'altro, come riporta il Giornale, l'isolamento sarebbe totale se venisse messo da parte il progetto di alleanza organica tra Pd e M5s. A peggiorare il quadro anche il ruolo di leader che Giuseppe Conte potrebbe ricoprire nel Movimento. Stando ad alcuni beninformati, infatti, Speranza avrebbe potuto aderire a un partito fondato dall'ex premier sulla scia della popolarità che li ha accompagnati durante la prima ondata. 

 

 

Lettori fissi