"Grazie per tutto quello che hai fatto, hai onorato il Paese".
Con queste parole, Luigi Di Maio ha accolto a Fiumicino il console
Tommaso Claudi, rientrato stamani 28 agosto con l'ultimo volo da Kabul.
"Sei stato il fratello di tutti noi, siamo stati il primo Paese
dell'Unione europea per evacuazioni, complimenti", ha detto ancora il
ministro degli Esteri al console.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, hai onorato il Paese".
Con queste parole, Luigi Di Maio ha accolto a Fiumicino il console
Tommaso Claudi, rientrato stamani 28 agosto con l'ultimo volo da Kabul.
"Sei stato il fratello di tutti noi, siamo stati il primo Paese
dell'Unione europea per evacuazioni, complimenti", ha detto ancora il
ministro degli Esteri al console.
A scrivere in una ipotetica
griglia le parole chiave di questa fase politica, due sono i nomi da cui
ragionamenti e calcoli prendono origine, Sergio Mattarella e Mario
Draghi. «Ãˆ presto
per parlare di Quirinale — osserva l’ex capogruppo del Pd al Senato,
Luigi Zanda —. Ma senza di loro sarebbe stato molto difficile per
l’Italia gestire la fase più delicata degli ultimi decenni».Ora
l’enigma che interroga e divide anche trasversalmente i partiti è se
Draghi debba, o possa, lasciare Palazzo Chigi per il Quirinale, o se non sia più opportuno che l’ex presidente della Bce concluda la legislatura alla guida dell’esecutivo di unità nazionale.
Il motto del
segretario dem Enrico Letta, che non suona troppo diverso dal leitmotiv
di Luigi Di Maio, è «Draghi al governo fino al 2023». Ma per il Pd e
parte del M5S il teorema regge se Mattarella resta al Quirinale. L’altro grande tema è cosa abbia in animo l’inquilino del Colle, il quale in più occasioni ha manifestato la ferma intenzione di non essere rieletto. La prima ragione è l’ètà . «Io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi», ha detto a maggio agli alunni di una scuola romana. La seconda e forse più importante è il rigore con cui Mattarella interpreta
il dettato costituzionale, che gli fa ritenere opportuno introdurre
nella Carta il principio della «non immediata rieleggibilità ».
Eppure in Parlamento tanti pensano che,
se tirato energicamente per la giacca da tutti i partiti, Mattarella
non potrebbe che «sacrificarsi», visto anche il record di gradimento con
cui sta concludendo il settennato. «Ãˆ la figura che più ha saputo dare forza, unità e fiducia agli italiani
— spera nel bis Marco Marin, capogruppo di Coraggio Italia —. Ogni
ragionamento sulle elezioni per il Quirinale non può che partire da cosa
voglia fare Mattarella». Ma con quanto entusiasmo quei leader che hanno fretta di correre alle urne, come Conte, Salvini e Meloni, sosterrebbero la rielezione del capo dello Stato in carica e la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi?
Le incognite sono tante. La
drammatica vicenda del siluramento di Prodi nel 2013 insegna quanto, a
voto segreto, i franchi tiratori possano rivoluzionare equilibri e
decisioni prese. E i 45 voti di Renzi, che proverà a fare il king maker, peseranno sul piatto del centrodestra o su quello del centrosinistra? «Noi
abbiamo un ottimo premier che sta facendo bene le cose e un ottimo
presidente della Repubblica, il resto lo vedremo a gennaio», lascia
spazio ai dubbi il coordinatore di Italia viva Ettore Rosato. La
destra è in vantaggio, ma per il capogruppo di Leu Federico Fornaro
«nessuno dei due schieramenti ha i numeri per eleggersi un capo dello
Stato in contrapposizione con l’altra parte». L’unica via, per molti
osservatori, sembra essere quella di un patto di sistema che convinca
(suo malgrado) Mattarella a restare al Colle, consentendo a Draghi di
governare fino a fine legislatura.
«Il destino di Draghi è nelle mani di Draghi — è la lettura di Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia —. Il prossimo capo dello Stato deve essere la persona più autorevole».
Eppure il premier sembra convinto che non sia così. Per lui la
decisione non è nelle sue mani, ma in quelle dei 1009 grandi elettori e
del presidente Mattarella.
"Grazie per tutto quello che hai fatto, hai onorato il Paese".
Con queste parole, Luigi Di Maio ha accolto a Fiumicino il console
Tommaso Claudi, rientrato stamani 28 agosto con l'ultimo volo da Kabul.
"Sei stato il fratello di tutti noi, siamo stati il primo Paese
dell'Unione europea per evacuazioni, complimenti", ha detto ancora il
ministro degli Esteri al console.