"Grazie per tutto quello che hai fatto, hai onorato il Paese".
Con queste parole, Luigi Di Maio ha accolto a Fiumicino il console
Tommaso Claudi, rientrato stamani 28 agosto con l'ultimo volo da Kabul.
"Sei stato il fratello di tutti noi, siamo stati il primo Paese
dell'Unione europea per evacuazioni, complimenti", ha detto ancora il
ministro degli Esteri al console.
Terza dose vaccino a San Marino: la prescrive Di Maio
Il ministro degli Esteri italiano detta le condizioni al governo del Titano per ottenere il Green pass entro il 15 ottobre
di ANDREA OLIVA
Il segretario agli Esteri di San Marino Beccari col ministro degli Esteri italiano Di Maio
San Marino, 28 agosto 2021 - I cittadini sammarinesi devono fare una terza dose di vaccino entro il 15 di ottobre. A dirlo non è la segreteria di Stato della piccola Repubblica sul Titano, ma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Questa la soluzione per superare l’impassse che da mesi vede i cittadini sammarinesi vaccinati con un siero (lo Sputnik) non riconosciuto in Italia.
ertanto, seppur immunizzati, non possono chiedere il Green pass
e sono sottoposti in Italia a tutte le restrizioni del caso. Per Di
Maio: "Attualmente per la legge italiana, i cittadini di San Marino devono fare una terza dose
per il rilascio del Green Pass. La devono fare entro il 15 ottobre, è
scritto nella legge che abbiamo approvato subito prima del mese di
agosto. Devono fare una terza dose con un vaccino riconosciuto
dall’Ema". La precisazione è arrivata a margine della conferenza stampa
alla Farnesina a cui partecipato il ministro degli Esteri russo, Serghei
Lavrov, per altro critico nei confronti dell’Italia.
Tornando alla terza dose annunciata da Di Maio, non saranno solo i sammarinesi a doverla fare. Anche in Romagna si pensa "ad immunizzare con una terza dose la fascia di popolazione più fragile, quegli individui che hanno avuto dal vaccino un minor effetto per l’età e le patologie pregresse. Ci stiamo ragionando". A parlarne è Mattia Altini direttore sanitario Ausl Romagna. Intanto per effetto dell’aumento dei contagi
nelle ultime settimane stanno crescendo anche i pazienti nei reparti
Covid e nelle Terapie intensive. Solo ieri la provincia di Rimini ha
registrato tre decessi (articolo nella pagina a fianco), tutto questo
mentre la fascia più giovane della popolazione, ma anche le fasce d’etÃ
che vanno dai 30 ai 50 anni, registrano ancora tanti non immunizzati.
Situazione che a Rimini è più accentuata rispetto al resto della
Romagna. "La situazione riminese è nota. Significa che dovremo essere
ancor più penetranti per far comprendere che oggi stiamo discutendo del
noi, della sicurezza della comunità , e non dell’io".
L’ultima di Grillo: soldi a tutti, basta stamparli
Il Garante M5s propone il reddito
universale di base. "La Banca centrale potrebbe emettere denaro per far
vivere bene le persone"
di ETTORE MARIA COLOMBO
Beppe Grillo, 73 anni, fondatore del Movimento 5 Stelle e Garante da settembre 2017
"Ma come?! – sbotta un dirigente pentastellato di linea contiana
– qui dobbiamo difendere, con le unghie e con i denti, il reddito di
cittadinanza, che sia Renzi che Salvini vogliono abolire, e Grillo se ne
esce con il “reddito di base universale“? Ma che è impazzito?!". In
effetti, la proposta dell’ex comico, oggi nuovovecchio Garante del M5s, è
di quelle effervescenti.
Union und Armin Laschet: Sehenden Auges in die Niederlage
Man kann der Union für
ihre Fehlentscheidung, Armin Laschet zu nominieren, nur dankbar sein.
Das eröffnet linken Bündnissen ungeahnte Chancen.
Armin Laschet fehlt der Rückhalt Foto: Michael Kappeler/dpa
Natürlich wäre es
komplett irre, vier Wochen vor der Wahl den Kanzlerkandidaten Armin
Laschet doch noch gegen Markus Söder auszutauschen, wie es einzelne
Abgeordnete der Union erwogen haben. Deutlicher könnte man die eigene
Verzweiflung nicht dokumentieren. Auch Söder selbst dürfte keine Lust
mehr darauf haben, weil sogar der selbstverliebteste Politiker
Deutschlands kaum ernsthaft glauben kann, unter diesen Umständen noch
einen glorreichen Sieg einfahren zu können.
Andererseits ist in diesem
unkalkulierbaren Wahlkampf nichts unmöglich, und es ist fast genauso
irre, weiter an dem Kandidaten Laschet festzuhalten. Wenn kein Wunder
mehr geschieht, strebt die Union mit ihm auf die schlimmste Niederlage
ihrer Geschichte zu. Bei aller Vorsicht vor Umfragen ist der Trend
eindeutig: Alle Zahlen sind für Laschet niederschmetternd – egal, ob es
stimmt, dass 70 Prozent der UnionsanhängerInnen für die Einwechslung
Söders plädieren, wie das Civey-Institut ermittelt haben will, oder in Wirklichkeit eine nicht ganz so große Mehrheit.
Der fehlende Rückhalt für Laschet und die Panik sind
offensichtlich. Kann die Union also tatenlos abwarten, bis am Ende Olaf
Scholz im Kanzleramt einzieht? Wahrscheinlich muss sie, weil Laschet
nicht aufgibt und Söder nicht mehr will, auch wenn die Union mit ihm
vielleicht ein paar Prozentpunkte mehr bekäme.
Gelassen bleiben können da nur
die politischen Gegner der Union, weil diese sich im Frühling sehenden
Auges für den falschen Kandidaten entschieden hat, der schon damals in
allen Beliebtheitswerten himmelweit hinter Söder lag und der durch
eigene Trampeltaten immer weiter abstürzt.
Aus linker Sicht kann man der Union für ihre Fehlentscheidung
eigentlich nur dankbar sein. Ihre Schwäche eröffnet allen anderen,
sogar Rot-Rot-Grün, ungeahnte Chancen. Und auch wenn Laschet trotz allem
doch noch knapp gewinnen sollte, wäre die Union geschwächt, und
Deutschland bekäme immerhin einen Kanzler, der im tiefsten Herzen
liberaler ist als Söder.
Centrodestra, Meloni e Salvini attaccano su stato d'emergenza: "Deriva liberticida". E il leader leghista chiama Mattarella
(ansa)
Meloni: "Se Conte non ci ascolta si
votino da soli il provvedimento". La decisione finale dipenderà dagli
impegni che prenderà il governo rispetto alle proposte avanzate
2 minuti di lettura
Dopo le divisioni sul Mes il centrodestra si ricompatta sullo scostamento di bilancio e sulla proroga dello stato di emergenza da Covid. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani
si sono visti oggi negli uffici del numero uno della Lega a Palazzo
Madama per fare il punto sulla situazione politica. I tre leader hanno
deciso di tenere una linea comune su questi due temi che possono mettere
a rischio la tenuta della maggioranza giallorosso e, quindi, del
governo.
Lega Fdi e Fi, insomma, lanciano un messaggio preciso al premier
Giuseppe Conte, un vero e proprio avvertimento, della serie: non
accetteremo nulla a scatola chiusa, ascoltaci e accogli le nostre
proposte altrimenti non avrai l'appoggio delle opposizioni. In sostanza,
il voto del centrodestra a favore del terzo scostamento di bilancio e
della proroga dello stato emergenziale dipenderà da come il governo
risponderà alle richieste di Salvini Meloni e Tajani sulla ripartenza a cominciare dal fisco.
"Faremo al governo una proposta puntuale di tutto il centrodestra - ha detto Giorgia Meloni, leader Fdi al tg4
- se la nostra proposta verrà accolta bene, altrimenti lo scostamento di bilancio se lo votano da soli. Non voteremo più nulla a scatola chiusa''.
L'esito dell'incontro è stato confermato anche da fonti leghiste e di
Fratelli d'Italia. Il centrodestra, quindi, voterà compatto sulla
richiesta di autorizzazione allo scostamento di bilancio che sarÃ
discussa domani in Parlamento (per la quale sono necessari i voti della
maggioranza assoluta delle Camere). E non dovrebbe esserci alcuna
differenziazione da parte di Forza Italia.
"I nostri gruppi parlamentari sono stati invitati a votare un nuovo
scostamento di bilancio: sbagliano a dare per scontato il nostro
sostegno. Abbiamo avanzato una serie di proposte: un semestre 'bianco'
fiscale con rinvio delle scadenze a fine anno e l'azzeramento delle
sanzioni per chi non ha potuto pagare la rata di luglio, la proroga
della cassa integrazione", ha insistito lo stesso Silvio Berlusconi, in
videoconferenza alla riunione con i governatori di Forza Italia
organizzata dalla Forza Italia Web School.
"Abbiamo chiesto sostegno a fondo perduto per turismo, made in Italy,
agricoltura e commercio e la reintroduzione almeno temporanea dei
voucher per il lavoro stagionale nel turismo e nell'agricoltura. Vediamo
se accoglieranno queste indicazioni, che sono fondamentali per la
sopravvivenza del sistema economico".
Dal canto suo, la Lega chiede l'esenzione dei soggetti Isa dal secondo
acconto 2020, 8 miliardi di tagli all'Imu sulle seconde case da
compensare con maggiori trasferimenti ai Comuni. Infine, FdI propone una
premialita' agli imprenditori che non usufruiscono della Cig, il rinvio
delle scadenze fiscali e un fondo per aumentare le pensioni di
invalidita'.
Giro (Fi): "No a scostamento bilancio senza stop tasse"
Palazzo Chigi o le sirene del Quirinale? Il destino di Draghi secondo i fan del premier
di
Concetto Vecchio
Il premier Mario Draghi
La prossima elezione al Colle più
complicata di un sudoku. Mancano sei mesi alla fine del mandato di
Mattarella e saranno pieni di congetture: c'è chi sostiene che il
presidente del Consiglio non potrà rimanare a capo del governo e chi è
convinto del contrario. Per i politologi, la situazione è comunque "la
riprova della crisi dei partiti e della loro incapacità di esprimere
figure di alto livello"
3 minuti di lettura
Che ne sarà di Mario Draghi
a febbraio? Rimarrà a Palazzo Chigi fino al 2023 o si lascerà tentare
dalle sirene del Quirinale? Gli estimatori del premier s'interrogano.
Mancano sei mesi e saranno pieni di congetture. "Non può non rimanere a
capo del governo", ragiona la politologa Sofia Ventura.
"Anzi in tanti sperano di ritrovarselo anche dopo le prossime elezioni
se il centrodestra non riuscirà ad esprimere una maggioranza chiara. E
del resto Matteo Salvini ministro in un governo Meloni proprio non riesco a immaginarlo". Ventura è in buona compagnia. Pure l'ex ministro andreottiano Paolo Cirino Pomicino
confida in Draghi presidente del Consiglio anche nella prossima
legislatura: "Ha 74 anni, è giovane, il Colle può aspettare". "Deve
completare il lavoro del Recovery e può farlo solo lui", aggiunge il
filosofo Mario Tronti, molto ascoltato a sinistra. "Bis
di Mattarella e Draghi premier, è la soluzione più semplice. Non è poi
detto che il centrodestra vinca le prossime politiche, non nettamente
almeno".
La prossima elezione al Colle è più complicata di un sudoku
difficile. Draghi che vuol fare? Molto dipenderà da quel che deciderà Sergio Mattarella,
che lo ha voluto e che gli sta facendo discretamente da scudo. Non c'è
Draghi senza Mattarella, questo lo pensano in molti. "I due si
dovrebbero parlare prima o poi", dice un esponente di governo che ha
consuetudine con entrambi.
Uno dei fondatori di Forza Italia, Giuliano Urbani,
che lo chiamò all'Università di Firenze e che quindi lo conosce bene,
era convinto che fosse più adatto al Quirinale che nella veste di
presidente del Consiglio. "Ho cambiato idea. Non è sostituibile come
premier, abbiamo un Parlamento troppo ingovernabile". Il quirinalista
de La StampaUgo Magri, in un articolo su Huffington Post,
ha spiegato con dovizia di dettagli i motivi per cui Draghi, per
carattere e storia personale, è probabilmente più adatto al ruolo di
premier che a quello di Capo dello Stato.
Poi ci sono quelli, come il sindaco di Benevento Clemente Mastella,
che democristianamente sostengono che anche dal Quirinale "si possono
guidare i fatti politici. Quindi le due soluzioni si equivalgono. Fossi
al suo posto sceglierei subito la presidenza della Repubblica". L'ex
deputato pd Michele Nicoletti, professore di filosofia politica all'università di Trento, in un articolo sull'Espresso,
uscito il 20 giugno, ha spiegato che l'ex presidente della Bce è la
persona che "può svolgere al meglio le funzioni di Capo dello Stato in
questa stagione in cui la congiuntura internazionale si profila
delicatissima. Il suo governo, al di fuori e al di sopra di ogni formula
politica, non potrebbe d'altra parte durare in questa forma. Finita,
come si spera, la pandemia, il governo deve poter tornare ad esprimere,
in un quadro di fedeltà alle grandi scelte, un chiaro indirizzo politico
determinato dal voto dei cittadini".
Draghi al Quirinale garantirebbe l'Europa per i prossimi sette anni,
mettendo il sistema istituzionale a riparo da nuove forme di populismo.
"Mattarella, di cui conosco la fermezza, purtroppo ha più volte ribadito
di non essere disponibile al bis", se ne duole l'ex presidente della
Rai, Claudio Petruccioli. "Spero ci ripensi. A febbraio
sarebbe comunque più giovane di Napolitano, quando venne eletto la
prima volta. La coppia deve rimanere insieme. Se si rompe l'asse poi
sarà difficile trovare un governo all'altezza.".
Lo pensano in tanti nell'establishment, anche estero. È un pensiero che ha consegnato a Repubblica di recente anche la giornalista francese Marcelle Padovani.
"Draghi non può essere imbalsamato al Quirinale, suvvia" liquida la
questione Cirino Pomicino, che tifa per un Capo dello Stato che ha fatto
il suo apprendistato nella Prima Repubblica.
Il destino della nazione insomma ruota attorno a Mario Draghi. Palazzo Chigi o Quirinale. Tertium non datur.
Ma cosa ci dice dello stato delle classi dirigenti tutto questo
invocare l'ex banchiere? "È la riprova della crisi dei partiti e della
loro incapacità di esprimere figure di alto livello", risponde Sofia
Ventura. "I partiti non esprimono più nulla, Draghi a palazzo Chigi è
l'unica scelta possibile anche in considerazione dello scenario che si
aprirà in Europa dopo l'uscita di scena di Angela Merkel". Come spesso avviene in Italia, tutto è pirandellianamente sdoppiato. Ci attendono sei mesi di fantasticherie.
Union und Armin Laschet: Sehenden Auges in die Niederlage
Man kann der Union für ihre Fehlentscheidung, Armin Laschet zu nominieren, nur dankbar sein. Das eröffnet linken Bündnissen ungeahnte Chancen.
Armin Laschet fehlt der Rückhalt Foto: Michael Kappeler/dpa
Natürlich wäre es komplett irre, vier Wochen vor der Wahl den Kanzlerkandidaten Armin Laschet doch noch gegen Markus Söder auszutauschen, wie es einzelne Abgeordnete der Union erwogen haben. Deutlicher könnte man die eigene Verzweiflung nicht dokumentieren. Auch Söder selbst dürfte keine Lust mehr darauf haben, weil sogar der selbstverliebteste Politiker Deutschlands kaum ernsthaft glauben kann, unter diesen Umständen noch einen glorreichen Sieg einfahren zu können.
Andererseits ist in diesem unkalkulierbaren Wahlkampf nichts unmöglich, und es ist fast genauso irre, weiter an dem Kandidaten Laschet festzuhalten. Wenn kein Wunder mehr geschieht, strebt die Union mit ihm auf die schlimmste Niederlage ihrer Geschichte zu. Bei aller Vorsicht vor Umfragen ist der Trend eindeutig: Alle Zahlen sind für Laschet niederschmetternd – egal, ob es stimmt, dass 70 Prozent der UnionsanhängerInnen für die Einwechslung Söders plädieren, wie das Civey-Institut ermittelt haben will, oder in Wirklichkeit eine nicht ganz so große Mehrheit.
Der fehlende Rückhalt für Laschet und die Panik sind offensichtlich. Kann die Union also tatenlos abwarten, bis am Ende Olaf Scholz im Kanzleramt einzieht? Wahrscheinlich muss sie, weil Laschet nicht aufgibt und Söder nicht mehr will, auch wenn die Union mit ihm vielleicht ein paar Prozentpunkte mehr bekäme.
Gelassen bleiben können da nur die politischen Gegner der Union, weil diese sich im Frühling sehenden Auges für den falschen Kandidaten entschieden hat, der schon damals in allen Beliebtheitswerten himmelweit hinter Söder lag und der durch eigene Trampeltaten immer weiter abstürzt.
Aus linker Sicht kann man der Union für ihre Fehlentscheidung eigentlich nur dankbar sein. Ihre Schwäche eröffnet allen anderen, sogar Rot-Rot-Grün, ungeahnte Chancen. Und auch wenn Laschet trotz allem doch noch knapp gewinnen sollte, wäre die Union geschwächt, und Deutschland bekäme immerhin einen Kanzler, der im tiefsten Herzen liberaler ist als Söder.