Bergamo: virus, spie e vaccini: E' oramai chiarissimo che il COVID e' un'arma biologica rilasciata o per errore o intenzionalmente dal governo Trump per indebolire la Cina e la Russia onde tentare un colpo finale che consenta agli USA di rimanere l'unica superpotenza al mondo, ancorche' in declino economico, sociale e culturale. La Russia la verita' sul COVID la sa da lungo, lunghissimo tempo, e' lo stato italiano che inganna gli italiani, sa benissimo che il COVID viene dagli USA e che si tratta di un'arma biologica.

 

Bergamo: virus, spie e vaccini

 

Un'operazione di intelligence. Non per spiare le basi Nato ma per ottenere tutti i segreti sul Covid e sul modo di contrastarlo. Ecco come la missione "Dalla Russia con Amore" ha permesso al Cremlino di difendersi dal virus e realizzare di corsa Sputnik-V. Ingannando il governo italiano.

QUANTI ITALIANI AVETE ABBANDONATO COME CANI E QUANTI SONO MORTI DI STENTI, SE NON DI COVID, GRAZIE ALLA VOSTRA POLITICA BARBARICA SUI RIENTRI, SIGNOR 'MINISTRO' DI MAIO E 'SIGNOR' BORRELL?

 

Indigente morto in Messico, le ultime immagini. Interrogazioni da Pd e M5S

Indigente morto in Messico, le ultime immagini. Interrogazioni da Pd e M5S

Salvatore Diaferio, 68 anni, stazionava da settimane all'aeroporto di Cancun. E' morto per 350 euro, il costo di un biglietto: a distanza di due mesi dalla richiesta di rimpatrio, Ambasciata e consolato italiani non sono stati in grado di garantirlo. Ma il suo caso, come dimostrano anche i video della tv messicana, era noto. E ora anche la sepoltura è a rischio: servono documenti dalle autorità italiane e la copertura delle spese

Ecco le ultime immagini di Salvatore Diaferio, l’anziano stroncato da un infarto mentre viveva di stenti tra l’aeroporto di Cancun e ripari di fortuna, in attesa da due mesi di rientrare in Italia perché prigioniero, suo malgrado, del soccorso “burocratico” messo in campo dalla diplomazia italiana. L’Ambasciata di Città del Messico ha esperito, come prevede la legge, un lungo e infruttuoso pellegrinaggio alla ricerca di qualche parente in Italia disposto a pagare per lui 350 euro di biglietto, piuttosto che ricorrere al prestito consolare che l’interessato aveva per altro dichiarato di poter onorare con i risparmi depositati su un libretto postale in Italia. Uno strumento abitualmente utilizzato in questi casi, non ultimo dalla stessa Ambasciata nel 2010, quando spedì – e di gran carriera – il proprio console onorario allo stesso aeroporto perché acquistasse di tasca sua 4mila dollari di carburante necessari a far decollare il ministro Prestigiacomo. 

 A realizzare il video è stata la tv locale “Azteka Noticias”, richiamata dalla storia dell’italiano vecchio e solo che vive in aeroporto in attesa di partire. Un “The Terminal” in salsa messicana che dimostra oggi come la condizione del Diaferio fosse diventata un “caso” mentre ancora era in vita. Purtroppo irrisolto, dopo ben due mesi. Il 30 dicembre si accascia a terra in preda a convulsioni  davanti al Consolato di Playa del Carmen, la corsa in ambulanza finisce nel peggiore dei modi: il personale paramedico dell’Hospital General, l’ospedale pubblico di Plaja del Carmen si rifiuta di prenderlo in carico perché “morto da un ora”. Per la stampa locale invece l’anziano era sia giunto ancora vivo presso la struttura, come dimostrano le stampate dell’elettrocardiogramma al momento della consegna: 17 pulsazioni al minuto. E ipotizza che sia stato respinto piuttosto perché indigente, cosa molto comune in Messico, dove la sanità è pubblica ma segue un rigido protocollo di accessi regolati dalla capacità economica degli utenti. 

Comunque sia la vicenda sta avendo sviluppi. Riferisce di aver inforcato il portone della Procura della Repubblica di Roma l’ex console Andrea Sabbia che l’1 agosto aveva ricevuto la prima richiesta di soccorso dell’anziano e da allora ha sollecitato l’Ambasciata a intervenire sul connazionale. Sul tavolo dei pm l’ipotesi di omissione di soccorso. Il console onorario però sarà revocato dal Ministero degli Esteri il 3 ottobre a seguito di una richiesta giunta dall’Ambasciata di Città del Messico il 30 settembre, proprio il giorno della morte dell’anziano. La correlazione tra i due fatti non è dimostrata, la coincidenza temporale alimenta però il dubbio che sarà probabilmente sciolto in sede civile. Intanto si registra la richiesta del deputato Alessandro Di Battista (M5S) perché il Ministro degli Affari Esteri riferisca in aula sull’accaduto, mentre il senatore Pd Aldo Di Biagio ha presentato un’interrogazione urgente.

Neppure a 10mila km il caso è chiuso. Nonostante la mobilitazione degli italiani a Playa del Carmen, Salvatore Diafiero, come ultimo sfregio di una vicenda già surreale, rischia di essere seppellito nella fossa comune insieme ai senza tetto, ai non reclamati e ai cadaveri non identificati. Per evitarlo serve una garanzia di copertura delle spese e un documento originale delle autorità italiane che consenta la consegna della salma a persone non legate al deceduto per parentela. Sul fronte dei costi la comunità italiana di Playa aveva chiesto all’Ambasciata di farsene carico ma prima di una risposta è arrivata la solidarietà dell’uomo comune: il Cip “Comunità italiana Playa” ha raccolto tutti i 21.500 pesos, circa 1.260 euro, necessari. Ora  i soldi ci sono ma pare che manchino ancora i documenti del deceduto che nel frattempo sono stati richiesti dall’Ambasciata d’Italia a Città del Messico, a 2mila chilometri di distanza dall’obitorio. E ora devono tornare indietro per consentire la consegna della salma. La proroga alla conservazione della salma concessa dalle autorità locali nel frattempo è scaduta, lasciandola ancora all’incertezza.

Dall’Ambasciata di Città del Messico giungono intanto rassicurazioni sul fatto che non è mai venuto meno e non verrà meno l’impegno a supportare i connazionali che si trovassero in difficoltà. Ma la bacheca Facebook dell’istituzione si addensa di messaggi tra l’indignato e il preoccupato. Un residente iscritto all’Aire posta: “Noi cittadini italiani residenti a Playa del Carmen, ci siamo autotassati, data la vostra completa latitanza economica, per tumulare al meglio il Sig. Salvatore Diaferio, e stiamo attendendo vostre indicazioni (dato che vi sono stati rispediti i documenti originali per poter intervenire al Ministerio Pubblico Mexicano) per poter avvertire la Comunità Italiana di Playa del Carmen su data, ora del velatorio aperto presso la Funeraria per poter rendere omaggio. Oppure, se ci date indicazioni di come procedere per la tumulazione con la documentazione in ordine e corretta, prima che il povero Salvatore finisca in una fossa comune per le inadempienze di molti”. 

Aiuti a lucani all’estero indigenti, si a mozione Mollica: LE VIE DEL SIGNORE SONO INFINITE

Aiuti a lucani all’estero indigenti, si a mozione Mollica

Il documento, sottoscritto anche da Miranda Castelgrande e Giuzio, riguarda le procedure per il trasferimento dei fondi destinati anche alle spese medico – sanitarie

02/08/2016

Il Consiglio regionale ha approvato all&rsquo;unanimit&agrave; una mozione proposta dai consiglieri Mollica (Udc), Miranda Castelgrande e Giuzio (Pd) che impegna il presidente e la Giunta regionale &ldquo;affinch&eacute; prendano contatti con il Consolato e con tutti gli organismi interessati per risolvere la problematica inerente i fondi destinati alle famiglie indigenti e scongiurare il rischio di compromettere le azioni fin qui messe in campo ed il mantenimento del livello di aiuti alle famiglie indigenti, soprattutto in un settore fondamentale come quello medico sanitario&rdquo;.<br /> <br /> Nel documento i consiglieri fanno riferimento al Protocollo di intesa sottoscritto con il Ministero degli affari Esteri &ndash; Direzione generale degli italiani all&rsquo;estero, con il quale dal 2001 la Regione Basilicata trasferisce i fondi per gli indigenti sui conti correnti bancari attestati ai Consolati italiani in America e sottolineano che tale procedura di trasferimento sembra non possa essere mantenuta e che i Consolati di riferimento propendano per il cambio di valuta dei fondi. Questa nuova procedura &ndash; &egrave; scritto nella mozione &ndash; vanificherebbe tutto il lavoro fino ad oggi realizzato e metterebbe a rischio il livello di assistenza medico - sanitaria che con il sistema attuale si riesce a garantire. Per questo motivo &egrave; stata proposta la mozione.<br />


Dipendere da funzionari MAECI irresponsabili e a cui gli italiani all'estero fanno schifo, come al sedicente ministro di maio (scusate la minuscola)

 

Assistenza a cittadini all'estero in condizioni di indigenza o necessità

Data:

06/05/2020


Assistenza a cittadini all'estero in condizioni di indigenza o necessità

Cari connazionali all’estero,

lo scorso 24 aprile il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva misure per il potenziamento dell'assistenza ai connazionali all'estero in situazione di difficoltà. In particolare, si autorizza il MAECI alla spesa di 4 milioni di euro per il 2020 ad integrazione delle misure per l'assistenza ai cittadini all'estero in condizioni di indigenza o di necessità, in base alla disciplina sull’ordinamento e funzioni degli uffici consolari.

Essa prevede che l'ufficio consolare possa concedere ai cittadini che versano in stato di indigenza, nei limiti delle disponibilità fissate annualmente dal MAECI, sussidi e, in via eccezionale, erogazioni in danaro con obbligo di restituzione, in caso di comprovata urgenza, nel caso vi sia uno stato di occasionale grave necessità non altrimenti fronteggiabile.
A tale riguardo, le nuove disposizioni introducono la possibilità, fino al 31 luglio 2020, di erogare sussidi – nei limiti dell’importo complessivo di spesa predetto - anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare.

La deroga riguarda pertanto la possibilità di concedere sussidi, anziché prestiti con promessa di restituzione come previsto in precedenza, anche a connazionali che non siano iscritti all'AIRE o che siano iscritti all'AIRE in un'altra circoscrizione consolare. La concessione di sussidi anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare, finora ammessa in via straordinaria, sulla base delle valutazioni di ciascun Ufficio consolare, è pertanto ammessa in via ordinaria, nei limiti previsti dalla legge.

Tali sussidi verranno - come sempre - concessi a seguito di attenta valutazione: il connazionale che ne fa richiesta deve versare in effettive condizioni di indigenza (ad esempio, a seguito della chiusura di attività economiche e commerciali).


Dipendere da funzionari MAECI irresponsabili e a cui gli italiani all'estero fanno schifo, come al sedicente ministro di maio (scusate la minuscola)

 

Assistenza agli indigenti italiani all’Estero

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Console Generale Emanuela Curnis sull’assistenza agli indigenti italiani all’Estero.

Assistenza finanziaria ai connazionali all’Estero in stato di indigenza o difficoltà

Cari Connazionali,

con il “Decreto Rilancio” il Governo italiano ha destinato ulteriori risorse a favore degli italiani residenti all’estero che versano in condizioni di indigenza, in particolare a seguito della pandemia COVID-19.

Si amplia così la gamma degli interventi di assistenza che le Sedi diplomatico-consolari possono considerare di fornire in relazione a quanti versano in condizioni di indigenza. Oltre ai sussidi tradizionali, è ora possibile considerare:

  1. a) aiuti per i titolari di piccole e micro imprese (ovvero quelle a conduzione familiare)che abbiano subito un danno pari al 50%del reddito registrato nell’ultimo anno;
  2. b) sussidi per rimpatri definitivi;
  3. c) convenzioni per assistenza sanitaria o buoni pasto;
  4. d) sostegno all’apprendimento attraverso il prestito di strumenti informatici per frequentare i corsi on line,
  5. e) progetti di riqualificazione professionale per coloro che abbiano perso il posto di lavoro.

Per maggiori informazioni:

L’Ambasciata d’Italia a Pretoria e i Consolati a Johannesburg e Cape Town sono pronti a fornire ogni ulteriore dettaglio a quanti si trovano in condizioni di indigenza, nel pieno rispetto della confidenzialità e delle norme sulla protezione dei dati personali.

Con l’occasione, desideriamo ricordare che i rappresentanti della Comunità italiana (Comites e CGIE) hanno posto in essere una serie di iniziative per assistere i connazionali in difficoltà a causa del COVID-19, attivando fra l’altro un “Conto Comunitario” ad hoc, alimentato da donazioni personali e gestito dal Comites, grazie al quale sono stati consegnati pacchi alimentari a diversi connazionali. Si tratta di un’ulteriore lodevole iniziativa che auspichiamo possa essere divulgata e sostenuta finanziariamente da chi ne avesse la possibilità’.

Infine, si è altresì acquisita la disponibilità di massima della Camera di Commercio a coadiuvare l’azione dell’Ambasciata e dei Consolati laddove gli interventi di assistenza richiesta aprano spazi a possibili sinergie.

Per maggiori informazioni e richieste di assistenza, i connazionali residenti nella Circoscrizione Consolare di Johannesburg potranno scrivere a sociale.johannesburg@esteri.it.

Colgo l’occasione per inviarVi i miei più cordiali saluti.

Emanuela Curnis, Console Generale d’Italia a Johannesburg


Financial Aid to the Italian Nationals Residing Abroad Who Are Destitute or in Need of Assistance

Dear Fellow Citizens,

with the “Relaunch Decree” the Italian Government has allocated additional resources in order to assist Italians residing abroad in need of financial aid, especially as a result of the COVID-19 pandemic.

In view of the above, the Italian Diplomatic and Consular Missions have now a wider range of tools to support the Italians aimed in need of assistance. In addition to traditional subsidies, it is now possible to consider:

  1. a) assistance to owners of small and micro businesses (family-run Companies) who have incurred in loss equal to 50% of the income recorded in the previous year;
  2. b) subsidies for repatriation;
  3. c) medical assistance or food vouchers;
  4. d) lending of IT equipment in support of training via e-learning courses;
  5. e) professional re-training projects for workers who have been retrenched.

For more information:

The Embassy of Italy in Pretoria and the Consulates in Johannesburg and Cape Town are available for any further information to those in need of financial aid, in full confidentiality and in compliance with the rules and regulations on the protection of personal data.

We take this opportunity to mention that the representatives of the Italian Community (Comites and CGIE) have implemented a series of initiatives to assist nationals in need due to the Covid-19   pandemic, amongst which a dedicated “Community Account” funded by personal donations and administered by Comites, that allowed the purchase of food parcels to be distributed to various nationals. This is yet another commendable initiative that we hope could be financially supported and divulged by everyone who can.

Finally, the Italian-South African Chamber of Commerce has made itself available to work together with the Embassy and the Consulates in order to identify further plans of action for assistance intervention.

For further information and request of assistance, please write an email to sociale.johannesburg@esteri.it if you live in the consular jurisdiction of the Consulate General of Italy in Johannesburg.

Warmest regards.

 

Emanuela Curnis, Consul General of Italy in Johannesburg

Conteballe

 

ITALIANI ALL'ESTERO - COVID-19 /DECRETO CURA - CONFERMATO POTENZIAMENTO FONDO 4+1 MILIONI ASSISTENZA CONNAZIONALI ALL'ESTERO (ART.72 DECRETO "CURA ITALIA")

(2020-04-24)

  Con l'approvazione odierna del decreto "cura Italia" alla Camera, le disposizioni relative ai commi da 4 bis a 4 quater dell'Articolo 72, relativo alle "Misure per l’internazionalizzazione del sistema Paese e potenziamento dell'assistenza ai connazionali all'estero in situazione di difficoltà finanziaria a valere sull’articolo 126 del presente decreto legge, sono legge.

Ricordiamo che i tre commi - da 4-bis a 4-quater i quali prevedono in particolare:
il comma 4-bis stanzia:
-  1 milione per l’anno 2020 per le misure a tutela degli interessi italiani e della sicurezza dei cittadini all’estero in condizioni di emergenza e
- 4 milioni per l’anno 2020 per le misure di assistenza ai cittadini all’estero in condizioni di indigenza o di necessità.
A tale ultimo riguardo, comma 4-ter autorizza, fino al 31 luglio 2020, l’erogazione dei sussidi – nei limiti dell’importo complessivo di spesa predetto - senza promessa di restituzione anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare.
Il comma 4-quater reca la copertura finanziaria degli oneri di cui ai precedenti commi 4-bis – 4-ter

Nel dettaglio, il comma 4-bis autorizza nello stato di previsione del MAECI:
a) la spesa di euro 1 milione per l'anno 2020 ad integrazione delle misure per la tutela degli interessi italiani della e della sicurezza dei cittadini presenti all'estero in condizioni di emergenza, ivi inclusa la protezione del personale dipendente di amministrazioni pubbliche in servizio, anche temporaneamente, al di fuori del territorio nazionale;

b) la spesa di euro 4 milioni per l'anno 2020 ad integrazione delle misure per l'assistenza ai cittadini all'estero in condizioni di indigenza o di necessità, ai sensi degli articoli da 24 a 27 della disciplina sull’Ordinamento e funzioni degli uffici consolari (D.Lgs. n. 71/2011, articoli 24-27). A tale ultimo riguardo, comma 4-ter autorizza, fino al 31 luglio 2020, l’erogazione dei sussidi – nei limiti dell’importo complessivo di spesa predetto - senza promessa di restituzione anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare.

La disciplina di cui al richiamato D.Lgs. n. 71/2011, articoli 24-27, prevede che l'ufficio consolare può concedere, ai cittadini che versano in stato di indigenza, nei limiti delle disponibilità fissate annualmente dal MAECI, sussidi e,in via eccezionale, erogazioni in danaro, in caso di comprovata urgenza, nel caso vi sia uno stato di occasionale grave necessità non altrimenti fronteggiabile.
Inoltre, in casi eccezionali, il capo dell'ufficio consolare può chiedere l'imbarco, per il rimpatrio di cittadini, al comandante di nave od aeromobile militari nazionali.

Il comma 4-quater reca la copertura finanziaria degli oneri di cui ai precedenti commi 4-bis – 4-ter, pari a 5 milioni per l'anno 2020, disponendo che ad essa si provveda attraverso corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto, nel bilancio triennale 2020-2022, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del MEF per l'anno 2020, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al MAECI. (24/04/2020-ITL/ITNET)

Rimpatri e povertà: la vita degli italiani all’estero durante la pandemia

 

Rimpatri e povertà: la vita degli italiani all’estero durante la pandemia

Cosa è successo a chi vive fuori dall’Italia e in che situazione si trova ora? A fotografare la situazione è il nuovo lavoro del Centro studi e ricerche Idos. In 150 mila sono rientrati dopo la chiusura delle attività in cui erano impiegati. Ma una volta in Italia non hanno potuto nemmeno usufruire del reddito di cittadinanza
Coronavirus, aereo con italiani da Wuhan

ROMA - In 150 mila sono rientrati dopo la chiusura delle attività in cui erano impiegati. Ma una volta in Italia non hanno potuto nemmeno usufruire del reddito di cittadinanza: per loro valgono le stesse restrizioni che ci sono per gli stranieri. Come se la stanno passando gli italiani all’estero o rientrati durante la pandemia? A fotografare la situazione è una ricerca dal titolo “Vecchia e nuova emigrazione italiana all’estero” realizzata dal Centro studi e ricerche Idos. Finanziata dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzata in partnership con il Circolo studi diplomatici, la ricerca contiene analisi ed elaborazioni inedite sull’argomento che saranno pubblicate a dicembre sulla rivista “Affari sociali internazionali”. In particolare, il report prende in considerazione anche varie tipologie di italiani che vivono all’estero in via più o meno temporanea e che mantengono ancora un rapporto molto stretto con la madrepatria.Va ricordato che, con uno sforzo notevole, nei primi mesi della pandemia il governo ha rimpatriato, con voli umanitari e collegamenti via mare e via terra, oltre 72 mila italiani da 60 paesi esteri in cui si trovavano per motivi diversi (compreso il turismo).

I lavoratori e la crisi occupazionale

Gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire) erano quasi 5,5 milioni nel 2019, oltre la metà dei quali “espatriati” soprattutto per lavoro; si tratta però di un numero che sottostima il fenomeno, in quanto per moltissimi l’iscrizione all’Aire avviene dopo diversi anni di permanenza. Secondo un sondaggio del Centro Altreitalie di Torino,gli emigrati giovani e più integrati economicamente hanno retto bene le conseguenze della pandemia, continuando in gran parte a lavorare e in un caso su dieci fruendo anche degli ammortizzatori sociali in loco. Ma non sono pochi i connazionali rimasti senza stipendio. Il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) stimava ad aprile che in pochi mesi sarebbero rientrati in Italia quasi 150mila lavoratori a causa della probabile chiusura delle loro piccole e medie imprese oltre confine, in particolare della ristorazione. I più colpiti sono gli italiani di recente emigrazione (450 mila gli espatriati ufficiali negli ultimi 3 anni), meno integrati e più propensi a tornare in patria. Ma quali aiuti hanno trovato nel nostro Paese? Paradossalmente, in caso di indigenza gli emigrati italiani di ritorno non possono fruire del reddito di cittadinanza: incappano infatti nella stessa barriera (il requisito della residenza continuativa di almeno 5 anni in Italia) creata per gli stranieri. In compenso, grazie al decreto Rilancio, hanno potuto accedere al reddito di emergenza, purché abbiano ripreso la cittadinanza italiana entro giugno.

Universitari e Erasmus

Secondo l’Unesco gli studenti universitari italiani all’estero all’inizio della pandemia erano 75.954, soprattutto nel Regno Unito, Austria, Germania, Francia e Spagna. Non ci sono dati su quanti siano riusciti a tornare in Italia dal marzo scorso e quanti siano ripartiti dopo l’estate. È certo però che molti sono stati bloccati dalle regole disposte da molte università, britanniche ma non solo, che in virtù del blended learning obbligano tuttora gli studenti a frequentare in presenza un giorno a settimana e a restare chiusi nelle proprie residenze per seguire le lezioni on line per il resto della settimana.

Erano invece 47 mila (fonte Indire) gli studenti italiani in Erasmus nell’ultimo semestre, soprattutto in Spagna, Francia e Germania. Anche per questi giovani il dilemma tra rimanere nelle città ospitanti (esponendosi a contagio) o rientrare in Italia (sfruttando le opportunità offerte dalla didattica a distanza), è stato molto spesso collegato alle disponibilità economiche limitate e alle incertezze sul ritorno.Per il semestre in corso il programma Erasmus è sospeso.

Cooperanti e volontari 

Sono oltre 3.000, secondo l’associazione delle Ong, i cooperanti e i volontari del servizio civile italiani che hanno deciso di continuare la missione all’estero, cioè in oltre 100 paesi esteri, soprattutto in Africa e America latina. Un numero largamente sottostimato secondo alcuni osservatori, in quanto non comprende i soggetti legati ad associazioni che non comunicano dati ad una unica fonte - come lo è Open cooperazione per le Ong più grandi. Un recente report proprio di Open Cooperazione ha mostrato come a causa della pandemia le Ong italiane nel 65% dei casi hanno bloccato o rimandato oltre il 50% della propria operatività, mentre solo una organizzazione su dieci dichiara di non aver dovuto rallentare o interrompere gli interventi. A causa del crollo della raccolta fondi il 37% ha scelto di usufruire della cassa integrazione straordinaria messa a disposizione dal decreto Cura Italia. Tuttavia, oltre la metà delle Ong non ha rimpatriato alcun cooperante, nel 30% dei casi sono stati rimpatriati solo alcuni cooperanti, mentre soltanto 16 organizzazioni hanno provveduto al rimpatrio di tutti i propri cooperanti espatriati. 

I pensionati 

 Per una spesa annua di quasi un miliardo, sono circa 388 mila i pensionati italiani all’estero, soprattutto in Canada, Germania, Svizzera, Australia e Francia. Percepiscono per lo più assegni molto bassi (in media 259 euro) avendo lavorato in Italia pochi anni prima di trasferirsi all’estero. Tra essi c’è però una quota non trascurabile di connazionali anziani che hanno scelto di godersi la pensione in Paesi dove la vita è meno costosa. Sono in particolare i percettori di assegni mensili più alti (spesso oltre 2.000 euro) che risiedono in paesi come Cipro, Malta, Emirati Arabi, Turchia e Portogallo. In quest’ultimo paese, nel 2019 ben il 33,9% dei nuovi residenti italiani aveva più di 65 anni. L’Inps aveva avviato nei mesi scorsi una campagna di controlli volta a quantificare anche questo fenomeno, ma ha dovuto interromperla proprio a causa della pandemia.

Conteballe

 

Covid-19 e italiani all’estero: focus sulle misure economiche straordinarie

Eleonora Medda

Quali misure economiche sono state previste dal Governo italiano per gli iscritti AIRE (anagrafe dei residenti all’estero) che rientrano o per tutti coloro che, rimasti all’estero, si trovano in situazione di difficoltà ?

Il punto con Eleonora Medda, membro del Comitato di Presidenza del CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’estero

Nella primissima fase dell’emergenza il lavoro dei Consiglieri del CGIE, assieme ai Comites a livello locale, è stato quello di supporto e informazione sulla possibilità dei rimpatri d’urgenza di connazionali che risultavano bloccati all’estero a causa della chiusura delle frontiere e delle restrizioni di viaggio che i vari Paesi nel mondo stavano assumendo. Basti pensare che dall’inizio dell’emergenza, dal mese di marzo ad oggi, oltre 80mila italiani – turisti, temporaneamente all’estero o meno – sono rientrati in Italia, grazie a circa 750 operazioni da 177 Paesi nel mondo, tra voli speciali e trasporti organizzati via mare e via terra. Tale situazione ha visto uno sforzo eccezionale da parte dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e di tutta la rete consolare.

Al contempo, erano chiari sin da subito i segnali di difficoltà sociali ed economiche che la crisi sanitaria avrebbe generato. Il lavoro dei Consiglieri del CGIE, assieme ai Patronati, è stato – ed è -quello di informare i connazionali affinché possano accedere ai sistemi di welfare nei vari paesi di residenza; indirizzare ed accompagnare le persone verso la massima fruibilità dei propri diritti nei paesi di accoglienza. Malgrado questo, soprattutto in Europa, si riscontra un numero sempre più cospicuo di anziani che vivono costantemente al limite della soglia di povertà e di persone di più recente emigrazione che – data l’estrema flessibilità ed i numerosi contratti atipici sommati alle restrizioni de accesso ai sistemi di welfare per gli stranieri che molti Stati hanno previsto – non riescono ad inserirsi nei sistemi di sicurezza sociale locali.

Il CGIE aveva purtroppo previsto che molte situazioni di difficoltà sarebbero emerse in questi mesi anche fra i connazionali all’estero e per questo è stato parte proattiva nella preparazione dell’iter che ha portato all’approvazione della legge n. 27 del 24 aprile 2020, in particolare per la parte contenuta nell’art. 72 riguardante le misure per l’internazionalizzazione del sistema paese e il potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero in situazione di difficoltà.

Il Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (cosiddetto “Cura Italia”) aveva infatti previsto misure per il potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero autorizzando la spesa di 4 milioni di euro per l’anno 2020 ad integrazione delle misure per l’assistenza ai cittadini all’estero in condizioni di indigenza o di necessità.

Sappiamo che gli uffici consolari (ai sensi dell’art. 24 del D.Lgs. n. 71/2011) possono concedere sussidi ai cittadini che versano in stato di indigenza e, in via eccezionale, erogazioni in denaro con obbligo di restituzione nel caso vi sia uno stato di occasionale grave necessità altrimenti non fronteggiabile. (Tali fondi vengono stanziati ogni anno ed i Consolati fanno previsioni specifiche di spesa).

Con la suddetta normativa speciale i Consolati avranno risorse economiche aggiuntive per l’assistenza diretta ai connazionali: in caso di difficoltà non si esiti a contattare gli uffici di Patronato per informazioni o a contattare direttamente l’ufficio sociale della propria circoscrizione Consolare.

Come dicevamo, in questi mesi di pandemia sono molti gli italiani all’estero che hanno perso il lavoro: succede soprattutto fra i nuovi migranti, non iscritti AIRE, che non riescano ad aprire i diritti per accedere agli ammortizzatori sociali nei paesi ospitanti.

A tale riguardo, il comma 4-ter dell’art. 72 del Decreto-legge n.18 introduce la possibilità, fino al 31 luglio 2020, di erogare sussidi anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare, sempreché i connazionali che ne facciano richiesta versino in condizioni evidenti ed effettive di indigenza (ad esempio a seguito della chiusura di attività economiche e commerciali). Questo tipo di aiuto potrà quindi essere prezioso per tanti connazionali, soprattutto della nuova emigrazione e non iscritti AIRE, nella fase di emergenza fino al 31 luglio.

Venendo infine agli italiani iscritti AIRE che rientrano in Italia è stata prevista una particolarità.

Il reddito di cittadinanza, come sappiamo, prevede per l’accesso il requisito di residenza in Italia da almeno cinque anni – di cui gli ultimi due consecutivi. Questa misura esclude quindi i cittadini italiani, iscritti nei registri consolari, che rientrano dall’estero.

Al reddito di emergenza (REM) invece, pensato come una misura straordinaria di sostegno al reddito per i nuclei familiari in conseguenza dell’emergenza Covid-19, potranno accedere anche gli italiani all’estero che rientrano riprendendo la residenza in Italia entro giugno.

Per avere diritto al reddito di emergenza (REM), previsto nel Decreto Rilancio, firmato dal Presidente della Repubblica il 19 maggio 2020, si dovrà naturalmente soddisfare i requisiti richiesti dalla legge. Le domande per accedervi devono essere presentate all‘INPS entro la fine del mese di giugno 2020, tramite i CAF (centri di assistenza fiscale) ed i Patronati.

Queste le misure speciali prese a seguito dell’emergenza Covid-19. Per coloro che rientrano dall’estero rimangono ovviamente in vigore anche tutte le misure ed agevolazioni preesistenti: l’indennità di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati, le agevolazioni fiscali per ricercatori, lavoratori qualificati e non o imprenditori, i bonus per l’assunzione dei giovani sotto i 35 anni o gli over 50 disoccupati, il bonus Sud, l’indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri.

Fatto? Niente.

 

Comitato per le questioni degli italiani all'estero

Attività

Missione in Venezuela

17-25 gennaio 2005

Dopo l'aspra crisi politica che ha caratterizzato gli ultimi anni, nel Paese regna la calma, qualcuno dice una calma apparente. E l'economia é tornata a crescere. Ma se è vero che l'economia è cresciuta di quasi il 20 per cento, non si può dimenticare che il PIL, negli anni scorsi, aveva subito una caduta brutale, superando anche il 9 per cento nel 2002. Restano quindi i problemi: la disoccupazione colpisce più del 15 per cento della popolazione; l'economia sommersa, che in Venezuela non é certo fonte di ricchezza, occupa più del 50 per cento dei venezuelani in età produttiva e l'inflazione é ancora troppo alta (19 per cento).

Questa è, oggi, la realtà del Paese nella quale vive e lavora la nostra Collettività, costituita per lo più da imprenditori piccoli e medi.

Le grandi industrie, le opere che realizzano i consorzi italiani presenti nel Paese sono una parte, seppure molto importante, della realtà imprenditoriale italiana e italo-venezuelana, che nasconde una fitta rete di piccole industrie che rappresentano il tessuto produttivo che permette di creare benessere. E sono proprio queste le aziende penalizzate dalla crisi politico-istituzionale che vive il Venezuela. Alcuni imprenditori, dopo anni di sacrifici, sono stati costretti a chiudere le proprie aziende; altri, invece, a ridurre drammaticamente produzione e personale; altri ancora, a cambiare settore produttivo. Non manca chi ha perso tutto.

L'indigenza, in una Collettività fino a ieri considerata tra le più fortunate del Continente, cresce in maniera preoccupante. Sono tanti i connazionali con passaporto italiano in difficoltà economiche. E lo sono anche coloro che, pur non avendo più il passaporto italiano, conservano tuttora saldi vincoli affettivi e culturali con la madrepatria. Non bisogna abbandonarli nella disgrazia.

Il livello di vera e propria indigenza può essere desunto dal numero di coloro che ricorrono con regolarità al sussidio ordinario dell'Ufficio consolare di riferimento, il cui massimale corrispondeva nel 2004 a 1030 Euro. Negli anni scorsi ha beneficiato di sussidio ordinario diretto, sommando i dati delle circoscrizioni di entrambi gli Uffici consolari operanti a Caracas e a Maracaibo, una media di 1000 persone all'anno.

Occorre anche considerare coloro i quali beneficiano di forme indirette di assistenza, cioè le persone che chiedono sussidi straordinari per fronteggiare situazioni di temporanea indigenza, e quelle che si rivolgono alle associazioni assistenziali ed ai relativi ambulatori. Si tratta, in tali casi, di individui i quali, pur non versando in condizioni di grave indigenza, vivono tuttavia un notevole disagio economico.

In conclusione, i dati disponibili indicano che circa duemilacinquecento italiani, cioè circa l'1% della collettività, beneficiano di aiuti diretti oppure indiretti tramite le Associazioni.

E' necessario poi sottolineare due aspetti.

In Venezuela risultano complessivamente iscritti alle anagrafi dei due Consolati 132.000 cittadini italiani rispetto a circa 2 milioni di oriundi. Tuttavia il numero di italiani è molto maggiore, in quanto molti italiani del Venezuela vivono una parte dell'anno in Italia e altri ancora non si sono mai registrati all'AIRE.

Inoltre bisogna considerare che parecchi italiani, nati nel nostro Paese e poi emigrati in Venezuela, dovettero rinunciare alla loro cittadinanza italiana e naturalizzarsi venezuelani allo scopo di poter svolgere un'attività lavorativa, poiché le leggi in vigore allora non permettevano la doppia cittadinanza. Solo con la nuova Costituzione di Chávez (1999) è stata prevista la doppia cittadinanza. Di conseguenza, esistono moltissimi venezuelani (nati in Italia e poi naturalizzatisi venezuelani, oppure nati in Venezuela ma di origine italiana) che versano in condizioni di indigenza, ma non possono essere in alcuna maniera aiutati dai Consolati poiché non sono cittadini italiani. Nasce da qui la richiesta forte della comunità affinché vengano riaperti i termini di legge per il riacquisto della cittadinanza italiana.

Gran parte degli indigenti che si rivolgono ad Associazioni Assistenziali quali la Missione Cattolica Italiana sono cittadini di sola nazionalità venezuelana, ai quali non viene negato aiuto, ma che non potrebbero certamente essere beneficiari di aiuti diretti individuali gravanti su un Capitolo di bilancio dello Stato, che ammette questo tipo di aiuti diretti specificamente per cittadini italiani. In ogni caso, stando a quanto affermato dal Consolato, la Missione Cattolica Italiana ha beneficiato di numerose forme di aiuto da parte di entità private, come pure di contributi importanti derivati da eventi di beneficenza appositamente organizzati dall'Ambasciata.

E' stato anche affrontato il problema della restituzione all'erario di somme a valere sul Capitolo dell'assistenza per l'esercizio finanziario 2003.

Effettivamente i due Consolati di Caracas e Maracaibo hanno restituito all'erario circa 50.000 Euro ciascuno a valere sui Capitoli di bilancio dello Stato a favore dei connazionali indigenti residenti all'estero per l'esercizio finanziario 2003.

I Consolati hanno però precisato che i suddetti valori si riferiscono unicamente ai fondi destinati all'assistenza diretta, i cui beneficiari sono gli indigenti sul piano individuale, ciascuno dei quali non può ricevere a norma di Circolare più di 1030 Euro, a meno che il Ministero non conceda specifica autorizzazione. Risultano invece esauriti i fondi per l'assistenza indiretta, che viene erogata tramite le Associazioni e gli Enti che operano nel settore sociale. Gli importi restituiti ammontano in totale a circa il 10% del finanziamento complessivamente erogato ai due Consolati nel 2003. C'è infine da tener presente non è stato possibile utilizzare i fondi destinati alla realizzazione di una Casa per Bambini Orfani, in quanto è venuto a mancare il consenso dell'Associazione interessata sulla scelta della sede.

Va inoltre aggiunto che nell' autunno del 2003 si è verificata una svalutazione del bolívar del 20%, talché i Consolati si sono trovati con una disponibilità di fondi in valuta locale superiore del 20% rispetto alle originarie previsioni di spesa.

L'Ambasciata ha tenuto a dichiarare che i Consolati non hanno mai, in nessun caso, respinto alcuna domanda di aiuto loro avanzata dai connazionali - che si sono rivolti direttamente ai Consolati o che sono stati segnalati dalle Associazioni - né si sono mai rifiutati di procedere al rimpatrio di quei connazionali che, per ragioni di disagio economico oppure di salute, hanno fatto richiesta di rientrare in Patria con la concreta possibilità di essere accolti dalle famiglie di origine o da Case di Riposo per anziani, e di ricevere una pensione di invalidità o di vecchiaia. Al contempo i Consolati, come stabilito dalla vigente normativa, si sono astenuti dall'elargire sussidi a pioggia, e hanno piuttosto indirizzato con oculatezza i loro sforzi a favore dei connazionali che si trovano in situazioni di effettivo disagio e bisogno.

Per quel che riguarda l'esercizio finanziario 2004, anche grazie all'opera di vigilanza e controllo svolta dall'Ambasciata, non soltanto non è stata restituita alcuna somma all'erario, ma è stato anche interamente speso un finanziamento integrativo di 40.000 Euro erogato dal Ministero alla fine dell'anno.

Un altro problema fortemente sentito dalla Comunità è quello dei sequestri di persona. Il fenomeno ha assunto in Venezuela proporzioni allarmanti, in quanto negli ultimi tre anni si sono verificati oltre 400 casi, dei quali più del 10% ai danni di cittadini italiani.

In ragione della gravità del fenomeno, l'Ambasciata ha chiesto ed ottenuto nel 2004 l'invio di una missione di due funzionari di polizia specializzati nella lotta ai sequestri di persona a scopo di estorsione, il Col. dei Carabinieri Franco Fantozzi ed il Vice Questore Filippo Bonfiglio. I due funzionari hanno operato in Venezuela per cinque mesi (in aprile e maggio, e da settembre a dicembre). Il loro lavoro ha favorito la soluzione di dieci casi e si è articolato su tre versanti: assistenza alle famiglie dei rapiti nelle trattative con i malviventi; riunioni operative con le locali Autorità di Polizia, ed in particolare con i responsabili dei "Gruppi Anti Estorsione e Sequestro" della Guardia Nazionale venezuelana; incontri con le comunità italiane ed italo-venezuelane, ed in particolare con i connazionali esposti al rischio sequestri.

La Comunità italiana in Venezuela invoca con insistenza che venga istituito presso l' Ambasciata un ufficio permanente di collegamento della Polizia, al quale potrebbero utilmente rivolgersi sia gli italiani che si trovino a fronteggiare problemi di sicurezza (in primo luogo i sequestri) sia le forze dell'ordine venezuelane. L'Ambasciata si è attivata nella direzione richiesta dalla Comunità - rinnovo della missione per l'inizio dell' anno, nella prospettiva dell' istituzione di un Ufficio Permanente - poiché si ritiene indispensabile proseguire i contatti, i metodi di lavoro e le sinergie operative che sono stati utilmente messi a punto nei cinque mesi di missione.

Quanto alle questioni della scuola, la visita della Codazzi e l'incontro con i responsabili dell'Ente gestore sono stati particolarmente utili per comprendere i problemi. La Fondazione Codazzi ospita due processi di formazione separati, uno italiano ed uno venezuelano; il primo con il contributo e la supervisione del Governo italiano, come unica scuola italiana nel Paese. La Comunità italiana in Venezuela, di cui la Codazzi dovrebbe essere l'espressione, sembra aver investito poco negli ultimi anni sui propri giovani, sembra aver perso il contatto con la propria formazione, con la propria scuola e, in tal modo, ha forse perso un'occasione di identità. Secondo quanto ha affermato il Presidente dell'Ente gestore della scuola italiana, Guido Brigli, per molto tempo ha prevalso la tesi della conservazione, senza tener conto delle trasformazioni che viveva il Paese e dell'evoluzione dei rapporti tra la comunità residente e la madrepatria. Prova di tale distacco è stata la vertiginosa caduta degli iscritti valutabile intorno al 40 per cento. La nuova dirigenza della scuola, preso atto di questo distacco tra l'istituzione scolastica e il mondo che la circondava, ha impostato un processo di aggiornamento e di modernizzazione della Scuola Codazzi, in continuità con lo spirito dei fondatori dell'istituzione stessa. Uno dei motivi della crisi della scuola italiana in Caracas è stato il tentativo di realizzare un programma biculturale (italiano e venezuelano) molto oneroso ed in antitesi con i concetti di integrazione e sviluppo che hanno caratterizzato l'impostazione degli esordi della scuola e che ha penalizzato in particolare la scuola materna e quella elementare, veri e propri bacini di utenza della scuola, il servizio fondamentale per la Comunità. La riforma della scuola, secondo gli auspici del suo Presidente, deve partire da una maggiore e migliore attenzione al momento della scelta del percorso e delle opportunità per le giovani generazioni.

Una scuola materna sempre più aperta per i più piccoli ma già orientata agli strumenti ed ai metodi più moderni ed una scuola elementare preparatoria ad una formazione integrale e questo è il "messaggio" che il giovane Presidente dell'Ente gestore Codazzi intende dare per la nuova impostazione. E' necessario che la Comunità italiana prenda in considerazione non solo gli schemi ed i percorsi tradizionali di istruzione, ma consideri anche gli aspetti più moderni ed i vantaggi tanto dell'educazione scolastica italiana quanto della formazione professionale, in un sistema che abbia al centro la cultura e come meta la creazione di opportunità. Ci si deve impegnare per migliorare la capacità delle nostre scuole di trasmettere e rinnovare il patrimonio culturale di cui il nostro Paese è ricco.

Il bilancio della missione è fortemente positivo.

La delegazione parlamentare è giunta in Venezuela con l'obiettivo primario di rapportarsi con i residenti italiani e non solamente con il Paese ospitante (anche se ovviamente non sono potuti mancare i rapporti politici bilaterali). La visita ha toccato realtà diverse del Paese e non solo la capitale che, forse, risulta essere troppo polarizzata, influenzata da troppe lobby in ogni occasione e soprattutto quando si verificano visite importanti.

Nella nostra visita, nei nostri colloqui, incontri e visite abbiamo anche cercato di influire sul modo di rapportarsi della Comunità con le istituzioni locali, Ambasciata, Consolati, e tutti i servizi dello Stato italiano nel paese.

La delegazione ha cercato di dare agli incontri un taglio pragmatico che ha permesso di approfondire le questioni più gravi come l'assistenza sociale e l'assistenza sanitaria.

La delegazione ha cercato di ridimensionare alcune strumentalizzazioni di eventi puntuali e, a volte, la radicalizzazione delle posizioni, dando la giusta dimensione e riportando al proprio ruolo ogni interlocutore, riconoscendo inoltre le difficoltà che le istituzioni italiane in loco hanno dovuto affrontare nei difficili equilibri della crisi esistente, compresa la scarsità di risorse e la rigidità delle burocrazie e delle leggi italiane.

La visita, con la molteplicità dei suoi incontri, ha permesso di prendere atto della considerazione in cui è tenuto il nostro Paese e la nostra Collettività, e di apprezzare alcuni esempi di eccellenza dell'attività svolta da imprese italiane in Venezuela.

Il Comitato non solo ha incontrato i rappresentanti della Collettività italiana, ma la sua presenza ha spesso creato l'occasione per un riavvicinamento della Collettività alle Autorità locali, alle Istituzioni venezuelane, permettendo anche di condividere con tutte le parti un panorama sull'attuale situazione politica del Venezuela.

Certamente la visita del Comitato ha contribuito al miglioramento ed al rasserenamento dei rapporti bilaterali e di convivenza locale, tra la Collettività e le Istituzioni venezuelane, fronte sul quale da tempo è impegnata l'azione della nostra Ambasciata.

É questo un risultato politico importante che può contribuire al miglioramento dello status sociale ed economico della Comunità italiana in Venezuela. Le visite sul territorio ed i contatti con le autorità venezuelane, infatti, lungi dal togliere spazio ai connazionali, sono stati tali da rafforzare l'immagine, le capacità, la potenzialità della Colletività italiana residente quale espressione e contributo di un paese amico, fondamentale nei rapporti internazionali, economici e politici, del Venezuela. Questo é stato un grande risultato della missione ed un importante contributo alla serenità della comunità residente.

L' altro aspetto della visita del Comitato riguarda la definizione e la priorità degli interventi da effettuare in Italia e dall' Italia: il Comitato ritiene necessario sollecitare il prosieguo dell'iter di esame delle proposte legislative in materia di assegno di solidarietà per i cittadini residenti all'estero e di riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza (per la quale é necessaria la sensibilizzazione ed il contributo dei comuni italiani). É stato evidenziato che una migliore applicazione della legge attualmente in vigore ed una riapertura circoscritta dei termini per il riacquisto della cittadinanza, consentirebbe tra l'altro quel riscatto dei periodi di lavoro all'estero che potrebbe avere un utile impatto sulla riduzione dei problemi sociali. Sul problema dell'assistenza sanitaria, pur riconoscendo la totale competenza delle Regioni, si ritiene opportuno studiare delle soluzioni, magari sulla scorta delle esperienze intraprese da altri Paesi come, per esempio, la Spagna.

Quello con la madrepatria é un rapporto di simbiosi che non può essere perturbato dall'assistenzialismo, da recriminazioni, da miope radicalizzazione di situazioni di disagio che, seppur esistono, non possono costituire motivo di contesa tra cittadini ed istituzioni.

Lo sviluppo ed il supporto alla comunità italiana in Venezuela devono essere sostenuti dalla crescita dell'interscambio, da un reale valore per il Sistema Italia nel suo complesso, da una stretta correlazione tra l'economico ed il sociale.

Il problema non è che i nostri connazionali non stiano o non si sentano soli, ma è che i nostri connazionali debbono sentirsi integrati e consapevoli, tanto dei problemi quanto della forza nazionale, che si sentano e siano partecipi degli attuali sforzi italiani di rilancio del Sistema Italia, obbiettivo che porterebbe importanti benefici diretti ed indiretti all' intera collettività.

L'accoglienza ricevuta dal Comitato da parte delle Autorità venezuelane, poi, dimostra l'interesse e la forte attenzione del Venezuela per l'Italia e la Collettività italiana presente in Venezuela.

Ciò rappresenta un segnale interessante sulla strada della migliore collaborazione tra lo Stato venezuelano e la Comunità italiana, dopo lo strappo avuto durante la recente crisi politica.

E' però necessario che gli italiani acquistino maggiore consapevolezza della necessità di partecipare più attivamente alla vita politica del Venezuela e non solo a quella sociale ed economica.

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