Comitato per le questioni degli italiani all'estero
AttivitÃ
Missione in Venezuela
Dopo l'aspra
crisi politica che ha caratterizzato gli ultimi anni, nel Paese regna la
calma, qualcuno dice una calma apparente. E l'economia é tornata a
crescere. Ma se è vero che l'economia è cresciuta di quasi il 20 per
cento, non si può dimenticare che il PIL, negli anni scorsi, aveva
subito una caduta brutale, superando anche il 9 per cento nel 2002.
Restano quindi i problemi: la disoccupazione colpisce più del 15 per
cento della popolazione; l'economia sommersa, che in Venezuela non é
certo fonte di ricchezza, occupa più del 50 per cento dei venezuelani in
età produttiva e l'inflazione é ancora troppo alta (19 per cento).
Questa è, oggi, la realtà del
Paese nella quale vive e lavora la nostra Collettività , costituita per
lo più da imprenditori piccoli e medi.
Le grandi industrie, le opere
che realizzano i consorzi italiani presenti nel Paese sono una parte,
seppure molto importante, della realtà imprenditoriale italiana e
italo-venezuelana, che nasconde una fitta rete di piccole industrie che
rappresentano il tessuto produttivo che permette di creare benessere. E
sono proprio queste le aziende penalizzate dalla crisi
politico-istituzionale che vive il Venezuela. Alcuni imprenditori, dopo
anni di sacrifici, sono stati costretti a chiudere le proprie aziende;
altri, invece, a ridurre drammaticamente produzione e personale; altri
ancora, a cambiare settore produttivo. Non manca chi ha perso tutto.
L'indigenza, in una
Collettività fino a ieri considerata tra le più fortunate del
Continente, cresce in maniera preoccupante. Sono tanti i connazionali
con passaporto italiano in difficoltà economiche. E lo sono anche coloro
che, pur non avendo più il passaporto italiano, conservano tuttora
saldi vincoli affettivi e culturali con la madrepatria. Non bisogna
abbandonarli nella disgrazia.
Il livello di vera e propria
indigenza può essere desunto dal numero di coloro che ricorrono con
regolarità al sussidio ordinario dell'Ufficio consolare di riferimento,
il cui massimale corrispondeva nel 2004 a 1030 Euro. Negli anni scorsi
ha beneficiato di sussidio ordinario diretto, sommando i dati delle
circoscrizioni di entrambi gli Uffici consolari operanti a Caracas e a
Maracaibo, una media di 1000 persone all'anno.
Occorre anche considerare
coloro i quali beneficiano di forme indirette di assistenza, cioè le
persone che chiedono sussidi straordinari per fronteggiare situazioni di
temporanea indigenza, e quelle che si rivolgono alle associazioni
assistenziali ed ai relativi ambulatori. Si tratta, in tali casi, di
individui i quali, pur non versando in condizioni di grave indigenza,
vivono tuttavia un notevole disagio economico.
In conclusione, i dati
disponibili indicano che circa duemilacinquecento italiani, cioè circa
l'1% della collettività , beneficiano di aiuti diretti oppure indiretti
tramite le Associazioni.
E' necessario poi sottolineare due aspetti.
In Venezuela risultano
complessivamente iscritti alle anagrafi dei due Consolati 132.000
cittadini italiani rispetto a circa 2 milioni di oriundi. Tuttavia il
numero di italiani è molto maggiore, in quanto molti italiani del
Venezuela vivono una parte dell'anno in Italia e altri ancora non si
sono mai registrati all'AIRE.
Inoltre bisogna considerare che
parecchi italiani, nati nel nostro Paese e poi emigrati in Venezuela,
dovettero rinunciare alla loro cittadinanza italiana e naturalizzarsi
venezuelani allo scopo di poter svolgere un'attività lavorativa, poiché
le leggi in vigore allora non permettevano la doppia cittadinanza. Solo
con la nuova Costituzione di Chávez (1999) è stata prevista la doppia
cittadinanza. Di conseguenza, esistono moltissimi venezuelani (nati in
Italia e poi naturalizzatisi venezuelani, oppure nati in Venezuela ma di
origine italiana) che versano in condizioni di indigenza, ma non
possono essere in alcuna maniera aiutati dai Consolati poiché non sono
cittadini italiani. Nasce da qui la richiesta forte della comunitÃ
affinché vengano riaperti i termini di legge per il riacquisto della
cittadinanza italiana.
Gran parte degli indigenti che
si rivolgono ad Associazioni Assistenziali quali la Missione Cattolica
Italiana sono cittadini di sola nazionalità venezuelana, ai quali non
viene negato aiuto, ma che non potrebbero certamente essere beneficiari
di aiuti diretti individuali gravanti su un Capitolo di bilancio dello
Stato, che ammette questo tipo di aiuti diretti specificamente per
cittadini italiani. In ogni caso, stando a quanto affermato dal
Consolato, la Missione Cattolica Italiana ha beneficiato di numerose
forme di aiuto da parte di entità private, come pure di contributi
importanti derivati da eventi di beneficenza appositamente organizzati
dall'Ambasciata.
E' stato anche affrontato il
problema della restituzione all'erario di somme a valere sul Capitolo
dell'assistenza per l'esercizio finanziario 2003.
Effettivamente i due Consolati
di Caracas e Maracaibo hanno restituito all'erario circa 50.000 Euro
ciascuno a valere sui Capitoli di bilancio dello Stato a favore dei
connazionali indigenti residenti all'estero per l'esercizio finanziario
2003.
I Consolati hanno però
precisato che i suddetti valori si riferiscono unicamente ai fondi
destinati all'assistenza diretta, i cui beneficiari sono gli indigenti
sul piano individuale, ciascuno dei quali non può ricevere a norma di
Circolare più di 1030 Euro, a meno che il Ministero non conceda
specifica autorizzazione. Risultano invece esauriti i fondi per
l'assistenza indiretta, che viene erogata tramite le Associazioni e gli
Enti che operano nel settore sociale. Gli importi restituiti ammontano
in totale a circa il 10% del finanziamento complessivamente erogato ai
due Consolati nel 2003. C'è infine da tener presente non è stato
possibile utilizzare i fondi destinati alla realizzazione di una Casa
per Bambini Orfani, in quanto è venuto a mancare il consenso
dell'Associazione interessata sulla scelta della sede.
Va inoltre aggiunto che nell'
autunno del 2003 si è verificata una svalutazione del bolÃvar del 20%,
talché i Consolati si sono trovati con una disponibilità di fondi in
valuta locale superiore del 20% rispetto alle originarie previsioni di
spesa.
L'Ambasciata ha tenuto a
dichiarare che i Consolati non hanno mai, in nessun caso, respinto
alcuna domanda di aiuto loro avanzata dai connazionali - che si sono
rivolti direttamente ai Consolati o che sono stati segnalati dalle
Associazioni - né si sono mai rifiutati di procedere al rimpatrio di
quei connazionali che, per ragioni di disagio economico oppure di
salute, hanno fatto richiesta di rientrare in Patria con la concreta
possibilità di essere accolti dalle famiglie di origine o da Case di
Riposo per anziani, e di ricevere una pensione di invalidità o di
vecchiaia. Al contempo i Consolati, come stabilito dalla vigente
normativa, si sono astenuti dall'elargire sussidi a pioggia, e hanno
piuttosto indirizzato con oculatezza i loro sforzi a favore dei
connazionali che si trovano in situazioni di effettivo disagio e
bisogno.
Per quel che riguarda
l'esercizio finanziario 2004, anche grazie all'opera di vigilanza e
controllo svolta dall'Ambasciata, non soltanto non è stata restituita
alcuna somma all'erario, ma è stato anche interamente speso un
finanziamento integrativo di 40.000 Euro erogato dal Ministero alla fine
dell'anno.
Un altro problema fortemente
sentito dalla Comunità è quello dei sequestri di persona. Il fenomeno ha
assunto in Venezuela proporzioni allarmanti, in quanto negli ultimi tre
anni si sono verificati oltre 400 casi, dei quali più del 10% ai danni
di cittadini italiani.
In ragione della gravità del
fenomeno, l'Ambasciata ha chiesto ed ottenuto nel 2004 l'invio di una
missione di due funzionari di polizia specializzati nella lotta ai
sequestri di persona a scopo di estorsione, il Col. dei Carabinieri
Franco Fantozzi ed il Vice Questore Filippo Bonfiglio. I due funzionari
hanno operato in Venezuela per cinque mesi (in aprile e maggio, e da
settembre a dicembre). Il loro lavoro ha favorito la soluzione di dieci
casi e si è articolato su tre versanti: assistenza alle famiglie dei
rapiti nelle trattative con i malviventi; riunioni operative con le
locali Autorità di Polizia, ed in particolare con i responsabili dei
"Gruppi Anti Estorsione e Sequestro" della Guardia Nazionale
venezuelana; incontri con le comunità italiane ed italo-venezuelane, ed
in particolare con i connazionali esposti al rischio sequestri.
La Comunità italiana in
Venezuela invoca con insistenza che venga istituito presso l' Ambasciata
un ufficio permanente di collegamento della Polizia, al quale
potrebbero utilmente rivolgersi sia gli italiani che si trovino a
fronteggiare problemi di sicurezza (in primo luogo i sequestri) sia le
forze dell'ordine venezuelane. L'Ambasciata si è attivata nella
direzione richiesta dalla Comunità - rinnovo della missione per l'inizio
dell' anno, nella prospettiva dell' istituzione di un Ufficio
Permanente - poiché si ritiene indispensabile proseguire i contatti, i
metodi di lavoro e le sinergie operative che sono stati utilmente messi a
punto nei cinque mesi di missione.
Quanto alle questioni della
scuola, la visita della Codazzi e l'incontro con i responsabili
dell'Ente gestore sono stati particolarmente utili per comprendere i
problemi. La Fondazione Codazzi ospita due processi di formazione
separati, uno italiano ed uno venezuelano; il primo con il contributo e
la supervisione del Governo italiano, come unica scuola italiana nel
Paese. La Comunità italiana in Venezuela, di cui la Codazzi dovrebbe
essere l'espressione, sembra aver investito poco negli ultimi anni sui
propri giovani, sembra aver perso il contatto con la propria formazione,
con la propria scuola e, in tal modo, ha forse perso un'occasione di
identità . Secondo quanto ha affermato il Presidente dell'Ente gestore
della scuola italiana, Guido Brigli, per molto tempo ha prevalso la tesi
della conservazione, senza tener conto delle trasformazioni che viveva
il Paese e dell'evoluzione dei rapporti tra la comunità residente e la
madrepatria. Prova di tale distacco è stata la vertiginosa caduta degli
iscritti valutabile intorno al 40 per cento. La nuova dirigenza della
scuola, preso atto di questo distacco tra l'istituzione scolastica e il
mondo che la circondava, ha impostato un processo di aggiornamento e di
modernizzazione della Scuola Codazzi, in continuità con lo spirito dei
fondatori dell'istituzione stessa. Uno dei motivi della crisi della
scuola italiana in Caracas è stato il tentativo di realizzare un
programma biculturale (italiano e venezuelano) molto oneroso ed in
antitesi con i concetti di integrazione e sviluppo che hanno
caratterizzato l'impostazione degli esordi della scuola e che ha
penalizzato in particolare la scuola materna e quella elementare, veri e
propri bacini di utenza della scuola, il servizio fondamentale per la
Comunità . La riforma della scuola, secondo gli auspici del suo
Presidente, deve partire da una maggiore e migliore attenzione al
momento della scelta del percorso e delle opportunità per le giovani
generazioni.
Una scuola materna sempre più
aperta per i più piccoli ma già orientata agli strumenti ed ai metodi
più moderni ed una scuola elementare preparatoria ad una formazione
integrale e questo è il "messaggio" che il giovane Presidente dell'Ente
gestore Codazzi intende dare per la nuova impostazione. E' necessario
che la Comunità italiana prenda in considerazione non solo gli schemi ed
i percorsi tradizionali di istruzione, ma consideri anche gli aspetti
più moderni ed i vantaggi tanto dell'educazione scolastica italiana
quanto della formazione professionale, in un sistema che abbia al centro
la cultura e come meta la creazione di opportunità . Ci si deve
impegnare per migliorare la capacità delle nostre scuole di trasmettere e
rinnovare il patrimonio culturale di cui il nostro Paese è ricco.
Il bilancio della missione è fortemente positivo.
La delegazione parlamentare è
giunta in Venezuela con l'obiettivo primario di rapportarsi con i
residenti italiani e non solamente con il Paese ospitante (anche se
ovviamente non sono potuti mancare i rapporti politici bilaterali). La
visita ha toccato realtà diverse del Paese e non solo la capitale che,
forse, risulta essere troppo polarizzata, influenzata da troppe lobby in
ogni occasione e soprattutto quando si verificano visite importanti.
Nella nostra visita, nei nostri
colloqui, incontri e visite abbiamo anche cercato di influire sul modo
di rapportarsi della Comunità con le istituzioni locali, Ambasciata,
Consolati, e tutti i servizi dello Stato italiano nel paese.
La delegazione ha cercato di
dare agli incontri un taglio pragmatico che ha permesso di approfondire
le questioni più gravi come l'assistenza sociale e l'assistenza
sanitaria.
La delegazione ha cercato di
ridimensionare alcune strumentalizzazioni di eventi puntuali e, a volte,
la radicalizzazione delle posizioni, dando la giusta dimensione e
riportando al proprio ruolo ogni interlocutore, riconoscendo inoltre le
difficoltà che le istituzioni italiane in loco hanno dovuto affrontare
nei difficili equilibri della crisi esistente, compresa la scarsità di
risorse e la rigidità delle burocrazie e delle leggi italiane.
La visita, con la molteplicitÃ
dei suoi incontri, ha permesso di prendere atto della considerazione in
cui è tenuto il nostro Paese e la nostra Collettività , e di apprezzare
alcuni esempi di eccellenza dell'attività svolta da imprese italiane in
Venezuela.
Il Comitato non solo ha
incontrato i rappresentanti della Collettività italiana, ma la sua
presenza ha spesso creato l'occasione per un riavvicinamento della
Collettività alle Autorità locali, alle Istituzioni venezuelane,
permettendo anche di condividere con tutte le parti un panorama
sull'attuale situazione politica del Venezuela.
Certamente la visita del
Comitato ha contribuito al miglioramento ed al rasserenamento dei
rapporti bilaterali e di convivenza locale, tra la Collettività e le
Istituzioni venezuelane, fronte sul quale da tempo è impegnata l'azione
della nostra Ambasciata.
É questo un risultato politico
importante che può contribuire al miglioramento dello status sociale ed
economico della Comunità italiana in Venezuela. Le visite sul territorio
ed i contatti con le autorità venezuelane, infatti, lungi dal togliere
spazio ai connazionali, sono stati tali da rafforzare l'immagine, le
capacità , la potenzialità della Colletività italiana residente quale
espressione e contributo di un paese amico, fondamentale nei rapporti
internazionali, economici e politici, del Venezuela. Questo é stato un
grande risultato della missione ed un importante contributo alla
serenità della comunità residente.
L' altro aspetto della visita
del Comitato riguarda la definizione e la priorità degli interventi da
effettuare in Italia e dall' Italia: il Comitato ritiene necessario
sollecitare il prosieguo dell'iter di esame delle proposte legislative
in materia di assegno di solidarietà per i cittadini residenti
all'estero e di riapertura dei termini per il riacquisto della
cittadinanza (per la quale é necessaria la sensibilizzazione ed il
contributo dei comuni italiani). É stato evidenziato che una migliore
applicazione della legge attualmente in vigore ed una riapertura
circoscritta dei termini per il riacquisto della cittadinanza,
consentirebbe tra l'altro quel riscatto dei periodi di lavoro all'estero
che potrebbe avere un utile impatto sulla riduzione dei problemi
sociali. Sul problema dell'assistenza sanitaria, pur riconoscendo la
totale competenza delle Regioni, si ritiene opportuno studiare delle
soluzioni, magari sulla scorta delle esperienze intraprese da altri
Paesi come, per esempio, la Spagna.
Quello con la madrepatria é un
rapporto di simbiosi che non può essere perturbato
dall'assistenzialismo, da recriminazioni, da miope radicalizzazione di
situazioni di disagio che, seppur esistono, non possono costituire
motivo di contesa tra cittadini ed istituzioni.
Lo sviluppo ed il supporto alla
comunità italiana in Venezuela devono essere sostenuti dalla crescita
dell'interscambio, da un reale valore per il Sistema Italia nel suo
complesso, da una stretta correlazione tra l'economico ed il sociale.
Il problema non è che i nostri
connazionali non stiano o non si sentano soli, ma è che i nostri
connazionali debbono sentirsi integrati e consapevoli, tanto dei
problemi quanto della forza nazionale, che si sentano e siano partecipi
degli attuali sforzi italiani di rilancio del Sistema Italia, obbiettivo
che porterebbe importanti benefici diretti ed indiretti all' intera
collettività .
L'accoglienza ricevuta dal
Comitato da parte delle Autorità venezuelane, poi, dimostra l'interesse e
la forte attenzione del Venezuela per l'Italia e la CollettivitÃ
italiana presente in Venezuela.
Ciò rappresenta un segnale
interessante sulla strada della migliore collaborazione tra lo Stato
venezuelano e la Comunità italiana, dopo lo strappo avuto durante la
recente crisi politica.
E' però necessario che gli italiani acquistino maggiore
consapevolezza della necessità di partecipare più attivamente alla vita
politica del Venezuela e non solo a quella sociale ed economica.