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LA CINA VUOLE RIPRENDERSI TAIWAN. TAIPEI RISPONDE: “NON CI FAREMO INTIMIDIRE”

LA CINA VUOLE RIPRENDERSI TAIWAN. TAIPEI RISPONDE: "NON CI FAREMO INTIMIDIRE".

Una riunificazione pacifica con l’isola di Taiwan, per realizzare il progetto di una Grande Cina Unita”.

Queste le parole di Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista cinese e Presidente della Repubblica popolare dal 2013, pronunciate durante le celebrazioni per i 110° anniversario della rivoluzione contro la dinastia imperiale.

Frasi che hanno però allarmato le autorità di Taipei, capitale dell’isola di Taiwan, che hanno parlato di un tentativo di aggressione contro l’indipendenza del Paese.

La situazione di Taiwan non è certo semplice, formalmente sotto il controllo cinese ma di fatto indipendente, l’isola non è riconosciuta come tale dalla Cina, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e l’Unione europea.

Al momento lo Stato di Taiwan è riconosciuto solo da 15 Paesi, tra i quali Città del Vaticano.

Chi sostiene il secessionismo è dalla parte sbagliata della storia” – ha ammonito il leader cinese, promettendo pene severe per chiunque si opponga alla sovranità e all’unità della Cina.

Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, non ha gradito le ingerenze di Pechino e ha rimarcato: “Nessuno può costringere Taiwan a seguire il percorso che la Cina ha tracciato per noi. Non agiremo avventatamente, ma non ci possono essere illusioni che il popolo taiwanese si pieghi alle pressioni“.

Le preoccupazioni delle autorità taiwanesi non sono infondate: il modo in cui la Cina tratta le spinte secessioniste e democratiche ad Hong Kong fa pensare che lo stesso destino potrebbe toccare all’isola se il controllo cinese dovesse farsi più presente.

Quello che Taiwan teme di perdere è il modello democratico adottato dal 1949, momento in cui il Paese si staccò di fatto dalla Cina. Di contro, i cinesi ritengono storicamente Taiwan il covo dei nazionalisti, quelli che un tempo tenevano sotto controllo la Cina e contro cui la rivoluzione è risultata vittoriosa.

Le aspirazioni unitarie della Cina potrebbero essere messe in difficoltà dal supporto militare di cui Taiwan gode. Sebbene non riconosciuta da numerose potenze occidentali, la piccola isola vanta rapporti di cooperazione militare con il Giappone e gli Stati Uniti.

Nel 2019 il governo di Taiwan ha acquistato mezzi e armi proprio dagli americani per un totale di oltre 2 miliardi di dollari. Il presidente Tsai Ing-wen commentò la faccenda rimarcando “la volontà americana di stabilire rapporti di difesa molto stretti con Taiwan”.

Con queste premesse la strada per la riunificazione potrebbe essere in salita per la Cina, sempre che non si arrivi ad una riunificazione in stile Hong Kong.

L'inizi

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